“GRIDAVANO SIEG HEIL E FACEVANO IL SALUTO NAZISTA. NON SAPEVAMO SE SI SAREBBERO SPINTI OLTRE LE MINACCE” – IL RACCONTO DEI RAGAZZI EBREI ITALIANI CHE RISIEDEVANO NELL’ALBERGO IN BULGARIA PRESO D’ASSALTO DA UN GRUPPO DI NEONAZISTI: “CI SIAMO SUBITO BARRICATI NELL’HOTEL, QUALCUNO HA CHIAMATO LA POLIZIA E QUELLI SONO STATI IDENTIFICATI. COSÌ ALL’INIZIO SI SONO RITIRATI, MA POI SONO TORNATI ALLA CARICA E SEMBRAVA VOLESSERO FORZARE LE PORTE. ALL’INIZIO I POLIZIOTTI NON AVEVANO CREDUTO ALLA NOSTRA VERSIONE. MA DALLE NOSTRE FINESTRE, CHE DAVANO SULLA STRADA, NOI VEDEVAMO CHE LA SITUAZIONE STAVA DEGENERANDO: I NAZISKIN ERANO SEMPRE PIÙ RABBIOSI E DECISI A ENTRARE NELL’HOTEL” – “L’ANTISEMITISMO TORNA A GALLA SEMPRE. È UN VELENO CHE RITORNA…” - VIDEO!
Bulgaria, naziskin assaltano hotel che ospita adolescenti ebrei italiani
Estratto dell’articolo di Fabrizio Caccia e Fabrizio Guglielmini per www.corriere.it
naziskin assaltano albergo con adolescenti ebrei italiani in bulgaria 3
«Non so perché ci hanno presi di mira, forse ci avevano visto in questi giorni camminare per la città di Bansko con la kippah in testa, così avranno capito che eravamo ebrei e domenica sera, tra le 9 e mezza e le 10, ci hanno teso l’agguato. Li abbiamo visti sbucare dal nulla, vestiti di nero, gridavano Sieg Heil ...».
Il ragazzino è ancora spaventato, ha solo 15 anni, chiamiamolo Ariel ma è un nome di fantasia. La sua testimonianza, insieme a quelle di altri coetanei e dei loro educatori, è stata raccolta ieri da Federico Spizzichino, 26 anni, lo «Shaliach», il capo, la guida, del gruppo «Bene Akiva» di Roma. […]
Lunedì sono tutti rientrati in Italia da Sofia, i ragazzi del movimento giovanile sionista «Bene Akiva», 50 romani e 30 milanesi, tutti tra i 15 e i 16 anni, partiti per il campeggio estivo europeo di due settimane sulle montagne del Pirin, in Bulgaria, con 7 educatori maggiorenni. […]
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Ma sono arrivati i nazi e la serata è cambiata di colpo: «Ci siamo subito barricati nell’hotel, qualcuno ha chiamato la polizia e quelli sono stati identificati. Così all’inizio si sono ritirati, ma poi sono tornati alla carica e sembrava volessero forzare le porte. Ma la polizia bulgara è stata brava, è rimasta con noi tutta la notte fino alla partenza del pullman il mattino dopo. Temevano forse un nuovo agguato all’alba», ipotizza Ariel.
[…] Le parole di Gabriel, David ed Eli, 16 anni, sono cariche di paura e tensione: «Eravamo rientrati da qualche ora e ci trovavamo in parti diverse dell’albergo, per questo la security non è riuscita ad avvisare subito tutti del pericolo — dice Eli —. All’inizio i naziskin erano pochi, tre o quattro, con il teschio bianco stampato sulle maglie nere, urlavano frasi antisemite e facevano il saluto nazista col braccio teso. Avevamo paura perché non sapevamo se si sarebbero spinti oltre le minacce e le grida, non capivamo le loro intenzioni».
«Dopo circa mezz’ora — continua David — i nazi sono tornati ed erano più numerosi, stavolta 7-8. La polizia se n’era andata e l’hotel infatti la stava richiamando. “Chiudetevi dentro!”, ci intimavano quelli della reception. L’albergo aveva nel frattempo attivato la propria security e richiamato la polizia che, da principio, questo bisogna dirlo, aveva sottovalutato l’accaduto».
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«All’inizio i poliziotti non avevano creduto alla nostra versione — conferma Gabriel —. Ma dalle nostre finestre, che davano sulla strada, noi vedevamo che la situazione stava degenerando: i naziskin erano sempre più rabbiosi e decisi a entrare nell’hotel. C’erano molti ragazzi impauriti e alcuni proprio nel panico, tanti piangevano, altri chiamavano al telefono i genitori, la mamma di una ragazza voleva allertare la Farnesina. Di sicuro, eravamo tutti increduli di come potesse accadere una cosa del genere nel cuore dell’Europa».
[…]E lo dice chiaramente pure Federico Spizzichino, lo «Shaliach» di Roma. «L’antisemitismo torna a galla sempre — conclude amaro —. Molti dei nostri ragazzi vanno nelle scuole non ebraiche e lo respirano ogni giorno. È un veleno che ritorna».
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