asilo milano violenze

“SMETTILA O MI SALE IL CRIMINE” - SCHIAFFI, URLA E MORSI NELL’ASILO DEGLI ORRORI A MILANO, DALLE REGISTRAZIONI IL RACCONTO DELLE VIOLENZE DELLA MAESTRA - LEI SI DIFENDE: “QUESTO E’ IL MIO METODO, I BAMBINI SONO MOLTO AFFEZIONATI A ME” ("MI SALE IL CRIMINE" E' DA COPYRIGHT!)

ASILO MILANO 1ASILO MILANO 1

Andrea Galli e Gianni Santucci per il “Corriere della Sera”

 

L' ordine. Gli insulti. L' attacco. Sono le 11.20 di mercoledì 27 luglio. Da oltre due mesi i carabinieri della stazione Greco, grazie a telecamere e «cimici» installate nell' asilo dopo la denuncia di due ex dipendenti, vedono, ascoltano, registrano le violenze di Milena Ceres sui bambini ospiti della struttura e attendono le disposizioni del giudice per intervenire.

 

Quella mattina decidono che non possono più aspettare e agiscono di libera iniziativa. La «maestra» ha appena invitato un bambino di due anni a prendere una bottiglia d' acqua e poggiarla sul tavolo. Il piccolo esegue. Ma non come dovrebbe, almeno secondo la donna che lo obbliga a ripetere il gesto. Il bambino si ferma, non sa cosa fare. Di nuovo afferra la bottiglia e la deposita. Non va ancora bene.
 

MILENA CERESMILENA CERES

Lei gli urla «demente». Gli tira le orecchie. D' improvviso si abbassa e lo azzanna sulla guancia, come confermato dal medico legale e dagli esami nella clinica pediatrica De Marchi. Ai carabinieri che poco dopo arrivano in viale Sarca e le chiedono di seguirla in caserma, Milena Ceres domanda come mai. Non sa oppure finge di non sapere. Più tardi, per difendersi, ripeterà che è il suo metodo educativo e che i bimbi le sono affezionati. Proprio così: «Affezionati».

 

Nonostante la sequenza di violenze, ventisei casi ma se ne temono di più, forse addirittura a partire da febbraio. E nonostante la modalità variegata di soprusi come testimonia la foto in possesso del Corriere e con evidenti ematomi su un pancino.
 

ASILO MILANOASILO MILANO

L' impianto accusatorio è corroborato dai supporti audio e video, che hanno scalfito anche i navigati marescialli, immersi nell' orrore ai danni di vittime mai come in questo caso innocenti, un orrore commesso non da criminali ma da una coppia di insospettabili.

 

Due lauree Ceres, in Lettere e Scienze dell' educazione; una Piroddi, in Sociologia. I titoli di studio non fanno le persone, d' accordo; però, in aggiunta, gli arrestati avevano seguito gli appositi corsi per l' abilitazione così come l' asilo era in regola con le certificazioni. Pura, falsa, ingannevole facciata.
 

Il tre aprile un bimbo viene legato con le cinghie a una sdraio e rinchiuso in bagno, sempre ovviamente al buio. Il bambino si agita, cerca di liberarsi, cade, si ferisce. Ceres sente il rumore, raggiunge il bagno ed estrae il piccolo: per stringere ancor più le cinghie e rispedirlo nella «prigione» dove lo lascia per due ore.
 

L' indagine documenta il fastidio della «maestra» se un bambino non ha voglia di mangiare la carne (lo imbocca infilandoli il cibo fino in gola) oppure se un altro piange. Allora, puntuali, scattano le punizioni. A volte è il solito gabinetto, altre volte il ripostiglio utilizzato dal personale per il cambio dei vestiti e lavarsi. C' è sporco per terra. Fa niente. I piccoli vengono abbandonati lì sopra.
 

ENRICO PIRODDIENRICO PIRODDI

Il 29 aprile sono le 12.34 e 24 secondi. È fondamentale, la scansione del tempo. Perché le persecuzioni si mutuano, sono costanti quasi minuto dopo minuto, tanto da riempire le annotazioni dei carabinieri che intanto scrivono informative e aspettano ordini d' intervenire. Il 29 aprile, dunque. Un piccolo chiede della «mamma». La voce flebile, ha bisogno della sua mamma. Milena Ceres ha uno scatto di nervi.
 

«Non devi rompere le palle, hai capito?». Non accetta eccezioni alla regola, ovvero le sue decisioni. Una mattina sbraita: «Non devi rompere il c..., devi dormire». Una bambina, a tavola, fatica a mandar giù il pranzo. Forse non sta bene, forse non le va. «Senti, io ti faccio piangere».
 

Il 16 maggio, all' asilo c' è una piccola con la coda di cavallo.
Milena Ceres la afferra proprio per i capelli e la trascina, percorre metri. Molla la presa per colpirla con uno schiaffo.
Schiaffi. Sovente in testa. Eppure, interrogata, ha ripetuto: «I piccoli sono affezionati a me». Anche se, ha ammesso il compagno (abitano a Monza, non hanno figli), spettatore di insulti, abusi e soprusi, «avremmo potuto gestire meglio le situazioni».
 

Quel 29 aprile, a chiusura dell' urlo, dell' ennesimo urlo, Milena Ceres invitò tutti a star buoni. Tutti quanti. Altrimenti «mi sale il crimine». E chissà cos' altro sarebbe successo.

 

 

CARABINIERICARABINIERI

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