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L’UE RIFILA UN CEFFONE AL GOVERNO ITALIANO SUL GOLDEN POWER ALL'OPERAZIONE UNICREDIT-BPM: “NON È CHIARO IN CHE MODO L'ACQUISIZIONE DI UNA BANCA ITALIANA DA PARTE DI UN'ALTRA BANCA ITALIANA POSSA PRODURRE UNA MINACCIA EFFETTIVA E SUFFICIENTEMENTE GRAVE PER LA SICUREZZA PUBBLICA IN ITALIA” – LA LETTERA DI BRUXELLES È ARRIVATA IL 23 MAGGIO E CHIEDE INFORMAZIONI URGENTI SUL DPCM CONTRO L’OFFERTA DI ORCEL SULL’EX POPOLARE DI MILANO - I TECNICI DELLA DIREZIONE CONCORRENZA HANNO PIÙ DI UN DUBBIO SULLE MODALITÀ CON CUI PALAZZO CHIGI HA UTILIZZATO I POTERI SPECIALI (ANCHE CONSIDERANDO CHE IL GOVERNO È PARTE IN CAUSA, ESSENDO PRIMO AZIONISTA DI MPS…)

Estratto dell’articolo di Giuliano Balestreri per “La Stampa”

 

ANDREA ORCEL

«Non è attualmente chiaro alla Commissione in che modo l'acquisizione di una banca italiana da parte di un'altra banca italiana possa produrre una minaccia effettiva e sufficientemente grave per la sicurezza pubblica in Italia».

 

È la premessa con cui la direzione generale europea per la Concorrenza ha scritto al governo italiano, lo scorso 23 maggio, per chiedere informazioni urgenti relativamente al dpcm con cui l'esecutivo ha notificato a Unicredit una serie di paletti relativi alla scalata su Banco Bpm.

 

banco bpm

Paletti che sono stati imposti ai sensi della normativa sul Golden power e contro i quali la banca guidata da Andrea Orcel ha presentato ricorso: il tribunale amministrativo si esprimerà nel merito a inizio di luglio, pochi giorni prima che – il 23 luglio – terminino i termini per aderire all'offerta di Unicredit.

 

Il governo ha risposto a inizio giugno e nei giorni scorsi la Commissione Ue, attraverso una sua portavoce, ha chiarito di aver chiesto «maggiori informazioni sulla possibile applicazione della normativa Golden power all'interno della procedura chiamata Eu Pilot che viene applicata quando si ritiene «utile disporre di informazioni» da uno Stato membro «su potenziali questioni relative alla conformità al diritto dell'Ue. Stiamo ora valutando la risposta delle autorità italiane in merito».

 

giorgia meloni ursula von der leyen

Nella lettera del 23 maggio, consegnata all'ambasciatore italiano per la Commissione europea, e che La Stampa ha potuto visionare, vengono richiesti 14 diversi chiarimenti per aver la certezza che l'esecutivo non abbia travalicato i propri poteri. E si specifica, in virtù del fatto che l'operazione riguarda due banche italiane che «qualsiasi divieto o imposizione di condizione all'operazione in questione, per motivi di sicurezza pubblica, richiederà un attento esame da parte della Commissione».

 

I rilievi di Bruxelles sono divisi in cinque diversi capitoli.

 

Il primo riguarda il decreto; il secondo la sua interazione con la norme Ue sulle concentrazioni; la libera circolazione dei capitali; le autorità competenti e la direttiva sugli investimenti collettivi.

 

ANDREA ORCEL - FOTO LAPRESSE

Tradotto: i tecnici della direzione concorrenza hanno più di un dubbio sulle modalità con cui Palazzo Chigi ha utilizzato il Golden power e […] vuole fare chiarezza.

 

[…]  Bruxelles non ha capito – da quanto emerge dalla sua missiva – se la prescrizione che impone ad Anima di non ridurre il peso dei suoi investimenti in titoli italiani riguardi solo quelli contabilizzati o tutto il patrimonio. Un altro nodo da chiarire riguarda l'obbligo di sostenere lo sviluppo della società: «Si riferisce a Banco Bpm, Anima o anche a Unicredit»?

 

Nel decreto governativo, poi, non sarebbero esplicitate in relazione alle sanzioni le ammende minime o massime in caso di violazioni.

 

SEDE DI BANCO BPM A PIAZZA MEDA - MILANO

Sul fronte delle norme europee sulle concentrazioni, nella lettera della dg Comp si chiede poi quali siano i motivi di sicurezza pubblica nel caso di un'acquisizione da parte di una società italiane e alla luce di ciò se le prescrizioni siano «necessarie, proporzionate e compatibili» con il diritto Ue, in particolare per quello che riguarda il divieto di ridurre il rapporto impieghi depositi in Italia per 5 anni e l'obbligo di «mantenere l'attuale livello di project finance» e di non «ridurre gli investimenti di Anima in emittenti italiani».

 

«Perché -chiede la Ue - alcune prescrizioni sono limitate a 5 anni e altri sono illimitate nel tempo»? «È un provvedimento proporzionato»?

 

Giuseppe Castagna - PRIMA DELLA SCALA 2024

Ancora si chiede se l'obbligo si sostenere lo sviluppo della società possa impedire a Unicredit di vendere «parti di Banco Bpm per risolvere eventuali problemi di natura concorrenziale».

 

C'è poi il tema della libera circolazione dei capitali e delle merci. La Ue chiede se il divieto di non ridurre il rapporto impieghi depositi minaccia la libera circolazione così come vuole sapere in che modo mantere il livello di project finance non incida sulla libertà di «investire in altri stati membri». Così come relativamente agli impieghi di Anima.

 

E infine si chiede se le autorità Ue siano state contattate prime di scrivere il decreto e se la norma sia coerente con l'orientamento della Bce, considerando il primato del diritto europeo su quello nazionale.

I TRE FRONTI DI UNICREDITandrea orcelbanco bpm

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