ALTA FROCERIA: JAMES FRANCO E LA PORNO ART

Simone Porrovecchio per "l'Espresso"

l'icona gay James Franco svela sogni e progetti. Tutti intorno a un unico argomento: il mon
do a luci rosse

Con 2.893.000 euro che "Il grande e potente Oz", regia di Sam Raimi, ha incassato in Italia nel primo weekend di programmazione, il protagonista della pellicola James Franco si è imposto come il dominatore del nostro immaginario delle prossime settimane. E non è solo un fenomeno italiano. Il film uscito in contemporanea in 46 Paesi, ha fatturato in soli quattro giorni oltre 150 milioni di euro.

Un colpo di fortuna per l'attore americano (è nato 35 anni fa a Palo Alto in California), considerato che Franco a quel progetto è approdato per caso? Inizialmente, il regista Sam Raimi aveva scelto Robert Downey jr per il ruolo di Oscar Diggs, un illusionista, fenomeno da baraccone, che si guadagna da vivere esibendosi su palcoscenici di serie B e che cerca di sedurre giovani assistenti, fino ad approdare al magico mondo di Oz, appunto. Downey aveva altri impegni, e allora Raimi aveva pensato che quel ruolo potesse essere adatto a Johnny Depp, ma la "chimica" tra i due non ha funzionato. Così ha finito per scegliere Franco, che ora sbanca il box office.

Una nuova vita dell'attore? O la conferma della sua leggendaria (ma talvolta sottovalutata) bravura? In realtà, dicono a Hollywood, la seconda vita di James Franco è iniziata a letto con Sean Penn. Da quando ha recitato nel grande successo "Milk" di Gus Van Sant (2008), si è laureato due volte, è diventato docente alla New York University e alla University of California, si è trasformato in regista, artista multimediale, scrittore e poeta. «Ma continuo a recitare con la passione di sempre, anche se non più a tempo pieno», dice. Secondo il "New York Times" è lui oggi «il multitalento più curioso che ci sia in circolazione».

Il filo rosso che lega tutti gli aspetti della sua vita è il sesso. Precisa Franco: «Mi interessa l'esplorazione visuale della sessualità». Franco è infatti l'inventore di quella che il "Time" ha chiamato "PornArt". Sesso non da guardare né desiderare, ma da capire. Per questo, oltre a imprese tipo "Oz" che gli portano soldi e una vita senza preoccupazioni economiche, accetta di lavorare in pellicole scabrose e indipendenti, da attore o regista, come quelle in arrivo nelle nostre sale, "Lovelace", "Cherry", "Interiors" e un documentario sull'industria porno appena realizzato, "Kinky". "Lovelace" è firmato da due maestri del documentario Usa: Rob Epstein, Oscar per "The times of Harvey Milk", e Jeffrey Friedman, altro Oscar per la storia dell'omosessualità a Hollywood: "Common threads: stories from the quilt".

"Lovelace" racconta la vicenda tragica di Linda Lovelace, pornostar, protagonista, nel 1972 di "Gola Profonda", la pellicola che scandalizzò il mondo. Franco ha il ruolo di Hugh Hefner, padrone di "Playboy". Linda Lovelace ha invece il volto conturbante di Amanda Seyfried, ma tutto il cast si fa onore per il coraggio dimostrato. Peter Sargaard è il marito delinquente di Linda, c'è una magnifica Sharon Stone, Adam Brody è un attore porno: ci sono la giovanissima Juno Temple e la conturbante Chlöe Sevigny.

Franco inizialmente doveva recitare nel ruolo di Chuck Taynor, il marito della Lovelace, appunto. Poi ha rinunciato a favore di Sarsgaard. L'impatto di "Gola Profonda" sull'opinione pubblica fu immenso. Il titolo entrò nel lessico politico a partire dalla faccenda del Watergate. «Oggi Hefner sostiene i matrimoni gay, appoggia una seconda rivoluzione sessuale, ha istituito con la moglie Christie il "Hugh Hefner First Amendment Award", per onorare le pesonalità impegnate a proteggere il primo emendamento della nostra Costituzione», dice Franco.

L'attore, è affascinato dalla figura di Hefner. Anche lui mette a rischio la propria reputazione per portare avanti al cinema e nell'arte un discorso esplicito su certi temi. Ma abbiamo davvero, gli chiedono in molti, bisogno di un'altra iniezione di sesso? Oltretutto se da "Milk" Franco è diventato un'icona gay, il pubblico femminile è sempre più disorientato. Franco chiarisce senza chiarire.

A partire dalla mostra delle sue opere da artista che sta facendo il giro del mondo da Los Angeles a Berlino a New York: «Su circa 380 tele bianche proietto o dipingo con stampante laser commenti di blogger, articoli di giornali, risultati dei motori di ricerca. Gioco con la mia immagine mediatica e le speculazioni sulla mia sessualità». Aggiunge: «La Rete è oggi l'unica vera entità a decidere gusti, indirizzi, destini della cultura». Ma trasformare il pettegolezzo in arte è la soluzione? «Le speculazioni e manipolazioni perdono potere se ad esse si reagisce con l'arte», spiega.

Una star che si mette al centro della propria opera assomiglia a un profilo da paziente neurotico... «No. Io sono sempre stato artista figurativo e scrittore. Il fatto che abbia avuto successo come attore è stato un caso». Intanto anche il MoMa di New York prepara una retrospettiva su di lui, voluta dal direttore Klaus Bisenbach.

Per ora comunque Franco resterà sullo schermo, a un ritmo di cinque, sei pellicole all'anno, optando soprattutto per il "mocumentary", il genere metà documentario e metà fiction perfetto per raccontare le vite degli altri. Il prossimo a luci rosse si chiamerà "Cherry" e vi reciterà insieme a Heather Graham. Ancora una volta con l'obiettivo dichiarato di choccare e confondere, il pubblico. Qui Franco sarà un avvocato cocainomane legato a una diciottenne appena arrivata a San Francisco che si dà all'industria del porno.

Nel cast anche Lili Taylor, la madre della ragazza, e Dev Patel, il suo migliore amico. Franco è partito dall'esperienza di "Lovelace" per mettere insieme anche un nuovo progetto, interamente prodotto, scritto e girato da lui. Si tratta di un documentario sull'immensa e potente industria dell'intrattenimento a luci rosse americana dal titolo, appunto "Kinky". E non è tutto. Al Festival del Cinema di Berlino il suo "Interiors", film quasi pornografico di cui è regista e produttore, anche se non presentato in concorso, ha fatto il pieno di pubblico e critiche intrigate. Si tratta dei 60 minuti mancanti, perché censurati, del film cult "Cruising" con Al Pacino del 1980.

 

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