federica torzullo claudio carlomagno maria pasquale

LA TRAGEDIA DI ANGUILLARA È UNA STORIA DI CRONACA ESEMPLARE, PERCHÉ TIENE DENTRO TUTTO: LA FOLLIA LUCIDA DEL KILLER, UN AMORE CHE FINISCE, LA VERGOGNA DEI GENITORI ALIMENTATA DALLA GOGNA DEL PAESE, UN BAMBINO CHE RESTA SOLO CON LA VITA DISTRUTTA PER SEMPRE – CONCITA DE GREGORIO: “L’ASSASSINO È CRESCIUTO IN CONDIZIONI DI DISAGIO? NON HA FAMIGLIA, È ARRIVATO IN PAESE DA UN ALTRO MONDO? È POVERO, DISOCCUPATO, SENZA CASA? È COSTRETTO AL CRIMINE PER SOPRAVVIVERE? NON È ANDATO A SCUOLA, NON HA STUDIATO? PROVIENE DA UNA CULTURA FAMILIARE RETRIVA? NON SEMBRA, ANZI. E ALLORA DOV’È IL GUASTO?" - IL DILEMMA FINALE SUL POVERO BIMBO DI 10 ANNI: "COME LO SI PUÒ PROTEGGERE DOPO CHE E' SUCCESSO QUESTO?"

Estratto dell'articolo di Concita De Gregorio per “la Repubblica”

 

concita de gregorio

Ci sono storie che si accomodano a guardarci. Si mettono lì sedute, mentre pensiamo di leggerle ci leggono. Sono loro che leggono noi. Come nelle tragedie classiche, ci convocano.

 

[...] Quello che ci si squaderna davanti è l’intero repertorio delle nostre paure, delle viltà e delle debolezze, delle menzogne di cui ammantiamo ciò che vorremmo sembrare.

 

La vergogna, il giudizio, la colpa, la ferocia. Più di tutto: l’imprevedibilità della catastrofe.

 

FEDERICA TORZULLO - CLAUDIO CARLOMAGNO

Chi avrebbe potuto immaginare che proprio qui, proprio ora, proprio a noi. In tutta questa ordinaria routine, una tranquilla vita di paese, brava gente.

 

Certo, con i dolori delle vite. Un matrimonio che finisce, una separazione, son cose normali. Succede a tanti.

 

La gente mormora, si sa, anche questo succede. […] Il paese sa, il paese dice, il paese condanna. [...]

 

Ventimila persone, una cittadina sul lago. Gente di lago, si diceva una volta per indicare gente quieta, forse un po’ segreta.

 

federica torzullo claudio carlomagno

Gente di lago, gente di mare, gente di montagna, si diceva per indicare i caratteri. Anche nelle fiabe: la campagna, la città. Le categorie generalizzano e non spiegano mai niente.

 

Eppure nella geografia, nel posto da cui veniamo, c’è qualcosa che ci definisce. In tanti ce ne siamo andati dal posto in cui siamo nati. Ce ne andiamo dall’Italia, per esempio, ma l’Italia non se ne va da noi.

 

Un delitto atroce, impensabile per crudeltà, accanimento, modi. […] Un uomo che uccide sua moglie, la seppellisce. Hanno un figlio bambino. Si stavano separando, lui non voleva. È sempre così, no? quasi sempre: uno dei due non vuole, o vuole meno. Che cosa determina la volontà di uccidere? Perché questa volta, proprio qui in questa casa ordinata? No, non è follia, non è un raptus: sono una decisione e un progetto. Quindi.

 

C’è un uomo di più o meno quarant’anni, lavora in un’azienda con suo padre, casa e ditta a cinque minuti di distanza. La madre ha un incarico pubblico, è una ex poliziotta. I genitori dell’omicida sono ancora giovani e attivi, gente stimata, tutto il paese li conosce. Hanno un figlio che vive fuori, in città. Hanno quest’altro che vive accanto a loro.

 

federica torzullo

Un ragazzo un po’ taciturno, solitario — dice ora il paese. Anche tra noi che ascoltiamo la storia, immagino, qualche taciturno e solitario ci sarà. Ha una moglie da cui si sta separando. Lei è brillante, bella, ha un buon lavoro, è colta. […]

 

Ventitré coltellate, una buca di due metri, il cadavere seppellito in giardino. «Non volevo perdere la custodia di mio figlio», ha detto lui dopo aver confessato. Non è un buon argomento: se uccidi tua moglie la perdi di certo, la custodia del figlio. Per non parlare di quello che sta per succedere.

 

È un uomo cresciuto in condizioni di disagio, quello di cui stiamo parlando? Non ha famiglia, è cresciuto solo, viene da una famiglia indigente, è arrivato in paese da un altro mondo, da un’altra cultura?

MANIFESTO FUNEBRE DI PASQUALE CARLOMAGNO E MARIA MESSENIO

 

È povero, disoccupato, senza casa? È costretto al crimine per sopravvivere? È stato educato al crimine? Non è andato a scuola, non ha studiato, non è stato istruito, non ha mai avuto davanti a sé un esempio? Proviene da una cultura familiare retriva, un modello patriarcale brutale? Non sembra, anzi.

 

La madre ha sempre lavorato: nelle forze dell’ordine, poi a garantire alla comunità giustizia e sicurezza. È cresciuto avendo in casa una donna modello di autonomia e indipendenza.

 

Il padre, un piccolo imprenditore. La casa, la ditta, il giardino. Il paese. In cosa è diversa, questa vita, dalla nostra che siamo qui a leggere. Non nei dettagli sottili, certo che ogni vita è diversa: la cornice, intendo. Il quadro d’insieme. Dov’è il guasto?

 

Ma la tragedia continua. Il delitto era solo il primo atto. La madre il giorno stesso del fermo del figlio si dimette dal suo incarico di assessora. Bisogna immaginarsela un momento, una donna a cui dicono che suo figlio ha ucciso la moglie e ha confessato il delitto. Che sentimenti si possono scatenare in chi, un giorno uguale a un altro, scopre di essere madre di un femminicida? Senso di colpa, forse? Può darsi. Io penserei dove ho sbagliato. Io che leggo e mi leggo mi chiederei: cosa non ho visto, cosa non ho capito, dove ho sbagliato. Può essere, e così per il padre.

federica torzullo claudio carlomagno

 

Ora dice, il paese, che la donna è stata indotta a dimettersi dal coro della riprovazione. Che glielo hanno in qualche modo imposto. Che le voci la perseguitavano, e le accuse, e gli insulti. Non solo in ufficio, per strada.

 

Anche nel telefono, il paese online. Anche questo è verosimile, molto probabile ma non sappiamo come, né cosa, né se. Quanto ci condiziona il giudizio degli altri? Quanto siamo in grado di affrontare un coro unanime di condanna? Noi, dico: noi che leggiamo.

 

Poi bisogna immaginare il suicidio. Di entrambi, insieme, marito e moglie, i genitori dell’assassino. Qui si può solo fare appello alle tragedie greche, davvero. Non si possono immaginare le parole dette prima, le notti, la decisione, il congegno. La simultaneità. Come si fa a uccidersi per impiccagione nello stesso momento? Come si può essere certi che accada? Bisogna sospendere, cessare la parola, che siamo oltre la soglia.

federica torzullo

 

Il bambino. C’è un bambino, ricordate?, in questa storia. Ha più o meno dieci anni. La madre e i nonni sono morti, il padre resterà in carcere probabilmente a vita. C’è la famiglia materna, per fortuna.

 

Come si può proteggere un bambino a cui è successo questo? Bisogna portarlo via da lì, da tutte quelle finestre che si accostano al passaggio, dalle mani che indicano, dagli occhi che vedono? O bisogna restare, come ha fatto Franca Viola ad Alcamo, a testa alta, tutta la vita. Voi, cosa fareste? Io cosa farei? Dov’è il guasto, dove il rimedio.

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