giorgia galassi e vincenzo forti - sopravvissuti alla slavina al rigopiano

“SIAMO STATI 58 ORE AL BUIO. SIAMO VIVI GRAZIE A UN MURO DI NEVE E UNA BOLLA D’ARIA” - IL RACCONTO DI GIORGIA GALASSI E VINCENZO FORTI, I DUE FIDANZATI SEPOLTI DALLA VALANGA CHE HA TRAVOLTO IL RESIDENCE A RIGOPIANO: “POTEVAMO ORIENTARCI CON LA VOCE. MA QUELLA MATTINA..."

Giorgia GalassiGiorgia Galassi

1. “VIVI GRAZIE A UN MURO DI NEVE ECCO LE NOSTRE 58 ORE AL BUIO”

Marco Mensurati per “la Repubblica”

 

«Quando la batteria del telefonino si è scaricata siamo piombati in un buio profondissimo, ermetico. Non si vedeva più nulla e ci si poteva orientare solamente con la voce». Fortuna, spiega Vincenzo Forti uno dei sopravvissuti, che in quei pochi minuti di luce, lì sotto, lui e la sua fidanzata Giorgia Galassi avevano fatto in tempo a capire dove si trovavano, e cioè all' interno di una "bolla" d' aria tra le macerie dell' hotel, a "leggere la situazione" e persino a individuare la parete di neve e ghiaccio che, nelle 58 ore successive, gli avrebbe permesso di idratarsi a sufficienza per sopravvivere. Insomma, quei pochi minuti di autonomia della batteria del cellulare gli ha salvato la vita. A loro, e a Francesca Bronzi, intrappolata nella stessa bolla d' aria.

 

GIORGIA GALASSI E VINCENZO FORTI - SOPRAVVISSUTI ALLA SLAVINA AL RIGOPIANO GIORGIA GALASSI E VINCENZO FORTI - SOPRAVVISSUTI ALLA SLAVINA AL RIGOPIANO

E così adesso, questi due ragazzi sono qui, che raccontano, sorretti dall' avvocato Pierangelo Guidobaldi, tutto quello che è successo in questi ultimi sette giorni. Una testimonianza fondamentale, la loro. Perché permette di ricostruire il clima che si respirava in albergo nelle ore precedenti la tragedia; e perché permette di fare luce su quello sembrava essere un piccolo irrisolvibile giallo, vale a dire la sorte di Stefano Faniello, il fidanzato di Francesca Bronzi, il cui nome, in un primo momento, la Prefettura di Pescara aveva inserito, erroneamente, nell'elenco dei sopravvissuti.

 

«Il terremoto di quella mattina si era sentito molto forte e aveva terrorizzato gran parte degli ospiti. Piangevo di paura», ammette Giorgia. «Quelli dell'albergo - dice Vincenzo - ci ripetevano che non c'era pericolo. Poi ci hanno invitato ad aspettare nella sala grande, accanto al camino, il posto più sicuro della struttura. Eravamo seduti su un divanetto a bere un tè. Che ci potesse essere un rischio valanghe? Nessuno ne ha parlato, non ci abbiamo pensato. Abbiamo sentito un boato tremendo, abbiamo pensato a un sisma, ma in un baleno ci siamo trovati sotto la neve».

Giorgia Galassi Giorgia Galassi

 

Alla luce fioca dell' iPhone. «Per fortuna che abbiamo trovato subito la parete di ghiaccio e neve. Ogni volta che ne staccavo un pezzo - racconta Giorgia - ne passavo la metà a Francesca: soffrivamo maledettamente la sete». Già, Francesca. Quando le due si incontreranno di nuovo non potranno non parlare della vicenda di Stefano Faniello. Perché Francesca è sempre stata convinta che Stefano fosse con loro in quella bolla.

 

«Vedevo la sua mano e la riconoscevo dall'orologio che gli ho regalato io», ha raccontato a parenti e soccorritori. E invece Stefano lì sotto non c'era. «Eravamo solo noi tre», continuano a dire i due ragazzi, smentendo il pur nitido ricordo di Francesca. «Probabile che si tratti di una sorta di piccola allucinazione», spiegano dall'ospedale di Pescara. Francesca, dopo il trauma, è rimasta al buio più totale per quasi 58 ore.

GIORGIA GALASSI E VINCENZO FORTI - SOPRAVVISSUTI ALLA SLAVINA AL RIGOPIANO  GIORGIA GALASSI E VINCENZO FORTI - SOPRAVVISSUTI ALLA SLAVINA AL RIGOPIANO

 

In una condizione di ansia fortissima e paura, senza vedere nulla. Probabile che, come forma di difesa, abbia involontariamente "riempito" quel lungo vuoto di immagini con fotogrammi memorizzati in precedenza. «Siamo dei miracolati - spiega Giorgia - Anche se non abbiamo mai avuto paura di non farcela. Sapevamo che qualcuno sarebbe arrivato, prima o poi».

 

E infatti dopo due giorni in cui gli unici suoni a riempire l'oscurità erano le loro voci, «e quelli di una signora con un bambino (Adriana Parete e il piccolo Gianfilippo, ndr) in una bolla poco distante», dalla superficie arrivano dei rumori, dei passi. «Con chi parla signora?», chiede Giorgia ad Adriana poco dopo. «Con Mauro il primo dei soccorritori», risponde quella. «Allora abbiamo urlato come matti». Poi è arrivato Checco: «Un pompiere toscano che ci ha aiutati e sorretti, e parlato con noi per tutto il tempo. "State tranquilli, ci ha detto subito, noi non ce ne andremo mai di qui, se non insieme a voi". Non me lo dimenticherò mai. Avevamo appena abbracciato la morte, ma non ci aveva presi».

Giorgia Galassi su facebookGiorgia Galassi su facebook

 

2 - QUEGLI INSULTI ALLA SOPRAVVISSUTA

Paolo Di Paolo per “la Repubblica”

 

Sopravvivere a una tragedia - una catastrofe naturale, un attentato, un incidente di qualunque tipo - non è un merito né una colpa. E che, al tempo della condivisione social, una ragazza di ventidue anni estratta viva dopo 58 ore dall' hotel Rigopiano esprima in pubblico la propria gioia, non è strano. «Per me oggi è come una rinascita!» ha scritto sul suo profilo, qualche giorno fa, Giorgia Galassi. Ha ringraziato chi si è preoccupato per lei, chi le è stato vicino con il pensiero.

 

Giorgia Galassi  Giorgia Galassi

In parecchi le hanno fatto gli auguri, manifestando sollievo. Poi è arrivata l'onda del rancore: centinaia di insulti mossi dalle ragioni più improbabili. Dovevi ringraziare Dio e i soccorritori. Dovevi avere più sensibilità per chi è ancora disperso e per chi non ce l'ha fatta. Sei un'egocentrica menefreghista. Giorgia riceve il regalo di un'amica, condivide la fotografia; arriva il dito alzato: «Ingrata». C' è chi le rimprovera frivolezza, chi aggiunge rilievi sul suo aspetto fisico («Sei bella ma...»).

 

Di Giorgia erano già stati raccontati - su Repubblica - gli sbalzi d'umore, l' altalena tra euforia e pianto. Ma ai rancorosi non importa, li guida un moralismo ottuso, d'accatto. La loro capacità di compassione è intermittente; quella di immaginazione, nulla. "Vite che non sono la mia" scriveva Carrère testimone di un altro male immotivato, lo tsunami del 2004. Ma proprio sfidando quel "non" guadagnava un legame, un senso di appartenenza. Uno spazio emotivo in cui è possibile condividere - tra "scampati" - una gioia legittima e umana, che non cancella il lutto.

GIORGIA GALASSI E VINCENZO FORTI - SOPRAVVISSUTI ALLA SLAVINA AL RIGOPIANOGIORGIA GALASSI E VINCENZO FORTI - SOPRAVVISSUTI ALLA SLAVINA AL RIGOPIANOHOTEL CROLLATO - RIGOPIANO HOTEL CROLLATO - RIGOPIANO RIGOPIANO RIGOPIANO SLAVINA AL RIGOPIANOSLAVINA AL RIGOPIANOhotel rigopiano  2hotel rigopiano 2hotel rigopiano prima della slavina 3hotel rigopiano prima della slavina 3hotel rigopiano  1hotel rigopiano 1Insulti a Giorgia GalassiInsulti a Giorgia Galassi

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