ponte sullo stretto

LA SAPETE L’ULTIMA SULL’INUTILE PONTE DI MESSINA? ORA LO STATO FA CAUSA ALLO STATO! - LA SOCIETA’ CONCESSIONARIA “STRETTO DI MESSINA”, CHE PER L’81,85% E’ IN MANO ALL’ANAS, CHIEDE UN INDENNIZZO DI 325 MILIONI PER LA MANCATA REALIZZAZIONE DELL’OPERA - ECCO QUANTO CI E’ COSTATA (E COSTERA’) LA CAZZATA DEL PONTE

RENZI - IL PONTE DELLO STRETTORENZI - IL PONTE DELLO STRETTO

Sergio Rizzo per il “Corriere della Sera”

 

Ci dev' essere un virus che infetta la nostra burocrazia. Così potente da arrivare a mettere lo Stato contro lo Stato davanti a un giudice dello Stato. Per averne la prova è sufficiente leggere l' ultima relazione della Corte dei conti sulla vicenda forse più incredibile che abbia attraversato gli ultimi quarant' anni di storia italiana: quella del ponte sullo Stretto di Messina. Morto, sepolto e resuscitato a più riprese, era stato riesumato da Matteo Renzi. Uscito di scena lui, è tornato serenamente nel sepolcro nel quale l' aveva spedito Mario Monti. Ma il cadavere continua a puzzare.

PONTE SULLO STRETTOPONTE SULLO STRETTO

 

L' INDENNIZZO

Si racconta, infatti, nelle 67 pagine di quella relazione che descrive il groviglio dei contenziosi in cui siamo precipitati, perfino di una causa giudiziaria che oppone la società Stretto di Messina allo Stato italiano. Nella quale la concessionaria già incaricata della realizzazione del ponte, chiede un indennizzo di 325 milioni 750.660 euro. Più un eventuale risarcimento. La ragione? «Il pregiudizio - sottolinea la stessa società - scaturente dalla mancata realizzazione dell' opera, indotta dal venir meno della convenzione di concessione».

 

La richiesta di indennizzo è stata presentata al ministero delle Infrastrutture, sottolinea la Corte dei conti, ancor prima della messa in liquidazione della Stretto di Messina. E da allora non c' è stato verso di farle cambiare idea. A quanto pare, anzi, non ci hanno nemmeno provato. Scrivono i giudici contabili: «Non risultano iniziative intraprese dal ministero, oltre quelle di resistenza in sede giudiziaria, al fine di superare il contrasto con la concessionaria. Nell' adunanza del 24 novembre 2016 la posizione conflittuale delle parti si è confermata ancora una volta».

Il progetto del Ponte sullo StrettoIl progetto del Ponte sullo Stretto

 

Sarebbe uno dei tanti episodi legali in cui l' amministrazione pubblica finisce invischiata per non aver rispettato i patti. Se non fosse per un particolare: che la società Stretto di Messina è dello Stato italiano, esattamente come il ministero delle Infrastrutture e Trasporti. Il suo capitale è per l' 81,85% in mano all' Anas, la società pubblica delle strade, e il restante 18,15% è suddiviso fra le Ferrovie dello Stato italiane (13%), la Regione Calabria (2,575%) e la Regione siciliana (2,575%). Dunque è lo Stato che fa causa allo Stato.

 

I COSTI SOSTENUTI

Ma c’è di più. E cioè che la Stretto di Messina è già costata per il suo mantenimento in vita e le progettazioni, i 300 e passa milioni richiesti ora come indennizzo. Denari, precisa la Corte dei conti, versati con «gli aumenti di capitale deliberati nei precedenti esercizi e finanziati esclusivamente con risorse pubbliche». I soldi chiesti, dunque, sono stati già abbondantemente pagati. E pagarli di nuovo costituirebbe quindi «una mera duplicazione di costi, con ulteriore aggravio sui saldi di finanza pubblica».

 

PONTE SULLO STRETTOPONTE SULLO STRETTO

Una situazione surreale, nella quale com'è del tutto evidente, i contribuenti possono soltanto rimetterci ancora più soldi. Oltre a quelli chiesti dal general contractor Eurolink: circa 700 milioni, di cui 301 per le spese sostenute e 329 per danni. C'è poi la causa con il project management consulting, l'americana Parsons Transportation, che rivendica 90 milioni. Quindi quella con il monitore ambientale, per cifre più modeste (dell' ordine del milione).

 

LIQUIDAZIONE IN RITARDO

Già ballano, dunque, 800 milioni. Senza contare, ovviamente, spese legali che immaginiamo astronomiche, il tempo perso, il costo delle insidie burocratiche e i denari necessari per mantenere la liquidazione in vita. E qui si apre un altro bel capitolo. La società Stretto di Messina è stata messa infatti in liquidazione il 15 aprile 2013 dal governo di Enrico Letta, affidando l'incarico a un pezzo da novanta della burocrazia: Vincenzo Fortunato, ex capo di gabinetto di Giulio Tremonti. Ma con una legge che stabiliva una durata tassativa della procedura. Un anno preciso.

ponte stretto 1ponte stretto 1

 

Questo per evitare le lungaggini che sempre accompagnano le liquidazioni con l' obiettivo di mantenerle in vita più a lungo possibile. Ebbene, quell' anno è scaduto da quasi tre e siamo ancora a carissimo amico. Con la società che dal 2013 al 2015 è costata poco meno di 13 milioni. Considerando i tempi con cui procedono le liquidazioni in questo Paese, il rischio che la faccenda vada avanti ancora per svariati anni è molto consistente.

 

Tanto che la Corte dei conti, nell' evidenziare questa anomalia, non può fare a meno di sollecitare a darsi una mossa. Senza trascurare la necessità di «un' incisiva iniziativa da parte delle strutture ministeriali affinché si riapproprino delle proprie competenze». Già, perché è stata eliminata anche la struttura del ministero che seguiva l' operazione. Il risultato è che ora si naviga a vista. Mentre gli unici che ci vedono bene sono coloro che hanno tutto l' interesse a incassare e quelli che vorrebbero far durare il più possibile questa assurda agonia.

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