LA SGOMMATA DEL DRAGONE - IL BOOM DELLE VENDITE DI AUTO ELETTRICHE CINESI IN ITALIA SAREBBE STATO FAVORITO ANCHE DAGLI INCENTIVI DEL GOVERNO CHE HANNO FINITO PER AGEVOLARE...I COSTRUTTORI ASIATICI - IL 39% DELLE IMMATRICOLAZIONI DEI VEICOLI A BATTERIA E’ GESTITO DALLE CASE AUTOMOBILISTICHE CINESI - PER FRENARE LA CONCORRENZA SPIETATA DI PECHINO, I COSTRUTTORI ITALIANI CHIEDONO AL MINISTRO URSO DI VINCOLARE GLI INCENTIVI PUBBLICI ALLA PRODUZIONE EUROPEA…
Estratto dall’articolo di Claudia Luise per “la Stampa”
Le auto cinesi hanno ormai conquistato il 12% del mercato italiano e, nel solo segmento delle elettriche, valgono il 39% delle immatricolazioni. Un risultato che, secondo sindacati e associazione dei costruttori, sarebbe stato favorito anche dagli incentivi varati dal Mimit, finiti per sostenere soprattutto i costruttori asiatici anziché la produzione europea.
«Il provvedimento ha usato i fondi inutilizzati per le colonnine, in un Paese in cui l'infrastrutturazione non gode di ottima salute. In totale sono stati stanziati 600 milioni, volatilizzati in sole nove ore, una sorta di click day che ha finito per favorire i concorrenti asiatici.
«Avevamo avvisato il governo: così regalate soldi ai cinesi. Nessuno ha ascoltato», ha sostenuto il presidente dell'Anfia, Roberto Vavassori. A ottobre Anfia scenderà in piazza a Strasburgo per chiedere una revisione delle politiche europee sull'automotive. [...]
Nei primi sei mesi del 2026, tra Unione europea, Efta e Regno Unito, sono state immatricolate 7,2 milioni di autovetture, in crescita del 6,1% rispetto allo stesso periodo del 2025. Nello stesso arco temporale i marchi cinesi hanno raggiunto 791 mila immatricolazioni, pari all'11% del mercato, contro le 478 mila dell'anno precedente, quando rappresentavano il 7%.
Le loro vendite sono così aumentate del 65%, oltre dieci volte più rapidamente dell'intero mercato europeo. Considerando la sola Unione europea, le immatricolazioni complessive crescono del 5,7%, mentre quelle dei marchi cinesi aumentano del 62%, raggiungendo 548 mila unità e una quota del 9,3%.
L'Italia rappresenta uno dei mercati dove questa crescita è stata più evidente. Secondo la ricerca Uilm (sui dati Unrae), nei primi sei mesi del 2026 sono state immatricolate quasi 937 mila autovetture (+9,6%), mentre le vendite dei gruppi cinesi sono aumentate del 140%, portando la loro quota di mercato al 12%, contro il 5,5% dello stesso periodo del 2025. In appena sei mesi, i costruttori cinesi hanno già superato il volume di immatricolazioni registrato nell'intero 2025.
L'effetto degli incentivi emerge nel comparto delle auto elettriche. Tra gennaio e giugno sono state vendute in Italia 79.613 vetture a batteria, il 77,5% in più rispetto a un anno prima. Di queste, il 39% appartiene a gruppi cinesi, contro il 10% del primo semestre 2025. Le immatricolazioni dei marchi cinesi sono così cresciute del 571%, mentre il mercato complessivo delle elettriche è aumentato del 77%.
La ricerca Uilm evidenzia come il boom sia stato trainato soprattutto da Leapmotor (marchio cinese che ha creato una joint venture con Stellantis per la vendita in Europa), che rappresenta il 75% delle auto elettriche di Pechino vendute nel semestre e quasi il 30% dell'intero mercato nazionale delle Bev. Ed è passata da 1.404 a 23.355 vetture in un anno.
All'opposto, l'unico modello elettrico prodotto in Italia, la Fiat 500 Bev di Mirafiori, pesa appena l'1% delle immatricolazioni elettriche. E per il sindacato proprio «l'ulteriore stanziamento di incentivi statali, pari a 600 milioni di euro, ha favorito in gran parte i gruppi cinesi». [...]
Per Anfia la risposta alla concorrenza cinese può essere vincolare gli incentivi pubblici alla produzione europea. Per questo l'associazione ha proposto di introdurre un criterio di "local content", definendo veicolo europeo solo quello con almeno il 70% di componenti, materiali, lavorazioni e manodopera realizzati nell'Unione. In questo modo, sostiene l'associazione, le risorse dei contribuenti rafforzerebbero la filiera industriale europea.
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adolfo urso all assemblea di confindustria foto lapresse
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