NON SARÒ "CHARLIE HEBDO", MA SARÒ SEMPRE CHARLIE - DOPO IL TERRORE, I GIORNALISTI NON LITIGANO SUI SOLDI MA SU MAOMETTO - L'ABBANDONO DI LUZ MARCA IL RITORNO DI UNA GAUCHE RELIGIOSAMENTE CORRETTA CHE HA PAURA DI TOCCARE L'ISLAM

Giulio Meotti per “il Foglio

 

MADONNA CON LUZ DI CHARLIE HEBDOMADONNA CON LUZ DI CHARLIE HEBDO

Non sarò più Charlie Hebdo, ma sarò per sempre Charlie”. Così Rénald Luzier, uno dei vignettisti di punta del settimanale francese, ha annunciato che a settembre lascerà, confermando in un’intervista a Libération le indiscrezioni di Mediapart sul suo addio alla rivista decimata dall’odio jihadista lo scorso 7 gennaio. L’addio di “Luz”, che pochi giorni fa aveva annunciato che non avrebbe mai più realizzato vignette su Maometto, arriva negli stessi giorni in cui è scoppiato il caso della giornalista franco-marocchina Zineb El Rhazoui, convocata per un colloquio preliminare a Charlie Hebdo per un possibile licenziamento (causa poi rientrata).

 

LUZ DI CHARLIE HEBDO TIRA FUORI IL PISELLO A GRAND JOURNAL TV FRANCESELUZ DI CHARLIE HEBDO TIRA FUORI IL PISELLO A GRAND JOURNAL TV FRANCESE

“Mio marito ha perso il suo lavoro perché alcuni jihadisti hanno svelato il suo luogo di lavoro, ha lasciato il Marocco, sono minacciata, vivo a casa di amici o in albergo e la direzione vuole licenziarmi… bravo Charlie”, aveva ironizzato la Rhazoui. Lo scorso febbraio, una fatwa aveva colpito la redattrice del settimanale satirico: “Il faut tuer Zineb El Rhazoui pour venger le prophète”.

 

Bisogna uccidere Zineb El Rhazoui per vendicare il Profeta. Foto di lei e del marito prigionieri, pronti per essere giustiziati, sono apparse sui siti islamisti, assieme alla guida di geo-localizzazione della sua casa e dei suoi spostamenti e suggerimenti su come uccidere “l’apostata”. Cosa sta succedendo a Charlie Hebdo? La redazione è tramortita e molti si stanno ancora riprendendo dalle ferite. Il giovane webmaster Simon Fieschi ha avuto un polmone perforato da una pallottola che ha mancato il midollo spinale. Il giornalista Philippe Lançon ha già subito una dozzina di operazioni per ricostruire la mandibola.

MADONNA SI TOCCA IN TV CON LUZ DI CHARLIE HEBDO CHE TIRA FUORI IL PISELLOMADONNA SI TOCCA IN TV CON LUZ DI CHARLIE HEBDO CHE TIRA FUORI IL PISELLO

 

Il reporter Fabrice Nicolino ha ancora schegge nelle gambe, dopo essere sopravvissuto a un altro attentato il 29 marzo 1985. Quel giorno, una bomba piazzata dalla Jihad islamica esplose nel cinema Beaubourg, durante il Festival del cinema ebraico. Ovviamente non è facile lavorare in un giornale che è stato quasi annientato. Molti vignettisti e giornalisti contattati dopo la strage hanno declinato l’offerta. “Sarò obbligato a partecipare alla riunione di redazione?”, hanno chiesto. E ancora: “Devo firmare con il mio vero nome?”.

 

Una crisi simile a quella attraversata dopo il 2006 dal Jyllands-Posten, il giornale danese che ha pubblicato le prime, dodici vignette su Maometto e che Charlie Hebdo aveva immediatamente riprodotto in solidarietà. “La verità è che per noi sarebbe del tutto irresponsabile pubblicare le caricature oggi”, dice il direttore del giornale, Jorn Mikkelsen. “Il Jyllands-Posten ha la responsabilità di se stesso e dei propri dipendenti”.

LA REDAZIONE DI CHARLIE HEBDOLA REDAZIONE DI CHARLIE HEBDO

 

La prosperità finanziaria ha certamente contribuito all’attuale clima di Charlie Hebdo. Le sette milioni di copie del “numero dei sopravvissuti” hanno portato nelle casse della rivista dieci milioni di euro. 1,75 milioni di euro sono stati donati da 24.500 individui attraverso la piattaforma jaidecharlie.fr.

 

Google ha elargito 250 mila euro, e l’associazione per il pluralismo dei media, presieduta dal giornalista François d’Orcival, ha stanziato 200 mila euro. I media riferiscono di una crisi legata alla fortuna economica accumulata da Charlie Hebdo dopo la strage. Falso. E’ che quando il 7 gennaio i fratelli Kouachi hanno decimato la redazione, forse hanno davvero ucciso Charlie Hebdo. O almeno, coloro che ne avevano fatto “la bestia nera di islamisti e benpensanti”, come lo aveva definito Bernard Henri-Lévy.

copertina charlie hebdocopertina charlie hebdo

 

Si è aperto uno scontro ideologico sul futuro del giornale. Zineb el Rhazoui venne chiamata al settimanale dal direttore Stephane Charbonnier, “Charb”, che mentre Luz annunciava di essere stanco del Profeta, dalla tomba firmava un libro-confessione sul perché l’islam non può essere immune da critiche in una democrazia. di Giulio Meotti Dopo quel 7 gennaio, e dopo la grande marcia dell’11 gennaio a Parigi, in tanti avevano invocato un “ritorno alla normalità”.

 

Così, dopo la copertina del Maometto malinconico di Luz (“Tutto è perdonato”), Charlie Hebdo era tornato in edicola con una copertina su sfondo rosso, il colore della gauche, un cane bianco e nero inseguito da un gruppetto inferocito, in cui si riconoscono Nicolas Sarkozy, Marine Le Pen, Papa Francesco e un jihadista, un lupo nero con un kalashnikov in bocca. Un chiaro segnale su come sarebbe stato il nuovo Charlie Hebdo.

 

charlie hebdo fatto quotidiano charlie hebdo fatto quotidiano

Da allora, Charlie Hebdo sia è adeguato. Niente più ironia su Maometto, lo Stato islamico o la sharia, ma il ripiegamento su bersagli come il Front National, meno pericolosi e più provvidi di applausi da parte dell’establishment politicamente corretto. Nel disegno, firmato dall’olandese Willem, si vede un angelo-skinhead con gli anfibi, la lira, il manganello e la scritta “sdoganato a fondo”. Willem è lo stesso vignettista che, dopo la strage, aveva detto alla stampa che gli veniva “da vomitare” per la solidarietà al suo settimanale ricevuta dal Papa, da Putin e dalla Regina Elisabetta.

 

luz renald luzier charlie hebdoluz renald luzier charlie hebdo

Il nuovo direttore del settimanale è Laurent Sourisseau, detto “Riss”, che ancora deve recarsi sotto scorta in ospedale per la riabilitazione alla gamba. Come scrive Libération, “Riss era in opposizione a Charb, è meno politicamente identificato, più introverso di lui”. Riss ha scritto libri su Sarkozy, Carla e “Hitler in salotto”. Niente islam. Alcuni giorni fa, è uscito nelle librerie francesi un altro libro, quello della fidanzata di Charb, Jeannette Bougrab, che la famiglia del giornalista ucciso aveva diffidato dopo la strage dal presentarsi ai media come la sua “compagna”.

 

la  presentazione del nuovo numero di charlie hebdola presentazione del nuovo numero di charlie hebdo

Si intitola “Maudites” e Bougrab vi spiega che gli attacchi alla sua persona dai colleghi di Charb nascono dal fatto che la donna, intellettuale algerina nemica del fondamentalismo islamico, è stata una ministra nel governo di Sarkozy, una delle ossessioni del nuovo Charlie Hebdo. La verità è che la crisi del settimanale è ideologica e culturale. Charbonnier faceva capo alla generazione di Philippe Val, Fiammetta Venner e Caroline Fourest, la sinistra oltranzista e libertaria decisa a fare della critica all’islam a suon di copertine “blasfeme” un pegno dell’esistenza stessa del settimanale satirico.

 

CHARLIE HEBDO ISLAMCHARLIE HEBDO ISLAM

L’ombra di Philippe Val, che ha plasmato e diretto il settimanale dal 1992 al 2009, si staglia anche sul futuro del giornale e l’idea di un suo possibile ritorno ha scatenato già una levata di scudi. Val ha appena pubblicato per Grasset il libro “Malaise dans l’inculture”, dove a proposito di islam e libertà di parola attacca “il Muro di Berlino ideologico” che è stato innalzato dalla gauche attraverso una “ortodossia che indicherebbe la via del bene e del male”, “un pensiero politico vittimista” e un “giornalismo malato di sociologia” che finisce per fare il gioco di “una parte della popolazione, quella islamica che si è radicalizzata, che non esita a uccidere per impedire alla gente di esprimersi”. Il nuovo Charlie Hebdo non vuole nemmeno sentir nominare Val.

 

CHARLIE HEBDO PAPA RATZINGERCHARLIE HEBDO PAPA RATZINGER

“Ha fatto il suo tempo e quel tempo è finito”, ha detto Laurent Léger alla stampa. Nel corso del 2011, in seguito alle bombe che distrussero gli uffici di Charlie, un manifesto di giornalisti di sinistra aveva dichiarato il rifiuto di sostenere il settimanale. Due anni più tardi, uno dei firmatari, Olivier Cyran, un ex redattore di Charlie Hebdo, aveva definito la linea del giornale come un “bombardamento ossessivo dei musulmani”.

 

artisti per charlie hebdo 1artisti per charlie hebdo 1

Lo stesso ha fatto un ex giornalista di Charlie vicino alla gauche anti-globalizzazione, Philippe Corcuff, che ha accusato la rivista di fomentare lo “scontro di civiltà”. Fu a quel punto che Charb e Fabrice Nicolino presero l’iniziativa di firmare un articolo sul Monde, il 5 dicembre 2013, dal titolo “No, Charlie Hebdo non è razzista”. Di questa corrente recriminatrice fa parte l’ex vignettista di Charlie Hebdo, Delfeil de Ton, che dopo il 7 gennaio sul settimanale Nouvel Obs ha accusato i giornalisti: “Ce l’ho veramente con te, Charb. Che bisogno c’era di questa escalation a tutti i costi? Non bisognava farlo, ma Charb l’ha fatto ancora”.

 

solidarieta a charlie hebdo 4solidarieta a charlie hebdo 4

Quando divenne direttore nel 1992, riesumando un settimanale in fallimento, Philippe Val disegnò una linea editoriale orientata verso la sinistra liberale e umanistica, pro-israeliana e anti-musulmana. La cacciata di “Siné” (accusato di antisemitismo) segnò la rottura definitiva con alcuni dei lettori e redattori. Come spiega il sociologo Philippe Corcuff, che lasciò Charlie Hebdo in protesta con la direzione, “c’è stata la tendenza a equiparare islam e islamismo. Ma non era il cuore dei vignettisti e dei giornalisti di Charlie, che hanno difeso la possibilità di un’ironica critica nei confronti di tutte le religioni, senza particolare logica discriminatoria nei confronti dell’islam”.

artisti per charlie hebdo 11artisti per charlie hebdo 11

 

La rottura maturò nel 1999, quando Val prese posizione a favore della guerra del Kosovo e perorò l’intervento militare della Nato. Fu uno choc per molti giornalisti di Charlie educati all’antimilitarismo e all’antiamericanismo di maniera tipico della Francia. Nel 2000, mentre il grosso dei redattori e dei lettori era filopalestinese, Val sostenne Lionel Jospin che definiva le azioni di Hezbollah “terroristiche” e veniva preso a sassate a Ramallah. Nel 2005, Val ha poi sostenuto il “sì” al referendum sulla Costituzione europea mentre la sinistra si divise sulla questione.

artisti per charlie hebdo 13artisti per charlie hebdo 13

 

In Charlie Hebdo hanno sempre convissuto diverse anime, quella antimilitarista con Cabu, quella allegra ed edonista con Wolinski, quella anticapitalista con Bernard Maris, e poi i déconneurs anticlericali, antiborghesi e anti-tutto con Siné. Val spinge il giornale su posizioni occidentaliste: gli antimilitaristi diventano “una nuova Monaco”, i souverainistes sono chiamati “fascisti antiamericani” e ai filopalestinesi si dà di “antisemiti”.

 

Poi arriva il “caso Siné”. Siné era un’istituzione di Charlie Hebdo. Era provocatorio, senza tabù. Ma a Val non è mai piaciuto e nel loro scontro matura il divorzio tra le due anime della sinistra. Tignous, ucciso il 7 gennaio, si oppose alla sua estromissione. Charb tenne invece un profilo basso, di fatto appoggiando Val. Un articolo di Olivier Cyran, già redattore del settimanale, avrebbe accusato gli ex colleghi di “nevrosi islamofoba”.

vignettisti per charlie hebdo 7vignettisti per charlie hebdo 7

 

Molti redattori della rivista non presero bene l’arrivo, nel 2004, delle femministe Fiammetta Venner e Caroline Fourest, assunte da Val, che iniziarono ad attaccare gli “utili idioti dell’islamismo”, i compagni di strada della gauche che flirtavano con gli imam e i predicatori. Duro anche il critico cinematografico di Charlie, Jean-Baptiste Thoret, che scriverà: “C’è stata una notevole evoluzione del discorso della sinistra, una sorta di allineamento in tutte le direzioni su una posizione vagamente finkielkrautiena”.

 

vignettisti per charlie hebdo 3vignettisti per charlie hebdo 3

I fautori della linea Val-Charb parteggiano, sull’islam, per una visione legata alla filosofia contro il velo di Elizabeth Badinter e per un superamento di SOS Racisme e del Mrap, il Mouvement contre le racisme et pour l’amitiés entre le peuples, che voleva far indossare ai libri di Oriana Fallaci la fascetta con l’avvertenza “testo di natura antimusulmana”, a tutela della salute mentale dei lettori francesi.

 

vignettisti per charlie hebdo 17vignettisti per charlie hebdo 17

L’attuale direttore di Charlie Hebdo, “Riss”, in un impeto di rabbia afferrò Val per il collo. Si detestavano quindi già prima che i terroristi islamici facessero irruzione nella redazione quella mattina di gennaio. Antipatie umane, ma soprattutto divisioni su quale significato dare alla libertà di espressione, sul posto dell’islam in Europa e sulla reazione della sua classe dirigente. Quando i fratelli Kouachi uscirono per strada, dopo aver abbattuto otto fra giornalisti e vignettisti, gridarono: “Abbiamo vendicato Maometto. Abbiamo ucciso Charlie Hebdo”.

 

CHARLIE HEBDO POLIZIOTTO UCCISO DAI TERRORISTICHARLIE HEBDO POLIZIOTTO UCCISO DAI TERRORISTI

Poi ci fu la sbornia dell’adunata di massa, con i capi di stato che marciavano spediti e in silenzio, come se non avessero niente da dire. Forse è stato così, forse davvero Charlie Hebdo è morto. “E’ stato sterminato un modo di pensare”, disse Val in lacrime fuori dalla redazione. Soltanto il tempo ce lo dirà. Intanto, il settimanale “normale” ha il volto di Luz, che ha pianto in diretta tv dopo aver presentato la copertina dei sopravvissuti con Maometto che dice “tutto è perdonato”, che ha annunciato che non si sarebbe più occupato del Profeta e che adesso si dimette, stanco.

telegraph censura charlie hebdotelegraph censura charlie hebdomanifestazione a parigi per charlie hebdo 4manifestazione a parigi per charlie hebdo 4

 

Ma prima di andarsene, Luz è andato sul Grand Journal, assieme a Madonna, e in un gesto di triste voyeurismo si è tirato fuori l’uccello e si è masturbato, coperto dal logo “Je suis Charlie”. Povero Charlie Hebdo.

Ultimi Dagoreport

matteo salvini giorgia meloni roberto vannacci vladimir putin mario draghi

DAGOREPORT – A COLORO CHE SI DOMANDANO ANCORA SE C’È LO ZAMPONE DELL’ORSO RUSSO DIETRO LE MOSSE DI VANNACCI, RICORDIAMO CIO' CHE DISSE MARIO DRAGHI AI PARTITI CHE AVEVANO SFANCULATO IL SUO GOVERNO: “LA DEMOCRAZIA ITALIANA NON SI FA BATTERE DAI NEMICI ESTERNI E DAI LORO PUPAZZI PREZZOLATI. È CHIARO CHE NEGLI ULTIMI ANNI LA RUSSIA HA EFFETTUATO UN'OPERA SISTEMATICA DI CORRUZIONE IN TANTI SETTORI, DALLA POLITICA ALLA STAMPA, IN EUROPA E NEGLI STATI UNITI” - VANNACCI DEVE RIUSCIRE NEL COMPITO IN CUI HA FALLITO SALVINI: DIVENTARE UN COLLETTORE DI FORZE FILO-RUSSE DEL MONDO FASCIO-GRILLINO - MOSCA GIA' GODE NEL VEDERE IL GOVERNO FILO-UCRAINO DI MELONI SBANDARE PER NON PERDERE LO ZOCCOLO DURO DI VECCHI FASCI INCAZZATI PER LA SUA DERIVA DEMOCRISTIANA, COME DIMOSTRA LA DERIVA SECURITARIA DEI GIORNI SCORSI – VIDEO: QUANDO DRAGHI PARLÒ DI “PUPAZZI PREZZOLATI” DEL CREMLINO...

il dito medio di laura pausini

LAURA PAUSINI VUOLE ESSERE L'UNICA DIVA DI SANREMO - DIETRO LE QUINTE DELL’ARISTON, SI RINCORRONO LE VOCI DELLE BIZZE DELLA CANTANTE CHE NON VUOLE CHE CI SIANO SUL PALCO ALTRE BELLEZZE CHE POSSANO OFFUSCARLA - VORRÀ AVERE IL CONTROLLO SU TUTTO, FORSE ANCHE SULLA REGIA? INTANTO LA CANONICA FOTO DEL CAST DEL FESTIVAL NON È STATA ANCORA FATTA. COME MAI? LAURETTANON VUOLE FARSI FOTOGRAFARE? E LA RAI CHE NE PENSA? - LE POLEMICHE QUANDO LA PAUSINI SI RIFIUTÒ DI CANTARE “BELLA CIAO” PERCHÉ “DIVISIVA”, LA SUA USCITA SULL’EUROVISION “A CUI PARTECIPEREBBE ANCHE SE C’È ISRAELE” E LA MAREA DI CRITICHE SUI SOCIAL - VIDEO

sergio mattarella giorgia meloni alfredo mantovano

SUL DECRETO SICUREZZA MELONI E MANTOVANO HANNO PRESO UNA “MATTARELLATA” IN TESTA – IL CAPO DELLO STATO HA ESERCITATO UNA MORAL SUASION PUNTUTA E SENZA SCONTI SULLE FOLLIE PREVISTE DAL DECRETO DEL GOVERNO: NEL FACCIA A FACCA CON IL SOTTOSEGRETARIO, MATTARELLA HA PASSATO AL SETACCIO OTTANTA PAGINE DI NORME, STRACCIANDO LE PARTI PALESEMENTE INCOSTITUZIONALI, COME LO SCUDO PENALE PER GLI AGENTI, CHE AVREBBE FATTO SALTARE IL PRINCIPIO DI UGUAGLIANZA DEI CITTADINI, O IL FERMO PREVENTIVO PER I MANIFESTANTI – SU RICHIESTA DEL COLLE, ALCUNE MISURE “SENSIBILI” SARANNO SPOSTATE IN UN DISEGNO DI LEGGE CHE DOVRÀ SEGUIRE L’ITER PARLAMENTARE ORDINARIO (E FINIRÀ IMPANTANATO IN AULA) - LA COINCIDENZA "SOSPETTA" CON LA SCISSIONE DI VANNACCI DALLA LEGA E IL TENTATIVO DI NON PERDERE LO ZOCCOLO DURO DELL'ELETTORATO DI DESTRA DELUSO DAL SUO CAMALEONTISMO DEMOCRISTIANO ED ECCITATO DAL GENERALISSIMO....

giorgia meloni piantedosi torino mattarella mantovano vannacci

DAGOREPORT - SONO GIORNI DIFFICILI PER GIORGIA MELONI: AL TRUMPISMO ON "ICE" E AL VANNACCISMO COL FEZ, ORA SI E' AGGIUNTA LA RIMONTA DEL "NO" AL REFERENDUM SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA. IN CASO DI SCONFITTA, LA "FIAMMA MAGICA" DI PALAZZO CHIGI CERCA DI CONVINCERE LA DUCETTA CHE E' MEGLIO ANDARE SUBITO AL VOTO ANTICIPATO, APPROFITTANDO DI UN CENTROSINISTRA IMBELLE E ANTICIPANDO LA NASCITA DEL PARTITO ULTRA-FASCIO DI VANNACCI - COME MAI A TORINO CERTI GRUPPUSCOLI EVERSIVI, DA TEMPO BEN ATTENZIONATI DALLA DIGOS, POSSONO DEVASTARE LA REDAZIONE DE "LA STAMPA" E PRENDERE A MARTELLATE UN POLIZIOTTO? PERCHÉ NON C’È STATA ADEGUATA PREVENZIONE? - RICICCIA LA “STRATEGIA DELLA TENSIONE” PERFETTA PER DISTRARRE L’ATTENZIONE DALLE MAGAGNE DEL GOVERNO? E IL DECRETO SICUREZZA SERVE PER NON PERDERE QUELLO ZOCCOLO DURO DELL'ELETTORATO DI DESTRA DELUSO DAL SUO CAMALEONTISMO DEMOCRISTIANO ED ECCITATO DAL VANNACCISMO? 

bruno valentinetti giorgia meloni angelo san lorenzo in lucina daniela memmo antonio damelio

DAGOREPORT - CI MANCAVANO SOLO I FASCIO-MONARCHICI! PER CAPIRE DA DOVE ARRIVA L'AFFRESCO DELL'ANGELO CON LE FATTEZZE DI GIORGIA MELONI, ALLA BASILICA DI SAN LORENZO IN LUCINA, A ROMA, BISOGNA GUARDARE ALLA VECCHIA ARISTOCRAZIA NERA ROMANA, CHE HA IN QUELLA CHIESA UN PUNTO DI RIFERIMENTO - LA CAPPELLA IN QUESTIONE È DEDICATA A UMBERTO II (IN ASSENZA DI UNA TOMBA AL PANTHEON, SOGNATA DAGLI EREDI) E IL RESTAURO PRECEDENTE, NEL 2003, FU FINANZIATO DA DANIELA MEMMO E DAL MARITO, ANTONIO D'AMELIO, FIGLIO DEL MINISTRO DELLA REAL CASA DI SAVOIA, CARLO - CHI HA PAGATO L'EX MILITANTE DELL'MSI BRUNO VALENTINETTI PER IL "RITOCCO" MELONIANO? IL COMMITTENTE SAPEVA CHE SAREBBE COMPARSO IL FACCIONE DI GIORGIA? IL PARROCO PARLA DI "SPONSOR, ASSOCIAZIONI E DUE FONDAZIONI". QUALI? - IL SALDISSIMO RAPPORTO DEI CONIUGI MEMMO-D'AMELIO CON SVARIATI ESPONENTI DELLA DESTRA, A PARTIRE DA GIANNI ALEMANNO: IL LORO SALOTTO DI PALAZZO RUSPOLI È DIVENTATO IL CENACOLO PREFERITO DAL PIO ALFREDO MANTOVANO...

leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - IL DISASTROSO DEBUTTO TELEVISIVO DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO, CHE DOVEVA INCORONARE LA NUOVA STAR DEL CAPITALISMO ITALIANO PRONTO A PRENDERE IL POSTO DI JOHN ELKANN IN FUGA, HA SPINTO GLI “ADDETTI AI LIVORI” A DOMANDARSI: “CHI GLI VUOLE COSI MALE DA SUGGERIRE CHE ERA GIUNTA L’ORA FATALE DI DARSI UN’IMMAGINE PUBBLICA, ESPONENDOLO A ‘STA FIGURACCIA DA MILIARDARIO RINCITRULLITO CHE IN MEZZ’ORA HA PROMOSSO QUELLO SVALVOLATO DI LAPO ELKANN IN ARISTOTELE?” - FORSE LA RISPOSTA ALL’"HARAKIRI CATODICO" DI DEL VECCHIO JR ARRIVERÀ DOMENICA 8 FEBBRAIO DA UN'INCHIESTA DI “REPORT” SU ‘’EQUALIZE’’, LA CRICCA DI SPIONI MILANESI CHE PER ANNI HA DOSSIERATO PER CONTO DI GRANDI AZIENDE, POLITICI, BANCHIERI E IMPRENDITORI, TRA I QUALI SPICCA PROPRIO IL RAM-POLLO DEL VECCHIO - DAI VERBALI DEI PM MILANESI ESPLODE UN DELIRIO DI TRUFFE, RICATTI, INTERCETTAZIONI:“VOGLIO SAPERE I SOLDI NASCOSTI CHE HA MIA MAMMA, MIO FRATELLO, L’ALTRO MIO FRATELLO, MIO CUGINO, TUTTA LA FAMIGLIA…” - "REPORT" TIRA IN BALLO NON SOLO LA GUERRA DELLA FAMIGLIA DEL VECCHIO SULL'EREDITA' DA SOGNO, DA 4 ANNI FERMA AL PALO, MA ANCHE UN POSSIBILE COLLEGAMENTO DI QUESTE ATTIVITÀ ILLEGALI CON IL RISIKO BANCARIO MPS E MEDIOBANCA...