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LA VITA DA CANI LA FARA’ CHI LI HA - A PIACENZA SE NON LAVI LA PIPÌ DI FIDO LA MULTA È DI 500 € - ESPLODE LA PROTESTA, IL SINDACO RENZIANO SI DIFENDE: “ATTO DOVUTO. CHI SPORCA DEVE PULIRE” - DAI BALLI VIETATI IN SPIAGGIA AI DECRETI ANTIMOVIDA, È L’ESTATE DEI DIVIETI

Alberto Mattioli per “la Stampa”

 

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Quest’estate piovono solo divieti. Sarà il caldo, fatto sta che l’ordinanza creativa, che per il resto dell’anno è una specialità dei sindaci leghisti, d’estate diventa politicamente trasversale e geograficamente ubiqua. Dilagando, ovviamente, nelle località turistiche, specie di mare.

 

E’ un’ondata di grida, regolamenti, ordinanze con relative multe: divieto di far volare droni (a Forte dei Marmi), divieto di esibire «oggetti volgari» agli addii al celibato (a Cervia), divieto di skateboard e racchettoni (a Lavagna), divieto di ballare in spiaggia (ad Alghero). Più tutti i soliti decreti antimovida, dalle Alpi alla Sicilia. 

 

Ma l’ordinanza che fa più discutere, l’ordinanza delle ordinanze, l’ordinanza al quadrato arriva da Piacenza, dove il mare decisamente non c’è e il turismo di massa nemmeno. Il sindaco che l’ha firmata, Paolo Dosi, piddino di rito renziano (meglio specificarlo, a Piacenza vive Bersani), è un mite cattolico che non sembra esattamente l’uomo della tolleranza zero. Però è riuscito a far discutere tutta Italia e a far arrabbiare quella buona metà che ama i cani.

 

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Perché Dosi ha deciso che d’ora in avanti i loro proprietari non dovranno raccoglierne solo le «deiezioni solide», ma anche lavare via quelle liquide. Insomma, bisogna pulire le strade non solo dalla pupù ma anche dalla pipì del caro Fido, pena una multa da 25 a 500 euro. E così la vera vita da cani la farà chi li ha. 

 

Gli esegeti delle bizzarrie legislative fanno notare che non è una novità e segnalano precedenti a Brissogne, in provincia di Aosta, e a Muggia, in quella di Trieste. In ogni caso l’ukase di Piacenza ha scatenato la polemica, sui social network e fuori. Dosi ha replicato su Facebook, spiegando che sono stati due consiglieri d’opposizione a chiedere il provvedimento, che è stato votato all’unanimità (meno un’astenuta) in Consiglio comunale e che quindi l’ordinanza è un atto dovuto.

 

L’impressione, signor sindaco, è che lei tema di aver, come dire?, pestato una deiezione solida e voglia minimizzare. «Ma no - risponde Dosi nel suo Municipio, sotto un ritratto del Presidente Napolitano (la solita lentezza della pubblica amministrazione?) -. Diciamo che è un richiamo al senso civico dei cittadini: chi sporca deve pulire. Poi l’ordinanza è soprattutto dissuasiva, anche perché con le carenze di organico dei vigili non sarà facile farla rispettare». 

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Però è complicato: uno che porta a spasso il cane dovrà sempre uscire con una borraccia? «Basta una bottiglietta, ormai la usano tutti». Intanto su Internet impazzano le accuse: il sindaco non ha altro di meglio e di più importante cui pensare? «Magari questo vale anche per i media. E poi è il solito benaltrismo italiano. Noi ci occupiamo anche di ben altro. E pure della pulizia delle strade». Sta di fatto che per ora, come conferma il capo della Polizia municipale, Stefano Poma, nessuno è stato multato: «Ma l’ordinanza è recentissima, la faremo rispettare».  

 

Resta da capire come l’hanno presa i piacentini. Ma qui non è facile, perché di primo pomeriggio, con 36 gradi all’ombra, per strada non c’è, giustamente, un cane. Dopo calde ricerche al Pubblico passeggio, la passeggiata alberata sulle ex mura, diciamo l’Hyde Park di Piacenza, il risultato del sondaggio è questo: di otto proprietari di cani, cinque (un pechinese, un labrador, un cocker, un pastore tedesco e un lagotto romagnolo da tartufi) ignoravano l’ordinanza. Tre (un bastardino, un golden retriver e un altro lupo) la conoscevano. Nessuno aveva con sé la bottiglietta di pronto intervento.  

 

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Il più polemico è il padre umano del golden retriver, di nome Safi (il cane, non il padrone): «Me ne infischio perché è un’assurdità. Oltretutto spandere la pipì serve solo a “chiamarne” dell’altra. E poi non so dove mettere la bottiglia. Se mi daranno la multa, la pagherò». Libera pipì in libero Stato, insomma. Il più allibito è il tartufaro, sceso dai colli per far tosare il suo Jago: «Ma che mi dice? Non lo sapevo. Per fortuna in città vengo pochissimo». Quanto al pechinese, mentre spiegavo l’ordinanza con chi lo teneva al guinzaglio (fatica inutile: una colf extracomunitaria che parla pochissimo l’italiano) ha chiuso la discussione facendo, appunto, pipì. Flagranza di reato.  

 

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