massimo fini giocatore d'azzardo

"SE UNO VUOLE ROVINARSI È UN SUO DIRITTO" – MASSIMO FINI RACCONTA IL SUO VIZIETTO CON IL GIOCO D'AZZARDO E LODA POKER, ROULETTE E SLOT MACHINE: “È UN DIRITTO CIVILE. DI LIBERTÀ" - "IL GIOCATORE, INCONSCIAMENTE, VUOLE PERDERE. PER MOVIMENTARSI LA VITA. IN QUESTO SENSO PUR ESSENDO STATO AL POKER IL 'NUMERO UNO', IO NON SONO STATO UN VERO GIOCATORE: VOLEVO VINCERE” – “NELL’AMBIENTE DEL GIOCO UN RENZI NON AVREBBE AVUTO SCAMPO. IL BARO È L’ESATTO CONTRARIO DEL POKER PERCHÉ NE RIFIUTA L’ALEA. MA PRIMA O POI...” - I VIAGGI A CAMPIONE D'ITALIA E L'AMICO FINITO SUL LASTRICO

Estratto dell'articolo di Massimo Fini per “il Fatto quotidiano”

 

MASSIMO FINI GIOCATORE D'AZZARDO - MEME

Sul Corriere del 12 agosto Mauro Magatti fa un’intemerata contro il gioco d’azzardo segnalandone […] i danni sociali ed economici. Ma il gioco d’azzardo non ha nulla a che fare con l’economia. Riguarda piuttosto la psicologia. Negli anni Sessanta in una Milano più semplice non esisteva quasi un bar che non avesse un retrobottega dove si giocava d’azzardo: ramino pokerato, tressette, tressette ciapa no.

 

A nessun pulotto veniva in mente di ficcare il naso. Sulla strada si giocava a dadi. C’erano poi bische clandestine mascherate da insospettabili circoli culturali. Mi ricordo che al Circolo Napoli, o qualcosa del genere, nel centro di Milano, c’era un “retrobottega d’azzardo” in cui giocavano il Procuratore generale e famosi giornalisti.

 

massimo fini

La media borghesia non giocava nei bar o sulla strada ma in casa. Giocava a poker. Il vecchio poker d’antan dove le qualità del giocatore dovevano essere la psicologia e la “presenza al tavolo” […] e non l’odioso Texas hold’em basato sostanzialmente sulla matematica.

 

A casa mia, per moltissimi anni, si sono giocate grandi partite. Mia madre, russa, tollerava. I russi sono attratti dal gioco d’azzardo, non a caso si parla di “roulette russa”, e comunque a testimoniare c’è Dostoevskij non tanto per aver scritto Il giocatore ma perché sperperava i guadagni di ‘scrittore d’appendice’ frequentando tutti i Casinò d’Europa. […]

 

Io comunque, più modestamente andavo a Campione d’Italia, l’unico casinò che è riuscito a fallire. […] Le imperscrutabili leggi del Caso vogliono che la prima volta che vai a giocare in un casinò tu vinca. E questo è un amo fatale. Mi ricordo di “monsieur douze”. Questo monsieur douze era un uomo sulla cinquantina, sposato, con due figlie, dirimpettaio di scrivania del mio amico Diego.

 

gioco d'azzardo

Quest’uomo guardava con stupore e mal celata disapprovazione Diego vedendolo sperperare la sua vita al gioco. Ma una volta, lo convincemmo […] a seguirci a Campione. Giocavamo alla roulette, il meno predatorio dei giochi da casinò, rispetto per esempio allo chemin de fer perché il banco tiene per sé una percentuale abbastanza bassa.

 

Dopo meno di mezz’ora il nostro amico aveva perso tutto quello che si era portato dietro. Venne a chiederci dei soldi. Glieli demmo. Ma dopo un’altra mezz’ora aveva perso anche questi. Ci chiedeva altri quattrini. Io e Diego, improvvisamente saggi, gli dicemmo di lasciar perdere. Ma venendo via e dirigendoci al vestiario lui alla disperata raccattò una fiche a caso su un tavolo.

 

 

CASINO Campione d’Italia

Fummo raggiunti da un valè che, ignorando me e Diego, si rivolse al nostro amico dicendogli “È lei che ha giocato il numero 12?”. Il nostro amico impallidì temendo che la giocata non fosse valida, invece il valè ci condusse al tavolo della roulette dove sopra il numero 12 c’era una montagna di fiches.

 

La regola infatti vuole che, se non hai dato disposizione contraria, la fiche originaria rimanga sul tavolo. Quindi il nostro amico non recuperò solo i soldi che aveva perso, ma si ritrovò con un bel malloppo. Lasciò la moglie e le “bambine”, lasciò l’azienda e si comprò una residenza lussuosa.

 

massimo fini

Quando andavo a Campione “monsieur douze”, così ormai era chiamato da tutti perché giocava solo il 12 e i suoi ‘vicini’, non mi salutava quasi. Ci furono alcuni mesi in cui per motivi di lavoro non potei andare a Campione. Ci tornai con Diego. In macchina gli chiesi “Che ne è di monsieur douze?” “Rovinato!”. Aveva perso il lavoro, la casa, la famiglia, tutto.

 

[…] Il debito di gioco è un “debito d’onore”. Non onorarlo, come dice la parola stessa, significa perdere l’onore. C’è chi in passato ha perso grandi fortune e pur vendendo ville, appezzamenti e imprese, non è riuscito a “onorare il debito”. Allora ha preferito suicidarsi.

 

[…] Nell’ambiente del gioco un Renzi non avrebbe avuto scampo. Il baro. Naturalmente a poker si incontrano un’infinità di bari. Il gioco lo permette. Il baro è l’esatto contrario del gioco del poker perché ne rifiuta l’alea.

 

massimo fini

Ma prima o poi il baro viene sgamato. Una volta fui io a smascherarlo. C’era un certo Di Silvio, soprannominato in seguito il “barone Di Silvio” che utilizzava questo metodo. La tornata prima che fosse lui a dare le carte si asteneva.

 

Poi, mescolava le carte e ravanando fra quelle scartate dagli altri giocatori (cosa che non si potrebbe fare, ma di fatto si fa) si costruiva un punto forte e ne affibbiava uno solo di poco meno forte ad un altro dei giocatori. Una volta dissi: “Giù le carte, scommettete che Di Silvio ha in mano un punto forte e un altro di noi uno quasi altrettanto forte ma un po’ meno?”.

 

gioco d'azzardo

C’è una cosa che chi non ha frequentato il gioco d’azzardo non sa. Il giocatore, inconsciamente, vuole perdere. Per movimentarsi la vita. In questo senso pur essendo stato al poker il “numero uno” come possono confermare alcuni testimoni del tempo, io non sono stato un vero giocatore: volevo vincere.

 

Qualcuno consiglia di giocare “in modo responsabile”. Nel gioco d’azzardo la responsabilità non esiste altrimenti tu non andresti incontro a sicure sconfitte, alla roulette, allo chemin, al black jack, perché è troppo impari la percentuale della cagnotta a favore del casinò.

massimo fini

 

Infine. Se uno vuole rovinarsi al gioco è un suo diritto. È proprio di una cultura cattolica quella di voler salvare chi vuole farsi del male da solo. Rovinarsi con le proprie mani è, oso dire, un diritto civile. Un diritto di libertà. Non siamo nel Medioevo quando si puniva il suicida.

gioco d'azzardoCASINO Campione d’Italia

MASSIMO FINI

gioco d'azzardo

massimo fini

MASSIMO FINImassimo fini vittorio feltri

Ultimi Dagoreport

vetrine rotte maranza giorgia meloni youssef siher

DAGOREPORT - A GUARDARE I TIGGÌ RAISET, E LEGGERE I GIORNALONI PRO-MELONI, CON IL FERMO DI YOUSSEF SIHER L’ITALIA HA RISOLTO TUTTI I SUOI PROBLEMI: “MARANZA” SCONFITTI, ADDIO SACCHEGGI! - OVVIAMENTE È UNO SPECCHIETTO PER GLI ALLOCCONI: LA SENSAZIONE È CHE SIHER, CHE ERA NEL CASSETTO DEI SERVIZI DA TEMPO, ABBIA COLTO AL VOLO L'OCCASIONE DI INFILARSI NELLA BOLGIA SOCIAL, PER MAGARI DIVENTARE IL LEADER DELLA ''RIVOLTA MARANZA'' - UNA "RIVOLTA" CHE, GUARDA IL CASO, HA "COPERTO" LE PROTESTE NEL SUD DEI TIR PER IL CARO-BENZINA E I SUPERMERCATI MEZZI-VUOTI – LA DESTRA “ORDINE E SICUREZZA” È AL GOVERNO DA QUATTRO ANNI, AVREBBE DOVUTO PREVENIRE GLI SCONTRI DI MILANO, NON INTERVENIRE A VETRINE SFASCIATE - SORGI: “SE NON VOGLIAMO RITROVARCI COME LA FRANCIA CON LE SUE PERIFERIE INGOVERNABILI, BISOGNA CHE ACCANTO ALLA MACCHINA DELL'ORDINE PUBBLICO SE NE MUOVA UN'ALTRA CAPACE DI INTERVENIRE NELLA SOCIETÀ PER AFFRONTARE LA GRANDE CRISI SOCIALE...”

cateno de luca luigi marattin sindaci d italia giorgia meloni

DAGOREPORT – MARATTIN S-CATENATO! IL DEPUTATO EX RENZIANO POTREBBE APPRODARE NEL CENTRODESTRA ATTRAVERSO IL MOVIMENTO DI CATENO DE LUCA, EVITANDO COSI’ DI DOVER RACCOGLIERE SEIMILA FIRME A COLLEGIO PER PRESENTARSI ALLE PROSSIME ELEZIONI – L’INCONTRO TRA MARATTIN E DE LUCA IN UN RISTORANTE DI ROMA NORD – GIORGIA MELONI DOVREBBE ESSERE PRESENTE ALLA CONVENTION DELLA PROSSIMA SETTIMANA DI “NORD CHIAMA SUD”, CHE CAMBIERA’ NOME E SIMBOLO: DIVENTERÀ “SINDACI D’ITALIA”, PER FARE CONCORRENZA AL MOVIMENTO CIVICO DI ALESSANDRO ONORATO –  “SCATENO” È PRONTO AD ACCOGLIERE ANCHE I LEGHISTI NON “BLINDATI” DA SALVINI – VERSO UNA LISTA UNICA FORZA ITALIA-NOI MODERATI. LA MELONI “TIFA” TAJANI, CONSIDERATO PIU’ AFFIDABILE DI OCCHIUTO…

marine le pen giorgia meloni vannacci

DAGOREPORT - GIORGIA D'ARABIA, PRIMA DI DECOLLARE PER IL SUO BLITZ IN KUWAIT (A CACCIA DI PETROLIO, GAS E INVESTIMENTI), AVREBBE ANNUNCIATO AI "FRATELLINI" DELLA FIAMMA: SI VOTA A MAGGIO! - RINGALLUZZITA DAI DECRETINI SICUREZZA E DAL PUGNO DI FERRO CONTRO I MARANZELLI IN RIVOLTA, RASSICURATA DAI SONDAGGISTI "AMICI" CHE DANNO FDI AL 29% E IMPANTANATA LA MARCIA SU ROMA DI ROBERTO VANNACCI, ALLA DUCETTA NON CONVIENE ASSOLUTAMENTE DI STARE TROPPO CON LE MANI IN MANO - IL VOTO IN ESTATE È ESCLUSO: CON LE VACANZE CHE DIVENTANO UN MIRAGGIO E IL PORTAFOGLI VUOTO, MEJO EVITARE - PEGGIO ANCORA LE URNE A OTTOBRE, CON UNA FINANZIARIA DAVANTI - INOLTRE, BISOGNA SCHIVARE CHE L'INTERNAZIONALE PUTINISTA BY LE PEN-AFD SI PRENDA L'EUROPA - LA NUOVA ATTITUDINE SECURITARIA CHE HA PORTATO MELONI A FARE L'ENDORSEMENT ALL'AMAZZONE LEGHISTA SILVIA SARDONE A MILANO... - VIDEO!

mentana cairo

FLASH – PRENDETE I POPCORN: IL 9 NOVEMBRE CI SARÀ LA RESA DEI CONTI FINALE TRA URBANO CAIRO E ENRICO MENTANA – IL PROPRIETARIO DI LA7 E IL COMPAGNO DI FRANCESCA FAGNANI TROVERANNO L’ACCORDO, COME FANNO OGNI ANNO DOPO IL SOLITO TEATRINO DI CHICCO, OPPURE QUESTA VOLTA SANCIRANNO IL LORO DIVORZIO UNA VOLTA PER TUTTE? MENTANA CI È ANDATO GIÙ DURO IN DIVERSE OCCASIONI, DOGLIANDOSI A DOGLIANI DEL RADICAL-SINISTRISMO DELLA RETE: “È UNA TV ANTI-MELONI”. NON AVENDO TROVATO UNA POLTRONA ALTERNATIVA, FINIRÀ ANCHE STAVOLTA A TARALLUCCI E VINO?

carlo messina giorgia meloni

DAGOREPORT - GIORGIA MELONI NON SE LO ASPETTAVA DI FINIRE SBATTUTA COME UN UOVO DA CARLO MESSINA - DAVANTI ALLA RICHIESTA PER ULTERIORI 5 MILIARDI DI EURO A CARICO DEL SETTORE DEL CREDITO E ASSICURATIVO PER SOSTENERE LA MALCONCIA LEGGE DI BILANCIO 2027, IL CEO DI BANCA INTESA NON L’HA TOCCATA PIANO: “AVEVAMO UN ACCORDO TRIENNALE CON IL GOVERNO, IO CI HO CREDUTO” – LO SDENG DEL KAPPAO: "SE L’ESECUTIVO GIUDICA NECESSARIO RACCOGLIERE RISORSE AGGIUNTIVE PER LA MANOVRA, “ALLORA TUTTE LE AZIENDE CHE HANNO UTILI SUPERIORI A 500 MILIONI, POTRANNO CONTRIBUIRE” - BEN DETTO, CARLETTO: PERCHÉ PALAZZO CHIGI NON BATTE CASSA A ENEL, ENI, POSTE, FERRARI, LAMBORGHINI, LEONARDO, ETC.? INSOMMA, CARA GIORGIA, “DEVE ESSERCI RISPETTO RECIPROCO” - MICA È FINITA. MESSINA NON DEVE AVER DIMENTICATO NÉ TANTOMENO GRADITO L’INTERVENTO A PIEDI GIUNTI DELLA DUCETTA CONTRO LO SPEZZATINO DI MPS PROGETTATO DA INTESA - MA ORMAI L’UNICO OSTACOLO DI INTESA SI CHIAMA ANTITRUST. ANCHE SE MESSINA NON LA FINISCE DI SOTTOLINEARE CHE L’ACQUISIZIONE DELLA QUOTA DI GENERALI VA VISTA IN ‘’UN’OTTICA PURAMENTE FINANZIARIA’’, PRONTO ANCHE A DISFARSI DEL SUO 3,1% DEL LEONE, SARÀ L’ANTITRUST A DECIDERE SE INTESA, ANCHE COME ‘’SOCIO SILENTE” CHE STA FUORI DAL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE, CON LA SUA PRESENZA PUÒ ‘’CONDIZIONARE’’ O MENO IL SUO COMPETITOR NUMERO UNO DEL MERCATO ASSICURATIVO...