ponte morandi genova crollo riccardo morandi

LA STRATEGIA DIFENSIVA PER IL PONTE MORANDI: DIAMO LA COLPA AL MORTO! – LA CONSULENZA PRESENTATA DAGLI EX DIPENDENTI DI AUTOSTRADE E SPEA SOSTIENE CHE IL CROLLO DEL VIADOTTO DI GENOVA È DOVUTO A UN “DIFETTO COSTRUTTIVO SCONOSCIUTO AI CONCESSIONARI” (CIOÈ ASPI) E “OCCULTATO” DALL’INGENGNERE RICCARDO MORANDI, CHE PROGETTÒ L'OPERA – NON C’ENTREREBBE QUINDI LA MANCATA MANUTENZIONE DELLA STRUTTURA – LA TESI PERFETTA PER SCAGIONARE LA SESSANTINA DI IMPUTATI SOTTO PROCESSO PER I 43 MORTI…

Estratto dell’articolo di Marco Grasso per “il Fatto quotidiano”

 

CROLLO DEL PONTE MORANDI DI GENOVA

Il “collasso della pila 9 del viadotto Polcevera” sarebbe stato innescato da un “difetto costruttivo”, che “ha portato a un severo degrado” dei cavi di metallo che formavano gli stralli, i tiranti diagonali che reggevano la struttura. Questo “difetto” sarebbe “figlio di una serie di errori, noti ai costruttori all’epoca della realizzazione” e avrebbe minato non tanto la “resistenza del ponte”, quanto la sua “durabilità”.

 

Secondo questa ricostruzione i gestori dell’opera, Autostrade per l’Italia e Spea, non solo “non avevano contezza” dell’anomalia, ma non potevano sapere che la corrosione procedeva in modo “atipico”, accelerato e dunque imprevedibile.

 

GIOVANNI CASTELLUCCI

In questa consulenza di 645 pagine – firmata da un pool coordinato dai professori Alberto Meda e Giovanni Ferro e appena depositata nel corso del processo per la strage del Ponte Morandi – è riassunta l’ultima e più perfezionata versione della principale strategia difensiva: il cosiddetto “vizio occulto”.

 

Una tesi per cui all’origine del disastro non ci sarebbero scarsa manutenzione e assenza totale di controlli (che è quanto sostiene la Procura), ma un difetto sconosciuto alla concessionaria Aspi e alla sua controllata Spea, cui erano affidati i monitoraggi. Di più, quel “vizio” sarebbe stato dolosamente “occultato”: della sua presenza – scrivono i consulenti – “non è stata lasciata alcuna traccia nella documentazione successiva, che, al contrario, confermava la correttezza dell’opera”.

 

Da chi? In modo nemmeno troppo indiretto gli autori dello studio tirano in ballo proprio il progettista Riccardo Morandi, nume tutelare dell’ingegneria italiana del 900. “Si ritiene che i difetti costruttivi fossero pacificamente rilevabili – scrivono i consulenti – e probabilmente atutti noti durante la costruzione (...) erano stati pure rilevati e atti di emenda erano stati in qualche modo tentati”.

 

RICCARDO MORANDI

La logica conclusione, non sfuggirà, sarebbe piuttosto comoda per la sessantina di imputati oggi sotto processo per i 43 morti di Genova, visto che la colpa ricadrebbe su un morto.

 

[…]  per la prima volta, in modo netto, una parte difensiva fa sua la tesi dei periti del tribunale, secondo cui il disastro sia partito dalla rottura di uno strallo (il cosiddetto “reperto 132”, la congiuntura con la sommità della pila 9) e che il cedimento sia stato causato dalla corrosione del metallo.

 

Sono affermazioni che per anni sono state contrastate da Aspi (sia pubblicamente sia nel corso di un accesissimo incidente probatorio), che nel tempo ha sostenuto varie possibili “cause alternative”: un fulmine, il maltempo, il peso dei new-jersey, una bobina d’acciaio caduta da un camion (un ex consulente di Spea evocò persino un attentato terroristico).

CROLLO DEL PONTE MORANDI DI GENOVA

 

[…]  la nuova consulenza difensiva vira però su due famiglie di “difformità” tra il progetto di Morandi e “l’as built”. La prima riguarda alcune cavità trovate nel sarcofago che conteneva i cavi primari, responsabili della tenuta del ponte: i cavi avrebbero dovuto essere annegati nel calcestruzzo, e così protetti dalla corrosione, ma il processo di iniezione non andò come previsto.

 

In corso d’opera furono inseriti materiali di riempimento non previsti –come lajuta–e alcuni cavi non vennero avvolti in guaine protettive. “La modifica del sistema di rivestimento dei cavi primari – annotano i consulenti –certamente doveva essere approvata da Morandi (...) Malgrado ciò, in nessuno degli articoli pubblicati sul ponte, neppure in quelli successivi alla sua costruzione, tale difformità (...) è stata citata”.

 

RICCARDO MORANDI

C’è poi un secondo scostamento rilevante dal progetto: alcuni cavi finirono “ammassati” per il cedimento delle griglie progettate per contenerli durante il montaggio. […]

 

La nuova consulenza, c’è da scommetterci, provocherà un acceso dibattito. Non solo nella comunità scientifica, dove Morandi ha ancora tanti allievi ed estimatori, anche in aula. Ed è probabile che accusa e parti civili andranno a battere su una parte che la consulenza sembra sorvolare in modo disinvolto: basta un difetto strutturale per cancellare la responsabilità della concessionaria privata, accusata di aver ignorato 40 anni di allarmi, effettuato controlli insufficienti e inadeguati, e di essersi arricchita tagliando le spese di manutenzione?

riccardo morandi ponte genovagiovanni castellucci 3RICCARDO MORANDI

Ultimi Dagoreport

vannacci meloni la russa crosetto alleanza nazionale movimento sociale fratelli d italia

DAGOREPORT - PER NON DIMENTICARE LA…MEMORIA - VANNACCI FA MALE A SALVINI MA ANCHE A GIORGIA MELONI. E NON SOLO PER RAGIONI ELETTORALI, CIOE’ PER I VOTI CHE PUO’ PORTARLE VIA, MA SOPRATTUTTO PER QUESTIONI IDEOLOGICHE - IL GENERALE, CHE RIVENDICA DI RAPPRESENTARE “LA VERA DESTRA”, HA BUON GIOCO A SPUTTANARE I CAMALEONTISMI E I PARACULISMI DELLA DUCETTA (BASTA ASCOLTARE GLI INTERVENTI DI QUANDO FDI ERA ALL'OPPOSIZIONE) - DAL COLLE OPPIO A PALAZZO CHIGI, LA DESTRA MELONIANA HA INIZIATO UN SUBDOLO SPOSTAMENTO VERSO IL CENTRO. E COSI' IL GIUSTIZIALISMO PRO-MAGISTRATI E' FINITO IN SOFFITTA; DA FILO-PALESTINESE E ANTI-SIONISTA E' DIVENTATA FILO-ISRAELIANA; DA ANTI-AMERICANA E ANTI-NATO, SI E' RITROVATA A FARE DA SCENDILETTO PRIMA A BIDEN ED OGGI A TRUMP - CERTO, LA VERA MISURA DELL’INTELLIGENZA POLITICA È LA CAPACITÀ DI ADATTARSI AL CAMBIAMENTO, QUANDO E' NECESSARIO. E LA “SALAMANDRA DELLA GARBATELLA” LO SA BENISSIMO. MA DEVE ANCHE TENER PRESENTE CHE CI SONO PRINCIPI E VALORI CHE NON VANNO TRADITI PERCHE' RAPPRESENTANO L'IDENTITA' DI UN PARTITO...

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…

giancarlo giorgetti - foto lapresse

FLASH! – UN “TESORO” DI RUMORS: I RAPPORTI TRA IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI, E IL SUO PARTITO, LA LEGA, SEMBRANO GIUNTI AL CAPOLINEA – IL “DON ABBONDIO DEL CARROCCIO”, QUALCHE GIORNO FA, PARLANDO DEL CASO VANNACCI, SI SAREBBE SFOGATO IN PARLAMENTO CON UN CAPANNELLO DI COLLEGHI LEGHISTI (TRA CUI ANCHE QUALCHE FRATELLINO D’ITALIA), MOSTRANDO TUTTA LA SUA DISILLUSIONE - LA SINTESI DEL SUO RAGIONAMENTO? “NON MI SENTO PIÙ DELLA LEGA, CONSIDERATEMI UN MINISTRO TECNICO…”

donald trump emmanuel macron charles kushner

DAGOREPORT – NEL SUO DELIRIO PSICHIATRICO, DONALD TRUMP STAREBBE PENSANDO DI NON PARTECIPARE AL G7 DI EVIAN, IN FRANCIA, A GIUGNO - SAREBBE UNA RITORSIONE PER L'''AMMONIMENTO'' DATO DAL DETESTATISSIMO MACRON ALL’AMBASCIATORE USA, CHARLES KUSHNER (CHE DEL TYCOON E' IL CONSUOCERO), CHE SE NE FREGA DI FORNIRE SPIEGAZIONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, BARROT, SUI COMMENTI FATTI DA WASHINGTON SULLA MORTE DEL MILITANTE DI DESTRA, QUENTIN DERANQUE - PER LO STESSO MOTIVO ANCHE GIORGIA MELONI, DIMENTICANDO CHE L'ITALIA E' NELL'UE E HA MOLTO DA PERDERE, HA IMBASTITO UNA GUERRA DIPLOMATICA CON MACRON - È UNA COINCIDENZA O C’È UNA STRATEGIA COMUNE TRA LA DUCETTA E TRUMP?