raffaele pernasetti

ROMANZO CRIMINALE, 50 ANNI DOPO – RAFFAELE PERNASETTI DETTO “ER PALLETTA”, STORICO ESPONENTE DELLA BANDA DELLA MAGLIANA ARRESTATO INSIEME AD ALTRE 12 PERSONE PER SPACCIO E PER ESSERE IL MANDANTE DI UNA GAMBIZZAZIONE, GESTIVA “LA BATTERIA DEL TRULLO” INSIEME A MANUEL SEVERA, SOPRANNOMINATO “IL MATTO” – I DUE AVEVANO MESSO IN PIEDI UN’ORGANIZZAZIONE STRUTTURATA, CON TANTO DI “RIUNIONI” CON I PUSHER, MULTE E “PREMI” PER CHI VENDEVA PIÙ DROGA – IL 76ENNE PERNASETTI GARANTIVA CONTATTI CON NARCOTRAFFICANTI E AMBIENTI IN ODOR DI SERVIZI SEGRETI, SFRUTTANDO LA SUA REPUTAZIONE, MENTRE SEVERA FACEVA IL RESTO – IL SISTEMA È CROLLATO DOPO CHE I CARABINIERI HANNO TROVATO GLI APPUNTI DI SEVERA, CHE…

1 - BANDA DELLA MAGLIANA, ARRESTATO IL BOSS RAFFAELE PERNASETTI: SMANTELLATA LA BATTERIA DEL TRULLO

Estratto dell’articolo di di Andrea Ossino, Giuseppe Scarpa per www.repubblica.it

 

ARRESTO DELL EX BOSS DELLA BANDA DELLA MAGLIANA RAFFAELE PERNASETTI

Caratura criminale, prestigio, contatti con narcotrafficanti di primo livello e ambienti opachi in odor di servizi segreti erano garantiti da Raffaele Pernasetti, “Er Palletta”, 76 anni e alle spalle cinquant’anni di malavita, su piazza da quando, insieme a Franco Giuseppucci, Maurizio Abbatino, Enrico De Pedis e altri, aveva fondato la Banda della Magliana. A tutto il resto, però, pensava Manuel Severa, “Il Matto”, […] capace di gestire un’organizzazione che dominava le piazze di spaccio del Trullo, di Corviale e della Magliana.

  

Fino a questa mattina, quando i carabinieri del Nucleo Investigativo, coordinati dai pm Antimafia della procura di Roma, sono entrati in azione. Nove persone in carcere, quattro ai domiciliari e trentatré indagati, alcuni dei quali erano già stati giudicati separatamente. “Ritorno al crimine” è stata chiamata l’operazione, perché ricorda la commedia in cui tre amici trovano un portale spazio-temporale e si ritrovano davanti a Renatino De Pedis.

 

BLITZ ANTI DROGA DEI CARABINIERI A ROMA

Severa ha commissionato delitti e spedizioni punitive, ideando un sistema di multe, premi al miglior dipendente e rifornimenti unico nel panorama romano. Gestiva un’azienda, con tanto di call settimanali per parlare dell’andamento delle piazze. […] Il sistema è crollato quando i suoi appunti sono stati ritrovati, e le persone da lui vessate hanno iniziato a parlare. Così i pm Mario Palazzi e Carlo Villani hanno ricostruito ogni cosa.

 

Tra gli indagati ci sono vecchie glorie della Banda della Magliana come Pernasetti – arrestato anche come mandante di una gambizzazione mafiosa – e importanti nomi del panorama criminale attuale: Marco Casamatta, Stefano Frignani, Alessandro Corvesi, Alessandro Capriotti e molti altri.

 

È indagando su “un gruppo attivo nel quartiere San Basilio, con a capo Marando Rosario, esponente della famiglia di ‘ndrangheta di Platì”, che i pm risalgono a Pernasetti e quindi a “un’associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti operante, in particolare, nel quartiere Trullo di Roma”. In pratica l’ex generale della Magliana si occupava di rifornire la banda di Severa.

 

Prima, secondo un pentito, da narcotrafficanti colombiani, poi da Alessandro Corvesi, ex calciatore che dalle fila della Primavera della Lazio è finito al fianco degli uomini della batteria di Ponte Milvio di Diabolik e degli scagnozzi del sanguinario boss albanese Elvis Demce. […] Il resto lo faceva Manuel Severa, “Il Matto”.

  

RAFFAELE PERNASETTI DETTO ER PALLETTA

Tutto era organizzato nel dettaglio, con metodi innovativi. Riforniva tante piccole piazze utilizzando “capsule per medicinali per confezionare le dosi”, è scritto negli atti. Un pentito dice: “C’aveva il macchinario per le capsulette… È partito a 20 euro all’inizio per far invoglia’ la gente. Poi dopo è salito a 30, poi 35… poi dopo, se uno ne voleva due, pagava 50. Ogni capsula da 0,4, che però era tagliata con mannite, non era proprio di grandissima qualità”.

 

Il suo impero dal Trullo si estendeva fino al Corviale e poi alla Magliana. Il controllo era capillare: “Il Trullo si doveva muove’ solo per lui… Lui aveva preso proprio il Trullo… Sì, infatti parecchi erano spariti, parecchi non vendevano più… Lì potevano vende’ solo per lui o sennò li mandava proprio via dal Trullo. Chiunque gli diceva di no, o gli menava”, continuano i collaboratori.

 

Dopo essere uscito dal carcere, Il Matto aveva atteso la scarcerazione del socio, Simone Di Matteo. Poi si era imposto al Trullo. L’impero si era esteso fino al Corviale e poi alla Magliana. “Ma per me si voleva pure allarga’ da altre parti, tipo San Basilio”. I pusher venivano retribuiti con la droga, in percentuale alle vendite. “Il gruppo guadagnava circa 40, 50 mila euro a settimana”.

 

 Ed era affiatato: “Noi siamo una famiglia ormai proprio di quelle… hai capito quando stai dentro… Qualsiasi problema te e la famiglia ci stiamo sempre… non è facile crearle con questa mondezza che gira adesso di gente…”. Prendevano la droga a Civitavecchia, la lavoravano in un laboratorio a Montecucco, giravano con auto noleggiate all’aeroporto di Fiumicino e parlavano con cellulari dotati di app criptate che andavano cambiati frequentemente. Altrimenti scattavano le multe.

 

BLITZ ANTI DROGA DEI CARABINIERI A ROMA

 Se non acquistavano la droga solo da lui o se non vendevano abbastanza, Severa applicava delle multe da 100 euro a 500 euro. Anche se non cambiavano il telefono tutti i mesi, a loro spese venivano puniti con 250 euro di multa. C’era una sanzione per ogni cosa. Comunicare tutti i giorni, tenere il telefono attivo, parlare fuori luogo, essere in ritardo: andavano dalle 100 alle 500 euro. E chi si ribellava: “lo scanno come un maiale”.

 

Erano previsti anche premi per le maggiori vendite o semplicemente per la loro maggiore partecipazione al sistema. Severa aveva stilato un vero e proprio codice comportamentale, con regole disciplinari. E poi c’erano le riunioni aziendali: “pretendeva che tutti si collegassero in una sorta di riunione virtuale in cui commentava l’andamento dello spaccio. Se qualcuno non si collegava veniva multato”. […]

 

I carabinieri però hanno trovato ogni cosa e hanno scoperto anche che il gruppo aveva cercato di uccidere un uomo. È vivo per un errore dei killer: “andiamo, spara, non parte il colpo… All’inizio si inceppa, poi quando lui scende dalla moto e lo insegue, riesce a caricare due colpi, gli spara due colpi, ma non lo attinge e nel frattempo lui riesce a scappare saltando da un giardinetto all’altro…”. L’ennesimo crimine contestato adesso dal pool di pm che si occupano di mafia.

 

2 - CHI È RAFFAELE PERNASETTI: IL RITORNO IN CARCERE DI “ER PALLETTA” DELLA BANDA DELLA MAGLIANA

banda della magliana

Estratto dell’articolo di Andrea Ossino, e Giuseppe Scarpa per www.repubblica.it

 

Fondatore storico della Banda, amico e braccio armato di Renatino De Pedis, figura che ha ispirato “er Botola” di Romanzo Criminale. Pernasetti torna sotto indagine dalla Dda per spaccio e in qualità di mandante per una gambizzazione

 

[…] Pernasetti, oggi 76 anni, non ha mai davvero lasciato il quartiere dove tutto è cominciato, “core de Roma”. E soprattutto — per i pm della Dda Carlo Villani e Mario Palazzi — neppure l’antico mestiere. Coca e sangue sulla Città Eterna: al Trullo, Corviale e Magliana le dinamiche criminali che fanno capo a “Er Palletta”, a quasi mezzo secolo dalla nascita della banda, non sembrano cambiate. Così l’immagine del gangster scolpita in Romanzo Criminale con la figura di “Er Botola” continua a vivere nella realtà, oltre la fantasia di romanzieri e sceneggiatori.

 

renatino de pedis

Nelle carte della nuova inchiesta dell’antimafia torna come protagonista. Non più uomo da prima linea, non più esecutore materiale, ma — ricostruiscono i carabinieri del nucleo investigativo di via In Selci — come mandante. Il passato si aggancia al presente senza soluzione di continuità. Contatti, credibilità, capacità di muoversi nel crimine romano. Un capitale ancora spendibile. Anche quello — a quanto pare — con gli apparati. I servizi, le “barbe finte”, i canali opachi. La Magliana ci aveva costruito sopra una parte della sua forza. E dagli atti di questa inchiesta emerge il sospetto che “Er Palletta” continuasse a ricevere informazioni su indagini in corso.

 

Così, mentre molti suoi coetanei si godono la pensione, il suo smalto resta intatto, come i gradi da alto ufficiale della mala capitolina. Per questo viene indicato nel marzo 2024 come mandante di una gambizzazione e come figura che avrebbe rifornito una rete di narcotrafficanti legata a Manuel Severa.

 

In mezzo, in tutti questi anni, c’è stata la giustizia: le accuse di diversi omicidi, i quattro ergastoli in primo grado ai tempi della Banda, poi le assoluzioni in appello per tre fatti di sangue. Nel 2002 si consegna, poi la semilibertà — anche dietro ai fornelli del ristorante di famiglia al Testaccio — fino all’indulto e alla libertà definitiva nel 2016. […]

massimo carminatimaurizio abbatinoomicidio de pedis

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