SESSO VIRTUALE – SMS SPORCACCIONI, ORGASMI IN CHAT E PORCATE VIRTUALI: UN EROS TALMENTE FUORI DAL CORPO DA DIVENTARE INNOCUO –‘NON È UNA VERSIONE INFERIORE DEL SESSO MA UNA VERSIONE SUPERIORE DI CANDY CRUSH’

Annalena Benini per "il Foglio"

Lei era seduta al bancone della cucina, aveva addosso i pantaloni della tuta, mangiava carote e con la mano libera mandava messaggini porno, cioè sextava. Inventandosi mutandine di pizzo, desideri e sgomenti, irrefrenabili voglie e imperativi categorici. Intanto controllava le email, eliminava lo spam, decideva che film vedere la sera, simulava un orgasmo via chat e smistava le bollette in ordine di scadenza.

Maureen O' Connor, giornalista americana ventottenne, ex adolescente con l'immensità del texting e dei suoi derivati a disposizione, ha raccontato sul New York Magazine l'abitudine alla noia e alle bugie di questo sesso democratico via parole scritte e foto (i video sono un po' più rari perché richiedono maggiore impegno e aderenza alla verità).

E' molto difficile distinguere tra il vero piacere e la falsità entusiasta di qualcuno che scrive "ancora" e forse invece che dentro una vasca da bagno si trova in fila alla cassa del supermercato, intabarrato dentro un eskimo, con il preciso obiettivo di ottenere gli ultimi bollini necessari per l'insalatiera omaggio.

E' molto difficile, anche, capire se sia divertente scambiarsi caste sconcezze virtuali, e se ci si contorca davanti allo specchio del bagno con il telefono in mano per eccitazione o per semplice passatempo, mentre si pensa alle previsioni meteo, al caffè che è finito, all'Iva da versare (quelle stesse foto, però, andranno a costituire una specie di tesoretto del sexting, da utilizzare anche in momenti successivi, con altri destinatari, magari facendo attenzione alla lunghezza e al colore dei capelli, che non sia troppo cambiato: ma poiché, come scrive Maureen O' Connor, non è necessario incontrarsi spesso per sextare, si può anche mandare, in caso di emergenza, la foto di un'amica).

"Frustami", e intanto si carica la lavatrice, si preparano fatture, si va a prendere i figli a scuola dalle suore, si pulisce il bagno. Certe sessioni di sexting, scrive questa precisa narratrice di vite e abitudini digitali, "non sono una versione inferiore del sesso, sono una versione superiore di Candy Crush".

Se non si scrivessero porcate (sul New York Magazine non ci sono parafrasi ma virgolettati) si guarderebbe la tivù, si navigherebbe un po', si giocherebbe a Ruzzle (se si è anziani). Un'esperienza erotica talmente fuori dal corpo da diventare innocua, ma in un modo fantasioso in cui si inventano azioni selvagge mentre si sta sottolineando un saggio di filosofia o un libro di ricette.

Non ci sono rischi, in questo consensuale e falsamente simultaneo scambio sexy, a parte la possibilità, denunciata da O' Connor, che dopo avere inviato accurate descrizioni di un abbigliamento provocante mai nemmeno posseduto, dall'altro capo del wi-fi il compagno di finto sesso chieda: e adesso scattati una foto.

Bisognerà quindi abbandonare il tavolo della cucina, precipitarsi in camera da letto, frugare nell'armadio, cambiarsi alla meno peggio, sdraiarsi, oppure inventarsi un blackout o una calamità naturale grave. Ma forse nessuno pensa sul serio che con la mano lasciata libera dalla digitazione si stia veramente facendo quello che si scrive, nelle posizioni in cui si dice di essere: ci si accontenta di sapere che l'eventualità che quelle cose accadano, o siano già accadute, sia piacevole come una partita a Candy Crush, e che lui o lei abbia superato l'esame del sexting senza esagerare con i sospiri e i tremori. Ti è piaciuto? Da pazzi. E' un po' di cinema, dentro le piccole bugie fra amanti.

 

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