bossi salvini maroni

SI SALVINI CHI PUO’ - PERQUISIZIONI IN MATTINATA ALLA SEDE DELLA SPARKASSE DI BOLZANO. SI CERCANO TRE MILIONI DI EURO CHE DAL LUSSEMBURGO SAREBBERO TORNATI IN ITALIA - I PM VOGLIONO CAPIRE SE SI TRATTI DI UNA PARTE DEL TESORETTO DELLA LEGA - “NON C’È NESSUN LEGAME DELLA SPARKASSE CON LA LEGA NORD” AFFERMA IL PRESIDENTE DELLA SPARKASSE GERHARD BRANDSTAETTER, GIÀ SOCIO D'AFFARI DELL'AVVOCATO DOMENICO AIELLO, A LUNGO CONSULENTE DELLA LEGA

Ferruccio Sansa per Il Fattoquotidiano.it

bossi salvini maroni

 

Perquisizioni in mattinata alla sede centrale della Sparkasse di Bolzano. Si cercano tre milioni di euro che dal Lussemburgo sarebbero tornati in Italia, nel capoluogo del Trentino. Un movimento sospetto che una fiduciaria lussemburghese ha segnalato a Bankitalia che, a sua volta, l’ha segnalato ai magistrati genovesi. Come ha scritto oggi Il Fatto Quotidiano, i pm Francesco Pinto e Paola Calleri vogliono capire se si tratti di una parte del tesoretto della Lega che i magistrati non sono riusciti finora a trovare.

 

Questa mattina alle 7,30 gli uomini della Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Genova si sono presentati in via Cassa di Risparmio all’apertura delle porte. Insieme con i primi dipendenti. Altre perquisizioni sono in corso tra Roma e altre città, (anche in una filiale della Sparkasse a Milano). Tutto parte dalla condanna in primo grado, nel luglio scorso, di Umberto Bossi e Francesco Belsito per la sospetta truffa di fondi elettorali. I finanzieri stanno cercando 48 milioni di euro ma finora ne hanno trovato solo 2.

 

sparkasse

“Non c’è nessun legame della Sparkasse con la Lega Nord” afferma il presidente dell’Istituto bancario altoatesino Gerhard Brandstaetter. “Anni fa è stato chiuso un conto corrente attivo presso la filiale di Milano e da allora non ci sono più stati rapporti”, sottolinea Brandstaetter. “Per quanto riguarda invece il Lussemburgo si tratta di normali obbligazioni e attività di tesoreria“, prosegue il presidente della Sparkasse. “I controlli della Guardia di Finanza sono legittimi e non riguardano solo la Sparkasse ma anche altri istituti e non potranno appurare altro”, conclude Brandstaetter.

 

 

I SOSPETTI DEI PM SUI FONDI DELLA LEGA

Marco Grasso e Matteo Indice per la Stampa

 

L' assist è arrivato quando l' indagine pareva arenarsi, e sembra la chiusura d' un cerchio. Una fiduciaria del Lussemburgo ha segnalato a Bankitalia che, nei mesi scorsi, sono rientrati nel nostro Paese tre milioni di euro collegati ad attività di esponenti o simpatizzanti della Lega. E quel report, tecnicamente su un'«operazione sospetta», è ora nelle mani della procura di Genova, che con una rogatoria internazionale ha chiesto di acquisire una serie di documenti per far luce su transazioni anomale avvenute anche durante l' era di Matteo Salvini.

 

L' ipotesi dei pm è che il viavai di soldi con il Granducato sia servito per nascondere e proteggere dai sequestri una parte dei rimborsi-truffa incassati in passato dal partito, attraverso un ginepraio di flussi bancari incardinati alla Sparkasse di Bolzano.

 

SALVINI MARONI

I magistrati del capoluogo ligure indagano sul Carroccio da fine 2017 per riciclaggio, e il fascicolo è a carico d' ignoti. Gli inquirenti sono da tempo convinti che una percentuale dei fondi pubblici percepiti illecitamente dalle Camere cinque-sei anni fa sia stata fatta sparire dalle gestioni successive a quella di Bossi, per metterla al riparo da future grane giudiziarie: tant' è che dei 48 milioni in teoria aggredibili, gli inquirenti ne hanno finora trovati poco più di due.

 

E quel bonifico materializzatosi di fresco in direzione opposta, dal Lussemburgo all' Italia, servirebbe a restituire a persone comunque vicine alla Lega un po' di cash, motivo per cui le toghe hanno chiesto vari incartamenti alla società autrice dell' alert. C' è tuttavia un altro aspetto, che agli occhi degli investigatori non può essere trascurato, ed è la tempistica delle informazioni. «L' input dall' estero è arrivato dopo le elezioni del 4 marzo - conferma una qualificata fonte inquirente - ed è nostro dovere capire se qualcuno ha anche l' obiettivo d' inguaiare il movimento di Salvini appena salito al governo».

UMBERTO BOSSI E BELSITO

 

La caccia al tesoro

Per decifrare la svolta all' inchiesta occorre ripercorrere le fasi cruciali. Il 26 luglio 2017 vengono condannati Umberto Bossi e l' ex tesoriere Francesco Belsito, a 2 anni e mezzo e a 4 anni e 10 mesi. Secondo Il tribunale sono responsabili d' una maxi-truffa al Parlamento, compiuta con la sponda dei revisori, poiché fra 2008 e 2010 chiesero e ottennero decine di milioni di rimborsi pubblici per attività politiche, che si sono rivelate ben altro (le somme furono elargite in anni successivi, quando Bossi e Belsito non c' erano più).

 

SALVINI E MARONI

A margine della sentenza genovese è disposta la confisca di 48.969.617 euro, da compiersi dopo il terzo grado. Ma il procuratore aggiunto Francesco Pinto e il sostituto Paola Calleri accelerano, chiedendo e ottenendo che i soldi siano stoppati subito. Al primo blitz, settembre 2017, la Finanza trova sui conti leghisti circa due milioni. E i pubblici ministeri ingaggiano un braccio di ferro con i legali del Carroccio per incamerare i futuri introiti fino a quota 48 (la Cassazione propende per la linea dei pm).

 

Dov' è il resto del tesoro? Salvini continua a spiegare che è stato usato nel tempo per attività sul campo e sono rimaste le briciole. Ma a sparigliare le carte contribuisce Stefano Aldovisi, uno dei revisori condannati. Nel dicembre 2017 deposita un esposto di sei pagine che indirizza magistratura e finanzieri verso la Sparkasse.

 

Qui, lascia intendere, potrebbero essere confluiti un po' di quei 48 milioni, poi «riciclati» con vari artifici per renderli introvabili. Il presidente della Cassa di risparmio era allora ed è oggi Gerhard Brandstätter, già socio d' affari dell' avvocato calabrese Domenico Aiello, a lungo consulente della Lega.

 

La segnalazione

banca lussemburgo

Alla Sparkasse, secondo la Finanza, affluiscono nel primo semestre 2013 dieci milioni fra titoli e liquidi. In che modo? Sempre per l' accusa, gli iniziali 48 che risultano quasi tutti «volatilizzati» sono stati in realtà suddivisi prima tra le filiali Banca Aletti di Genova e Milano, quindi all' Unicredit di Vicenza e almeno una decina è appunto approdata a Bolzano. Queste procedure sono avvenute nel periodo in cui leader era Roberto Maroni: nella sua reggenza entrò la fetta più grande dei rimborsi, ancorché richiesti da altri in precedenza.

 

C' è però un ulteriore passaggio, più recente, che ha fatto sterzare l' indagine. Il primo deposito di Bolzano viene infatti estinto a metà 2013, e il denaro da lì vira perlopiù verso società o finanziarie contigue alla Lega. Ma nel 2016, attraverso un conto «di transito» aperto sulla carta dalla solita Sparkasse per consentire semplici movimentazioni «interne», tre milioni sono investiti in Lussemburgo.

 

Nell' opinione dei pubblici ministeri potrebbero essere soldi leghisti portati al sicuro nel timore dei sequestri. E poi rientrati in Alto Adige, e sotto mentite spoglie nella disponibilità del partito via Sparkasse, con l'«operazione sospetta» segnalata dalla fiduciaria lussemburghese.

 

lussemburgo

Ecco perché la procura ha deciso di accelerare pure sugli interventi compiuti durante la segreteria di Matteo Salvini e ha già chiesto in gran segreto nelle scorse settimane delucidazioni sull' affaire Lussemburgo all' istituto altoatesino, con un blitz delle Fiamme Gialle.

 

Interpellato nei mesi scorsi dopo l' avvio dell' inchiesta, il tesoriere della Lega Giulio Centemero, neodeputato e uomo di fiducia del ministro dell' Interno, aveva escluso qualsiasi magheggio per dribblare gli accertamenti dei giudici. E lo stesso Gerard Brandstätter aveva ridimensionato il ruolo di Sparkasse.

Ultimi Dagoreport

luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi mps

DAGOREPORT - FERMI TUTTI! LA VITTORIA DI CALTAGIRONE AL PALIO BANCARIO DI SIENA NON APPARE SCONTATA: LA LISTA ALTERNATIVA DI TORTORA-LOVAGLIO RIAPRE I GIOCHI – TUTTO GIRA INTORNO ALLA DECISIONE DELLA HOLDING DELFIN, PRIMO SOCIO DI MPS COL 17,5%: VOTERÀ LA LISTA DEL CDA IN COMPAGNIA DI CALTAGIRONE O SI ASTERRÀ? – MA ANCHE L’ASTENSIONE DEL GRUPPO GUIDATO DA UN FRANCESCO MILLERI SEMPRE PIU' TERRORIZZATO DALL’INCHIESTA GIUDIZIARIA DI MILANO E DALLA LITIGIOSITÀ DEGLI OTTO EREDI DEL VECCHIO, POTREBBE GIOCARE A FAVORE DI LOVAGLIO - COME MAI IL PRESIDENTE DI MEDIOBANCA, VITTORIO GRILLI, SUGGERITO DA MILLERI, SI SAREBBE MOSSO A FAVORE DI LOVAGLIO? - COSA FARANNO GLI INVESTITORI ISTITUZIONALI CHE HANNO QUASI IL 60% DEL CAPITALE MPS? - CON LA QUOTA DEL 4,8%, IL MEF DI GIORGETTI E UN GOVERNO AZZOPPATO DALLA DISFATTA DEL REFERENDUM SI MUOVERANNO DIETRO LE QUINTE PER SOSTENERE UNO DEI CONTENDENTI O MANTERRANNO UNA RIGIDA NEUTRALITÀ? AH, SAPERLO…

maurizio gasparri antonio tajani paolo barelli forza italia fabrizio corona massimo giletti marina berlusconi

DAGOREPORT - QUANTE PROBABILITÀ HA MAURIZIO GASPARRI DI RESTARE NELLA COMMISSIONE DI VIGILANZA RAI? POCHE, POCHISSIME, QUASI ZERO - DI PIU': PER LA FELICITÀ DI GIANNI LETTA, L'EX CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA AL SENATO NON SARÀ PIÙ IL “PLENIPOTENZIARIO” DI TAJANI A VIALE MAZZINI. E COSI' NON POTRÀ PIÙ “SABOTARE” SIMONA AGNES - COME È ALTRETTANTO CERTO CHE SCOMPARIRANNO DALLE TRASMISSIONI RAI LE INNUMEREVOLI INTERVISTE DELL’EX COLONELLO AN DI FINI. COME NON ASSISTEREMO PIÙ ALLE OSPITATE "A TUTTO GAS" DI FABRIZIO CORONA IN CHIAVE ANTI MARINA E PIER SILVIO, DI CUI NE PAGA IL PREZZO L’INCAUTO MASSIMO GILETTI - SI SALVA (PER ORA) DALL’EPURAZIONE IL CAPOGRUPPO ALLA CAMERA DI FORZA ITALIA, PAOLO BARELLI. E UN GRAZIE LO DEVE RIVOLGERE AL FIGLIOLO GIANPAOLO SPOSATO CON FLAMINIA TAJANI - VIDEO: IL "FAR WEST" DI SALVO SOTTILE CON GASPARRI CHE SI SCAGLIA CONTRO "REPORT" DI RANUCCI

daniela santanche giorgia meloni giorgio mottola

DAGOREPORT - COME MAI LA FU “GIORGIA DEI DUE MONDI” HA DECISO LA “DESANTANCHEIZZAZIONE” DEL GOVERNO SOLO ADESSO, PUR AVENDO AVUTO A DISPOSIZIONE PIÙ DI TRE ANNI DI CASINI GIUDIZIARI PER METTERLA ALLA PORTA? - NON È CHE ALL’INDOMANI DELLA DISFATTA, MAGARI LEGGENDO UN POST SU FACEBOOK DI “REPORT” (‘’I SOLDI DELLA SOCIETA’ INDAGATA PER MAFIA A DANIELA SANTANCHE’ E LE OMBRE SUI “SALVATORI” DI VISIBILIA’’), LA PREMIER E IL SUO ENTOURAGE DI PALAZZO CHIGI HANNO SENTITO ODOR DI BRUCIATO E PRESO LA PALLA AL BALZO PER BUTTARE FUORI L’INSOSTENIBILE MINISTRO DEL TURISMO? GIÀ IL GIORNO DELLA SCONFITTA, IL RICHELIEU DI PALAZZO CHIGI, FAZZOLARI, AVEVA MESSO IN CONTO LA POSSIBILE REAZIONE DI UNA MAGISTRATURA RINGALLUZZITA DALLA VITTORIA, PREANNUNCIANDO CHE “L’AZIONE (DELLE TOGHE) POTREBBE DIVENTARE PIÙ INVASIVA" - E OGGI, LA PROCURA DI ROMA HA RICICCIATO IL CASO SOGEI CON PERQUISIZIONI AL MINISTERO DELLA DIFESA E IN UNA SERIE DI SOCIETÀ PUBBLICHE TRA CUI TERNA, RETE FERROVIARIA ITALIANA, POLO STRATEGICO NAZIONALE... - VIDEO DI GIORGIO MOTTOLA

radio deejay theodore kyriakou linus albertino

FLASH – THEO KYRIAKOU NON HA SCELTO A CASO DI ANDARE A MILANO PER IL DEBUTTO DA EDITORE DI “REPUBBLICA”: NEGLI STORICI STUDI DI VIA MASSENA C’È LA SEDE OPERATIVA DELLE RADIO DEL GRUPPO GEDI, CHE SONO L’UNICO ASSET CHE INTERESSA AL MAGNATE GRECO – QUEL VOLPONE DI KYRIAKOU, PIÙ FURBO DI ELKANN, HA DATO UNO ZUCCHERINO ALLA REDAZIONE DI “REP”, INCONTRANDO I GIORNALISTI E PROMETTENDO INVESTIMENTI. MA IL SUO VERO OBIETTIVO ERA IL FACCIA A FACCIA CON LINUS (DIRETTORE EDITORIALE DEL POLO RADIOFONICO): LA PRIORITÀ È METTERE A PUNTO UN PIANO PER DARE UNA RINFRESCATA A RADIO CAPITAL E RENDERE PIÙ COMMERCIALE LA DISCOTECARA “M2O”, DI CUI È DIRETTORE ARTISTICO ALBERTINO (FRATELLO DI LINUS)

netanyahu bin salman donald trump ghalibaf iran xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP HA DETTO UNA MEZZA VERITÀ NEL SOLITO MARE DI STRONZATE: UN NEGOZIATO CON L’IRAN C’È ED È BEN AVVIATO. IL GUAIO È CHE DOVEVA RIMANERE SEGRETO, COME SEMPRE QUANDO CI SONO TRATTATIVE COSÌ DELICATE – IL RUOLO DEL MEDIATORE SPETTA AL PAKISTAN, POTENZA NUCLEARE IN OTTIMI RAPPORTI CON L’ARABIA SAUDITA DI BIN SALMAN (CHE VUOLE ANNIENTARE IL REGIME IRANIANO) – IL TYCOON È PRONTO A SPEDIRE IL VICE JD VANCE: SAREBBE UN MESSAGGIO ALLA BASE CONTRARIA ALLA GUERRA (VANCE È UN’ISOLAZIONISTA) – NETANYAHU HA ABBASSATO LE PENNE DOPO CHE I MISSILI BALISTICI DEGLI AYATOLLAH HANNO BUCATO L’IRON DOME E SONO ARRIVATI A UN PASSO DALL’IMPIANTO NUCLEARE DI DIMONA, SU INDICAZIONE DELL’INTELLIGENCE CINESE …

putin trump orban zelensky droni ucraina

DAGOREPORT – IL MONDO È CONCENTRATO SULLE BOMBE DI TRUMP E NETANYAHU IN IRAN E SI È DIMENTICATO DEI POVERI UCRAINI: IERI PUTIN HA LANCIATO MILLE DRONI SU TUTTO IL PAESE, GLI USA CONTINUANO CON IL LORO PRESSING SU KIEV PER LA RESA E IL PRESTITO DA 90 MILIARDI DALL'UNIONE EUROPEA È BLOCCATO PER IL VETO DI ORBAN (IL 12 APRILE SI VOTA A BUDAPEST E FINO A QUEL GIORNO NON SE NE PARLA) – ZELENSKY SI SBATTE COME UN MOULINEX PER FAR CAPIRE AL TYCOON CHE IL FRONTE È UNICO (RUSSIA E IRAN SONO ALLEATI) MA QUELLO NON CI SENTE – L’ESERCITO UCRAINO IN QUATTRO ANNI DI GUERRA È DIVENTATO UNO DEI PIÙ AVANZATI AL MONDO: È L’UNICO CHE SA COME ABBATTERE I DRONI IRANIANI, E STA ADDESTRANDO I PAESI DEL GOLFO...