tunisia

LA TUNISIA TI PORTA VIA - LA SPARATORIA AL MUSEO DEL BARDO È DURATA ALMENO VENTI MINUTI, CON RAFFICHE DI MITRA E L’ESPLOSIONE DI ALMENO TRE GRANATE NELLA SALE DEL MUSEO - ALCUNI SI SONO SALVATI FUGGENDO SU UN BALCONE - CRONACA DELLA STRAGE

tunisi attentato museo del bardo  9tunisi attentato museo del bardo 9

1 - TUNISI: 9 MORTI STRANIERI VIAGGIAVANO SU MSC SPLENDIDA

(ANSA) - Sono "nove, al momento" i passeggeri di Msc Splendida morti nell'assalto terroristico avvenuto ieri a Tunisi. Lo rende noto la compagnia: 12 sono i feriti e 6 i dispersi (due spagnoli, un belga, un inglese, un francese e un giapponese). Nessun italiano è coinvolto.

 

2 - LA GENTE MORIVA INTORNO A NOI

Marco Imarisio per il “Corriere della Sera”

 

tunisi attentato museo del bardo  8tunisi attentato museo del bardo 8

«Lei è italiano, vero? Mia moglie, la prego, mi dica dov’è mia moglie». Alberto Di Porto è sdraiato sulla prima barella a destra nel pronto soccorso al pianterreno dell’ospedale Charles Nicol, una palazzina bassa in fondo a una strada buia che conduce al centro della città. È un pensionato romano di Trastevere, che aveva deciso di festeggiare il sessantottesimo compleanno della signora Anna regalandole una crociera. Sono partiti due giorni fa da Civitavecchia, prima tappa Palermo. Poi, Tunisi.

 

«Le devo la vita, come sempre. Lei è geriatra, si prende cura di me, che sono molto malato. È una donna che legge. Era rimasta molto colpita dai fatti di Parigi. Quando abbiamo sentito le prime raffiche, seguite dall’esplosione di una granata, io mi sono affacciat0 dalle scale e ho visto della gente vestita da poliziotti che avanzava sparando sulle persone della mia comitiva, che erano appena entrate con me nel museo. Io non ci stavo capendo niente. Lei, che invece non aveva visto nulla, mi ha subito guardato. “Qui sta succedendo qualcosa di molto brutto” ha detto. “Dobbiamo nasconderci, come hanno fatto quelli del negozio ebraico”».

tunisi attentato museo del bardo  6tunisi attentato museo del bardo 6

 

La salvezza dei coniugi Di Porto è stata l’ultimo terrazzino della sala al primo piano, quella dei pavimenti con i mosaici del periodo romano. «Tra due teche di vetro c’era questa grande finestra con le ante di legno aperte. Ho cominciato a correre mentre quelli salivano le scale sparando. Mia moglie mi diceva di non farmi sentire che ci ammazzavano pure a noi». Un attimo prima stava commentando con la sua signora e con alcuni compagni di crociera torinesi la stranezza di poter camminare su opere d’arte dal valore enorme.

 

tunisi attentato museo del bardo  5tunisi attentato museo del bardo 5

E pochi minuti dopo si è ritrovato a cercare di chiudere le ante dall’esterno, «come se dietro non ci fosse nessuno, insomma», infilando le dita tra le fessure, aiutato da un turista giapponese a lui sconosciuto. Il solo modo per salvare la vita, di sua moglie e di quelli che sono riusciti a raggiungere quel balcone che all’improvviso è diventato l’unica salvezza possibile. «Ci siamo accucciati per terra. Siamo stati pronti di spirito, grazie a mia moglie. Ma adesso me la sono persa, non so più dov’è».

 

Qualcuno non ce l’ha fatta. L’ultima immagine rimasta negli occhi del signor Di Porto è quella di un uomo che cade al centro della sala, e la macchia di sangue che si allarga sotto il suo corpo. «Eravamo cinque della mia comitiva, passeggeri della Costa Fascinosa. Poi c’erano quattro giapponesi di non so dove, e un italiano che però veniva dall’altra nave, la Splendida della Msc.

tunisi attentato museo del bardo  4tunisi attentato museo del bardo 4

 

Certo che piangevamo, ma ci facevamo segni di stare zitti, zitti per carità». La sparatoria è durata almeno venti minuti. Raffiche di mitra, l’esplosione di almeno tre granate nella sale del museo. Il silenzio che è venuto dopo è stato anche peggio. «Stavamo sdraiati, ci tenevamo per mano. Sentivo che dentro una signora italiana continuava a urlare il nome del marito. Carlo chiamava, Carlo. Lui da un altro punto della sala le ha urlato di stare zitta. Non sapevo cosa pensare, se mi chiede cosa provavo non lo so spiegare. Speravo soltanto di sopravvivere, in un modo o nell’altro».

 

All’improvviso nel cortile sono apparsi decine di uomini delle forze speciali tunisine. «Erano tutti con il mitra spianato. Erano dappertutto, anche sul balcone di fronte a noi. Uno di loro mi ha fatto un cenno con la mano, per attirare la mia attenzione. Ha portato l’indice e il medio agli occhi, e poi ha puntato il dito a indicare dentro, come per chiedermi cosa vedessi. Io mi sono girato, ho guardato.

 

tunisi attentato museo del bardo  3tunisi attentato museo del bardo 3

C’erano almeno due persone immobili a terra, e sangue dappertutto. Vedevo le gambe di alcuni uomini che camminavano su e giù per la sala. Mi sono girato e con la mano sul mio collo gli ho fatto il gesto della gola tagliata, per fargli capire che c’erano dei morti. Lui mi ha fatto cenno con la mano di stare giù. Dopo cinque minuti, guardi, io non so cos’è l’inferno, ma credo che somigli molto a quello che è successo».

 

tunisi attentato museo del bardo  7tunisi attentato museo del bardo 7

I militari tunisini hanno cominciato a sparare attraverso tutte le finestre della sala dei mosaici. «Dall’alto, dal basso, da dentro, dalle scale, non la smettevano più. Una granata ci è scoppiata vicino, sentivo che dentro crollava tutto, gente che urlava, e poi più niente». La porta finestra si apre. Siete feriti? chiede un uomo coperto da casco e maschera. No, nessuno. Li fa uscire. I giapponesi sfilano a mani alzate, come degli ostaggi. Veloci, veloci urla il militare, via. Il signor Alberto non ce la fa. Un soldato lo carica sulle spalle. «Ho visto un’altra persona immobile in una pozza di sangue. Ho sentito un agente dire che c’erano tanti feriti, e tanti morti. Ricordo che Anna era con me, voleva salire sull’ambulanza. L’ho persa di vista in quel momento».

 

Il museo del Bardo doveva essere il suo giardino segreto, il momento più bello della vacanza. Alberto Di Porto ha 71 anni, è un ex rappresentante di commercio laureato in archeologia, che da tempo aspettava di visitare quello che è viene considerato come il Louvre di Tunisi.

tunisi attentato museo del bardo  1tunisi attentato museo del bardo 1

 

«Saremo arrivati intorno alle 12.30. Sul pullman eravamo 45, poi c’erano quelli della Splendida che fa le nostre stesse tappe, solo che loro sono partiti dalla Liguria. Nel tragitto dal porto al museo ho chiacchierato con i nostri compagni di crociera, sa io ho un figlio che lavora a Torino, mentre la femmina fa l’avvocato a Roma. Persone simpatiche, eravamo di buon umore, stava andando tutto bene, bel tempo, bella gente a bordo».

 

Al pront0 soccorso del Charles Nicol ci sono gatti che girano liberamente tra le barelle, ma anche tanti medici di buona volontà con il camice bianco macchiato di sangue che hanno sulla faccia i segni della giornata più terribile della loro vita. Quasi tutti i turisti sono scesi dalla nave lasciando soldi, telefono e passaporto a bordo, la nuova partenza era prevista per metà pomeriggio. In Direzione generale chiediamo se è possibile avere i nomi delle persone decedute. No, su alcuni corpi c’è da fare prima l’esame del Dna. «Sono sfigurati» dice il primario.

 

tunisi attentato museo bardotunisi attentato museo bardo

Torniamo dal signor Di Porto. A preoccupare non è l’anca lussata durante la fuga, forse addirittura cadendo dalla barella, ma lo stato di salute generale, i tre by-pass, il cuore che non vuole smettere di battere all’impazzata, e soprattutto una forma grave di diabete. «Non mi ricordo i nomi dei farmaci, è mia moglia che li tiene, sa tutto lei». Decidono di trasferirlo in rianimazione, dove se non altro hanno dell’insulina. Di Porto è di origine ebraica, come molti altri passeggeri della Fascinosa.

 

attacco terroristico a tunisi 5attacco terroristico a tunisi 5

«Ma non credo che lo sapessero, mi sembra impossibile. Noi avremmo fatto decine di crociere». Mentre la barella viene trasportata verso l’ascensore, ci chiede se ci sono vittime italiane. Abbassiamo lo sguardo. Il signor Di Porto fa una smorfia di dolore. «Questo nostro mondo, sta diventando un posto inutilmente stupido e cattivo». Un medico lo interrompe. Gli chiede le generalità. Sorride. Hanno rintracciato la signora Anna. Sta arrivando all’ospedale.

 

 

Ultimi Dagoreport

valter lavitola sigfrido ranucci bomba attentato

DAGOREPORT - BOMBAROLI D’AMORE O C’E’ DELL’ALTRO? - PAOLO MIELI HA LANCIATO IL SASSO SUL CASO DELL’ATTENTATO A SIGFRIDO RANUCCI: “PUÒ DARSI, CHE QUALCUNO SI SIA INFILATO IN QUESTO RAPPORTO CON LAVITOLA PROPRIO ALLO SCOPO DI METTERE IN PIEDI UNA MISSIONE PER DANNEGGIARE RANUCCI” – CERTO, CI SONO MOLTE ZONE D’OMBRA: TUTTO GIRA INTORNO AL MOVENTE CHE HA SPINTO LAVITOLA A COMMISSIONARE L’ATTENTATO - IL FACCENDIERE VOLEVA ACCRESCERE LA POPOLARITÀ DI RANUCCI PER SPINGERLO A ENTRARE IN POLITICA? - AI MAGISTRATI HA SPIEGATO DI VOLER “SFRUTTARE” LA BOMBA PER SPINGERE LE AUTORITÀ A RAFFORZARE LA SCORTA DEL CONDUTTORE DI “REPORT”. MA SE FOSSERO QUESTE LE RAGIONI, LA CONDIZIONE INDISPENSABILE DEL PIANO ERA: NON ESSERE SCOPERTI – UN’ASSURDITA’, A PENSARCI BENE: COME POTEVANO, VALTERINO E I SUOI UOMINI, ILLUDERSI DI NON ESSERE ACCIUFFATI, DOPO UN ATTENTATO DINAMITARDO? – ECCO PERCHE’ QUALCOSA NON TORNA…

moulay hassan marocco ceuta melilla donald trump giorgia meloni pedro sanchez friedrich merz

DAGOREPORT – LA CRISI SUI FLUSSI MIGRATORI TRA ITALIA E SPAGNA È APPESA A CIÒ CHE SUCCEDERÀ DOMANI, 15 AGOSTO: UNA NUOVA “INVASIONE” È STATA MINACCIATA SUI SOCIAL MAROCCHINI A CEUTA E, SOPRATTUTTO A MELILLA, L’ALTRA EXCLAVE SPAGNOLA NEL PAESE NORD-AFRICANO – E QUI SI ARRIVA AL VERO NODO IRRISOLTO DELLA QUESTIONE, CHE NON RIGUARDA L’ITALIA, MA IL MAROCCO E LA ROTTURA DELL'ACCORDO CON LA SPAGNA. A RABAT MOHAMMED VI FORMALMENTE HA SULLA CAPOCCIA LA CORONA, MA A GOVERNARE DI FATTO È IL FIGLIO, IL 23ENNE MOULAY EL HASSAN, BEN SUPPORTATO DA MADRE E SORELLA NELLA SUA ASCESA PER DIVENTARE IL “BIN SALMAN MAROCCHINO” – L’ALLEGRO TERZETTO, ACCOMPAGNATO DA NUMEROSA CORTE ALLE PRESE CON BEN 224 VALIGIE, HA SVACANZATO A LUGLIO A CAPRI DOVE AVREBBERO TROVATO IL TEMPO DI INTRATTENERSI CON EMISSARI DELLA GALASSIA “MAGA” – E DIVENTA SEMPRE PIÙ PLAUSIBILE CHE L'"ISPIRAZIONE" AL PRINCIPE MAROCCHINO PER L'OPERAZIONE CEUTA ABBIA IL MARCHIO DEL SOVRANISMO USA - SE TRUMP S’È BUTTATO A PESCE CON LE SUE ARMATE DI TROLL E ACCOUNT SOCIAL PER SOFFIARE SUL FUOCO DELL’''INVASIONE'', LA SUA EX "AMICA SPECIALE" GIORGIA MELONI È ANDATA A SBATTERE SUL “MURO DI BERLINO” DI MERZ… - VIDEO

craxi di pietro napolitano

VIDEO-FLASH! - NON CAMBIA UN CAZZO: PRIMA C'ERANO IL KGB E I SERVIZI BULGARI CON LE LORO RICETRASMITTENTI, OGGI CI SONO I "MAGA" E I "PUPAZZI PREZZOLATI" DI PUTIN - LE PAROLE VERE, TRAGICHE E ATTUALISSIME PRONUNCIATE DA BETTINO CRAXI NELL’INTERROGATORIO DEL 19 DICEMBRE 1993 DAVANTI A DI PIETRO, AL PROCESSO CUSANI: "I PARTITI ERANO TENUTI A PRESENTARE I BILANCI IN PARLAMENTO E I BILANCI ERANO SISTEMATICAMENTE FALSI” – “C’ERA UN REFLUSSO CHE PROVENIVA DALL’UNIONE SOVIETICA CHE COSTITUIVA UNA DELLE VOCI PRINCIPALI DEL FINANZIAMENTO DEL PARTITO COMUNISTA - NON È CREDIBILE CHE IL PRESIDENTE DELLA CAMERA, GIORGIO NAPOLITANO, CHE È STATO PER MOLTI ANNI MINISTRO DEGLI ESTERI DEL PARTITO COMUNISTA E AVEVA RAPPORTI CON TUTTE LE NOMENCLATURE COMUNISTE DALL'ESTERO, A PARTIRE DA QUELLA SOVIETICA, NON SI SIA MAI ACCORTO DEL GRANDE TRAFFICO CHE AVVENIVA SOTTO DI LUI, TRA I VARI RAPPRESENTANTI E AMMINISTRATORI DEL PARTITO COMUNISTA E I PAESI DELL'ESTERO…”

giorgia meloni roberto vannacci antonio tajani

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI PASSERÀ IL FERRAGOSTO CON UNA MARGHERITINA IN MANO: AL POSTO DEL "M'AMA/NON M'AMA" CHE LA FACEVA SOSPIRARE DA ADOLESCENTE, IL DILEMMA SARÀ: "VANNACCI SÌ - VANNACCI NO?" - A FACILITARLE LA DECISIONE CI PENSA IL GENERALE, SEMPRE PIÙ CONVINTO DI NON FARSI IMBARCARE IN MAGGIORANZA: MEGLIO RESTARE ALL’OPPOSIZIONE, SPARARLA SEMPRE PIÙ GROSSA E INGROSSARE LA SUA "SPORCA DOZZINA" – IN ATTESA DI SCIOGLIERE IL DILEMMA, LA DUCETTA HA MESSO IN MOTO LA CONTROFFENSIVA: SE L’EX GENERALE DELLA FOLGORE, DOPO AVER PROSCIUGATO LA LEGA, ORA STA DRENANDO VOTI ANCHE A FRATELLI D’ITALIA (E NEL SUD PURE AI 5STELLE), PERCHE' NON RIACCIUFARE I CONSENSI AL CENTRO? DETTO, FATTO: MESSI IN STAND-BY I SUOI COLONNELLI COL FEZ, HA RILANCIATO SULLA SCENA IL SUO EX MAGGIORDOMO DI FORZA ITALIA. COSÌ SI SPIEGA LA PRESENZA A SANT’ANNA DI STAZZEMA DI ANTONIO TAJANI, E L’IMPROVVISA ACCELERAZIONE ANTIFASCISTA DELL'EX MONARCHICO CIOCIARO... - VIDEO

theodore kyriakou enrico mentana cnn

FLASH – A CHE PUNTO E' LA “CNN ITALIANA” BY KYRIAKOU-MENTANA, IL CUI DECOLLO E' PREVISTO PER IL PROSSIMO GENNAIO? - SFUMATE LE TRATTATIVE SUL CANALE “NOVE” E “TV8”, IL MAGNATE GRECO SI SAREBBE RASSEGNATO A PRENDERE IN “AFFITTO” DA DISCOVERY IL CANALE 52, VICINO ALLE ALTRE ALL NEWS, DOVE ORA C’È “DMAX” – IL PROBLEMA È IL COSTO DELL’OPERAZIONE: TRA RETE, TECNICI, GIORNALISTI E IL CONTRATTONE DI CHICCO, VERREBBE A COSTARE SUI 25 MILIONI DI EURO ALL’ANNO, MENTRE I RICAVI PUBBLICITARI STIMATI SI FERMEREBBERO A 6. UN DEFICIT SOSTENIBILE? - KYRIAKOU CONFIDA NEL “BRAND” CNN, MA I BILANCI DELLE ALL NEWS ITALIANE NON È RASSICURANTE. SKYTG24 E TGCOM RESISTONO (CON PERDITE), RAINEWS DRENA MILIONI ALLA TV PUBBLICA PER COLPA DELLE MANCATE SINERGIE: OGNI TG HA I SUOI INVIATI E REDATTORI, CREANDO DOPPIONI INUTILI…

sergio cola

LA VITA È STRANA, LAVITOLA DI PIÙ – CHE COINCIDENZA: L’AVVOCATO DI VALTERINO, SERGIO COLA, L’UOMO DEL “NO COMMENT” ALLA DOMANDA SULLA CONSAPEVOLEZZA DI RANUCCI DELL’ATTENTATO, È UN UOMO DI DESTRA, DA SEMPRE – GIÀ DEPUTATO DI ALLEANZA NAZIONALE PER TRE LEGISLATURE, FINO A 20 ANNI FA, HA PARTECIPATO A MOLTE INIZIATIVE PER IL “SÌ” AL REFERENDUM COSTITUZIONALE SULLA GIUSTIZIA. E NEGLI ULTIMI TEMPI AVREBBE RIPRESO CON RINNOVATO VIGORE L’ATTIVITÀ POLITICA, CON FRATELLI D’ITALIA (AL PADRE, ARTURO, FU INTITOLATA L’ANNO SCORSO LA SEZIONE DEL PARTITO DI MELONI A SAN GIUSEPPE VESUVIANO) - COME MAI VALTER LAVITOLA HA SCELTO, TRA I TANTI AVVOCATI POSSIBILI, PROPRIO UNO COSÌ LEGATO A FDI, IL PARTITO CHE PIÙ DI TUTTI HA ATTACCATO SIGFRIDO RANUCCI E NON VEDE L'ORA DI BUTTARLO FUORI DALLA RAI? ANCHE PERCHÉ, COME SCRIVE "MOWMAG", DI LAVITOLA, SERGIO COLA NON È AFFATTO LO STORICO DIFENSORE. E ALLORA PERCHÉ IL FACCENDIERE SI FA DIFENDERE DA UN LEGALE COSÌ DI PARTE E COSÌ VICINO A UN PARTITO? AH, SAPERLO...