“CI SONO MOLTI MODI DI ‘PRENDERE’ LA GROENLANDIA. NON DEVE ESSERE DRAMMATICO COME IN VENEZUELA: PUÒ ESSERE PIÙ SILENZIOSO” – LA POLITOLOGA MARLENE WIND: “LE OFFERTE DAGLI STATI UNITI POTREBBERO ESSERE SUPPORTO ECONOMICO, AIUTI A CITTADINI E FAMIGLIE. C’È UNA CAMPAGNA PER SPINGERE LA GROENLANDIA A UNIRSI AGLI USA. MA NON CI SARÀ UNA VENDITA: NON È UNA COLONIA. È PARTE DEL REGNO DI DANIMARCA, CON UN AUTOGOVERNO. SPETTA AI GROENLANDESI DECIDERE COSA VOGLIONO - UNA POSSIBILITÀ POTREBBE ESSERE L’INGRESSO DELLA GROENLANDIA NELL’UNIONE EUROPEA, DA CUI È USCITA NEL 1985 - PENSO CHE I POLITICI DANESI ABBIANO SPERATO CHE..."
Estratto dell’articolo di Fr. Bas. per il “Corriere della Sera”
«Gli americani faranno qualcosa. Tra pochi giorni o settimane. Trump ha parlato di “20 giorni” sull’Air Force One. Potremmo vedere, per esempio, una grande nave americana a Nuuk e soldati Usa in giro. Uffici economici statunitensi aperti per i groenlandesi. Ci sono molti modi diversi di “prendere” la Groenlandia. Non deve essere drammatico come in Venezuela: può essere molto più silenzioso. E non credo che ci sarà resistenza da parte della Danimarca, della Nato o di chiunque altro. Non abbiamo il potere per farlo». Marlene Wind, politologa, insegna Scienze politiche all’Università di Copenaghen ed è specializzata in diritto e politiche dell’Unione europea.
Cosa si aspetta?
«È molto difficile dirlo. […] Non credo però […] che non succederà nulla […]».
Cosa possono offrire gli Usa a Nuuk?
«Le offerte dagli Stati Uniti potrebbero essere supporto economico, infrastrutture, aiuti a cittadini e famiglie. C’è probabilmente una campagna in corso per spingere la Groenlandia a lasciare il Regno di Danimarca e unirsi agli Usa. […] Esistono movimenti in Groenlandia che vogliono uscire dal Regno e la grande paura è che il processo acceleri. Ma non ci sarà alcuna vendita: la Groenlandia non è una colonia. È parte del Regno di Danimarca, con un autogoverno. Spetta ai groenlandesi decidere cosa vogliono e Copenaghen non lo impedirà».
Cosa potrebbe impedirlo?
«Un’ultima possibilità potrebbe essere l’ingresso della Groenlandia nell’Unione europea, da cui è uscita nel 1985: se fosse parte dell’Ue sarebbe molto più difficile per gli Stati Uniti tentare un’annessione. […]».
Come si è arrivati qui?
«Penso che i politici danesi abbiano sperato […] che tutto questo fosse una cattiva idea destinata a svanire, e che non ne avremmo più sentito parlare una volta che Trump avesse capito che la Danimarca in realtà permette già agli americani di fare praticamente quello che vogliono o quasi nell’Artico per quanto riguarda la presenza militare».
Ora cosa è diventato chiaro?
«Abbiamo capito, negli ultimi giorni e dopo il Venezuela, che non è una questione di accesso a basi militari o di attività simili. Dopo la pubblicazione della Strategia Usa sulla sicurezza, è chiaro che si tratta di accesso al territorio della Groenlandia, inteso come minerali e come espansione territoriale americana».
Come giudica la reazione dei leader Ue?
«Un ottimo esempio della debolezza dell’Ue e dei suoi leader. Hanno paura di irritare l’amministrazione Usa. Faticano a trovare una posizione chiara […] I Paesi nordici hanno sostenuto la Danimarca già lunedì. […]».




