zelensky trump putin

ZELENSKY PUÒ ANDARE IN AMERICA ANCHE TUTTI I GIORNI, MA SULLA PACE IN UCRAINA L'ULTIMA PAROLA È DI PUTIN – STEFANO STEFANINI: “ZELENSKY ENTRAVA A MAR-A-LAGO PER OTTENERE L'APPOGGIO DEL PRESIDENTE AMERICANO AL PIANO DI PACE IN 20 PUNTI. TRUMP LO ACCOGLIEVA PER PORTARE A CONCLUSIONE IL NEGOZIATO, ‘ENTRATO NELLA FASE FINALE’. L'IMPRESSIONE È CHE NESSUNO DEI DUE ABBIA OTTENUTO QUELLO CHE VOLEVA MA ENTRAMBI HANNO DETTO DI ESSERVISI AVVICINATI. QUANTO, LO SCOPRIREMO NEI PROSSIMI GIORNI. COME PURE SE ANCHE VLADIMIR PUTIN È A BORDO DEL 95%. SENZA DI LUI NON C'È PERCENTUALE DI PACE CHE TENGA. SE RIBADISCE LE SOLITE CONDIZIONI, ZELENSKY NON PUÒ ACCETTARLE MA ANCHE TRUMP NON PUÒ PRENDERNE APERTAMENTE LE PARTI. ZELENSKY HA INTANTO GUADAGNATO TEMPO...”

IL PRESSING DEGLI USA: IL DONBASS A MOSCA E GARANZIE PER KIEV

Estratto dell'articolo di Giuseppe Sarcina per il “Corriere della Sera”

 

volodymyr zelensky donald trump conferenza stampa a mar a lago foto lapresse

[...] Donald Trump e Volodymyr Zelensky dicono di essere d’accordo al 90-95%. Ma mancano all’appello le questioni fondamentali: il destino del Donbass e le garanzie di sicurezza.

 

[...] Il presidente americano [...] è apparso più ben disposto di altre volte, arrivando persino a elogiare apertamente l’ospite: «È un uomo coraggioso». Poco prima, però, aveva parlato per due ore e mezza Putin. Il Cremlino ha subito cercato di capitalizzare la lunga video chiamata, sostenendo che Mosca e Washington concordano su come risolvere il passaggio chiave del negoziato.

 

Se Zelensky vuole la pace, deve prendere una «decisione rapida» sul Donbass, vale a dire deve ordinare al suo esercito di ritirarsi anche dal territorio ancora sotto il suo controllo.

 

DONBASS - AREA OCCUPATA DAI RUSSI E ZONA CONTESA

Poco dopo, però, rispondendo ai giornalisti, a fianco di Zelensky, Trump ha detto che «non ci sono scadenze» [...]. Evidentemente, Trump ha preso atto che è inutile porre ultimatum, visto che «tutto è molto complesso».

 

Se questa posizione regge, [...] Zelensky avrà ottenuto un primo risultato: trattare senza pressioni opprimenti e, possibilmente, senza che nessuno gli forzi la mano. [...]

 

Tuttavia, il tycoon ha fatto sapere di «aver avuto una buona conversazione con Putin». Per quale motivo? Stando all’interpretazione più quotata tra i diplomatici europei, Trump ritiene di aver individuato il potenziale percorso per avvicinare le due parti.

 

Il Cremlino vuole tutto il Donbass, ma in cambio sembrerebbe disposto ad accettare le garanzie di sicurezza fornite dagli Stati Uniti e, entro certi limiti, anche dagli europei.

 

Sull’altro versante, Zelensky non è convinto: forse potrebbe accettare di fare un passo indietro rispetto alla linea del fronte, solo se otterrà un meccanismo di deterrenza davvero credibile. Ecco perché ieri la delegazione Usa ha insistito su questo aspetto: come proteggere in futuro la sovranità e i nuovi confini dell’Ucraina.

 

volodymyr zelensky donald trump conferenza stampa a mar a lago foto lapresse

Ed è qui che si aggiunge il quarto lato, quello degli europei. Per una volta, il presidente Usa ha lodato gli alleati del Vecchio continente: «Hanno fatto un lavoro eccezionale».

Quale? Studiare a fondo il dispositivo militare per tranquillizzare Zelensky e la popolazione ucraina.

 

Sono all’esame due soluzioni [...] . Francia e Regno Unito spingono per l’invio di una forza di interposizione [...]. L’altra formula, nata da una proposta italiana, consiste nell’estendere all’Ucraina l’articolo 5 del Trattato Nato: tutti gli alleati corrono in soccorso di un partner aggredito.

 

Trump, però, immagina per gli Stati Uniti un ruolo più defilato [...] e, in ogni caso, non manderebbe i marines a difendere l’Ucraina. Toccherà agli europei mobilitare gli eserciti.

 

DONALD TRUMP APPLAUDE APPENA VEDE PUTIN AD ANCHORAGE IN ALASKA

Per Zelensky, però, questa copertura sarebbe insufficiente. Anche ieri, il presidente ucraino ha provato a sollecitare un maggior coinvolgimento Usa, prospettando vantaggi economici per le imprese americane interessate alla ricostruzione del Paese e allo sfruttamento delle sue risorse minerarie. [...]

 

KIEV INCASSA TEMPO MA NON GARANZIE COSÌ LA PACE RISCHIA DI ESSERE IMPOSTA

Estratto dell’articolo di Stefano Stefanini per “La Stampa"

 

Hanno parlato di tutto. [...] Ma Donald Trump e Volodymyr Zelensky non hanno detto quasi niente su quel 95% concordato per mettere fine alla guerra. Un paio di settimane per chiudere, ha detto l'uno. Ci vorrà probabilmente un referendum hanno convenuto entrambi. Ma la Russia è d'accordo? Gliene parlerò ha assicurato Trump.

volodymyr zelensky e donald trump a mar a lago foto lapresse 1

L'interrogativo è aperto.

 

Era cominciato come da copione, Donald prima telefona a Vladimir poi riceve Volodymyr. Il presidente americano non aveva mai nascosto che la via della pace in Ucraina passa attraverso concessioni reciproche ma soprattutto ucraine perché Kiev gioca con una mano più debole. Ma ieri ha dato una piega diversa.

 

Non ha ribadito, come lo scorso febbraio, che Zelensky «non ha carte». Anzi si è complimentato con lui. Non ha messo scadenze. Un conciliante Zelensky ha ricambiato. A porte chiuse la conversazione sarà stata ben più complicata. Certo lunga. Mosca non ha perso tempo a dare l'ennesimo ultimatum sulla cessione dell'intero Donbas da parte ucraina.

 

VLADIMIR PUTIN - DONALD TRUMP - ANCHORAGE, ALASKA

Peggio, l'ha messo in bocca anche a Trump. Riesumando il temuto scenario della pace (ingiusta) imposta a Kiev dal combinato disposto Mosca-Washington. Che le dichiarazioni finali hanno allontanato se non dissipato.

 

[...]

 

Putin rifiuta un incontro trilaterale – opzione che gli americani avevano sondato – ma a suon di bombe e di vittime civili ucraine fa da terzo incomodo fra Trump e Zelensky.

Modo tanto letale quanto efficace per ribadire che la pace inseguita dai due si fa solo alle condizioni che Mosca vuole imporre. Per Zelensky vuol semplicemente dire che la Russia vuole continuare la guerra.

 

attacco russo a kiev - 27 dicembre 2025

Forse sperava nella "delusione" di Trump nei confronti del presidente russo, espressa qualche volta in passato. Per non urtare le sensibilità di Vladimir, Donald aveva invece taciuto. Non è dato sapere se abbia sollevato l'argomento nell'ora di telefonata con Putin, prima di ricevere Zelensky. Legittimo dubitarne.

 

L'iniziativa diplomatica del presidente americano, in corso da mesi, ha prodotto una situazione che vede due posizioni negoziali a confronto: quella ucraino-europea e quella russa. La prima dal "cessate il fuoco seguito da negoziati" si è evoluta, in buona parte per pressioni americane, nel piano in 20 punti che contiene alcune concessioni importanti alla Russia.

 

Zelensky le ha rafforzate con la disponibilità a tenere elezioni alla sola condizione di 60 giorni di tregua. Quella russa non si è smossa dalla "cessione di territorio, con negoziati a latere, seguita da cessate il fuoco".

 

VOLODYMYR ZELENSKY - DONALD TRUMP

Quanto ai 60 giorni di tregua pre-elettorale per elezioni, Putin non è andato oltre la promessa di non bombardare le urne durante le operazioni di voto. La mediazione americana attraverso l'abisso che separa Kiev (e l'Europa) da Mosca ha portato alla proposta di zona economica libera e demilitarizzata del Donbas.

 

Zelensky si è detto pronto ad accettarla, con molto da definire – che fine fanno le fortificazioni ucraine? Qui entrano in gioco le garanzie internazionali. In teoria dovrebbero renderle meno indispensabili alla difesa da future aggressioni russe. Ma, dopo quattro anni di guerra, gli ucraini hanno imparato a fare affidamento soprattutto su sé stessi.

 

attacco russo a kiev 10 ottobre 2025 3

Zelensky entrava [...]  a Mar-a-Lago con un obiettivo ben preciso: ottenere l'appoggio diretto del presidente americano al piano di pace in 20 punti [...]

 

Senza il suo avallo il negoziato torna al punto di partenza delle due posizioni inconciliabili, intorno al quale sta girando dal vertice russo-americano di Anchorage in agosto. Non a vuoto ma senza sciogliere l'intreccio dei due punti chiave, territori-cessate il fuoco dai quali dipende il resto dei progressi compiuti.

 

Con un secondo ostacolo da superare: progressi senza la Russia al tavolo sono conti senza l'oste. Ma la Russia non è al tavolo perché non vuole esserci. Per rompere il circolo vizioso, Zelensky aveva almeno bisogno di sapere che Trump si assume la paternità di questi parziali progressi.

 

volodymyr zelensky e donald trump a mar a lago foto lapresse 2

E di essere rassicurato sulla partecipazione americana alle garanzie internazionali. Su cui aveva "qualche sfumatura" da verificare.

 

Trump lo accoglieva con un diverso scopo: portare a conclusione il negoziato, ormai «entrato nella fase finale». L'impressione è che nessuno dei due abbia ottenuto quello che voleva ma entrambi hanno detto di esservisi avvicinati.

 

Quanto, lo scopriremo nei prossimi giorni. Come pure se anche Vladimir Putin è a bordo del 95%. Senza di lui non c'è percentuale di pace che tenga.

 

Se ribadisce le solite condizioni, Zelensky non può accettarle ma anche Trump non può prenderne apertamente le parti. Zelensky ha intanto guadagnato tempo. Se non altro Trump ha escluso scadenze. Per ora la guerra continua, il negoziato pure, ma forse la pace è un po' meno lontana. [...]

volodymyr zelensky e donald trump a mar a lago foto lapresse 7volodymyr zelensky e donald trump a mar a lago foto lapresse 3

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