valanga rigopiano

“RIVEDO QUEI VOLTI E MI SENTO IN DEBITO” - IL SENSO DI COLPA PER ESSERE SOPRAVVISSUTO DI GIAMPIERO PARETE, CUOCO A RIGOPIANO: “CI SONO DELLE NOTTI CHE NON RIESCO A DORMIRE, E MI RIVEDO QUEL CHE ABBIAMO VISSUTO, COME FOSSE UN FILM. CONTINUO A PENSARE A QUANDO STAVO IN OSPEDALE ED ERO CONVINTO CHE...”

Marco Imarisio per “il Corriere della Sera”

 

IL SALVATAGGIO DI UNA DONNA A RIGOPIANOIL SALVATAGGIO DI UNA DONNA A RIGOPIANO

La giornata che obbliga al ricordo sta per arrivare ma non sarà diversa da quelle che l'hanno preceduta. «È strano. All' inizio non ci pensavamo, gli psicologi ci avevano consigliato di non parlarne neppure tra noi. Nell' ultima settimana invece sta cominciando a venire fuori. Con mia moglie ci siamo seduti a questo tavolo e ne abbiamo discusso per la prima volta. E ho scoperto che lei non è mai stata in pena per me. Perché era convinta che ci fosse stato un crollo, che fosse caduto solo il tetto dove stavano loro. Sapeva che io non mi trovavo lì, i bambini erano con lei, quindi stava tranquilla. Ha capito cos'era davvero successo all'hotel Rigopiano solo quando i Vigili del fuoco l' hanno tirata fuori».

FABIO SALZETTAFABIO SALZETTA

 

Giampiero Parete parla piano e non vuole fotografie. «Sono andato in televisione una volta, ed è bastato. Non voglio mostrare la mia famiglia. Non dico che mi sento colpevole di essere ancora vivo, ma capisco che ci sono persone che possono chiedersi perché a noi è andata bene e ai loro cari invece no. Mi sento in difficoltà con queste cose. Io adesso ti sto parlando ma intanto provo quasi vergogna, anche se ingiustificata. Mi stanno aiutando. Non è facile».

RIGOPIANORIGOPIANO

 

Dalla stanza accanto arrivano le voci dei suoi bambini. Adriana si affaccia per un breve saluto. Quando sono tornati a casa avevano consigliato a entrambi di tornare subito a lavorare, che è il primo e forse unico modo per ricominciare. Sua moglie non ce la fa ancora. Lavora come infermiera in una clinica. «Per ora non se la sente, di tornare dove c'è gente che sta male. Per me è diverso».

 

alessandro giancaterinoalessandro giancaterino

Anche la neve è un ricordo. Nel piazzale sotto la casa di Montesilvano non ce n'è più traccia. Sembra un inizio di primavera, ci saranno almeno dieci gradi. Ormai è passato un mese da quel pomeriggio, da quella valanga. Il cuoco Giampiero fu il primo a salvarsi e il primo a non essere creduto nel suo allarme. Si chiuse nella sua auto con Fabio Salzetta, l'inserviente che si trovava nel locale della caldaia.

 

RIGOPIANO SOCCORSIRIGOPIANO SOCCORSI

All'inizio, per le prime 24 ore, divenne l'emblema della disperazione, come può esserlo un sopravvissuto che ha perso tutto. Poi trovarono Adriana e i suoi bambini, e divenne subito chiaro che la felicità di Giampiero e della sua famiglia avrebbe fatto da liquido di contrasto alla disperazione degli altri, sembrava una bella storia ma era come fosse fuori posto, in quel dolore diffuso.

alessandro riccettialessandro riccetti

 

«Ci sono delle notti che non riesco a dormire, e mi rivedo quel che abbiamo vissuto, come fosse un film. Ma non quei momenti, quando stavo in macchina con Salzetta, dei quali mi viene in mente solo il silenzio. Continuo a pensare a quando stavo in ospedale ed ero convinto che fossero morti tutti. Dicono che mi avevano sedato per farmi stare tranquillo, ma io sentivo ogni cosa, anche con gli occhi chiusi. Mi chiedevo cosa avrei fatto dopo, adesso che ero solo al mondo.

 

Mi sentivo congelato. Ma non per la neve. Avevo il gelo dentro. Quella notte, la mattina seguente. Pensavano che dormissi. Non ho chiuso occhio, invece. Fino a quando una psicologa mi disse di tirarmi su dal letto, di mettermi a sedere, che c' era una bella notizia».

 

hotel rigopiano mappe geomorfologichehotel rigopiano mappe geomorfologiche

Il primo mese della vita nuova di Giampiero e della sua famiglia è fatto di una normalità che in realtà è ghiaccio sottile, sul quale si intravedono le crepe. «Ognuno di noi ha il suo trauma. Ad esempio a me ogni tanto viene la rabbia. Non è che ce l' ho con le persone, con qualcuno in particolare. Non la so spiegare. Vorrei essere utile agli altri del Rigopiano, alle famiglie che soffrono, ma non so come fare e allora mi incarto.

 

Dormiamo poco. La casa è più viva di notte che di giorno, quando cerchiamo di recuperare il sonno perduto». Dopo quindici giorni è tornato nella cucina del ristorante di Quintino Marcella, l' uomo che riuscì ad avvisare del disastro e non venne preso sul serio da chi avrebbe dovuto mandare soccorsi che si sarebbero comunque rivelati inutili.

 

la valanga dell hotel rigopianola valanga dell hotel rigopiano

«Abbiamo seguito i consigli che ci davano in ospedale e abbiamo subito rimandato i bambini a scuola, "per non farli stare a pensare", come ci dicevano i dottori. Ma ora è diverso, anche per loro. Sono seguiti dagli psicologi. Le maestre li fanno disegnare e controllano che non ci sia niente di strano. Fino a qui sembra che vada tutto bene, dovrebbero aver reagito nel modo giusto. Ma l' ultima parola spetta agli psicologi che li seguono. E anche questo mette ansia».

 

rigopianorigopiano

Quando viene evocato il Rigopiano, Giampiero fa una smorfia e smette di parlare. La sua Bmw dove quella notte trovò rifugio è ancora nel parcheggio dell' hotel. «Mi hanno detto che posso andare a prenderla, ma non lo farò. A Farindola non ci voglio più tornare, non voglio vedere niente. Se la televisione mostra le immagini, cambio canale o spengo.

 

A volte di notte vado alla finestra e guardo giù, le auto che passano. Penso alle persone che ho conosciuto in quei due giorni e adesso non ci sono più. All' estetista, al maître che era così gentile, al cameriere che ci aveva portato in stanza la cena per i bambini. Mi vengono in mente i loro volti, le parole che ci siamo scambiati. Non ce l' ho fatta a partecipare al loro funerale, ma un giorno, quando sarò pronto, vorrei andare con mia moglie sulle loro tombe.

Rigopiano Rigopiano

 

Devo farlo. È come se avessi un debito». Un mese dopo, le ferite sono evidenti. Anche quelli che restano hanno perso qualcosa là sotto. Giampiero Parete, un uomo semplice e buono, con una bella famiglia, capirà prima o poi che essere dei sopravvissuti non è una colpa. Non oggi, però. Non in questo primo trigesimo. «Io le ho fatto l' intervista, ma la prego, scriva che siamo vicini agli altri, che siamo con loro». È ancora troppo presto per dimenticare il Rigopiano. Un giorno, forse.

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