venditti

V PER VENDITTI: ALL’ARENA DI VERONA CELEBRA I 40 ANNI DI ‘SOTTO IL SEGNO DEI PESCI’ TRA GUASTI TECNICI E LA 'ROTTURA DEL GOBBO' - "I CONCERTI MIGLIORI SONO QUELLI IMPERFETTI" – CON LUI SUL PALCO DE GREGORI E ERMAL META - IL COLLEGAMENTO CON TOTTI OSPITE DI FAZIO - VENDITTI: “IN BOMBA O NON BOMBA AVEVO PREVISTO ANCHE L’ARRIVO DI RENZI” - E POI PARLA IN MODO SBRIGATIVO DEL COMUNISMO. ECCO COSA HA DETTO – VIDEO

 

Paolo Giordano per il Giornale

 

venditti

Quarant'anni e risentirli. Ha impiegato poco Antonello Venditti, l'altra sera all'Arena di Verona, a ritrovare le atmosfere di Sotto il segno dei pesci, il disco che gli ha cambiato la carriera e che ha accompagnato i nostri tempi più cupi: uscito quarant'anni fa nel giorno del suo compleanno, l'8 marzo del 1978, arrivò otto giorni prima del sequestro di Aldo Moro rimanendo in testa alla classifica per gran parte dei 55 giorni di prigionia dello statista.

 

Essendo uno dei cento dischi più belli della nostra storia (Rolling Stone dixit), Venditti lo ha celebrato con un concerto emotivamente intenso anche se tecnicamente pedinato da disguidi e obiettivamente un tantino lungo (una maratona da tre ore e quaranta fino all'una di notte, compreso un faticoso collegamento con Totti ospite di Fazio a Che tempo che fa). «Con questo concerto ho riunito le generazioni, sotto il palco c'erano tutti, dai miei coetanei ai loro nipoti» ha spiegato a notte fonda fumando l'ennesima sigaretta.

venditti ermal meta

 

Riascoltandole dal vivo, le canzoni di Sotto il segno dei pesci ripubblicate con inedito e brani live, suonate all'Arena quasi per intero ma affiancate comunque da classici come Alta marea a Benvenuti in Paradiso, sono la cartina al tornasole di quanto siano cambiati i tempi: «Quando mi chiedevano se ero comunista, rispondevo di leggersi il testo di Compagno di scuola, specialmente nei versi finali, quelli di Compagno di scuola, compagno per niente/ ti sei salvato o sei entrato in banca pure tu?». Dopotutto i temi e i dibattiti erano quelli e ciò che oggi è un sogno (il posto fisso) allora era considerato soprattutto una resa alla borghesia.

 

venditti

Altra epoca.

«Sono considerato solo quello di Roma capoccia o Grazie Roma, ma per certi versi anche in Sotto il segno dei Pesci sono stato un visionario: ad esempio in Bomba non bomba, avevo previsto anche Renzi». E, quando lo ha cantato con Francesco De Gregori in una Arena strapiena e mai stanca nonostante il concerto extralarge, non soltanto si sono riuniti due amici sul palco dopo decenni e qualche screzio, ma è stata la reunion di una parte decisiva del nostro cantautorato anni Settanta, quello impegnato, quello evidentemente arrossito dalla politica: «Per me il comunismo è una cosa semplice: portare le persone che stanno peggio a stare meglio», spiega un po' troppo sbrigativamente prima di tornare indietro nel tempo e parlare del suo amico fin dal Folk Studio: «Tra Francesco e me non è successo niente di che, solo qualche problemino scatenato dalla retorica di qualche giornalista classista. Eravamo come Bartali e Coppi (anche se lui dice Moser, ma è un lapsus - ndr) o come i Beatles e Rolling Stones: a qualcuno faceva comodo la nostra rivalità. Ora lui è un vecchio ma nuovo amico, prima eravamo più inconsapevoli e meno felici».

 

venditti totti

E, nonostante qualche benevola frecciatina del «Principe» («Io ai miei concerti parlo di meno»), il loro è stato un incontro al vertice soprattutto in Roma capoccia, davvero emozionante con un De Gregori strepitoso che, sotto sotto, ha rivissuto anch'egli le emozioni di quel tempo.

 

In fondo nel 1978 Sotto il segno dei pesci è stato il disco più venduto in assoluto, ancora più di Una donna per amico di Lucio Battisti (pubblicato però a ottobre) e quello che con brani come Chen il cinese (sulla droga) o Il telegiornale (per certi versi ancora attuale) ha davvero fissato i paletti di un cantautorato ormai remoto ma allora decisivo. Forse il contrasto epocale si è sublimato nel duetto più spiazzante ma riuscito della serata: quello con Ermal Meta. Per capirci, prima hanno cantato insieme una ariosa ed emozionante Che fantastica storia è la vita e poi quella Caro Antonello che Ermal Meta ha dedicato proprio a lui nell'ultimo album Non abbiamo armi.

venditti de gregori

 

Alla fine, esausto ma ancora sotto l'effetto dell'«unica droga che uso, ossia l'adrenalina», Venditti (che tornerà con un disco nuovo nel 2019) ha dato, forse senza volerlo, l'immagine di come anche l'attenzione del pubblico sia cambiata rispetto a quarant'anni fa: «In platea ho visto meno telefonini del solito impegnati a riprendere il concerto». È un rito che ai nuovi artisti sembra naturale, ma a quelli di lungo corso è ancora indigesto perché sono cresciuti con i concerti come condivisione tra palco e platea e non tra platea e il resto del mondo, come accade in questi tempi di pubblico nato sotto il segno dei social invece che dei Pesci.

 

2. VENDITTI

Claudio Fabretti per www.leggo.it

 

Venditti e segreti. Tipo i testi delle canzoni, che diventano improvvisamente oggetti misteriosi dopo la rottura del gobbo ad avvio concerto. Non è stata l'unica disavventura di una serata che doveva celebrare i 40 anni del suo capolavoro Sotto il segno dei pesci, ma che, al pubblico che gremiva l'Arena di Verona, ha riservato più di un imbarazzo. Al punto che le reazioni sui social, a fine concerto, non si sono fatte attendere.

 

«Non sa le parole, non c'è leggio, sbaglia canzone e intro, gli ospiti entrano a caso... insomma, tutto meravigliosamente imperfetto», è uno dei tanti tweet piovuti nella notte. Ma Sotto la pioggia, come si sa, Venditti sa muoversi a suo agio, come quando al concerto per lo scudetto della Roma del 2001 riuscì a tirare avanti in scioltezza snocciolando le sue canzoni mentre il pubblico fischiava, reclamando la festa giallorossa.

In ogni caso, il concerto per i 40 anni del suo disco-spartiacque si è protratto per la durata-monstre di tre ore e mezzo, tra problemi tecnici (non ultima, l'irruzione del collegamento con Fazio e Totti sovrapposto alla canzone Giulio Cesare), polemiche e intoppi, sfoderando anche qualche sorpresa. Tipo il ritorno al suo fianco dell'ex-compare del Folkstudio Francesco De Gregori, col quale Venditti ha sempre avuto un rapporto altalenante. Oppure la rivelazione-Ermal Meta, così ingombrante da finire col rubare la scena al padrone di casa.

 

Un Antonello con capelli più neri dei tempi del Circo Massimo (1983), tanto generoso quanto svociato, che a volte è sembrato perdere il filo delle canzoni. Ma tant'è. Bomba o non bomba, Antonello arriverà a Roma: il prossimo appuntamento con la festa di Sotto il segno dei Pesci è in programma infatti il 21 e 22 dicembre al Palalottomatica. Ma dopo questo kolossal veronese, cosa resterà al pubblico del Grande raccordo anulare, per citare il sublime Venditti-Guzzanti? Speriamo non solo il comico Dado. 

 

 

 

 

 

 

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