DAGOREPORT – MELONI IN TILT CON IL SUO PRIMO "AIUTO-CAMERIERE" TAJANI RIDOTTO DAI BERLUSCONES A UNO ZOMBIE: LA DUCETTA HA BISOGNO PIU' CHE MAI DI AVERE A SUA DISPOSIZIONE FORZA ITALIA NELLA MAGGIORANZA MA "LA FAMIGLIA" NE HA PIENE LE SCATOLE DELL'AUTORITARISMO DEI "CAMERATI D'ITALIA", VUOLE UN PARTITO DAL VOLTO NUOVO, LIBERALE E MODERATO, CON BUONI RAPPORTI CON L'UE, AVVERSO SIA AL TRUMPISMO SIA AL PUTINISMO - GIA' AVVISATA LA "FIAMMA MAGICA" CHE MEDIASET NON SARA' PIU' DISPONIBILE A FARE IL MEGAFONO DEL MELONISMO AVARIATO - ORA TAJANI SARÀ MESSO ALLA PROVA SULLA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE CHE FAVORISCE SOLO FDI – LA “NUOVA” FORZA ITALIA NON ANDRA' A SINISTRA, RIMARRÀ NEL GOVERNO FINO AL 2027 MA, PRIMA DELLE ELEZIONI, SI DOVRÀ RIDISCUTERE IL PROGRAMMA DELLA COALIZIONE - SE NON SI TROVERA' LA QUADRA, FORZA ITALIA AVRA' LE MANI LIBERE: DEL RESTO, IL PPE (DI CUI GLI AZZURRI FANNO PARTE) IN EUROPA E IN GERMANIA, GOVERNA CON I SOCIALISTI....
DAGOREPORT - AR-CORE NON SI COMANDA! TAJANI, PRIMO ZOMBIE DI FORZA ITALIA - AZZOPPATO AL SENATO (GASPARRI) E SBARELLATO ALLA CAMERA (BARELLI), PER NON PERDERE DEL TUTTO LA FACCIA, RIESCE A SPUNTARLA SULLA NOMINA A CAPOGRUPPO DI DEBORAH BERGAMINI, CARA A MARINA BERLUSCONI, MA DOVRÀ SUBIRE L’INVESTITURA DI ENRICO COSTA, CHE DI SICURO NON È UN TAJANEO - DI PIÙ: E' RINVIATO IL CONGRESSO NAZIONALE PER EVITARE CHE TAJANI SI BLINDI NEL PARTITO E LA BERLUSCONINA POSSA COSI' SCEGLIERE LEI I CANDIDATI AL VOTO DEL 2027 - TENSIONE ANCHE SUL RUOLO DI FRANCESCA PASCALE: PER IL CIOCIARO, GLI ATTACCHI DELL’EX DI "PAPI SILVIO" SAREBBERO ISPIRATI DALLA FAMIGLIA – IL “COMMISSARIAMENTO” DI FATTO DEL SUO “AIUTO-CAMERIERE” CIOCIARO PEGGIORA LO STATO DEGLI OTOLITI DELLA MELONI CHE VEDE I "PADRONI" DI FORZA ITALIA COME NEMICI E NON VUOLE ULTERIORI SCOSSE ALLA MALCONCIA STABILITÀ DEL GOVERNO - NEGLI ULTIMI GIORNI LA THATCHER IMMAGINARIA DELLA GARBATELLA AVREBBE CHIESTO A PIÙ RIPRESE DI FERMARE LA CACCIATA DEI CAPIGRUPPO TAJANEI - MA COME DETTA LA “LEGGE DI MURPHY’’: QUANDO LE COSE VANNO MALE POSSONO SEMPRE PEGGIORARE…
DAGOREPORT
Lo sbarellamento di Antonio Tajani è totale. Il segretario di Forza Italia è ormai in una condizione di un dead-man-walking: uno zombie che dopo aver dovuto subire la cacciata di Maurizio Gasparri da capogruppo forzista al Senato, dovrà assistere anche alla caduta di Paolo Barelli dal gruppo alla Camera.
Privato dei suoi "dioscuri laziali", commissariato dai fratelli Berlusconi, dove andrà a sbattere il capoccione del vice-premier e ministro degli Esteri, distintosi unicamente come primo "aiuto-cameriere" di Casa Meloni?
Il primo banco di prova per l’ex monarchico ciociaro di Ferentino sarà la riforma della legge elettorale, che così com’è non può che essere indigesta sia per la Lega sia per Forza Italia: già depositata come bozza con l’infelice nome di “Stabilicum”, prevede un sistema proporzionale con ballottaggio ed un anti-costituzionale premio di maggioranza per la coalizione/lista che supera il 40%.
MARINA E PIER SILVIO BERLUSCONI
E poi i punti più dolenti per Lega e Forza Italia: addio ai collegi uninominali, avanti con le liste bloccate, senza preferenze, con soglia di sbarramento al 3%.
Il nome del candidato premier, secondo l’ultima versione, sarà sul programma e non sulla scheda per venire incontro a Marina e Pier Silvio Berlusconi (il loro cognome, da solo, vale ancora almeno il 4% dei voti).
Quel che Tajani deve decidere, per la sua sopravvivenza al vertice del partito, è se rispetterà il desiderio dei figli del Cav. di avere un partito non supino a Giorgia Meloni, e più attento in alcune battaglie che gli eredi di Arcore giudicano cruciali, a partire da una maggiore attenzione ai diritti civili e da un posizionamento internazionale del tutto contrario alle degenerazioni mentali del Trumpone.
INFORMATIVA - GIORGIA MELONI ALLA CAMERA - ANTONIO TAJANI E MATTEO SALVINI
Da Arcore, anzi, da Cologno Monzese (con grossa incazzatura di molti, anche nel partito, Tajani è stato ricevuto nella sede di Mediaset, alla presenza, oltre che di Marina e Pier Silvio e dell’eterno Gianni Letta, di Danilo Pellegrino, ad di Fininvest), pretendono non solo un cambio di passo ma una Forza Italia dal volto nuovo, liberale e conservatore secondo i principi liberali del defunto Cavaliere.
Per ora non c'è l’intenzione di staccare la spina all’attuale presidente del Consiglio: fino al 2027 l’appoggio non è in discussione. L'attuale governo è nato quando Silvio Berlusconi era ancora vivo e, per rispetto agli impegni presi dal Cav, Marina e Pier Silvio terranno Forza Italia dov'è ora.
Ma le cose potrebbero cambiare a ridosso delle prossime elezioni politiche.
DEBORAH BERGAMINI - FOTO LAPRESSE.
Quando bisognerà sedersi intorno a un tavolo e stilare il programma per la legislatura 2027-2032, i figli del Cav vorranno avere voce in capitolo e pretenderanno più spazio e maggiori attenzioni alle battaglie che stanno loro a cuore, a partire dai diritti civili (tema su cui Marina ha sostenuto di sentirsi "più in sintonia con la sinistra di buon senso").
E poi ci sarà da discutere sui temi più "liberal" (riduzione delle tasse, no ai prelievi dalle banche), posizionamento europeo (ancoraggio al Ppe e no al dialogo con l'estrema destra), atlantismo ragionato senza prostrarsi al detestato Trump (Marina ha più volte criticato "l'affarista e prevaricatore" Caligola di Mar-a-Lago che "vuole cancellare le regole e la chiama libertà").
Anche perché in Europa il Ppe, di cui fa parte stabilmente Forza Italia, governa stabilmente con i socialisti. Idem in Germania. Ma se questo "matrimonio" anni fa non era concepibile per gli azzurri, ora che nel mondo le cose stanno cambiando rapidamente, le scelte politiche vanno calibrate.
Come ben scriveva Francesco Bei su “Repubblica”, “è quello che in Forza Italia i fedelissimi della famiglia chiamano il ‘modulo tedesco’, prefigurando la possibilità di una coalizione europeista nella prossima legislatura, come quella che sorregge il governo del cancelliere Friedrich Merz, con dentro i socialdemocratici. […]
Questa pista tedesca naturalmente si intreccia con l’interesse dei Berlusconi e delle loro aziende, che sarebbero meglio tutelate nel caso di una futura maggioranza con dentro Forza Italia”, continua Bei, che conclude: “È la stessa logica che ha portato qualche settimana fa Pier Silvio Berlusconi a volare a Berlino per un faccia a faccia con il ministro della cultura Wolfram Weimar, dal quale ha ricevuto il benestare per il controllo totalitario di ProSiebenSat.
[…] Per una famiglia che aspira alla creazione di un grande polo europeo dei media, la situazione migliore è non schiacciarsi sui sovranisti, soprattutto in un momento in cui il pendolo della politica potrebbe oscillare dalla parte opposta”.
Insomma, il ragionamento dei Berlusconi brothers è questo: abbiamo ballato un giro con Giorgia Meloni, che spesso è andata in una direzione lontana da ciò che noi consideriamo importante (valori liberali, diritti civili, anti-trumpismo ed europeismo), fatta questa esperienza, ora che babbo Silvio non c’è più, è ora di svecchiare il partito, metterci al tavolo e discutere.
La vera discriminante, per una futura alleanza di Forza Italia con il centrodestra, sarà quindi il programma: Marina e Pier Silvio chiederanno, prima del voto nel 2027, un impegno chiaro in senso liberale, un posizionamento più lontano dal trumpismo di Meloni e dal putinismo di Salvini.
A chi le potrebbe rimprovera che Papi Sivlio era un grande amico di Putin, Marina avrebbe gioco facile a rispondere che il Cav ha speso la sua vita politica a tentare di avvicinare la Russia all’Occidente, non l’Occidente alla Russia (do you remember Pratica di Mare?). Ora che Mosca ha preso un’altra direzione, non si può più tentennare e mantenere il piede in due scarpe.
antonio tajani e i suoi appelli per la pace meme 1
La prospettiva di riequilibrare Forza Italia verso il centro, da qui al 2027, è chiara. Come farlo, è ancora materia da aruspici.
Da mesi si invocano “facce nuove”, salvo poi rinculare (al Senato al posto dell’ubiquo Gasparri è stata nominata la 65enne Stefania Craxi, non proprio una nuova leva), e il partito ribolle: sarebbero stati almeno 40 (su 50) i deputati pronti a votare per Deborah Bergamini come nuova capogruppo.
Come ha ricostruito Giacomo Salvini sul “Fatto quotidiano”, Tajani, in caso di nomina di Bergamini o Mulè, Tajani è arrivato a ipotizzare le dimissioni: “Scenario che la famiglia Berlusconi non può accettare.
Sarebbe uno smacco troppo grande farsi imporre la sostituzione del consuocero per mettere il leader della minoranza interna nonché possibile candidato alla segreteria dopo le performance referendarie, è la tesi di Tajani”.
Così si è arrivati alla scelta di Enrico Costa, come nome di un compromesso. Tajani non ha accettato la Bergamini, braccio politico di Marina B., perché l’avrebbe percepita come un commissariamento. E con il poro Barelli, che ci facciamo?
deborah bergamini marina berlusconi maria elisabetta alberti casellati foto lapresse
Il presidente della Federnuoto, che crede di essere una specie di "Roosevelt della pajata", pretende nientemeno che un ruolo da viceministro.
Può farlo, perché in questi anni, in virtù del suo rapporto con Tajani, ha acquisito molto potere (c’era anche lui a trattare sul dossier delle nomine, tanto che ci sarebbe la sua manina dietro la scelta di Stefano Cuzzilla come presidente di Terna).
La soluzione, come scrive Tommaso Ciriaco su “Repubblica”, è stata presto trovata: “L'opzione più probabile resta dunque quella di diventare viceministro del Made in Italy e imprese, al posto dell'azzurro Valentino Valentini, che traslocherebbe alla Cultura. Le dimissioni di Barelli da capogruppo sono attese a ore”.
E la Lega cosa ci guadagna? Semplice, come spiega ancora Ciriaco: il via libera alla nomina di Federico Freni alla Consob, bloccato da mesi per il veto di Forza Italia…
Ps/1: Per quanto minoritaria, c’è una correntina che non ne può più del guinzaglio a distanza messo dai fratelli Berlusconi, e che spinge anche su Tajani per liberarsi di questo giogo. Peccato che ci siano 90 milioni di motivi per cui invece il “giogo” resti tale: sono le fideiussioni garantite da Arcore. Non solo: i figli del Cav sono proprietari del nome e del simbolo del partito...
Ps/2: C’è un’altra corrente parallela, quella dei melonian-trumpiani, che soffre molto la nuova direzione che Forza Italia potrebbe prendere, e coincide con lo zoccolo duro dei conduttori Mediaset. I vari Nicola Porro e Paolo Del Debbio, che ieri ha scritto una lettera al bromuro alla “Verità”, un j’accuse inedito alla famiglia che paga loro lo stipendio da anni…



