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CHI HA PORTATO LA SORA XYLELLA? – LA PROCURA DI LECCE INDAGA SULL’ARRIVO IN PUGLIA DEL BATTERIO CHE UCCIDE GLI ULIVI – UN’IPOTESI È CHE SIA ARRIVATO DURANTE UN CONVEGNO IN SALENTO NEL 2010 – GIALLO ANCHE SUL VERO NUMERO DEGLI ALBERI ATTACCATI

Tiziana Balsamo per “Libero quotidiano

 

Troppi «se», «ma», «forse». Più si scava più assume contorni intricati lo strano caso della Xylella su cui indaga dal 2014 la Procura di Lecce. L'ipotesi di reato formulata è diffusione colposa di una malattia delle piante. Massimo riserbo da parte dei pm ma la tensione è alta. La svolta attesa potrebbe infatti svelare verità ben più fastidiose dello stesso batterio che ha piegato i maestosi ulivi di Puglia.

ULIVI MALATI XYLELLA 3ULIVI MALATI XYLELLA 3

 

Sotto la lente: Dipartimento della facoltà di agraria dell’Università di Bari, Cnr, Istituto agronomico barese, Centro di ricerca, sperimentazione e formazione in Agraria «Basile Caramia» di Locorotondo. Si mira ad accertare se vi siano responsabilità, e quali, nell’introduzione del batterio nel Salento e se ci siano stati colpevoli ritardi nell’adozione delle contromisure adottate.

 

Gli investigatori chiedono certezze scientifiche a supporto delle misure varate dall’Unione Europea che prevedono l’eradicazione degli alberi malati nelle aree infette e di tutte le piante ospiti situate in un raggio di 100 metri «a prescindere dal loro stato di salute». Pare non siano troppo convinti dell’ipotesi delle piante ornamentali arrivate per importazione incontrollata dal Costarica.

ULIVI MALATI XYLELLA 2ULIVI MALATI XYLELLA 2

 

Alcuni hanno addirittura teorizzato che il batterio possa essere arrivato dal Brasile, dove nel 2002 sarebbe stato costruito in laboratorio dall’azienda brasiliana Allexyx (guarda caso anagramma di xylella) poi acquistata nel 2008 dalla Monsanto, la multinazionale del mercato mondiale delle sementi geneticamente modificate.

 

Che qualcuno abbia dunque pensato in tempi non sospetti al business delle piante xylella-immuni? Sono tante le ipotesi sul caso, come denuncia il «Terzo rapporto agromafie» di Eurispes, Coldiretti e Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura che pone il dubbio, condiviso da chi indaga, che la Xylella sia stata invitata a nozze, dolosamente, nel 2010 in occasione di un convegno allestito dall’Istituto Agronomico.

 

ULIVI MALATI XYLELLAULIVI MALATI XYLELLA

Il dossier cita l’inchiesta-denuncia del 2014 della giornalista pugliese Marilù Mastrogiovanni che scava nel dramma degli ulivi di Puglia e racconta un’altra verità sul «presunto» batterio killer. Senza mezzi termini la reporter, atti alla mano, solleva altri dubbi. È la Xylella la causa della peste?

 

«Sì, ma non solo, e non lo dico io. La malattia è definita “complesso del disseccamento rapido dell’olivo” (Co.Di.Ro.) perché ad agire è un insieme di agenti tra cui il batterio parassita Xylella che, secondo tenici e studiosi accreditati potrebbe essere causa, concausa o ininfluente». È certo che faccia seccare gli alberi? «Non c’è il test di patogenicità che attesta la relazione causa-effetto tra presenza di Xylella e disseccamento».

 

Sindrome indotta dunque? «Possibile. Quel che è certo è che in molte campagne del tacco vi è un abuso conclamato di pesticidi e diserbanti che potrebbero aver favorito tale situazione». Nell’incertezza però e dinanzi e alla «magia» quotidiana di alberi dati per morti che rinascono, la Regione accelera.

XYLELLAXYLELLA

 

E con delibera 2023 del 29 ottobre 2013 dispone l’estirpazione delle piante nelle zone focolaio ed interventi fitosanitari con insetticidi, anche cancerogeni, sulle piante ospiti. Decisione corroborata dai dati dell’Ufficio fitosanitario regionale, secondo cui la quasi totalità degli 11 milioni di alberi del Salento sono infetti.

 

Da qui l’emergenza che porta Regione, Governo ed Ue a varare il cosiddetto piano Silletti (sospeso a maggio dal Tar del Lazio fino al 16 dicembre 2015) che impone la distruzione anche delle piante non malate che si trovano intorno ai focolai. Il punto è che tutto questo accade in assenza di evidenze scientifiche. «Il batterio - puntualizza la Mastrogiovanni - sarà isolato in laboratorio nel 2014.

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L’affidabilità delle analisi effettuate nel 2013 è stata poi contestata ufficialmente dalla stessa Ue che, oltre a sollevare dubbi sul ruolo degli insetti che trasmetterebbero il batterio (le cicale sputacchine), ha più volte sollecitato la Regione ad effettuare specifici test di patogenicità, analisi del vettore e dei modelli matematici in base ai quali delimitare le aree».

 

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Dati che mancano tutt’oggi. A ciò si aggiungono i numeri, che non quadrano. Secondo la Ue nel 2013 gli ulivi infetti erano 21 su un campione di 1.757 analizzati, da dicembre 2013 ad aprile 2014, 242 su 13.150. Perché allora eradicare tutto? Serve spazio per altre destinazioni d’uso? Magari per l’industria turistica che incalza? O per alimentare il mercato della biomasse che va dalla legna, agli olii vegetali, al biogas, passando per l’incenerimento dei rifiuti e i biocarburanti? Parola alla magistratura. 

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