IL RISVEGLIO DI SCHUMI – L’EX PILOTA MIGLIORA O NO? GIALLO SULLE SUE REALI CONDIZIONI DI SALUTE E SULLA PROCEDURA PER RIANIMARLO, LA FAMIGLIA: ‘STOP ALLE SPECULAZIONI, VALGONO SOLO LE PAROLE DEI MEDICI’

Benny Casadei Lucchi per ‘Il Giornale'

Qui dove la F1 ha riacceso i motori per i primi test dell'anno, qui manca il pilastro stesso su cui negli ultimi venti stagioni si è sorretto l'intero tendone di questo circo: Michael Schumacher.

Perché l'enorme tedesco, anche se ormai ritirato da oltre un anno, rappresentava e rappresenta l'essenza moderna di questo sport. Saperlo in un letto di ospedale, in coma, sapere poco di quel che gli sta accadendo, se si stia svegliando o no e come stia veramente ha mandato in crisi la sua gente, quelli come lui, quelli abituati a rischiare come lui.

Felipe Massa ad esempio, sopravvissuto e tornato dal coma indotto in cui era finito dopo aver preso in fronte a 200 all'ora, era il 2009, un bullone da un chilo perso da un'altra monoposto: «È un fratello, prego per lui ogni giorno, ogni momento, che torni quello di prima, a vivere come prima» ha detto ai colleghi di Sky.

Perché le notizie arrivate qui ieri mattina fanno sperare. Sia la Stampa che l'Equipe hanno raccontato del miglioramento delle condizioni dell'ex pilota in coma artificiale da un mese, da quando, il 29 dicembre, sciando con il figlio e degli amici a Meribel, era caduto colpendo di testa una roccia. La versioni convergono ma si differenziano: c'è chi parla di condizioni decisamente migliorate per cui da oggi in poi si tenterà il risveglio di Michael, verificando se il cervello è in grado di gestire le funzioni vitali, di farlo respirare autonomamente. Altri invece sostengono che i tentativi di svegliarlo sono già iniziati e che Schumi reagisce bene».

Si vedrà. Intanto però il giallo sulle reali condizioni resta. Perché un paio di giorni fa si raccontava di tentativi di risveglio falliti e ora l'esatto contrario. A creare ancor più mistero le parole secche rilasciate ieri dalla manager del pilota e portavoce della famiglia, Sabine Kehm: «Insisto nuovamente sul fatto che ogni dichiarazione riguardante lo stato di salute di Michael che non proviene dall'equipe medica che lo ha in cura o dal suo management non è altro che speculazione. Ripeto: noi non commenteremo alcuna speculazione».

E però è proprio a questa secca smentita che ci dobbiamo attaccare, perché la Kehm e il clan Schumacher questo direbbero comunque e sempre così come facevano ai tempi in cui Michael correva. Un'ossessione per la privacy figlia del bisogno del campione di vivere, nonostante tutto, una vita normale. Un'ossessione che in un dramma come questo diventa ancor più comprensibile, una priorità, quasi qualcosa di scaramantico. Anche perché la moglie, Corinna, va protetta da qualsiasi ritorno dei media a Grenoble visto che fa avanti e indietro tutti i giorni con il proprio Suv dal lago Lemano, in Svizzera, dove hanno residenza e dove i figli vanno a scuole. Ogni giorno entra dal garage di servizio dell'ospedale e ogni sera riparte.

Fin qui il mistero sul risveglio di Schumacher. Un giallo a cui va necessariamente ad aggiungersi una coltre di incertezze legate a come sarà Michael in caso di risveglio. Perché lo schiacciamento subito dal cervello, quello più grave, all'emisfero sinistro che controlla i movimenti della parte destra del corpo ma anche i centri della parola, può aver provocato danni devastanti. Ecco perché chi è passato da un dramma in parte simile come l'amico Felipe Massa ripete a tutti «lo rivoglio com'era prima, che possa vivere come prima».

 

 

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