donald trump zelensky putin

“L'ATTUALE PRESSIONE GLOBALE SULLA RUSSIA NON È SUFFICIENTE A PORRE FINE A QUESTA GUERRA” – ZELENSKY ESORTA A “MAGGIORI PRESSIONI” SULLA RUSSIA DOPO L’ANNUNCIO DELLA COMPLETA RICONQUISTA DEL KURSK DA PARTE DI MOSCA  – LE CONDIZIONI DI PUTIN PER LA TREGUA SONO IDENTICHE A QUELLE DELLA BOZZA DEL PIANO DEGLI EMISSARI DI TRUMP, MA LE CONTINUE PROVOCAZIONI DI “MAD VLAD” INIZIANO A STUFARE ANCHE IL TYCOON E…

1 - ZELENSKY, SITUAZIONE DIFFICILE MA RESISTIAMO NEL KURSK

volodymyr zelensky

(ANSA) - "Il Comandante in Capo Oleksandr Syrskyi ha fornito un aggiornamento sulla situazione in prima linea. In molte direzioni la situazione rimane difficile". Lo scrive Volodymyr Zelensky su X. "Solo a mezzogiorno, si sono già verificati quasi 70 attacchi russi. Gli scontri si concentrano nelle direzioni di Pokrovsk, Kramatorsk, Lyman e Kursk". E "le nostre forze continuano le operazioni difensive in aree specifiche delle regioni di Kursk e Belgorod", ha assicurato, dopo che ieri Mosca aveva annunciato la completa riconquista del Kursk. Zelensky ha chiesto una rinnovata pressione sulla Russia ad accettare la tregua proposta dagli Usa.

 

vladimir putin con la mimetica a kursk

Secondo Zelensky "la situazione in prima linea e l'azione dell'esercito russo dimostrano che l'attuale pressione globale sulla Russia non è sufficiente a porre fine a questa guerra. Presto saranno passati cinquanta giorni da quando la Russia ha iniziato a ignorare la proposta degli Stati Uniti di un cessate il fuoco completo e incondizionato, una proposta che l'Ucraina aveva accettato l'11 marzo". Per questo motivo, "è necessaria una pressione più tangibile sulla Russia per creare maggiori opportunità per una vera diplomazia", ha avvertito, ringraziando "tutti coloro che sono al fianco dell'Ucraina".

 

2 - IL DILEMMA STRATEGICO DI PUTIN TRA IL SÌ AL PIANO USA E L'OFFENSIVA

Estratto dellì’articolo di Anna Zafesova per “la Stampa”

VLADIMIR PUTIN CON DIVISA MILITARE NEL KURSK

 

Vladimir Putin è pronto a «riprendere i colloqui con Kyiv senza condizioni preliminari». Sarebbe questa la posizione esposta venerdì dal presidente russo a Steve Witkoff. […] A comunicarlo […]  è stato ieri il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, sottolineando che il suo principale «l'aveva già detto ripetutamente» di essere disponibile a trattare con la leadership ucraina.

 

Non è propriamente vero: Mosca si è rifiutata per anni di negoziare con Volodymyr Zelensky, insistendo per decidere il destino degli ucraini direttamente con Washington. Soltanto qualche settimana fa Putin aveva sostenuto che il leader ucraino non fosse legittimo, e in precedenza aveva chiesto che il governo di Kyiv cancellasse il divieto a negoziare con il dittatore russo che Zelensky aveva emanato.

vladimir putin

 

E soprattutto, più che concentrarsi sulle condizioni preliminari per sedersi al tavolo delle trattative, aveva posto dei paletti precisi a quello che voleva ottenere dall'Ucraina: cessione di cinque regioni, inclusi i territori non occupati dai militari russi, disarmo e rinuncia all'adesione alla Nato e passaggio di fatto di Kyiv sotto l'ombrello di Mosca. Un ultimatum, più che un compromesso, e finora nulla ha indicato che il dittatore russo avesse ammorbidito le sue richieste, anche se il Financial Times qualche giorno fa citava fonti moscovite convinte che fosse pronto a «rinunciare» ai territori ucraini che la Federazione Russa ha «annesso» sulla carta, ma che rimangono sotto la sovranità di Kyiv.

 

Una ipotesi sostenuta anche da alcuni commentatori vicini al Cremlino, come il direttore della Nezavisimaya Gazeta Konstantin Remchukov, convinto che Putin sia pronto a «congelare il conflitto» lungo la linea del fronte esistente.

 

donald trump vladimir putin

Una «concessione» che di fatto rende le condizioni di Putin praticamente identiche a quelle della bozza del piano di pace portata la settimana scorsa a Parigi dagli emissari di Donald Trump. Non è un caso infatti che il presidente russo nelle ultime settimane mantenga un silenzio insolito: con gli Stati Uniti che di fatto negoziano per conto suo, è più prudente non incrinare un equilibrio diplomatico ancora precario. Il fastidio di Trump per i bombardamenti russi ha già costretto Putin a schiacciare il freno: dopo l'esortazione «VLADIMIR, STOP!» sui social, il comando di Mosca ha interrotto almeno per ora la serie di raid aerei contro le città ucraine, intensificati nelle ultime settimane.

 

Un altro motivo per segnalare una disponibilità al negoziato potrebbe essere il rapporto consegnato ieri al presidente russo dal suo capo di Stato maggiore Valery Gerasimov: la regione di Kursk sarebbe stata liberata dai militari ucraini, che ne controllavano un pezzo dall'agosto scorso. Un'operazione che secondo Gerasimov ha visto «l'eroismo dei soldati nordcoreani che hanno combattuto spalla a spalla con i nostri», in una prima ammissione ufficiale della presenza degli uomini di Kim sul fronte russo.

 

DONALD TRUMP E VLADIMIR PUTIN - MEME BY 50 SFUMATURE DI CATTIVERIA

Il comando di Kyiv però ha smentito i successi vantati da Gerasimov, e anche molti blogger militari russi sostengono che la controffensiva di Mosca non sia ancora conclusa. Si tratta probabilmente di una questione di tempo, e Kursk non potrà più essere merce di scambio in un eventuale baratto tra zone occupate. […]  Quanto questa tregua sia davvero desiderata da Mosca non è chiaro: la propaganda resta bellicosa come sempre, e il giornalista dissidente russo Mikhail Zygar scrive nella sua analisi pubblicata su Spiegel che gli esponenti del "partito della guerra" hanno ottenuto di recente da Putin importanti promozioni. […]

 

3 - THE DONALD SOTTO PRESSIONE PROVA A TIRARE LE FILA «PUTIN MI PRENDE IN GIRO»

TRUMP E ZELENSKY A SAN PIETRO

Estratto dell’articolo di Giuseppe Sarcina per il “Corriere della Sera”

 

Donald Trump tira le fila delle sue 15 ore romane con un lungo post sulla sua piattaforma «Truth». Il senso politico, però, è condensato in poche righe: «Putin non aveva alcun motivo per lanciare missili sui civili, su città e villaggi dell’Ucraina, come ha fatto negli ultimi giorni. Mi viene da pensare che non voglia fermare la guerra, mi sta solo prendendo in giro e deve essere affrontato in maniera diversa, attraverso le banche o le sanzioni secondarie? Troppe persone stanno morendo!».

 

VOLODYMYR ZELENSKY DONALD TRUMP VLADIMIR PUTIN

Stando a queste parole si potrebbe concludere che il breve, ma intenso assedio politico che si è sviluppato a margine del funerale di papa Francesco abbia prodotto qualche risultato. Perché questa è esattamente la visione di Volodymyr Zelensky e dei tre leader europei con i quali Trump è entrato in contatto: il britannico Keir Starmer, il francese Emmanuel Macron e Giorgia Meloni.

Certo, giovedì 24 aprile, Trump aveva inviato il primo segnale al Cremlino, sempre su «Truth»: «Vladimir stop! Stanno morendo 5.000 soldati alla settimana». Nello stesso tempo, però, aveva risposto a un giornalista che nella sua vita nessuno lo aveva mai «preso in giro».

 

Forse il presidente Usa pensava di poter riprodurre a Roma lo schema politico-psicologico che adotta nello Studio Ovale. Lì Trump è in pieno controllo: lusinga, punzecchia o, come è stato il caso di Zelensky lo scorso febbraio, maltratta l’ospite di turno

EMMANUEL MACRON ZELENSKY

 

[…]  La mattina c’è stato il primo, leggero intoppo. Secondo le indiscrezioni, la Casa Bianca aveva programmato il vertice con il leader ucraino di prima mattina, a Villa Taverna, nella residenza dell’ambasciatore statunitense. Ma Zelensky, frenato dai dubbi dei suoi consiglieri («non ci andiamo, rischiamo di finire triturati come a Washington»), è sbarcato nella Capitale in ritardo.

 

[…]  Il capo della Casa Bianca ha fretta di chiudere il negoziato con Vladimir Putin e di passare all’incasso con Zelensky. Finora ha assecondato quasi tutte le richieste del presidente russo: riconoscimento dell’annessione della Crimea; controllo dei territori occupati con la forza; cancellazione della prospettiva Nato per l’Ucraina. Non ha concesso nulla all’ucraino. Anzi insiste perché firmi rapidamente l’accordo sulle terre rare.

 

FUNERALE DI PAPA FRANCESCO - INCONTRO TRA TRUMP E ZELENSKY NELLA BASILICA DI SAN PIETRO

Ora cambierà qualcosa? Il presidente tedesco, Frank-Walter Steinmeier, invita a «non aspettarsi troppo dalla diplomazia funebre». Zelensky, Macron e Starmer si sono concentrati sulla questione più urgente: gli Stati Uniti dovrebbero appoggiare la missione di interposizione, o di addestramento dei militari ucraini su larga scala, cui stanno lavorando i governi di Francia e Regno Unito. Il quotidiano britannico Daily Telegraph scrive che i «funzionari Usa avrebbero aperto alla fornitura di intelligence e supporto logistico ai soldati britannici ed europei nel quadro di un accordo di pace». Vedremo se questa disponibilità verrà confermata dallo stesso Trump.

FUNERALE DI PAPA FRANCESCO - INCONTRO TRA TRUMP E ZELENSKY NELLA BASILICA DI SAN PIETROzelensky funerale di papa francesco foto lapresse FUNERALE DI PAPA FRANCESCO - INCONTRO TRA TRUMP E ZELENSKY NELLA BASILICA DI SAN PIETRO

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