nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)

DAGOREPORT

KEIR STARMER CON LA MIMETICA

Insieme alle mezze stagioni, è morto e sepolto anche lo storico bipartitismo  che ha segnato la politica del Regno Unito.

 

C’era una volta il bipolarismo perfetto: un duopolio tra conservatori e liberali che rappresentava il sogno per ogni staterello mediterraneo condannato alla frammentazione politica. Ormai, anche a Londra, quel mondo è finito in quelle palle di neve finta che sono l'epitome del Kitsch turistico.

 

È un percorso che va avanti da anni, ma che è culminato con le elezioni locali di giovedì scorso, che hanno rappresentato la consacrazione definitiva di Nigel Farage, e la disfatta per il premier, Keir Starmer.

 

Una tendenza, quella della frammentazione, che colpisce soprattutto la sinistra, a Londra come a Roma. È sempre utile ricordare che alle elezioni politiche italiane del 2022 non è Meloni ad aver vinto, ma la sinistra ad aver perso: fu l’improvvida decisione di Enrico Letta e Giuseppe Conte di non allearsi a regalare il successo a Fratelli d’Italia. Se, allora come oggi, il “campo largo” corre unito, non c’è partita.

 

NIGEL FARAGE - ELEZIONI LOCALI REGNO UNITO 2026

È un dato comune a tutta Europa: le forze sovraniste prosperano grazie alla spaccatura del centrosinistra e al tafazzismo di chi preferisce correre per una gara di purezza, invece che prendersi la bega di trovare un compromesso e governare.

 

In Gran Bretagna, Farage stravince perché dall’altra parte ci sono verdi, Li-Lab, Conservatori di nuovo e vecchio conio. Eppure sarebbe facile smascherare il bluff del linguacciuto leader di Reform UK: le sue uniche proposte sono la Brexit (che compie dieci anni e si è rivelata una sciagura per l’economia inglese) e la fantomatica “remigrazione” (che rischia di far chiudere il paese, che si regge dalla manodopera a basso costo che tiene aperti i supermercati, lavora nelle campagne e nelle fabbriche).

 

Keir Starmer Emmanuel Macron e Friedrich Merz sul treno verso Kiev

Ma niente, la sinistra londinese, come quella italiana, non è in grado di capirlo e si fa la guerra, tra faide, ripicche  e veleni, rifiutando quell'unità che spazzerebbe via qiel disturbato mentale di Farage dai piedi.

 

Sono un promemoria, appunti utili anche per Germania e Francia: nel Paese (mal)governato dal democristiano Friedrich Merz, i post-nazisti di Afd sono ormai il primo partito, nonostante l’alleanza tra Cdu e Spd.

 

Se i due partiti della “Grosse Koalition” non cambiano passo, tra qualche anno ci troveremo le svastichelle a gestire una Germania riarmata fino ai denti (ricorda qualcosa?).

 

GIORGIA MELONI ENRICO LETTA

A Parigi, l’era macroniana è ormai al tramonto e ne restano solo le macerie: fu il toyboy dell’Eliseo a spaccare i partiti tradizionali (Republicani e Socialisti) con la sua candidatura.

 

Ora il Rassemblement National di Le Pen e Bardella è a un passo dalla presidenza (si vota il prossimo anno), inseguito solo dalla gauche anti-sistema di Melenchon. Solo un accordo in stile “fronte popolare” può impedire una deriva di estrema destra anche all’Eliseo.

 

LA FINE DEL DUOPOLIO CONSERVATORE-LABURISTA

Traduzione dell’articolo di N.M. per “Les Echos”

 

zack polanski 1

Mentre la sua disfatta alle elezioni locali di giovedì scorso, come uno stillicidio, veniva via via confermata, il primo ministro britannico, Keir Starmer, si è fatto fotografare davanti al numero 10 di Downing Street con Gordon Brown, che ha occupato quell’incarico quasi vent’anni fa e che oggi si vede nominato dal suo successore «inviato speciale per la finanza mondiale», un ruolo misterioso definito come destinato a rafforzare la resilienza del Paese.

 

Il ricorso a una delle grandi figure storiche del Partito laburista degli anni Blair suona tuttavia in modo singolare, considerato quanto è accaduto questa settimana nelle urne.

 

le pen bardella

 

Il voto nelle collettività locali inglesi e nei parlamenti scozzese e gallese ha infatti sancito una rottura che tutti gli osservatori prevedevano già da tempo per il panorama politico britannico.

 

Un dato lo illustra meglio di altri. I laburisti e i conservatori, i due partiti di governo oltremanica dal 1922, hanno raccolto insieme soltanto l’equivalente del 34 % dei voti, il 17 % ciascuno, secondo proiezioni nazionali della BBC analizzate dal politologo John Curtice.

 

Era multipartitica senza precedenti

Certo, un’elezione locale di metà mandato è un referendum imperfetto su un governo in carica. Ma la tendenza è lì, inconfutabile.

 

keir starmer tony blair gordon brown boris johnson

Come sottolinea John Curtice, alle elezioni generali del 2024 vinte da Keir Starmer, «meno di tre elettori su cinque avevano votato per questi due partiti», il livello più basso da un secolo.

 

I Liberal-democratici, il partito centrista storico, questa settimana non sono lontani, al 16 %, ma ottengono tradizionalmente risultati migliori nelle elezioni locali che nelle consultazioni nazionali.

 

Al posto dei grandi partiti di Margaret Thatcher e di Tony Blair, sono ormai i Verdi di Zack Polanski ma soprattutto il partito anti-immigrazione Reform UK di Nigel Farage a occupare la parte alta del podio, con rispettivamente il 18 % e il 26 %, secondo le stesse proiezioni.

 

nigel farage su cameo 1

[...] Il Regno Unito è entrato in un’era «multipartitica senza precedenti», come spiega John Curtice. Ai cinque partiti che si contendono i voti in Inghilterra si aggiungono, in Scozia e nel Galles, i partiti indipendentisti SNP e Plaid Cymru. La domanda di un referendum non è particolarmente forte, ma bisogna notare che tre Paesi dell’Unione — con l’Irlanda del Nord — hanno alla loro testa movimenti indipendentisti.

 

[...] Il sistema elettorale uninominale a turno unico per il Parlamento del Regno Unito e gli altri livelli del potere ha a lungo favorito i grandi partiti storici. Il candidato che ottiene il maggior numero di voti diventa membro del Parlamento anche se è ben lontano dal 50 %. Ma questo sistema elettorale ora si ritorce contro di loro, nel momento in cui il rigetto delle forze al potere raggiunge proporzioni simili. È ormai facile per i partiti di protesta, come i Verdi e soprattutto Reform, arrivare in testa in alcune circoscrizioni.

 

LETTA MELONI MEME

Secondo gli osservatori, si pongono ormai due questioni principali. Tenuto conto delle nuove forze in campo, questo sistema è ancora capace di produrre una maggioranza per governare?

 

«È tutt’altro che garantito», secondo John Curtice, che cita l’elevato numero di collettività locali che questa domenica si trovano senza maggioranza assoluta. Quando il voto è così frammentato, raggiungere la maggioranza o anche solo creare una coalizione è difficile. Anche in questo caso, i deputati francesi lo sanno bene. E la cultura politica oltremanica non è più quella dei Paesi dove i sistemi di rappresentanza sono proporzionali.

 

La seconda questione deriva dalla prima. Il sistema politico britannico spingerà verso la costituzione di blocchi di destra e di sinistra attraverso fusioni o patti? Infatti, per quanto vincitore di questo scrutinio locale, Nigel Farage è lui stesso ben lontano dall’avere un vantaggio sufficiente perché il suo partito possa essere garantito della possibilità di formare il prossimo governo.

 

[...] In questo caso, mentre il Labour di Tony Blair e i tories di David Cameron avevano numerosi punti in comune, il fossato tra destra e sinistra si allargherebbe. [...]

 

zack polanski con il compagno richie bryan 2

La questione si pone in particolare a destra dopo la vittoria di Reform e mentre i conservatori di Kemi Badenoch perdono anch’essi molto terreno. Dopo la donazione non dichiarata di 5 milioni di sterline a Nigel Farage da parte di un miliardario britannico delle criptovalute esiliato in Thailandia, sono numerose le voci all’interno della destra centrista a chiedere a Kemi Badenoch di resistere a questa tentazione. «Questo distruggerebbe il conservatorismo stesso», afferma l’influente editorialista Matthew Syed del «Sunday Times»...

keir starmer nigel faragekeir starmer da giovaneGEORGE FINCH - NIGEL FARAGEDONALD TRUMP NIGEL FARAGE keir starmer 9

 

Ultimi Dagoreport

meloni gasparri nordio paromonov vannacci

DAGOREPORT – COSA CI FANNO IL MINISTRO NORDIO E IL SENATORE GASPARRI NEL PARTERRE DI UN MAXI-EVENTO CHE SEMBRA AVER ARRUOLATO SAN FRANCESCO NEL MONDO “MULTIPOLARE” E FILO-RUSSO? CON LORO ANCHE ALTI UFFICIALI DELLE FORZE ARMATE – PRENDERANNO PARTE AI “TAVOLI DI PACE: UN’ESPERIENZA FRANCESCANA, UN’ETERNA SFIDA TUTTA ITALIANA”, CHE SI TERRANNO A FORMELLO, ALLE PORTE DI ROMA, DA FINE AGOSTO A INIZI DI SETTEMBRE – I PARTECIPANTI ALL’EVENTO SEMBRANO ACCOMUNATI DAL DISPREZZO PER IL MONDO OCCIDENTALE E PER SIMPATIE NEMMENO TROPPO CELATE PER LE VARIE AUTOCRAZIE. SI VA DALL’AMBASCIATORE RUSSO ALEXEY PARAMONOV, ALL’AYATOLLAH IRANIANO MOHAMMAD HOSSEIN. E, NATURALMENTE, CI SARÀ IL GENERALISSIMO VANNACCI – IMMAGINIAMO QUANTO SARÀ ENTUSIASTA GIORGIA MELONI DELLA PRESENZA DEL “SUO” GUARDASIGILLI IN MEZZO A QUESTE TRUPPE…

valter lavitola sigfrido ranucci bomba attentato

DAGOREPORT - BOMBAROLI D’AMORE O C’E’ DELL’ALTRO? - PAOLO MIELI HA LANCIATO IL SASSO SUL CASO DELL’ATTENTATO A SIGFRIDO RANUCCI: “PUÒ DARSI, CHE QUALCUNO SI SIA INFILATO IN QUESTO RAPPORTO CON LAVITOLA PROPRIO ALLO SCOPO DI METTERE IN PIEDI UNA MISSIONE PER DANNEGGIARE RANUCCI” – CERTO, CI SONO MOLTE ZONE D’OMBRA: TUTTO GIRA INTORNO AL MOVENTE CHE HA SPINTO LAVITOLA A COMMISSIONARE L’ATTENTATO - IL FACCENDIERE VOLEVA ACCRESCERE LA POPOLARITÀ DI RANUCCI PER SPINGERLO A ENTRARE IN POLITICA? - AI MAGISTRATI HA SPIEGATO DI VOLER “SFRUTTARE” LA BOMBA PER SPINGERE LE AUTORITÀ A RAFFORZARE LA SCORTA DEL CONDUTTORE DI “REPORT”. MA SE FOSSERO QUESTE LE RAGIONI, LA CONDIZIONE INDISPENSABILE DEL PIANO ERA: NON ESSERE SCOPERTI – UN’ASSURDITA’, A PENSARCI BENE: COME POTEVANO, VALTERINO E I SUOI UOMINI, ILLUDERSI DI NON ESSERE ACCIUFFATI, DOPO UN ATTENTATO DINAMITARDO? – ECCO PERCHE’ QUALCOSA NON TORNA…

moulay hassan marocco ceuta melilla donald trump giorgia meloni pedro sanchez friedrich merz

DAGOREPORT – LA CRISI SUI FLUSSI MIGRATORI TRA ITALIA E SPAGNA È APPESA A CIÒ CHE SUCCEDERÀ DOMANI, 15 AGOSTO: UNA NUOVA “INVASIONE” È STATA MINACCIATA SUI SOCIAL MAROCCHINI A CEUTA E, SOPRATTUTTO A MELILLA, L’ALTRA EXCLAVE SPAGNOLA NEL PAESE NORD-AFRICANO – E QUI SI ARRIVA AL VERO NODO IRRISOLTO DELLA QUESTIONE, CHE NON RIGUARDA L’ITALIA, MA IL MAROCCO E LA ROTTURA DELL'ACCORDO CON LA SPAGNA. A RABAT MOHAMMED VI FORMALMENTE HA SULLA CAPOCCIA LA CORONA, MA A GOVERNARE DI FATTO È IL FIGLIO, IL 23ENNE MOULAY EL HASSAN, BEN SUPPORTATO DA MADRE E SORELLA NELLA SUA ASCESA PER DIVENTARE IL “BIN SALMAN MAROCCHINO” – L’ALLEGRO TERZETTO, ACCOMPAGNATO DA NUMEROSA CORTE ALLE PRESE CON BEN 224 VALIGIE, HA SVACANZATO A LUGLIO A CAPRI DOVE AVREBBERO TROVATO IL TEMPO DI INTRATTENERSI CON EMISSARI DELLA GALASSIA “MAGA” – E DIVENTA SEMPRE PIÙ PLAUSIBILE CHE L'"ISPIRAZIONE" AL PRINCIPE MAROCCHINO PER L'OPERAZIONE CEUTA ABBIA IL MARCHIO DEL SOVRANISMO USA - SE TRUMP S’È BUTTATO A PESCE CON LE SUE ARMATE DI TROLL E ACCOUNT SOCIAL PER SOFFIARE SUL FUOCO DELL’''INVASIONE'', LA SUA EX "AMICA SPECIALE" GIORGIA MELONI È ANDATA A SBATTERE SUL “MURO DI BERLINO” DI MERZ… - VIDEO

craxi di pietro napolitano

VIDEO-FLASH! - NON CAMBIA UN CAZZO: PRIMA C'ERANO IL KGB E I SERVIZI BULGARI CON LE LORO RICETRASMITTENTI, OGGI CI SONO I "MAGA" E I "PUPAZZI PREZZOLATI" DI PUTIN - LE PAROLE VERE, TRAGICHE E ATTUALISSIME PRONUNCIATE DA BETTINO CRAXI NELL’INTERROGATORIO DEL 19 DICEMBRE 1993 DAVANTI A DI PIETRO, AL PROCESSO CUSANI: "I PARTITI ERANO TENUTI A PRESENTARE I BILANCI IN PARLAMENTO E I BILANCI ERANO SISTEMATICAMENTE FALSI” – “C’ERA UN REFLUSSO CHE PROVENIVA DALL’UNIONE SOVIETICA CHE COSTITUIVA UNA DELLE VOCI PRINCIPALI DEL FINANZIAMENTO DEL PARTITO COMUNISTA - NON È CREDIBILE CHE IL PRESIDENTE DELLA CAMERA, GIORGIO NAPOLITANO, CHE È STATO PER MOLTI ANNI MINISTRO DEGLI ESTERI DEL PARTITO COMUNISTA E AVEVA RAPPORTI CON TUTTE LE NOMENCLATURE COMUNISTE DALL'ESTERO, A PARTIRE DA QUELLA SOVIETICA, NON SI SIA MAI ACCORTO DEL GRANDE TRAFFICO CHE AVVENIVA SOTTO DI LUI, TRA I VARI RAPPRESENTANTI E AMMINISTRATORI DEL PARTITO COMUNISTA E I PAESI DELL'ESTERO…”

giorgia meloni roberto vannacci antonio tajani

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI PASSERÀ IL FERRAGOSTO CON UNA MARGHERITINA IN MANO: AL POSTO DEL "M'AMA/NON M'AMA" CHE LA FACEVA SOSPIRARE DA ADOLESCENTE, IL DILEMMA SARÀ: "VANNACCI SÌ - VANNACCI NO?" - A FACILITARLE LA DECISIONE CI PENSA IL GENERALE, SEMPRE PIÙ CONVINTO DI NON FARSI IMBARCARE IN MAGGIORANZA: MEGLIO RESTARE ALL’OPPOSIZIONE, SPARARLA SEMPRE PIÙ GROSSA E INGROSSARE LA SUA "SPORCA DOZZINA" – IN ATTESA DI SCIOGLIERE IL DILEMMA, LA DUCETTA HA MESSO IN MOTO LA CONTROFFENSIVA: SE L’EX GENERALE DELLA FOLGORE, DOPO AVER PROSCIUGATO LA LEGA, ORA STA DRENANDO VOTI ANCHE A FRATELLI D’ITALIA (E NEL SUD PURE AI 5STELLE), PERCHE' NON RIACCIUFARE I CONSENSI AL CENTRO? DETTO, FATTO: MESSI IN STAND-BY I SUOI COLONNELLI COL FEZ, HA RILANCIATO SULLA SCENA IL SUO EX MAGGIORDOMO DI FORZA ITALIA. COSÌ SI SPIEGA LA PRESENZA A SANT’ANNA DI STAZZEMA DI ANTONIO TAJANI, E L’IMPROVVISA ACCELERAZIONE ANTIFASCISTA DELL'EX MONARCHICO CIOCIARO... - VIDEO

theodore kyriakou enrico mentana cnn

FLASH – A CHE PUNTO E' LA “CNN ITALIANA” BY KYRIAKOU-MENTANA, IL CUI DECOLLO E' PREVISTO PER IL PROSSIMO GENNAIO? - SFUMATE LE TRATTATIVE SUL CANALE “NOVE” E “TV8”, IL MAGNATE GRECO SI SAREBBE RASSEGNATO A PRENDERE IN “AFFITTO” DA DISCOVERY IL CANALE 52, VICINO ALLE ALTRE ALL NEWS, DOVE ORA C’È “DMAX” – IL PROBLEMA È IL COSTO DELL’OPERAZIONE: TRA RETE, TECNICI, GIORNALISTI E IL CONTRATTONE DI CHICCO, VERREBBE A COSTARE SUI 25 MILIONI DI EURO ALL’ANNO, MENTRE I RICAVI PUBBLICITARI STIMATI SI FERMEREBBERO A 6. UN DEFICIT SOSTENIBILE? - KYRIAKOU CONFIDA NEL “BRAND” CNN, MA I BILANCI DELLE ALL NEWS ITALIANE NON È RASSICURANTE. SKYTG24 E TGCOM RESISTONO (CON PERDITE), RAINEWS DRENA MILIONI ALLA TV PUBBLICA PER COLPA DELLE MANCATE SINERGIE: OGNI TG HA I SUOI INVIATI E REDATTORI, CREANDO DOPPIONI INUTILI…