SAN MARINO COME ATENE: RIVOLTA CONTRO LA “SUPERTASSA”, PARLAMENTO ASSEDIATO, POLITICI PRESI BOTTIGLIATE, URLA E SPUTI

Gabriele Villa per IlGiornale.it

La frittata è fatta. Lo si capisce dalle decine di uova spiaccicate sui vetri del Palazzo Pubblico che hanno lasciato un segno indelebile. La rivolta dei sammarinesi contro il loro Parlamento.

Le urla, gli spintoni, i contusi. C'è di che allarmarsi visto che è dal 1463, anno in cui gli armigeri del Monte Titano sconfissero in battaglia il signore di Rimini, Sigmundo Pandolfo Malatesta, che non si assisteva ad un simile casen, come dicono da queste parti, per sottolineare un notevole scompiglio.

Secoli di pace e di tranquillità che si sbriciolano, in una giornata di rabbia, per colpa delle tasse. E che tasse: la riforma fiscale che il governo della lillipuziana Repubblica è in procinto di varare prevede aumenti delle imposte a carico dei lavoratori dipendenti da tre a sei volte l'importo attuale. E poi la patrimoniale e poi ancora lacci e laccioli che fanno quasi venir voglia di rivarcare il confine di Stato e mettere i soldi al riparo in Italia, detto tutto.

Fatto sta che avant'ieri oltre cinquemila persone, hanno invaso piazza della Libertà, meglio conosciuta, dal Medioevo in poi, come il «Pianello», nella quale si erge il Palazzo Pubblico. Dentro era riunito (ma sarebbe meglio dire asserragliato) il Consiglio grande e generale, il parlamento sammarinese, che da lunedì 16, cioè oramai da dieci giorni, cerca di uscire nel meno disastroso dei modi da questa riforma fiscale.

E che intanto avant'ieri, per uscire - nel vero senso della parola - e sfuggire ai pugni, agli sputi, alle uova e alle bottiglie che i manifestanti lanciavano, ha dovuto imboccare una strada che non si percorreva da qualche centinaio d'anni. Infilarsi cioè nel misterioso tunnel segreto - un passaggio storico - scavato sotto il Palazzo Pubblico che raggiunge la sede del ministero dell'Interno.

Fatto sta che al grido di «Siamo arrivati e siamo tantissimi», mai, a memoria d'uomo e anche di statue locali, uno sciopero generale (indetto dalla Csu, il sindacato di San Marino) richiamò così tanta popolazione nella pubblica piazza. Per l'invidia di Epifani e soci. Complimenti, complimenti davvero.

Ricostruiamo la dinamica con l'aiuto di un gendarme ciarliero: «In mattinata un gruppo di manifestanti ha tentato di sfondare il cordone di sicurezza della gendarmeria schierata davanti a Palazzo Pubblico. Una cinquantina di persone hanno iniziato a spingere contro il portone per entrare nella sede del Consiglio, lanciando fumogeni e uova.

All'interno le guardie di Rocca e noi della gendarmeria in tenuta antisommossa abbiamo fatto muro impedendo loro di entrare ma ci sono stati molti momenti di panico all'interno di Palazzo, specialmente quando da una porta secondaria è entrato del fumo denso perché fuori alcuni manifestanti avevano appiccato il fuoco ad alcuni cartoni e acceso un fumogeno».

Fatto sta che appena la tensione si allenta molti membri della maggioranza preferiscono lasciare Palazzo Pubblico attraverso il tunnel segreto, mentre altri consiglieri escono da una porta laterale evitando i manifestanti.

E qualcun'altro invece non sfugge al castigo della folla inferocita che quasi quasi li vorrebbe decapitare come accadde a Maria Antonietta, che, peraltro, pare nutrisse grande ammirazione per la neutralità di San Marino. Bilancio: un ex consigliere del Psd, Denise Bronzetti, viene raggiunta da una bottigliata in testa mentre spintoni, sputi e frasi poco gentili fioccano su altri due consiglieri Upr di minoranza, Marco Podeschi e Giovanni Lonfernini.

«Scene dell'altro mondo, i nostri colleghi della Gendarmeria hanno fatto fatica a tenerli a bada», commenta, a denti stretti, una delle Guardie del Gran Consiglio quelle, in alta e storica uniforme, con cui i turisti fanno a gara per farsi fare le foto, per intenderci. «E domani hanno annunciato una nuova battaglia», gli fa eco il collega, mentre abbraccia, solo per dovere di ospitalità, naturalmente, una giovane ucraina che vuole farsi ritrarre in sua compagnia nel loggione del «Pianello».

Inutile nascondercelo la tensione nell'aria è palpabile. E anche la preoccupazione. È preoccupato Paolo Fazzardi, titolare della profumeria in Contrada dei Fossi: «Qui vogliono salassarci, chissà che cosa succederà».

È preoccupata la gentile Ambra, in servizio permanente effettivo al ricevimento del Grand Hotel San Marino: «Io sono l'esempio tipico della lavoratrice dipendente che rischia la supertassa, e quindi di venire supertartassata». Siamo solo all'inizio, sembra incitare in un austero ritratto Domenico Maria Belzoppi, eroico Capitano Reggente del passato sammarinese. Alle armi, dunque. Anzi, alle alabarde.

 

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