pier antonio panzeri qatargate

TUTTI GLI UOMINI (E LE DONNE) DI PANZERI – NEL DECRETO DI PERQUISIZIONE EMESSO DALLA PROCURA DI MILANO NEI CONFRONTI DELL'EX EURODEPUTATO, CONSIDERATO IL “MANOVRATORE” DEL QATARGATE, SONO ELENCATI 10 NOMI – UNA RETE CHE VA DA FRANCESCO GIORGI A EVA KAILI, DA LUCA VISENTINI, IL CAPO MONDIALE DEI SINDACALISTI, A DAVIDE ZOGGIA, EX DEPUTATO DEM – LA TELEFONATA TRA PANZERI E LA MOGLIE CHE ERA VOLATA IN MAROCCO: “HAI VISTO LE SCATOLE?”. “SÌ, HA INFILATO QUALCHE PRODOTTO NEI SACCHETTI PRIMA DI ANDARE VIA! EH EH!”

Giacomo Amadori e François De Tonquédec per “La Verità”

 

ANTONIO PANZERI

Nel decreto di perquisizione e di ispezione dei sistemi informatici emesso dalla Procura di Milano (in esecuzione di un ordine europeo di indagine) nei confronti di Pier Antonio Panzeri sono elencati dieci nomi. I quali, secondo gli inquirenti, rappresenterebbero la rete dell'ex eurodeputato pd.

 

Il procuratore aggiunto Fabio De Pasquale ha chiesto agli uomini delle Fiamme gialle inviati a casa dell'ex sindacalista a Calusco d'Adda (Bergamo) di andare alla ricerca di «titoli, contanti, oro, orologi di valore, di documenti, anche informatici, relativi a conti bancari in Italia e all'estero, presso la Lift bank (Brasile) e altrove; tutti i documenti, anche informatici, relativi alle relazioni con il Marocco e con il Qatar; tutti i documenti, anche informatici, o altri oggetti relativi alle seguenti persone». E subito dopo, con numeri romani, viene stilato un elenco di dieci soggetti che evidentemente a giudizio degli inquirenti belgi formerebbero il cerchio magico di Panzeri.

 

ANTONIO PANZERI - EVA KAILI - FRANCESCO GIORGI - MARC TARABELLA

Al primo posto c'è Francesco Giorgi, l'ex assistente parlamentare arrestato a Bruxelles e tuttora in carcere. È considerato una figura chiave dell'inchiesta e sembra aver coinvolto nei suoi magheggi anche il padre Luciano e il fratello Stefano, i quali hanno dato vita a una Srl chiamata Equality consultancy, che offriva servizi nel settore delle relazioni internazionali e delle organizzazioni non governative.

 

C'è poi il capo mondiale dei sindacalisti Luca Visentini che, come rivelato dalla Verità, ha ricevuto tre buste con circa 50.000 euro da Panzeri come finanziamento all'Ituc («Sotto forma di donazione per rimborsare alcuni costi della mia campagna per il congresso»).

 

Eva Kaili Francesco Giorgi Niccolo Figa-Talamanca Pier Antonio Panzeri

La lista continua con Giuseppe Meroni, già collaboratore all'Europarlamento prima di Panzeri e poi, per pochi mesi, dell'eurodeputata Lara Comi , che lo ha immediatamente licenziato dopo lo scoppio dello scandalo; con Nicolò Figà Talamanca, segretario generale della Ong No peace without justice, organizzazione fondata da Emma Bonino. Figà Talamanca è ancora in carcere anche perché uno dei principali indagati dell'inchiesta, Francesco Giorgi, spiegava ai suoi interlocutori che le Ong servivano per far girare i soldi. Ieri il gip di Aosta ha fatto sequestrare in via preventiva la casa di Cervinia comprata dalla sua società Nakaz Development: un acquisto al centro del filone per riciclaggio di cui avevamo dato notizia in esclusiva.

 

Al quinto posto c'è Simona Russo, segretaria della Ong di Panzeri, Fight Impunity. Al sesto Carlo Bittarelli, ex consulente politico del gruppo dei Socialisti e democratici, nonché impiegato nella sub commissione per i diritti umani del Parlamento europeo, presieduta sino al 2019 proprio da Panzeri. La settima piazza è riservata a Eva Kaili, ex vicepresidente dell'Europarlamento, la quale, come vedremo, ha iniziato a scaricare le responsabilità sull'ex sindacalista della Cgil di origini bergamasche. Segue Mychelle Rieu, ovvero la capo segreteria della già citata subcommissione.

 

antonio panzeri 5

Tra il 14 e il 15 dicembre alla donna è stato perquisito e sigillato l'ufficio. Al nono posto c'è Donatella Rostagno, assistente dell'europarlamentare belga di origini italiane Maria Arena. L'ultimo dell'elenco è Davide Zoggia, ex deputato pd e oggi assistente dell'europarlamentare Pietro Bartolo (ex sindaco di Lampedusa), suo compagno di partito. Ricordiamo che il figlio di Bartolo, Giacomo, è stato assunto per un periodo, a 1.900 euro al mese, presso la Ong di Panzeri.

 

FRANCESCO GIORGI EVA KAILI

Ovviamente questo presunto network è in fase di verifica e molte delle figure indicate potrebbero presto allontanare da sé i sospetti del giudice istruttore Michel Claise. Il quale, in questa caccia ai ladri, è assistito da due poliziotti (entrambi «ispettore principale») di grande esperienza: Bruno Arnold e Ceferino Alvarez Rodriguez.

 

Quest' ultimo si è occupato di criminalità organizzata, riciclaggio e finanziamento al terrorismo per 26 anni, per poi passare all'ufficio centrale per la lotta alla corruzione. Risulta consulente esperto dell'Unodc, cioè l'ufficio delle Nazioni unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine. Ieri quando abbiamo contattato Arnold, quest' ultimo, prima di interrompere la chiamata, ci ha solo chiesto: «Chi vi ha dato il mio numero di cellulare?».

 

Ieri, intanto, la Corte d'appello di Brescia ha rinviato al 3 gennaio l'udienza sull'estradizione di Silvia Panzeri. I giudici italiani cercheranno informazioni sulle condizioni carcerarie in Belgio, prima di decidere se consegnare o meno la donna. In Marocco la trentottenne bergamasca e la madre, Maria Dolores (Colleoni), sarebbero state trattate come personalità di rilievo. Una serie di intercettazioni effettuate dalla Sûreté nationale (il servizio segreto belga), che il quotidiano Le Soir ha divulgato ieri, offre un quadro del contesto che ha portato le autorità a chiedere l'arresto e l'estradizione.

 

eva kaili 2

Il 4 giugno 2022 le donne sono in Marocco. Panzeri chiama la consorte per chiedere notizie. La Colleoni risponde: «È andato tutto bene, siamo state presentate come Vip, siamo andati da Atmoun (Abderrahim, un diplomatico marocchino citato negli atti, ndr) a prendere un caffè». A quel punto Panzeri sembra alludere ai «regali» citati nei mandati di cattura: «Hai visto le scatole?». La Colleoni risponde: «Sì, viste! Perché dopo ha infilato qualche prodotto nei sacchetti prima di andare via! Eh eh!».

 

Gli investigatori annotano che Panzeri ricambia la risata.

L'intercettazione è contenuta in una nota dei servizi belgi, declassificata per l'invio alla Procura federale. Gli 007 di Bruxelles sono convinti che il viaggio non fosse di piacere, ma avesse come scopo «riportare (in Italia, ndr) possibili retribuzioni per attività di ingerenza a favore del Marocco». È la telefonata che ha portato ai domiciliari le due donne.

EVA KAILI

 

Nei mandati di cattura internazionali, come prova del loro presunto coinvolgimento, è annotato che «sembrano essere pienamente a conoscenza delle attività del loro marito/padre e si occupano persino del trasporto dei "doni" dati in Marocco da Abderrahim Atmoun, l'ambasciatore del Marocco in Polonia». Poche ore dopo la telefonata è lo stesso Atmoun a confermare a Panzeri (che accoglie la notizia con una risata) di aver messo «prodotti» nella borsa della moglie.

 

moglie e figlia di panzeri

Poi i due parlano di affari e Panzeri chiede notizie sulla «cosa di sua figlia» alla quale intende far scrivere una «bozza di convenzione», apparentemente riferita al «consiglio dei marocchini nel mondo» che avrebbe inviato lui stesso ad Atmoun. Il diplomatico conferma e parla di un contratto «per l'anno». In un'intercettazione ambientale risalente a fine luglio 2022 nella residenza italiana della coppia, trascritta dalla Sûreté nationale, parlano di beni acquisiti in modo potenzialmente illecito. I belgi hanno piazzato nell'appartamento italiano dei Panzeri delle microspie e queste hanno intercettato una frase della Colleoni, considerata molto importante, ma che tradotta in francese dagli inquirenti, non risulta chiarissima: «Dobbiamo sperare di non tornare qui, troveremmo di tutto e di più!».

 

antonio panzeri

Il quotidiano belga ricorda che proprio in quella abitazione gli investigatori italiani hanno rinvenuto 17.000 euro in contanti.

Panzeri intanto avrebbe iniziato a collaborare e avrebbe spiegato che cosa prevedesse l'accordo occulto: «Che avremmo lavorato per evitare delle risoluzioni contro i Paesi e in cambio avremmo ricevuto 50.000 euro». Poi, però, avrebbe accusato l'ex collega belga Marc Tarabella e fatto allusioni anche su Andrea Cozzolino: «Non ho prove, ma voi dovreste controllare il presidente attuale della delegazione del Maghreb».

 

Intanto, seguendo le orme del compagno Giorgi, anche l'ex vicepresidente (S&D) del Parlamento europeo, la greca Eva Kaili, avrebbe iniziato a parlare con i magistrati. In particolare avrebbe ammesso di essere stata lei a chiedere a suo padre di nascondere i 600.000 poi rinvenuti nel trolley che l'uomo aveva con sé. Il genitore è stato fermato poche ore dopo l'arresto di Giorgi, mentre cercava rifugio al Sofitel di Bruxelles.

 

ANTONIO PANZERI CON LA FIGLIA SILVIA

Nel mandato di cattura emesso contro la Kaili il 9 dicembre dal giudice istruttore Claise si legge, infatti, che «l'imputata ha ammesso di aver incaricato il padre di nascondere il denaro». E ancora: «Afferma di aver saputo in passato dell'attività del marito (Francesco Giorgi, ndr) con il signor Panzeri e che per il suo appartamento passavano valigie di biglietti». Quando la polizia piomba sul marito che aveva appena lasciato il loro appartamento in rue Wiertz, la Kaili avrebbe perso la testa. Oltre a coinvolgere il padre, la donna «ha tentato di avvertire Panzeri, ma anche due eurodeputati citati nella presente inchiesta».

 

banconote sequestrate a panzeri e eva kaili 3

Ma secondo i media greci Michalis Dimitrakopoulos, legale della politica, avrebbe respinto l'indiscrezione: «La signora Kaili non ha mai confessato di aver chiesto a suo padre di trasferire denaro per nasconderlo». E avrebbe aggiunto che la sua assistita «ha saputo di questi soldi all'ultimo minuto e ha chiesto subito che andassero al loro proprietario». Che secondo Dimitrakopoulos sarebbe «il signor Panzeri». In base alla ricostruzione dell'avvocato della Kaili quindi, più che di un tentativo di nascondere i soldi si sarebbe trattato di un maldestro tentativo di restituzione.

 

Per gli inquirenti belgi, però, sarebbe stata la stessa europarlamentare a intervenire «a difesa degli interessi del Qatar, avendo incontrato», su richiesta di Panzeri, «il ministro del Lavoro» del governo di Doha. Lo stesso che, a ottobre, aveva portato il denaro da consegnare, diviso in tre buste, al sindacalista Visentini. Panzeri «avrebbe impartito» i suoi ordini alla Kaili, annotano gli inquirenti, «per il tramite del marito». L'ex eurodeputato Pd sarebbe arrivato a intimare a Giorgi: «Eva non deve parlare con l'olandese!».

 

banconote sequestrate a panzeri e eva kaili 6

Ricordiamo che, secondo quanto risulta alla Verità, sarebbero stati uno o più eurodeputati dei Paesi bassi a far partire l'inchiesta, denunciando i tentativi dei servizi segreti marocchini di ingerire nell'attività dell'Europarlamento. Infine le indiscrezioni sull'indagine pubblicate sui media hanno messo in allarme i magistrati belgi, che hanno annunciato di aver aperto un fascicolo per fughe di notizie.

EVA KAILI francesco giorgi eva kaili eva kaili con il ministro del lavoro del qatar banconote sequestrate a pier antonio panzeri e eva kaili 1

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