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LA TRANSUMANZA DEGLI ALBERI. IN AMERICA ANCHE LORO CERCANO IL WEST – FINO A 30 ANNI FA, PUNTAVANO A NORD (CLIMA PIU’ FRESCO), ORA INVECE VANNO DRITTI AD OVEST. SI SONO SPOSTATI AD UNA VELOCITA’ DI 15,4 KM IN DIECI ANNI. QUELLI CHE VANNO A NORD,  DI 11 KM

 

 

Giacomo Talignani per la Repubblica

 

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Nella direzione sbagliata. In America sta avvenendo una lenta e strana marcia degli alberi verso ovest. Fatto che stupisce scienziati e ricercatori: dovrebbero muoversi verso i poli, in particolare a nord, alla ricerca di temperature più familiari rispetto a quelle che il cambiamento climatico sta modificando.

 

Eppure, spiegano gli ecologisti della Purdue University di West Lafayette, Indiana, negli ultimi 30 anni la migrazione degli alberi orientali sembra aver cambiato direzione. La causa, secondo i ricercatori, è legata al mutamento delle precipitazioni. Per questo motivo alcune specie di alberi della parte orientale degli Stati Uniti avrebbero intrapreso un lento spostamento verso ovest.

 

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A Science il professor Songlin Fei ha raccontato che osservando il "cammino" di 86 tipi di alberi attraverso i dati del servizio Forestale degli Stati Uniti (nel periodo 1980-1995 e 2013-2015) su piante di Maine, Minnesota e Florida, "c'è stata una grande sorpresa. Gli alberi rispondono ai cambiamenti del clima, alla disponibilità di acqua e alle variazioni della temperatura. Ma anziché andare verso nord, lontano dai tropici e dal suolo più caldo, come da sempre osservato e ipotizzato, vanno verso ovest. Il che resta per molti aspetti ancora un mistero".

 

Secondo lo studio questo processo graduale sta avvenendo "più velocemente di quanto si possa pensare" e gli alberi che si muovono verso il "west" si stanno spostando ad una velocità di 15,4 chilometri per decennio, mentre quelli in cammino verso nord si sono spostati "solo" a 11 chilometri per decennio.

 

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Rispetto a molte conifere, gli angiosperme e gli alberi in fiore hanno dunque preso "una nuova direzione, probabilmente legata alla pioggia" anche se Fei spiega che "è ancora complesso determinare il motivo di questi spostamenti, ci sono molti fattori da considerare". Fra questi, ad esempio, l'iterazione uomo-natura, con l'insediamento di molti residenti in quelle aree a partire dal 1920, il diffondersi di parassiti, la presenza di incendi e altre conseguenze che potrebbero aver influito sulla vita delle piante.

 

"Quello che è certo è che le foreste odierne hanno un aspetto diverso rispetto a 10, 20 o 30 anni fa. Un altro fatto rilevante è che spesso a 'partire' sono gli alberi più giovani".  Chiaramente, sottolinea il ricercatore, "non è che alzano le radici e camminano, ma gli alberi più giovani cominciano a nascere o migrare più verso ovest. Spostano gradualmente i loro "centri abitati" a seconda delle condizioni migliori che possono trovare per crescere". Gli alberelli possono espandersi più facilmente in una nuova regione mentre i più anziani muoiono.

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Dai dati osservati quasi nessuna specie si è spostata verso sud o est e "la temperatura media annua degli ultimi 35 anni negli Stati Uniti orientali è aumentata di 0,29 gradi Fahrenheit". Tutti fattori che "non possono farci pensare che questi spostamenti siano colpa del cambiamento climatico al 100%, ma di sicuro è gran parte del problema e gli alberi si adattano a questo andando a cercare l'umidità altrove" chiosa Fei. In attesa di approfondire il fenomeno, senza sapere se la tendenza continuerà verso ovest, gli studiosi temono che si verificherà una spaccatura nelle più importanti comunità arboree degli States orientali.

 

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 "Le conifere vanno a nord, gli altri a ovest: ci sarà una frattura a est. Se diverse specie migrano in direzioni opposte, la comunità potrebbe iniziare a crollare. E' un po' come vedere la fine di un gruppo di amici che si dividono per andare in diverse Università. Dobbiamo continuare a monitorarli".

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