LA VITA E’ MENO AMARA PER PIERO AMARA – L’EX AVVOCATO DELL’ENI È STATO ASSOLTO DALL’ACCUSA DI RIVELAZIONE DI SEGRETO SULLA FUGA DI NOTIZIE DELLA PRESUNTA LOGGIA UNGHERIA: È STATO INVECE CONDANNATO A 2 ANNI E 6 MESI L’EX DIRIGENTE DEL CANE A SEI ZAMPE, VINCENZO ARMANNA, PER AVER CALUNNIATO L’EX FUNZIONARIO DI POLIZIA FILIPPO PARADISO – ARMANNA HA AMMESOS DI ESSERSI INVENTATO DI AVER RICEVUTO DA PARADISO UN DOCUMENTO DI UNO DEI VERBALI DI AMARA. I PM AVEVANO IPOTIZZATO CHE FOSSE STATO LO STESSO AMARA A FILMARE IL FILE, MA NON FU COSÌ...
Luigi Ferrarella per il “Corriere della Sera”
Se e quando inizierà a Brescia (dopo rimbalzi tra Perugia e Milano, e Milano e Brescia) il processo per le calunnie o no dell’ex avvocato Eni Piero Amara ai 66 politici e magistrati e alti burocrati tacciati di appartenere a «Loggia Ungheria», ancora non si sa a distanza di 6 anni dai suoi verbali. Ma intanto arriva a sentenza di primo grado uno dei tanti mini-satelliti vaganti nell’iperspazio giudiziario italiano.
L’assoluzione di Amara per non aver commesso rivelazione di segreto, e la condanna invece a 2 anni e 6 mesi dell’ex dirigente Eni Vincenzo Armanna per aver calunniato l’ex funzionario di polizia Filippo Paradiso (già negli staff del Viminale all’epoca Salvini-Piantedosi-Sibilia e dell’ex presidente del Senato Elisabetta Casellati), conclude il tentativo di fare luce sulla prima fuga di notizie del 17 febbraio 2020: due mesi prima di quella innescata dalla consegna nell’aprile 2020 dei verbali word dal pm Paolo Storari al consigliere Csm Piercamillo Davigo; e 8 e 12 mesi prima dell’invio anonimo dei verbali a Il Fatto e La Repubblica.
Si trattava di capire come Armanna già quel 17 febbraio 2020 avesse potuto beffardamente sventolare in faccia ai pm Laura Pedio e Storari una pagina pdf vera di uno dei veri verbali di Amara.
«Paradiso mi ha procurato il documento che vi mostro», disse Armanna evocando l’appuntamento in un bar con un ragazzino dal cappellino rosso, e poi invece dicendo di aver ricevuto da Paradiso la foto sull’app di messaggistica Wickr.
I pm Civardi e Di Marco avevano ipotizzato che Amara, in uno dei suoi tanti giochi di specchi, il 25 gennaio 2020 avesse filmato in Procura con una microcamera nascosta i propri verbali con la scusa di rileggerli nell’ufficio di Pedio in presenza di un finanziere di provata lealtà (morto nel frattempo) e del codifensore Francesco Montali, e poi ne avesse dato una pagina ad Armanna. Ma questo ruolo di Amara non è stato provato.
Inoltre Pedio, ora procuratrice di Lodi, teste non in aula ma tramite lettera alla difesa di Amara, ha scritto di non ricordare chi (nel personale in Procura) avesse materialmente apposto gli omissis sui verbali segreti di Amara, quando prima del 17 febbraio 2020 erano stati trasmessi dai pm (nella parte non omissata) al Tribunale del Riesame per supportare una perquisizione svolta dentro Eni: «finestra» alternativa per fughe di notizie, su cui molto hanno insistito i difensori Salvino Mondello e Montali.
Tanto che gli stessi pm d’udienza Roberta Amadeo e Paolo Filippini hanno chiesto l’assoluzione di Amara, e la condanna invece di Armanna per calunnia di Paradiso.
Armanna in aula ha sostenuto d’esserselo inventato per difendersi dall’aggressività del pm Storari urlante quel 17 febbraio 2020: «Ho inventato tutto. Ottenni un solo foglio via Wickr, attribuii questa cosa a Paradiso perché il nickname “fpfpfp3” era simile a quelli che usava lui», ma «poteva essere chiunque. I rapporti con Piantedosi ce li aveva e ce li ha avuti. Ho ipotizzato Paradiso per il nickname, e perché aveva organizzato per Granata (vice dell’a.d. Eni Descalzi) la visita in Libia con Piantedosi». Armanna avrebbe potuto avere una prova a discarico se nel suo telefonino fosse stata trovata almeno la foto che diceva d’aver avuto da «fpfpfp3» su Wickr. Ma curiosamente non ha mai fornito il codice di sblocco, senza il quale il perito ha stimato «68 anni» per aprirlo ed esaminarlo. Resta anche il mistero sul movente della mossa di Armanna nel 2020: «Dissi a Pedio: “Siete un colabrodo, i verbali segretati escono, io non mi fido più: è un avvertimento, a lei e a me, che io non devo parlare”. Questo è come è andata. Non ho dato il foglio ai giornalisti con cui ho rapporti fortissimi...».




