LA PRIMAVERA DI KIEV - NOTTE DI SCONTRI E VIOLENZE IN UCRAINA, I MANIFESTANTI PRO-EUROPA CONTRO IL GOVERNO COMPRATO DA PUTIN

1. KIEV, UN'ALTRA NOTTATA DI SCONTRI CENTINAIA DI FERITI, TENSIONE ALTISSIMA
Da ‘repubblica.it'

Sono proseguiti per tutta la notte gli scontri tra polizia e manifestanti nel centro di Kiev. Circa 3.000 dimostranti continuano a lanciare pietre divelte dai marciapiedi e bottiglie incendiarie contro gli agenti, che rispondono con i gas lacrimogeni. Secondo alcuni testimoni, i poliziotti avrebbero anche usato dei proiettili di gomma.

I manifestanti antigovernativi, impegnati da più di 12 ore in una vera e propria battaglia con gli agenti in assetto antisommossa, hanno costruito delle barricate in via Grushevski di fronte allo stadio della Dinamo. Le barriere, per ora improvvisate usando cabine dei gabinetti pubblici, lamiere metalliche e inferriate, sono a circa dieci metri dagli agenti mentre prosegue il lancio di pietre e molotov.

Intanto, migliaia di poliziotti starebbero arrivando a Kiev da diverse città dell'Ucraina. Lo riferiscono i media locali, aggiungendo che alcuni pullman delle forze dell'ordine sarebbero stati bloccati dai manifestanti nell'Ucraina occidentale, dove è più forte la presenza nazionalista e il presidente Viktor Ianukovich, che ha il suo feudo elettorale nel Donbass, non è per nulla popolare.

Tornano quindi a infiammarsi le proteste in Ucraina, dopo le manifestazioni delle scorse settimane per chiedere l'associazione all'Unione europea finite invece con la firma di un patto ancora più stretto del regime con la Russia di Putin). A Kiev c'è stata una domenica di durissimi scontri tra la polizia e parte dei 200mila manifestanti filo-Ue, riuniti in piazza Indipendenza per protestare contro le politiche del presidente ucraino, Viktor Yanukovich. Che si è impegnato nella serata di ieri a dare vita ad una commissione con rappresentanti dell'amministrazione presidenziale, del governo e dell'opposizione per trovare una soluzione alla crisi.

Gli incidenti sono cominciati quando gli agenti hanno lanciato gas lacrimogeni per disperdere alcuni dimostranti che avevano attaccato veicoli della polizia e lanciato pietre contro i membri della sicurezza. Una parte di questi manifestanti, circa 10mila e molti di loro con il volto coperto, erano armati di bastoni e bombolette di spray irritante. Gli agenti hanno risposto con manganelli e lacrimogeni, una rappresaglia durissima, con una temperatura che non supera i meno 7. Un primo bilancio fornito dal ministero dell'Interno parla di almeno 40 agenti feriti, di cui 4 in condizioni gravi. Oltre cento i feriti fra i dimostranti. Dall'ambasciata Usa un appello al governo: "Trattate con l'opposizione".

Gli scontri sono avvenuti in pieno centro, davanti allo stadio della Dinamo Kiev in via Grushevski, non lontano da Parlamento e palazzo presidenziale. Alcuni dei manifestanti hanno smantellato un marciapiede per divellerne il selciato e lanciare pietre contro le forze dell'ordine. Molte le bottiglie incendiarie scagliate da alcuni manifestanti, incendiati almeno tre mezzi blindati.

I gruppi più violenti hanno attaccato e devastato tre pullman delle forze dell'ordine, uno dei quali è stato dato alle fiamme. Tutto è cominciato quando una parte dei dimostranti 'europeisti' ha lasciato piazza Maidan e ha cercato di forzare i cordoni di polizia per raggiungere la zona dei palazzi del potere. In prima fila molti dimostranti ultranazionalisti. L'opposizione manifesta in maniera ininterrotta contro Yanukovich da novembre quando il presidente decise di far saltare la firma dell'Accordo di Associazione con l'Ue.

Perfino il pugile e leader del partito d'opposizione ucraino 'Udar', Vitali Klitschko è stato aggredito mentre cercava di calmare la folla. Un dimostrante gli ha "sparato" contro con un estintore mentre tra la folla gli dava del "traditore" e urlava "Non parole, ma azioni!".


La Casa Bianca, intanto, balena l'ipotesi di sanzioni se non cesseranno le violenze a Kiev. "Fin dall'inizio - afferma una nota - il movimento Maidan ha avuto uno spirito di non-violenza e sosteniamo l'appello dei leader dell'opposizione a favore di tale principio . Gli Usa continueranno a considerare ulteriori misure, tra cui sanzioni, in risposta all'uso della violenza". "Esortiamo il governo dell'Ucraina ad adottare misure che aiutino il Paese ad andare avanti, compresa l'abrogazione della legislazione anti- democratica entrata in vigore nei giorni scorsi, il ritiro della polizia antisommossa dal centro di Kiev, e l'inizio di un dialogo con l'opposizione politica".

Dal canto suo, l'Unione Europea, attraverso il capo della delegazione Ue in Ucraina, Jan Tombinski, ha invitato i manifestanti 'europeisti' a "non aggravare una situazione già difficile e pericolosa. Attaccare la polizia - ha scritto il diplomatico su Facebook - potrebbe dare un pretesto a coloro che non sostengono una soluzione pacifica della crisi".


2. IL BRACCIO DI FERRO PER UN FUTURO EUROPEO
Anna Zafesova per ‘La Stampa'

I due mesi di braccio di ferro (quasi) pacifico tra il presidente ucraino Viktor Yanukovich e l'opposizione filo-Ue sono finiti, e ieri Kiev è stata teatro di violenze senza precedenti. Scontri tra manifestanti e polizia, con l'uso di lacrimogeni, idranti e pallottole di gomma, autobus bruciati e decine di feriti, con i leader della piazza apparentemente incapaci di fermare l'escalation.

Almeno 150 mila persone si sono date appuntamento ieri sul Maidan, la piazza dell'Indipendenza da mesi ormai centro di una protesta permanente, per denunciare le leggi varate giovedì scorso dal parlamento: regolamenti pesantissimi contro le manifestazioni, i media, le Ong che su esempio russo devono qualificarsi ra come «agenti stranieri», e perfino divieti per colonne di più di 5 automobili, per bloccare l'«Automaidan», la versione della protesta su quattro ruote. Provvedimenti che l'opposizione ha cercato di bloccare, ma i deputati del Partito delle regioni di Yanukovich insieme ai comunisti hanno votato per alzata di mano, e la sera stessa il presidente ha firmato le leggi.

La sfida al giro di vite è partita sul Maidan nel tradizionale formato del comizio-concerto, ma poi i manifestanti hanno tentato di salire dalla piazza verso il quartiere governativo per bloccare il parlamento e in via Grushevsky ci sono stati i primi scontri, con lanci di sassi e petardi contro i poliziotti.

L'uso degli idranti a meno 7 sotto zero ha solo fatto infuriare la folla, che gridava «Battesimo!» riferendosi alla festività ortodossa che proprio ieri veniva celebrata con bagni nell'acqua gelata. Il leader del partito Udar, il pugile Vitaly Klitschko che appare oggi il più probabile sfidante di Yanukovich alle elezioni anticipate che la piazza chiede, ha cercato di mettersi in mezzo e fermare le violenze, ma è stato bloccato dalla spruzzata di un estintore mentre la folla gridava «Basta parole, è ora di agire».

Almeno 40 agenti sono stati feriti e uno dei membri delle squadre anti-sommossa «Berkut», i più odiati dai manifestanti, è stato sequestrato dalla folla e ridotto in fin di vita.
Gli scontri sono poi proseguiti allo stadio Lobanovsky, mentre Klitschko si precipitava alla residenza fuori città di Yanukovich per una mediazione in extremis.

Mediazione, tra l'altro, richiesta anche dagli Stati Uniti che ieri hanno esortato il governo ad avviare «colloqui immediati» con l'opposizione. Arseny Yatseniuk, capo del partito Batkivshina della ex premier detenuta Yulia Timoshenko, ha chiesto la fine immediata delle violenze: «Sapete perché hanno voluto il massacro? Per portare i "Berkut" sul Maidan e ripulire la piazza accusandoci di aver usato la forza».

Ma nonostante la tradizionale ricerca dei «provocatori» infiltrati, esponenti della protesta ammettono la spaccatura nel Maidan e il suo eterogeneo gruppo dirigente, dopo due mesi in cui la pressione della piazza non ha impedito a Yanukovich di voltare le spalle all'Europa a favore della Russia e introdurre le leggi-bavaglio sul modello di quelle di Mosca. Che intanto continua a pagare le pressioni che ha applicato sull'Ucraina a Bruxelles: al prossimo summit la presidenza Ue ha cancellato la tradizionale cena con Vladimir Putin, un segnale diplomatico di gelo.

 

 

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