selvaggia lucarelli libano

MOGHERINI, SCÀNSATI! SELVAGGIA LUCARELLI VA IN VISITA A UN CAMPO PROFUGHI IN LIBANO E IL PRINCIPALE ORGANO DI INFORMAZIONE GIORNALISTICO DELL'OLP A RAMALLAH SCRIVE DI LEI E DELLA SUA MISSIONE!

Alberto Dandolo per Dagospia

 

Mentre le “Beatroci” Borromeo e le giornalistone radical-chic de' noantri non si sono mai davvero sporcate le mani con la questione medio - orientale, e si fanno fotografare con cartelli del tipo “bring back our girls” a uso e consumo della loro vanità, Selvaggia Lucarelli esce fuori dal coro.

 

selvaggia lucareli in libano (10)selvaggia lucareli in libano (10)

Sarà la sua ritrovata anima di sinistra (oggi il primo pezzo sul Fatto Quotidiano e a breve la sua partecipazione ad Anno Uno su La 7!), sarà che c'ha le palle, ma sta di fatto che due giorni fa è stata avvistata in Libano, precisamente a Saida (40 km da Beirut) con suo figlio Leon in uno dei campi profughi palestinesi più caldi del globo.

 

Era li' in missione per conto della Fondazione Internazionale Terre des Hommes (chi vi scrive ne segue l'ufficio stampa) per confrontarsi e per raccontare la complessa situazione in cui da anni versano i palestinesi in Libano e da qualche tempo anche i siriani -palestinesi.

 

Dopo questo pericoloso viaggio la sora Selvaggia ha scritto un post su FB che ha raccolto il consenso di 27 mila persone e con oltre 2000 condivisioni. Tanto che questa mattina il principale organo di informazione giornalistico dell'OLP a Ramallah sta scrivendo di lei e della sua missione. Non trascurando la eco mediatica da lei prodotta in Italia (alla faccia della Mogherini!). Ecco il racconto di Selvaggia Lucarelli dalla sua pagina fb:

bambini in un campo profughi in libano 4bambini in un campo profughi in libano 4

 

“Un mese e mezzo fa ho adottato una bimba a distanza. Mi ero ripromessa di andarla a trovare e di capire di più del posto in cui vive, un grande campo profughi palestinese in Libano, e della struttura in cui l'associazione Terre des hommes Italia la ospita per regalarle qualche ora al giorno da bambina normale, tra scuola e giochi e sorrisi di gente amica. Io e Leon siamo partiti giovedì per Beirut e siamo tornati oggi. Abbiamo conosciuto Fatmeh, la "nostra" bimba, anche se Fatmeh non sapeva chi fossimo ed è giusto così, perché nessuno lì dentro deve sapere di essere un po' meno sfortunato degli altri.

 

E non dico "più fortunato" perché di fortuna, in quei luoghi, non ne ho vista neanche un po'. Il campo profughi di Ein El Helweh (vicino Saida) è una specie di prigione a cielo aperto di due km per due, in cui vivono come sardine 100 000 palestinesi. Sono apolidi, non hanno una cittadinanza, non possono andar via, non possono fare molti dei lavori per cui hanno studiato (ai palestinesi in Libano non e' consentito fare 72 lavori, dal medico al giornalista all'avvocato), vivono in totale povertà, senza dignità e senza la speranza di un futuro migliore.

selvaggia lucareli in libano (16)selvaggia lucareli in libano (16)

 

Tanti bambini non studiano, molti non hanno neppure un paio di scarpe, vivono situazioni di disagio, privazioni, malattia e abusi sessuali. A tutto questo si aggiunge il dramma dei siriani. Ce ne sono un milione in Libano, scappati dalla guerra e dalla morte certa. 40 000 solo in quel campo, ma siamo andati a trovare anche alcuni di loro in una specie di baraccopoli sul Monte Libano.

 

Sono tante le cose che non dimenticherò. Le famiglie siriane che ci hanno accolto nelle loro baracche con quelle pareti di plastica, quelle baracche che col caldo diventano forni e col freddo celle frigorifere e che ci hanno offerto un te' anche se non hanno nulla. Uno dei loro bimbi malato di talassemia che sorrideva sempre, nonostante la febbre costante e l'assenza di medicine, perché in Libano l'assistenza sanitaria e' a pagamento. Una delle mamme siriane ha partorito un bimbo che è dovuto rimanere in un'incubatrice per un po' e ora ha 6000 dollari di debito.

bambini in un campo profughi in libano bambini in un campo profughi in libano

 

Non dimenticherò i bimbi siriani che lavoravano in un fazzoletto di terra, tutti insieme nel loro minicantiere, per costruirsi qualcosa che somigliasse a un parco giochi. Non dimenticherò la donna siriana, 26 anni e tre figli, che mi ha fatto entrare nella sua casa, una scatola in cui noi metteremmo le scope e in cui lei vive con tutta la famiglia. E poi le immagini del campo palestinese, la terra di tutti e di nessuno in cui la polizia libanese non entra (se non per sedare qualche tensione sparando dove capita) e dove la gente gira col fucile sotto braccio come fosse un borsello con gli spicci. Vedevo manifesti con immagini di ragazzi in giro per il campo.

 

"Chi sono?". "Dead ... A mistake". Ragazzi morti per sbaglio, per qualche colpo partito li' dentro . Non dimenticherò gli sguardi di Nur e Saima che mi ringraziavano per due braccialetti da niente che mi sono tolta per lasciarli a loro. Non dimenticherò Leon che mi dice "Mi sento a disagio" perché percepisce la sua fortuna e che poi tra gente armata e bandiere dell'isis neanche troppo nascoste, ha paura degli scarafaggi. Non dimenticherò quel ragazzo giovanissimo messo di guardia davanti alla casa di uno importante nel campo profughi che ci dice "Lascerei ora il mio fucile per venire in Italia".

 

selvaggia lucarelli e alberto dandoloselvaggia lucarelli e alberto dandolo

Non dimenticherò il senso di soffocamento e squallore del campo, i fili della luce (quando c'è ) che penzolano ovunque (muoiono fulminati continuamente), una specie di ragnatela disordinata e pericolosa sulle teste di adulti e bambini. Mi raccontavano che un ingegnere russo e' stato lì' per vedere "il sistema elettrico" e dopo un giro nel campo ha detto: "prima di oggi non credevo in Dio, ora si'".

 

Perché non puoi credere che 100 000 persone vivano così. Non dimenticherò i bambini nella bella "scuola" di Terre des Hommes, non dimenticherò i loro sorrisi, lo spettacolo con le marionette e io e Leon che ridevamo nel sentire i peluche che parlavano arabo. Non dimenticherò i loro sorrisi, nonostante tutto, e i grembiulini puliti sopra i vestitini troppo grandi o troppo piccoli e qualche sguardo lontano, di chi ha visto la morte e forse il suo sangue e la casa che brucia. Non dimenticherò le facce dure degli adolescenti, quelli in cui cerchi di scorgere la scelta che faranno, perché dopo aver visto tutto questo sai che per qualcuno sarà troppo facile convincerli che l'aldilà sia una prospettiva migliore.

bambini in un campo profughi in libano  3bambini in un campo profughi in libano 3

 

Ringrazio, di cuore, il meraviglioso Davide Davide Amurri di Terre des Hommes e l'anima di questo viaggio Alberto Dandolo ufficio stampa di Terre des Hommes Italia ma anche Wissam, Natalia, Jad, Nour, Meri, Enrico, Yasser per avermi accompagnata e aver permesso a me e a Leon di ricordarci quanto la vita sia una lotteria e in fondo il vero privilegio sia quello di nascere nel pezzo di mondo fortunato. Vi lascio con una galleria di foto che ho fatto e con la richiesta, se potete, di adottare un bimbo a distanza.

 

Magari palestinese o siriano, perché i bimbi palestinesi siriani e palestinesi sono un po' meno di moda di questi tempi, si trascinano la zavorra ingiusta di paure moderne o antichi pregiudizi storici e politici, ma ve lo garantisco, quando li guardi seduti sui banchi o su una montagnetta di terra in mezzo a rifiuti e qualche misero panni steso, sorridono come i nostri figli. 800130130 (numero per adozioni a distanza ) e informazioni qui:http://terredeshommes.it/donazioni/sostegno-a-distanza/”

bambini in un campo profughi in libano  bambini in un campo profughi in libano

 

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