hotel rigopiano

RIGOPIANO, PIÙ ASSOLUZIONI (CINQUE) CHE CONDANNE (TRE) NELL'APPELLO BIS! I 29 MORTI DELL’HOTEL RIGOPIANO "SI POTEVANO E SI DOVEVANO SALVARE" - LA CORTE D’APPELLO DI PERUGIA, CHE HA CONDANNATO TRE FUNZIONARI DELLA REGIONE ABRUZZO, HA RICONOSCIUTO PER LA PRIMA VOLTA “L’INERZIA E LA RESPONSABILITÀ DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE PER UNA TRAGEDIA”. MA HA FATTO USCIRE INDENNI DAL PROCESSO I PRESIDENTI DELLA REGIONE, E, IERI, ANCHE IL SINDACO DI FARINDOLA, ILARIO LACCHETTA? COME MAI PAGANO I FUNZIONARI E NON I VERTICI? 

 

Virginia Piccolillo per il “Corriere della Sera” - Estratti

 

valanga al rigopiano

Non è stato il caso. Né il terremoto che ha preceduto la valanga. I 29 morti dell’hotel Rigopiano si potevano e si dovevano salvare. L’ha stabilito la Corte d’Appello di Perugia che ieri ha condannato tre funzionari della Regione Abruzzo a due anni per disastro colposo per non aver compilato il piano valanghe. E ha riconosciuto la responsabilità di due funzionari della provincia, ma per reati ormai prescritti. 

 

«Per la prima volta si dimostra l’inerzia e la responsabilità della pubblica amministrazione per una tragedia», ha spiegato il procuratore generale di Perugia, Paolo Barlucchi, definendo la sentenza «storica».

 

Ma è una soddisfazione piccola per i familiari che attendono da nove anni giustizia e lamentano di aver visto uscire indenni dal processo i presidenti della Regione, e, ieri, anche il sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta. Alle lacrime commosse della sua legale, Cristiana Valentini, la rabbia di Maria, mamma di Stefano Feniello, è esplosa: «Noi dobbiamo piangere. I nostri figli non ci sono più. 

protesta familiari rigopiano

 

Chi ce li ridà? Il mio aveva appena compiuto 28 anni. Il sindaco l’ha accompagnato all’albergo. Ma le scuole erano state chiuse, dovevano chiudere pure l’albergo», ha gridato mostrando la foto del suo ragazzo sulla pettorina.

 

Li hanno fatti rivivere così ieri i familiari i loro cari morti il 18 gennaio 2017 nel crollo del resort, dove, intrappolati dalla neve copiosa avevano atteso invano la turbina spazzaneve. I loro volti stampati sul davanti della pettorina e sul retro i loro nomi: da Tobia a Sara, a formare un cuore con al centro Neve. 

 

protesta familiari rigopiano

«È il nome del cane, Neve, che è morto assieme a loro», ci tenevano a precisare. Perché anche quel cucciolone è entrato a far parte di questa grande famiglia unita dal lutto, dal dolore e dalla voglia di lottare contro un’ingiustizia lunga nove anni. Dopo depistaggi e due sentenze che avevano avviato il processo verso una sorta di liberi tutti, la Cassazione ha rinviato a un appello bis, mostrando profili di responsabilità che ieri sono costati la condanna ai dirigenti regionali, Carlo Visca, Pierluigi Caputi e Vincenzo Antenucci. 

 

rigopiano 3

Prescritti i responsabili viabilità Di Blasio e D’Incecco. Assolti l’ex tecnico comunale Colangeli e i dirigenti regionali Giovani, Belmaggio e Primavera. 

 

«È una sentenza straordinaria. Capovolge la prospettiva. 

 

Le istituzioni sono salite sul banco degli imputati e ne sono uscite condannate. Per tre gradi di giustizia le difese hanno raccontato che era colpa del destino. Invece la Corte d’appello ha stabilito che se fosse stato redatto quel piano, non saremmo stati qui oggi a contare i morti», dichiara l’avvocato di tre vittime Alessandra Guarini. 

 

«È stato riconosciuto il disastro colposo. Certo, poteva andare meglio. Le prescrizioni fanno imbestialire», commenta, con amarezza, la mamma di Ilaria Di Biase: «Era la più piccola, aveva 22 anni, lavorava all’hotel da tre anni come chef. La considerava una fortuna. È morta nella cucina». 

rigopianorigopiano 2

 

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