IL CINEMA DEI GIUSTI - DIETRO A UN FLOP STELLARE COME “47 RONIN” CON KEANU REEVES, C’È SEMPRE QUALCOSA DI FOLLE DA AMARE

Marco Giusti per Dagospia

Non ci posso credere. 175 milioni di dollari in fumo grazie a un solo film sbagliato. Il regno della Universal sull'orlo del tracollo per aver puntato su un'idea sbagliata. C'è della grandezza in tutto questo.

Certo, solo un pazzo a Hollywood poteva pensare di far soldi con "47 Ronin", remake del capolavoro di Kenji Mizoguchi "Genroku Kushingura", cioè "I 47 Ronin", trasposizione del 1941 di una delle storie più dolorose e famose del Giappone, conosciuta anche come la Vendetta di Ako, avvenuta nel 1702, quando un gruppo di ronin, cioè di samurai senza padrone, per vendicare il seppuku del loro signore, Lord Asano, obbligato a uccidersi per l'inganno del pessimo Lord Kira che intendeva impadronirsi del feudo di Ako, si sacrificano in uno scontro titanico riprendendosi la città e affettando Kira, ma sono poi obbligati, per doveri di bushido, a uccidersi loro stessi uno per uno col seppuku per riacquistare l'onore perduto davanti allo Shogun.

Nel film di Mizoguchi, uscito una settimana prima di Pearl Harbour, lunghissimo e diviso in due parti, quasi senza primi piani dei ronin, solo il suicidio dei 47 ronin portava via una quarantina di minuti. Bellissimo, ma noiosissimo. Lo adoravo. Ora. Provatevi a farne una versione per un mercato doppio, orientale e occidentale. Con tutti attori giapponesi, meno uno, Keanu Reeves, che parlano un pessimo inglese. Con l'intero cast trasportato prima a Budapest, poi a Londra e infine in Giappone per gli ultimi esterni.

Una sceneggiatura scritta e riscritta da troppe mani, dal Chris Morgan di "Fast & Furious 5 e 6" all'iraniano Hossein Amini di "Drive" al Walter Hamada di "Venerdì 13" e "The Conjuring", che non andava mai bene. Un regista, Carl Erik Rinsch, che viene dalla pubblicità alla sua opera prima. La storia che non viene trattata in maniera classica, ma come un fantasy in 3D, con una strega che si trasforma in volpe, esseri mostruosi con sei occhi e dragoni infernali.

Qualche divagazione piratesca sulle navi olandesi non si capisce perché. Con Keanu Reeves che diventa protagonista nel ruolo inventato di Kai, un mezzosangue cresciuto da Lord Asano a Ako e pazzamente innamorato di sua figlia Mika, la bella Ko Shibasaki, che non è accettato come samurai, ma diventerà lo stesso uno dei ronin agli ordini di Huranosuke Oishi, il vero protagonista di tutte le versioni giapponesi, interpretato da Hiryuki Sanada ("Wolverine", "Sunshine").

Il cattivo Kira è interpretato dalla superstar di "Thor" e "Mongol" Tadanobu Asano, la sua amante strega con un occhio celeste e uno marrone pronta a trasformarsi è la meravogliosa Rinko Kunimoto di "Norvegian Wood". Il tutto viene girato nell'ormai lontana estate del 2011, poi rigirato, rimontato più volte. Tutta la parte di Keanu Reeves schiavo da combattimento degli olandesi viene massacrats, il personaggio del Capitano olandese, interpretato da Yorick Van Wagenheim, scompare quasi.

A fine 2013 si tenta un'uscita in Giappone, convinti che almeno loro ameranno il film. Malgrado il cast di star giapponesi e le 753 sale il rifiuto è totale, l'incasso è solo di un milione e 300 mila dollari, il film viene visto come un pasticcio americano impossibile. Non abboccano. E i 47 ronin nun se toccano. E' come girare la vita di Totti con Valerio Mastandrea in Bulgaria che parla inglese.

L'incasso americano è di poco maggiore, 20 milioni, ma sempre di disastro si tratta, per un film così caro, ben 175 milioni di dollari che vanno in fumo. La critica americana lo massacra: "Solenne come una marcia funebre", "senza humour, giapponese come un involtino primavera fatto in California", "trovate qualcosa da fare a Keanu Reeves".

Ora, di fronte a questo massacro, ovvio che venga voglia di difenderlo. Anche perché la storia è sempre grandiosa, la grande battaglia finale notevole, la fotografia di John Mathieson notevole, i costumi di Penny Rose, il genio dietro ai "Pirati" e a "Lone Ranger", meravigliosi. Certo Keanu Reeves non ha tante espressioni e non si capisce perché gli attori giapponesi debbano parlare inglese, la parte fantasy alla "Games of Thrones" non funziona, e la cosa più interessante, l'episodio della schiavitù dagli olandesi, è ridotta al minimo.

Ma dietro ai flop stellari c'è sempre qualcosa di folle da amare e un qualche insegnamento da imparare. Inoltre viene voglia di recuperare il capolavoro di Kenji Mizoguchi, i suoi 47 ronin fedeli interpretati da attori di una compagnia comunista e presentato come film di propaganda della destra pronta alla guerra. Mizoguchi si oppose fino all'ultimo a tagliare i suoi piani sequenza per metterci qualche primo piano delle star. Altro che i dolly di Sorrentino...

 

 

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