RIMETTI A NOI IL NOSTRO DEBITO - ALLA FINE DEL 2025 IL DEBITO MONDIALE HA SUPERATO I 106 MILA MILIARDI DI DOLLARI. NEL 2007 ERA FERMO A 33 MILA MILIARDI - L’IMPENNATA DEL 220% E’ STATA TRAINATA DAI GOVERNI DEI PAESI PIU’ SVILUPPATI. NEGLI STATI UNITI IL RAPPORTO DEBITO/PIL E’ PASSATO DAL 65% DEL 2017 AL 124% DEL 2025 (E ANDRA’ PEGGIO CON LE STRAMPALATE DI TRUMP) - GLI SCENARI PREOCCUPANTI SUI RENDIMENTI DEI TITOLI DI STATO - IL RUOLO DEI COLOSSI DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE CHE EMETTONO UN SACCO DI BOND...
Estratto dall’articolo di Francesco Bertolino per il “Corriere della Sera”
Spesa per interessi sul debito pubblico fonte scope ratings
Il debito pubblico globale ha sorpassato i 106 mila miliardi di dollari alla fine del 2025; era fermo a 33.000 miliardi nel 2007. L’aumento del 220% è stato trainato dai governi dei Paesi più sviluppati: in Francia il debito pubblico è passato dal 65 al 116% del Prodotto interno lordo e in Regno Unito dal 43 al 102% del Pil.
In Italia l’incremento è stato più modesto, ma a partire da una base di partenza più alta: dal 104,1 al 137,1%. Negli Stati Uniti, infine, il rapporto debito/Pil è raddoppiato dal 65% del 2017 al 124% del 2025 e i mega-piani di spesa di Donald Trump non promettono una prossima inversione di rotta. [...]
Questa montagna di debito è servita ad attutire l’urto su imprese e famiglie di una lunga serie di choc: la grande crisi finanziaria del 2008, la pandemia del 2020, il crac energetico del 2022. Ora, però, tutti questi interventi stanno presentando un conto molto salato sul tavolo dei governi.
Stando ai calcoli dell’agenzia Scope Ratings, la spesa per interessi dello Stato italiano passerà dal 7,5% delle entrate fiscali del 2025 al 9,1% del 2031, da 82 a 117 miliardi di euro in valore assoluto, quasi un decimo del gettito complessivo.
Quella della Francia, dal 3,8 al 6,9% - ossia da 59 a 129 miliardi di euro – e quella degli Stati Uniti dall’11,8 al 14% - cioè da 1.124 a 1.681 miliardi di dollari, somma pari al 2% del pil globale.
«A causa dell’aumento del costo di servizio del debito, i governi avranno meno capacità di reagire alle emergenze e meno possibilità di investire su priorità strategiche come le infrastrutture o la difesa – spiega Carlo Capuano, Deputy Head of Sovereign & Public Sector dell’agenzia di rating. [...]
[...] «Tre fattori contribuiscono a questa conclusione – sostiene Capuano – il primo è che l’incertezza geopolitica e i conflitti in corso in Medio Oriente hanno fatto salire le aspettative di inflazione a medio termine».
Il secondo è la generale preoccupazione per la traiettoria fiscale di alcuni grandi Paesi: gli Stati Uniti, certo, ma anche la Francia che nel 2027 si appresta a elezioni presidenziali dall’esito quanto mai incerto.
«La terza – conclude – è la concorrenza sul mercato del debito dei colossi dell’intelligenza artificiale che stanno emettendo bond in quantità senza precedenti», gareggiando con i governi nei portafogli degli investitori. E, così, spingendo al rialzo i rendimenti di tutti i bond.




