piper generation

“A RENA’ FAJE VEDE’ ER CAZZO” – GLI ANNI D’ORO DEL PIPER RIVIVONO NEL DOCUFILM DI CORRADO RIZZA IN ONDA DOMANI, 12 LUGLIO, ALLE 22.25 SU RAI 5 - QUELLA ROCAMBOLESCA NOTTE IN CUI DAGO E RENATO ZERO DOPO UN INCIDENTE FINISCONO ALL’OSPEDALE UMBERTO I. RENATINO VIENE RICOVERATO NEL REPARTO FEMMINILE E... - DAGO RICORDA ANCHE QUANDO CON PAOLO ZACCAGNINI RUBAVANO LE PELLICCE DELLE MADRI PER IMITARE BRIAN JONES, EX CHITARRISTA DEGLI STONES – E POI L’OPERA BEAT 'THEN AN ALLEY' (NEL CAST ANCHE GIULIANO FERRARA) E I BEATLES CHE… - VIDEO

 

 

LA GENERAZIONE PIPER

 

Maria Egizia Fiaschetti per il Corriere della Sera - Roma

 

GIULIANO FERRARA THEN AN ALLEY PIPER GENERATION 56

Un flipper dove, al posto di biglie e alette, si muove la tribù che balla. L’intuizione balena nella mente di Alberico Crocetta, tra i fondatori del Piper assieme a Giancarlo Bornigia e Piergaetano Tornielli quando, dopo un viaggio negli Stati Uniti, sogna di aprire a Roma un locale dedicato ai ragazzi.

 

Ricostruisce la storia di un contenitore culturale, in anticipo sui cambiamenti sociali e di costume, il docufilm Piper generation - Beat, Shake & Pop Art negli anni Sessanta, per la regia di Corrado Rizza, in onda domani su Rai 5 (alle 22.55). «Perché realizzare oggi un documentario sul club di via Tagliamento? Quando aprì, il 17 febbraio del ’65, era appena iniziata la contestazione dei giovani verso i genitori, i matusa... Mai come in questo momento, dopo due anni di pandemia, è tornata la voglia di stare insieme per riconquistare ciò che più ci è mancato. Noi romani siamo espansivi, ma ormai ci si bacia in testa... il gimme five o il pugno da rapper sono un’usanza americana».

piper generation locandina

 

 

A materializzare il flash immaginifico di Crocetta è lo studio di architettura Capolei-Cavalli, permeabile alle contaminazioni: per il fondale dietro al palco viene coinvolto l’artista Claudio Cintoli, autore del Giardino per Ursula (Andress, iconica Bong girl), nel quale la gigantografia dell’attrice si fonde con elementi materici a sfondo ecologista.

 

La narrazione inanella documenti d’archivio e testimonianze di quanti, ex beat e ragazze yé-yé, al Piper hanno scritto pagine importanti del proprio romanzo di formazione, da Mita Medici a Tito Schipa jr., figlio del celebre tenore, che vi approda per caso.

 

romina power nicky pende al piper club

A Roma si organizza la «Grande caccia», una sorta di operazione situazionista da indiani contro cowboy con la città come campo da gioco e traguardo in corso Francia: la premiazione è al Piper, il presentatore si ammala e Schipa jr., chiamato a sostituirlo, viene notato per le sue doti di intrattenitore. Nasce un sodalizio che, nel ’67, tiene a battesimo l’opera beat Then an Alley, con brani originali di Bob Dylan, che poi chiederà di fermare le rappresentazioni (nel cast anche Giuliano Ferrara). Roberto D’Agostino ricorda invece quando, insieme con Paolo Zaccagnini, rubano le pellicce delle madri per imitare Brian Jones, ex chitarrista dei Rolling Stones. Un altro aneddoto lo vede protagonista di una notte da flâneur in compagnia di Renato Zero che si conclude con un incidente - l’auto finisce contro la vetrina di un negozio - e la corsa in ambulanza all’Umberto I.

 

roberto d agostino

Marina Marfoglia, ex compagna di Mal (il successo dei Primitives è legato agli anni d’oro del Piper) scomparsa lo scorso 20 giugno, rievoca una serata da fan del quartetto di Liverpool dopo il live all’Adriano nel ’65: «I Beatles volevano andare al Piper - svela Rizza -. Erano con Gianni Minà, ma era troppo affollato e ripiegarono sul Club 84». Marfoglia li raggiunge, complice la soffiata di un paparazzo, Gilberto Petrucci, e riesce a farsi autografare il biglietto del concerto. Tra i volti del Piper anche Marcella Di Folco, ex «Cerbero» alla porta del locale, diventata poi simbolo del movimento Lgtbq+, alla quale è stato intitolato un giardino in piazza di Cinecittà.

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