“IL CINEMA ITALIANO MI HA MESSA DA PARTE. FORSE PER CERTI BRUTTI MOMENTI CON COLLEGHI UOMINI. NON C’ENTRA IL SESSO, ERA PROPRIO MANCANZA DI RISPETTO” – AGOSTINA BELLI SI TOGLIE QUALCHE SASSOLINO DAI TACCHI: “NON MI HANNO MAI DATO UN DAVID. EPPURE HO FATTO 72 OPERE, SE OLTRE AI FILM CONTIAMO ANCHE I VARIETÀ DELLA RAI DOVE BALLAVO E CANTAVO, FACEVO TUTTO. HO VINTO QUATTRO GOLDEN GLOBE” – “GASSMAN ERA DISTANTE, KIRK DOUGLAS MI FECE UNA SCENATA PERCHÉ NON SAPEVO L’INGLESE, FRED ASTAIRE MI INVITÒ A BALLARE IL VALZER A CASA SUA” – "LIZ TAYLOR MI SCARAVENTÒ GIÙ DALLA ROULOTTE-CAMERINO DEL MARITO RICHARD BURTON IMMAGINANDOSI CHISSÀ COSA” – LA FINTA RIVALITÀ CON LAURA ANTONELLI, MASTROIANNI, LINA WERTMULLER, LE SCENE NUDE E L’OMICIDIO DELLA MADRE…
Estratto dell’articolo di Valerio Cappelli per il “Corriere della Sera”
Agostina Belli, il simbolo del cinema italiano degli Anni 70, ha dovuto restituire il dono della gioventù, però avrà sempre quegli occhi azzurri dove chiunque vorrebbe perdersi.
[…] Nel 1974 girò sette film. Tiziana Rocca al Filming Italy Sardegna Festival le darà il premio alla carriera.
«Quello che non mi hanno mai dato ai David. Eppure ho fatto 72 opere, se oltre ai film contiamo anche i varietà della Rai dove ballavo e cantavo, facevo tutto. Ho vinto quattro Golden Globe, che considero come l’Oscar. E in Giappone mi amano tantissimo».
Agostina, si è sentita messa da parte in Italia?
«Un po’ sì, e una risposta non ce l’ho. Forse perché venivo dal niente, senza una scuola di recitazione alle spalle, o forse per certi brutti momenti vissuti con colleghi uomini. Non c’entra il sesso, anche perché sapevano che ero innamorata di Fred, era proprio mancanza di rispetto, mentalità, quel tipo di bullismo dell’epoca».
[…] Ha lavorato con i talenti più grandi.
«A Vittorio Gassman davo del lei, in Profumo di donna se ne stava sulle sue, e così in un’altra occasione Philippe Noiret. Kirk Douglas mi fece una scenata perché non sapevo l’inglese; con Trintignant, carino, facevo shopping; Mastroianni, un galantuomo, mi guardava incredulo perché sul set mi presentavo con la mia Yamaha SXL 650 di cilindrata e non si fidava che sul set guidassi io la Lambretta; Fred Astaire mi invitò a ballare il valzer a casa sua. Dirò tutto nella mia autobiografia che sta per uscire».
kirk douglas agostina belli olocausto 2000
La lite con Liz Taylor?
«Beh, mi scaraventò giù dalla roulotte-camerino del marito Richard Burton immaginandosi chissà cosa, stavamo ripassando il copione».
La rivalità con Laura Antonelli?
«Fu inventata. Io ho lavorato molto in Francia e Laura, che era una brava ragazza, semplice, indifesa, a Parigi era conosciuta solo per Belmondo. Noi due ce ne fregavamo, era tutta pubblicità. Sono andata a vivere in campagna vicino a dove abitava lei. So guidare il trattore e sono un’amazzone. Un tempo avevo oche, conigli, pavoni. Un suo collega mi regalò una tigre che era appartenuta a Ilona Staller, sapendo che mi piacciono gli animali».
Mimì Metallurgico?
«Lina Wertmüller mi imbruttì, mi mise i baffi. Io poco prima lavoravo alla contabilità della Rinascente, dove Mariangela Melato era vetrinista. Ci ritrovammo su quel set, lei l’amante di Giannini e io la moglie. Diventammo amiche, conobbe Arbore a una mia festa, Lucio Battisti veniva a cantare, e ci si fidanzò».
[…] La ribellione le è tornata utile al cinema?
«Non indietreggiavo mai davanti ai rischi. Presi una sciabolata in “La guérilléra”, e in “Manaos”, nella giungla, dovetti assaggiare una tarantola gigante col povero Fabio Testi in mezzo ai coccodrilli. Era scritto nel copione. Però non c’era scritto che dovevo essere nuda tra gli indigeni che mi violentavano. Mi rifiutai».
Era a disagio se doveva spogliarsi?
«Sì. È vero che posai per Playboy , ma si vedeva solo il seno mentre montavo un bellissimo cavallo».
Lei ha vissuto un trauma terribile.
«L’omicidio di mia madre, uccisa nel ’70. Siccome le indagini non portarono a nulla, lavorai per pagare due investigatori... Fui minacciata al telefono, avvelenarono il mio amato cane. Volevo solo scoprire la verità. I carabinieri mi consigliarono di lasciar stare». […]
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