declino impero americano jonathan franzen

QUALCUNO SVEGLI GLI INTELLETTUALI: PER FRENARE IL DECLINO DELL’OCCIDENTE SERVE UN PO’ DI MEMORIA – MASSIMILIANO PANARARI: “ASSISTIAMO ALLA DECADENZA DELLE CLASSI DIRIGENTI AMERICANE ED EUROPEE, OSSESSIONATE DALL'INSEGUIMENTO POPULISTA DELL'ELETTORATO” – “NEL DECLINO SI OFFUSCANO LE FACOLTÀ, MENTRE RICORDARE SAREBBE INDISPENSABILE, SPECIALMENTE IN EUROPA, CHE DELLA PAURA DI PERDERE LE PROPRIE CONQUISTE HA FATTO LA PROPRIA ‘PARANOIA’, PER CITARE JONATHAN FRANZEN, CHE RAPPRESENTA LA QUINTESSENZA DELL’INTELLETTUALE…”

Estratto dell’articolo di Massimiliano Panarari per “La Stampa”

 

Ascesa e declino delle grandi potenze - Paul Kennedy

Nel 1987 uscì un libro a suo modo "profetico", che fece scalpore tra gli studiosi di politica e gli esperti di economia. Si era nel pieno degli anni Ottanta, quelli della Milano da bere e dell'edonismo reaganiano (come diceva Roberto D'Agostino a Quelli della notte). Era il decennio dell'ottimismo e dell'idea della crescita illimitata, su cui regnava appunto l'America di Ronald Reagan, destinata alla fine di quel periodo a festeggiare la capitolazione dell'Unione Sovietica.

 

In quel clima sommamente euforico e, per altri versi, isterico, il professore di Yale Robert Kennedy pubblicava Ascesa e declino delle grandi potenze, nel quale passava in rassegna i cambiamenti politico-economici e quelli militari degli ultimi quattro secoli. E arrivava così a formulare la "legge di tendenza" secondo cui l'incremento del budget militare oltre il tetto delle risorse investite dai poteri pubblici per supportare lo sviluppo economico coincideva con l'«inizio della fine» per la nazione egemonica.

 

dago quelli della notte 4

Un punto di vista (scientifico) che, di fatto, anticipava il declino degli Stati Uniti proprio nella fase in cui sentivano di aver vinto definitivamente, celebrando il trionfo del «Secolo americano». Kennedy sembrava vaticinare un'altra storia: l'overstretch imperiale (il sovraccarico di necessità e impegni strategici da presidiare), come già per la Gran Bretagna, aveva toccato il culmine, e il primato economico, minato da una smisurata spesa militare, non avrebbe tenuto il passo del suo aumento irrefrenabile. Da allora è cominciato il viale del tramonto per l'Occidente atlantico […]

 

declino dell impero americano

 

Il tramonto debutta con l'indebolimento dell'hard power e lo smarrimento del potere contrattuale diplomatico, anche se è stato integrato dallo sharp power e dal warfare tecnologico supportato da Big Tech. E il declino avanza quando il soft power perde appeal e appare meno seducente […]

 

Dentro ciascun ciclo storico ci sono luci e ombre, e il declino dell'Impero americano non è ancora arrivato alla sua caduta (per dirla con i titoli di due memorabili film della trilogia del regista canadese Denys Arcand). […] perché il tramonto va "zonizzato", e le province imperiali non sono tutte uguali a dispetto dell'omologazione tentata manu militari dal Washington consensus e dal pensiero unico thatcheriano del "Tina" (There is no alternative: non ci sono alternative), affermatisi sull'onda di quegli anni Ottanta da cui non siamo mai davvero usciti.

 

JONATHAN FRANZEN

Assistiamo al declino – che sarebbe bene si accelerasse – di quell'Illuminismo estremista che è il neoliberismo, eppure la terra (già) promessa dell'Illuminismo applicato (come lo aveva chiamato Ralf Dahrendorf) continua a rappresentare un magnete multiculturale attrattivo per i molti talenti che vi giungono da ogni angolo del Villaggio globale.

 

Si estingue l'eroe troppo epico (e macho) del canone letterario, come raccontava su queste pagine Sara De Simone (e, in questo caso, come per il colesterolo possiamo parlare di un declino buono distinto da quello cattivo) – al punto che pure i supereroi della cultura pop si sono sdraiati da qualche tempo sul lettino dello psicanalista per provare a rielaborare le loro umanissime ferite dell'anima (altro segno, ma assai apprezzabile, dello spegnersi di un certo modello).

 

massimiliano panarari

E la decadenza – di cui tutti, anche incolpevolmente, paghiamo le conseguenze – è quella di tanta parte delle classi dirigenti americane ed europee, irresponsabilmente ossessionate dall'inseguimento populista dell'elettorato o lontanissime dalle problematiche quotidiane delle persone; e pertanto inadeguate a svolgere il loro ruolo, come sosteneva sempre qui Jonathan Franzen, quintessenza di quello che dovrebbe essere l'intellettuale occidentale contemporaneo.

 

Per il quale, al netto degli scossoni e in presenza di rivoluzioni che sempre hanno caratterizzato il mutamento storico, la cultura occidentale rimane il "cosmo" dell'inclusività, della connessione fra i diversi e della contaminazione, ed è questa la sua forza inestirpabile (e la sua "polizza vita"). Ne deriva, quindi, anche l'esigenza di ripensare la figura dell'intellettuale pubblico, questa sì già incamminatasi da tempo sul viale di un altro tramonto, ma che dovrebbe osservare l'imperativo etico di custodire (e vivificare e riaggiornare) la memoria.

 

declino dell impero americano

Perché nel declino, come noto, accade che si offuschino le facoltà, mentre ricordare (in primis, gli errori e il male di certe parabole temporali) sarebbe doveroso e indispensabile, specialmente in Europa, che della paura di perdere le proprie conquiste, senza comunque fare granché per rilanciarle, ha fatto la propria «paranoia», per citare nuovamente l'autore di Purity e de Le correzioni, un gioiello postmodernista dedicato proprio al tramonto della sbornia collettiva di ottimismo degli anni Ottanta, quando nei partiti (che furono) di massa gli intellettuali finirono per venire rimpiazzati da pubblicitari, spin doctor e consulenti di immagine.

 

La post-sfera pubblica egemonizzata dalle retoriche dell'uno vale uno e della disintermediazione demagogica della politica richiederebbe antidoti e inversioni di tendenza. E tale è la valorizzazione della memoria per prevenire il ritorno delle ombre junghiane del passato (dalle degenerazioni del Romanticismo all'irrazionalismo, dal colonialismo ai fascismi). Come pure per rammentare, ibridandoli (e vari pensatori e scrittori di origine non euroamericana lo ricordano spesso), i valori positivi inventati dalla cultura occidentale. La tolleranza e la società aperta. […]

Jonathan Franzen

Ultimi Dagoreport

politecnico di milano rettrice donatella sciuto big mama

DAGOREPORT - L’ULTIMA FRONTIERA DELLA PARITA’ DI GENERE? LE UNIVERSITA’ MILANESI, PASSATE NEGLI ULTIMI DIECI ANNI DA ZERO A SEI RETTRICI - ORA, SULL’ESEMPIO DI MANFREDI A NAPOLI, QUALCUNA PENSA AL “GRANDE SALTO”. E’ IL CASO DELLA RETTRICE DEL POLITECNICO, DONATELLA SCIUTO: IN UNA INTERVISTA AL “CORRIERE” DICHIARA DI NON VOLERSI CANDIDARE E INVITA A VOTARE UN SINDACO DEL PD - DEL RESTO, NEL SUO ATENEO C’E’ APPENA STATO UN CONCORSO CON UNA SOLA CANDIDATA (GUARDA CASO!): LA EX PARLAMENTARE PD, LEYLA CIAGA’ – LA LAUREA IN URBANISTICA A BIG MAMA, LA CUI CANZONE “LA RABBIA NON TI BASTA” E’ STATA DEDICATA DALLA SCHLEIN ALLA MELONI. INSOMMA UN POLITECNICO ROSSO DI RABBIA…

elly schlein giuseppe conte roberto vannacci

FLASH – IL CAMPO LARGO LITIGA ANCHE SU VANNACCI! SCHLEIN, CONTE E COMPAGNI SONO DIVISI SU COME FRONTEGGIARE LE SPARATE E I VIDEO INDECENTI DELL’EX GENERALE - C’È CHI VORREBBE DENUNCIARLO, PRENDERLO DI PETTO E INCALZARLO PER LA SUA PROPAGANDA NEO-FASCIA CONVINTO CHE VADA ARGINATO CON LE CATTIVE. MA ALTRI, TRA CUI GIUSEPPE CONTE, CHE INVECE PENSANO SIA MEGLIO LASCIARLO SCORRAZZARE LIBERO. IL RETROPENSIERO È: “PIÙ CRESCE VANNACCI, PEGGIO È PER LA MELONI” (ALMENO FINCHÉ NON SI ALLEANO)

giuseppe conte elly schlein giorgia meloni

DAGOREPORT - MENTRE CASA ITALIA BRUCIA, TRA PISTOLERI E GENERALI, NON DISTURBATE ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE: I DUE LEADER (SI FA PER DIRE) PROPRIO NON SI RENDONO CONTO CHE IL "CAMPO LARGO" VA ALLARGATO A TUTTE LE FORZE MODERATE E RIFORMISTE. AD OGGI, DI UNA COALIZIONE ALTERNATIVA ALL'ARMATA BRANCA-MELONI, NON C’È TRACCIA - SE CONTE E SCHLEIN TENESSERO DAVVERO ALLA VITTORIA DELLA COALIZIONE, PIÙ CHE ALLA PERSONALE AMBIZIONE DI ANDARE A PALAZZO CHIGI, AVREBBERO DA TEMPO FATTO UN PASSO INDIETRO A FAVORE DI UN "PAPA STRANIERO" (IL FAVORITO E' ROBERTO GUALTIERI) - MA I DUE LEADER (SI FA PER DIRE) NON RIESCONO A FICCARSI NELLA TESTA CHE, IN CASO DI SCONFITTA ALLE POLITICHE DEL 2027, RISCHIAMO DAVVERO DI SVEGLIARCI UNA MATTINA CON MELONI AL QUIRINALE E VANNACCI A PALAZZO CHIGI…

stefano benigni marina berlusconi antonio tajani

LA “SFI-DUCETTA” ALLA LEGGE ELETTORALE HA APERTO IL VASO DI PANDORA: IN FORZA ITALIA SIAMO ALLA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI! SI VOCIFERA CHE IL SEGRETARIO, ANTONIO TAJANI E STEFANO BENIGNI PASSASSERO FRA I BANCHI A DIRE AI DEPUTATI COME VOTARE. MA HANNO FALLITO: IL LORO OBIETTIVO ERA INFATTI FAR PASSARE L’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE, IN PARTICOLARE IL SUPERAMENTO DELLA REGOLA DEL 60/40 (L’ALTERNANZA DI GENERE) - L’EX MONARCHICO VORREBBE LIBERARSI DEI PARLAMENTARI STORICAMENTE LEGATI A SILVIO BERLUSCONI, E OGGI A MARINA – IL SEGRETARIO È CONVINTO CHE LA “CAVALIERA” NON METTERÀ BOCCA SULLE LISTE PERCHE' SI SAREBBE GIÀ STANCATA DEL "GIOCATTOLO” FORZA ITALIA...

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...