milena gabanelli - gli stati uniti e i dazi sulle automobili - dataroom trump

I DAZI TRUMPIANI SGOMMANO IN EUROPA – IL “COATTO DELLA CASA BIANCA” HA IMPOSTO TARIFFE DEL 25% SULLE AUTOMOBILI CHE NON SONO REALIZZATE NEGLI STATI UNITI. MA A PAGARE IL CONTO SAREMO ANCHE NOI EUROPEI, PERCHÉ LA FILIERA GLOBALE DEI COMPONENTI È TALMENTE RAMIFICATA CHE È QUASI IMPOSSIBILE DA RICOSTRUIRE. SU 549 MODELLI DI VETTURE NESSUNO È COMPLETAMENTE MADE IN USA – MI-JENA GABANELLI: “IN QUESTA INSTABILITÀ GENERALE L’INDUSTRIA DELL’AUTOMOTIVE NORDAMERICANA ED EUROPEA È PARALIZZATA. A VANTAGGIO DEL GRANDE COMPETITOR, LA CINA, CHE CONTINUA A SFORNARE NUOVI MODELLI E TECNOLOGIA...” – VIDEO

GUARDA QUI LA VIDEO-INCHIESTA DI MILENA GABANELLI SUI DAZI DI TRUMP SULLE AUTO

 

Estratto dell’articolo di Francesco Bertolino e Milena Gabanelli per il “Corriere della Sera”

 

MILENA GABANELLI - GLI STATI UNITI E I DAZI SULLE AUTOMOBILI - DATAROOM

L’industria dell’automobile occupa 9 milioni di lavoratori, più un incalcolabile indotto di fornitori e subfornitori. Su questo settore, già in crisi di suo, il presidente Donald Trump a fine marzo ha sganciato dazi del 25%.

 

Questo per gli americani significa che le vetture nazionali diventeranno più convenienti? E che nulla cambia per i clienti europei che acquistano un modello prodotto in Europa, in Asia o in Messico? No, perché i dazi in un modo o nell’altro graveranno su tutte le auto americane, europee, asiatiche. […]

 

Sotto la carrozzeria della Ford F150

GLI STATI UNITI E I DAZI SULLE AUTOMOBILI - DATAROOM

Prendiamo il marchio Usa per eccellenza, Ford, e il modello che per 42 anni consecutivi è stato il più venduto in Nordamerica: il pick-up F-150. Sotto la carrozzeria solo il 45% è di origine americana. Il resto, ha stimato un’analisi di Caresoft per il Wall Street Journal, è un miscuglio di componenti originari di almeno 23 Paesi [...]

 

E poi altri 20 mila componenti (viti, valvole, molle, guarnizioni, batterie, lampadine ecc) fabbricati da oltre 18 mila aziende sparse nel mondo. Su ognuno di questi pezzi importati Ford pagherà un dazio, che poi scaricherà in larga parte sugli acquirenti.

 

Lo stesso meccanismo riguarda tutti i marchi americani, e alla fine comporterà un aumento dei prezzi delle auto stimato da Cox Automotive fra i 3 mila e 20 mila dollari, a seconda dei modelli.

MILENA GABANELLI - GLI STATI UNITI E I DAZI SULLE AUTOMOBILI - DATAROOM

 

Non solo Usa

Il problema non riguarda però solo i gruppi e i clienti americani. L’effetto dei dazi si farà sentire anche fuori confine, perché la filiera dell’auto è inestricabile. Bmw, per esempio, produce negli Stati Uniti gran parte dei modelli della serie X destinati anche al mercato europeo; mentre Mercedes fabbrica il suv Eqs soltanto in Alabama. Vuol dire che pagherà dazi indiretti anche l’acquirente europeo di questi modelli tedeschi.

 

Il viaggio di una centralina

GLI STATI UNITI E I DAZI SULLE AUTOMOBILI - DATAROOM

La filiera globale dei componenti è talmente ramificata che è quasi impossibile da ricostruire. Spesso questi pezzi fanno più volte avanti e indietro da un Paese all’altro per affrontare i processi di lavorazione che precedono l’assemblaggio finale.

 

Per esempio l’Italia acquista dagli Usa centraline elettriche che hanno già subito due dazi perché contengono un microchip proveniente da Taiwan e sono imballate in un «guscio» fabbricato in Messico. Queste centraline vanno allo stabilimento VM di Cento (Ferrara) dove sono inserite su un motore che è poi spedito nel centro ricambi Mopar di Toluca, in Messico.

 

Qui il motore viene montato su una Jeep che finirà sul mercato americano dopo aver subito un altro dazio del 25%. Tutti questi passaggi si scontreranno non solo contro il muro doganale eretto da Trump, ma rischiano anche di dover fare i conti con le contromisure adottate dai Paesi colpiti. [...]

 

Gli esentati

GLI STATI UNITI E I DAZI SULLE AUTOMOBILI - DATAROOM

I costruttori hanno premuto disperatamente sulla Casa Bianca per ottenere una rimodulazione dei dazi. A parte la Cina, che subisce una tassa del 147% sulle vetture elettriche (in parte eredità dell’era Biden) e del 72,5% sulle altre auto, Trump ha concesso ai costruttori un’esenzione temporanea: i componenti costruiti per almeno il 75% del loro valore nel triangolo Usa-Messico-Canada potranno evitare il dazio del 25%.

 

È poi stato aggiunto un complesso meccanismo di «detrazione», che consentirà nel 2025 di annullare il dazio per le auto con almeno l’85% di contenuto Made in Usa, e del 90% nel 2026.

 

Full made in Usa? Zero

MILENA GABANELLI - GLI STATI UNITI E I DAZI SULLE AUTOMOBILI - DATAROOM

Quante vetture possono usufruirne? Zero.

Stando ai dati comunicati dagli stessi costruttori alla Motorizzazione, oggi nessuno dei 549 modelli venduti negli Usa raggiunge la soglia per azzerare il dazio con lo «sconto Trump». Circa due terzi (351) hanno un contenuto nordamericano inferiore al 10% e 183 non ospitano neanche un bullone patriottico.

 

Fra queste figurano non solo auto di case straniere, ma anche vetture american sounding come la Lincoln Nautilus di Ford e Chevy Trailblazer (fatte rispettivamente per l’87% in Cina e per il 52% in Corea) e la Dodge Hornet di Stellantis (prodotta per il 56% in Italia).

 

Il modello che si avvicina di più ai desiderata della Casa Bianca non ha un marchio a stelle e strisce, ma sudcoreano: la Kia EV6 si rifornisce per l’80% dei suoi componenti in Nordamerica, ed è assemblata a West Point, in Georgia. Seguono il pick-up Ridgeline della giapponese Honda e la Model 3 di Tesla, entrambe con il 75%.

 

Dove assemblano i grandi marchi

GLI STATI UNITI E I DAZI SULLE AUTOMOBILI - DATAROOM

Va ricordato che i carmaker di Detroit, a seguito del trattato di libero scambio con Canada e Messico siglato nel 1992 da George H.W. Bush e rinegoziato da Trump nel 2020, hanno spostato una parte significativa della loro produzione nei due Paesi confinanti. Stellantis, per esempio, assembla in Messico e Canada il 56% delle auto destinate al mercato americano, mentre General Motors solo il 25% ma ne importa il 15% dalle sue fabbriche in Giappone.

 

Ford assembla negli Usa l’80% dei veicoli per il mercato americano. Però «le tre sorelle» si procurano dall’estero rispettivamente il 50, il 60 e il 65% dei componenti. E ora la barriera eretta da Trump rischia di compromettere la continuità produttiva.

 

donald trump e i dazi sulle auto

Dichiara l’amministratore delegato di Ford, Jim Farley: «Anche volendo, non possiamo comprare negli Stati Uniti viti, rondelle e tappetini, semplicemente perché non sono disponibili». Intanto, Stellantis ha bloccato i lavori negli impianti di Toluca in Messico e di Windsor in Canada, e di conseguenza annunciato esuberi di dipendenti in alcune fabbriche in Indiana e Michigan che riforniscono proprio quegli stabilimenti.

 

I costi finali

Quest’anno Ford ha preventivato un aumento dei costi per 2,5 miliardi di dollari e GM addirittura di 5 miliardi. Stellantis ha invece detto al mercato di non essere in grado di stimare al momento come chiuderà il 2025.

 

 

GLI STATI UNITI E I DAZI SULLE AUTOMOBILI - DATAROOM

Quello che è certo è che il nuovo rialzo dei listini colpirà soprattutto le auto più economiche, dal momento che l’80% di quelle al di sotto dei 30 mila dollari è di importazione.

 

Dinanzi all’atteso tracollo del mercato, le case stanno diminuendo anche i volumi produttivi per evitare di trovarsi i piazzali pieni di auto invendute: per S&P quest’anno le fabbriche nordamericane sforneranno 1,3 milioni di veicoli in meno rispetto al 2024.

 

La paralisi

Tutto questo perché l’’obiettivo di Trump è quello di riportare la manifattura a stelle e strisce ai fasti di un tempo. La posizione dei produttori è netta: per costruire un nuovo impianto ci vogliono tempo (2-3 anni), molto denaro e certezze sul lungo termine.

Certezze che la Casa Bianca non garantisce.

 

C’è un problema di manodopera, anche specializzata, che al momento non c’è. Un problema di materie prime: quand’anche i cerchioni li costruiamo negli Usa bisogna comunque importare l’alluminio dal Canada, sul quale si pagherà dazio; come si pagherà sui microchip, che vengono da Taiwan e Sud Corea, e pure sulla gomma per pneumatici e accessori, che è tutta di importazione.

 

MEME SU DONALD TRUMP GOLFISTA E DAZISTA

Infine: ha senso aumentare la capacità produttiva negli Usa se poi quei veicoli non potranno esser esportati in altri mercati senza incorrere in pesanti dazi ritorsivi? In questa instabilità generale tutta l’industria dell’automotive nordamericana ed europea è paralizzata. A vantaggio del grande competitor, la Cina, che continua a sfornare nuovi modelli e tecnologia.

DONALD TRUMP CON IL CARTELLONE DEI DAZI GLI STATI UNITI E I DAZI SULLE AUTOMOBILI - DATAROOM

Ultimi Dagoreport

tilman fertitta yacht boardwalk

FERTITTA, CARO CI COSTI! – L’AMBASCIATORE DI TRUMP IN ITALIA CONTINUA IL SUO GIRO DEL MEDITERRANEO IN YACHT, CHE COSTEREBBE ALLO STATO ITALIANO LA SOMMETTA DI 115MILA EURO AL GIORNO, PER SCORTA E SICUREZZA, PER UN TOTALE DI OLTRE 5 MILIONI (IL TOUR INIZIATO IL 13 GIUGNO A CIVITAVECCHIA SI CONCLUDERA’ IN SARDEGNA A META’ AGOSTO) – NELLE SCORSE SETTIMANE IL FIGLIO DELL'AMBASCIATORE, PATRICK FERTITTA, AVREBBE INIZIATO A STUDIARE IL "DOSSIER LAZIO" IN VISTA DI UNA PROPOSTA DI ACQUISIZIONE DEL CLUB DI LOTITO - L'EMISSARIO DI TRUMP, TEXANO CON ANTENATI SICILIANI, È TRA I BUSINESSMEN PIÙ RICCHI D'AMERICA: 11 MILIARDI DI PATRIMONIO, CONTROLLA UN COLOSSO DELLA RISTORAZIONE E CASINÒ, È PROPRIETARIO DEGLI HOUSTON ROCKETS, FRANCHIGIA DI BASKET NBA, ACQUISITI PER 2,2 MILIARDI....

sara soldati leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - A LEONARDINO DEL VECCHIO NON BASTAVANO GLI INFINITI SCAZZI FAMILIARI, NÉ IL RINVIO A GIUDIZIO PER IL DOSSIERAGGIO DEI CYBER-SPIONI DI ‘’EQUALIZE’’. ORA, PER LA SERIE “ANCHE I RICCHI PIANGONO”, SI RITROVA SULLA CAPOCCIA UNA QUERELA PER ‘’VIOLENZA PRIVATA’’ E UNA DENUNCIA PER ‘’SOTTRAZIONE DI MINORE’’, PRESENTATA DALLA MODELLA E INFLUENCER SARA SOLDATI, MADRE DI BIANCA, LA BAMBINA DI UN ANNO NATA DALLA LORO RELAZIONE - MALGRADO UN DOVIZIOSO ASSEGNO MENSILE (50MILA EURO?) ALLA SOLDATI, CHE LA TRISTE ISTORIA SAREBBE FINITA A PESCI IN FACCIA ERA FACILMENTE PREVEDIBILE, ALMENO DA UN MESE, DA QUANDO LEONARDINO GLI AVEVA BLOCCATO LE CARTE DI CREDITO - ESSENDO LE DISGRAZIE COME LE CILIEGIE, UNA TIRA L’ALTRA, IL LEGALE DELLA MODELLA E’ L’IMMANCABILE ANNAMARIA BERNARDINI DE PACE, UN “MASTINO CON LA TOGA” CHE DI SICURO FARÀ VEDERE I SORCI VERDI A LEONARDINO…

roberto vannacci giorgia meloni

DAGOREPORT - L’ESPLOSIVA DISCESA IN CAMPO DI ROBERTO VANNACCI STA FOTTENDO L’ARMATA BRANCA-MELONI – SENZA FUTURO NAZIONALE, IL CENTRODESTRA NON SOLO RISCHIA DI PERDERE PALAZZO CHIGI MA DEVE DIRE ADDIO AL SOGNO DI ESPUGNARE ROMA E MILANO ALLE COMUNALI DELLA PRIMAVERA 2027 - I DATI DEGLI ULTIMI SONDAGGI RISERVATI REGISTRANO QUANTO VANNACCI STIA PRENDENDO PIEDE, A SPESE DI FDI, A MILANO (7/8%) E A ROMA (6,8%) – SENTITA PUZZA DI SCONFITTA, LA RUSSA, DA QUEL POLITICO SCALTRO ED ESPERTO CHE È, HA SCARICATO LUPI E BALILLA, MOLLANDO LA PATATA BOLLENTE DELLA SCELTA DEL CANDIDATO NELLE MANINE DELLE SORELLE MELONI – A ROMA LA SCELTA DELLO SFIDANTE DI GUALTIERI SARÀ SVELATA SOLO ALL’INDOMANI DEL RITIRO DELL’INDIGESTA AUTO-CANDIDATURA DI FABIO RAMPELLI. L’ARDUO INCARICO DI FAR TORNARE SUI SUOI PASSI L’INGOMBRANTE EX TUTOR DI GRAN PARTE DEI MELONIANI OGGI AL POTERE, È STATO AFFIDATO A FRANCESCO LOLLOBRIGIDA, TORNATO IN GRAN SPOLVERO…

giorgia meloni marina berlusconi antonio tajani

DAGOREPORT – A PALAZZO CHIGI ALEGGIA DAVVERO UN CLIMA DA FINE IMPERO - AL VERTICE DI MARTEDÌ SCORSO IL NERVOSISMO DI GIORGIA MELONI HA SUPERATO LA SOGLIA DI GUARDIA, ACCUSANDO PESANTEMENTE SALVINI E TAJANI DI “TRADIMENTO” SULLE PREFERENZE (SE L’EMENDAMENTO VENISSE BOCCIATO ANCHE AL SENATO, LA “SFI-DUCETTA” DELLA CAMERA DIVENTEREBBE UNA CATASTROFICA "SFI-DUCIONA") - IL LEGHISTA HA SUBITO SMOLLATO LA PATATONA BOLLENTE SU FORZA ITALIA. L’EX MONARCHICO DI FERENTINO, FINO A IERI FEDELE ‘’CAMERIERE’’ DELLA DUCETTA, HA RIFILATO IL SOLITO BLA BLA DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO AI “VALORI DEL BERLUSCONISMO DA DIFENDERE'' – LA VERITÀ È CHE NÉ SALVINI NÉ TAJANI RIESCONO A CONTROLLARE I LORO PARLAMENTARI, AL PUNTO CHE LA MELONI, DISPERATA, AVREBBE CHIAMATO MARINA BERLUSCONI - LIQUIDATA DALLA ''CAVALIERA'' CON “NON HO AUTORITÀ SULLE SCELTE DEL PARTITO”, “IO SO’ GIORGIA” AVREBBE CHIUSO CON UN MINACCIOSO: “ME LO RICORDERÒ…”

ministero della giustizia giusi bartolozzi

FLASH – LA “ZARINA” È SEMPRE DI CASA A VIA ARENULA! PARE CHE QUESTA MATTINA GIUSI BARTOLOZZI, EX CAPO DI GABINETTO DI CARLO NORDIO, GIUBILATA DA MELONI DOPO LA SCONFITTA AL REFERENDUM, SIA TORNATA A FAR VISITA AI SUOI EX COLLEGHI AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA. E NON SAREBBE LA PRIMA VOLTA, NELLE ULTIME SETTIMANE – LA BARTOLOZZI, A QUANTO SPIFFERANO GLI “ADDETTI AI LIVORI”, SI SAREBBE INTRATTENUTA CON IL VICE-CAPO DI GABINETTO DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, VITTORINO CORASANITI, E CON LA RESPONSABILE DEL DIPARTIMENTO DELL’ORGANIZZAZIONE GIUDIZIARIA, LINA DI DOMENICO. DI COSA DOVEVANO PARLARE I DUE FUNZIONARI CON L'EX CAPETTA DI VIA ARENULA?