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CHI HA UCCISO LA "SIGNORA IN ROSSO"? – SONO PASSATI 34 ANNI DALLA MORTE DI FRANCA DEMICHELA, 50ENNE TROVATA SENZA VITA NEL 1991 SOTTO UN VIADOTTO A MONCALIERI (TORINO), IN MEZZO AI RIFIUTI, CON UN VESTITO ROSSO - DEMICHELA ERA UNA DONNA IRREQUIETA: SPOSATA CON UN IMPIEGATO, FREQUENTAVA CAMPI ROM PER FARSI LEGGERE I TAROCCHI, E PRIMA DI MORIRE AVEVA PORTATO DUE RAGAZZI DI 16 E 21 ANNI NEL SUO PIED-À-TERRE SEGRETO - PER L’OMICIDIO VENNE PRIMA ARRESTATO IL MARITO, MA POI…

Estratto dell’articolo di Simona Lorenzetti per il "Corriere della Sera"

 

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[…] La morte di Franca Demichela, 50 anni, è ormai una fitta nebbia impenetrabile. Due inchieste, a distanza di 30 anni l’una dall’altra, non hanno dipanato il mistero di un delitto scoperto la mattina del 15 settembre 1991.

 

È una domenica quando un cadavere viene trovato da un clochard in località Barauda, a Moncalieri (in provincia di Torino), sotto il viadotto della tangenziale.

 

Tra rifiuti e miseria, l’immagine di quel corpo crea un contrasto innaturale: la donna indossa un abito di chiffon rosso e dello stesso colore è il foulard che le avvolge il capo a mo’ di turbante, fissato da un’appariscente spilla. Ai piedi indossa una sola scarpa, una décolleté con il tacco a stiletto. Pure quella, rossa. Mancano la borsetta e i documenti, nessuno sa chi sia quella donna.

 

Il medico legale stabilirà che è stata strangolata in un altro luogo e poi gettata in discarica. La «donna in rosso», la battezzano le cronache. La sua identificazione avviene qualche giorno dopo […] si chiama Franca Demichela, figlia di un dirigente Fiat, moglie di un anonimo contabile. Da qui partono le indagini che portano alla luce l’inquietudine di questa signora dell’alta società che amava la vita notturna, frequentare il campo rom di strada dell’Aeroporto per farsi leggere i tarocchi e intrecciare affari vendendo gioielli e tessuti pregiati.

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Una donna imbrigliata in un matrimonio che le andava stretto con Giorgio Capra, impiegato in giacca e cravatta con gli occhiali spessi e dal carattere mite. Viene definito «l’uomo in grigio» e all’inizio i sospetti ricadono su di lui. Capra, che due anni fa è morto, viene arrestato e per 18 giorni rimane in carcere professando la propria innocenza: «Mia moglie si accompagnava con persone poco raccomandabili». Il marito ha un alibi: «Ho trascorso il sabato, la domenica e il lunedì a Val della Torre dai miei genitori». Nella sua auto viene trovata una borsetta da donna piena di gioielli. E in casa due biglietti: nel primo c’è scritto «ci vediamo stasera», nel secondo è indicato il tempo — «25 minuti» — che si impiega per raggiungere Torino da Val della Torre. Troppo poco perché le accuse reggano.

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L’attenzione degli investigatori si sposta sulle frequentazioni occasionali della vittima, che 24 ore prima di morire aveva avuto un rapporto sessuale. I nuovi sospettati sono slavi e giovani: uno ha 16 anni, altri tre 21. Erano stati visti insieme a Franca il sabato sera in centro, in piazza San Carlo, e prima avevano trascorso del tempo nel pied-à-terre della vittima in via Buenos Aires. Quando la polizia li cerca, sono già scappati. Nell’ottobre ’92 il più giovane si presenterà in questura: «Non c’entriamo nulla».

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Nel ‘96 gli altri verranno bloccati in un campo rom in Lombardia: ma non ci sono prove.

Trent’anni dopo, è il 2021, l’omicidio della «donna in rosso» è un cold case. La Procura di Torino riapre l’inchiesta. Si riparte dall’inizio, dagli stessi indizi, dagli stessi sospettati […] Revisionando i frammenti delle impronte digitali trovate nell’alloggio di via Buenos Aires gli uomini della scientifica riescono a metterne in risalto una.

 

Era su un tavolo di cristallo: corrisponde alla mano sinistra di uno degli slavi. […] Ulteriori reperti biologici vengono estratti dal foulard e dal vestito: emerge un profilo misto di «due diversi individui». Non basta, il tempo ha deteriorato le aspettative. E così, nel 2024, i magistrati prendono atto dell’impossibilità di dare un nome e un volto all’assassino di Franca Demichela.

 

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Nell’archiviazione si evidenzia che «i reperti si trovano in uno stato di degradazione talmente avanzato da non consentire la possibilità di estrapolare alcun profilo genetico completo» da comparare con quello dei sospettati.

[…]

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