i vagabondi del dharma jack kerouac

KEROUAC SULLA STRADA…DEL BUDDISMO - ARRIVA UNA NUOVA TRADUZIONE ITALIANA DEL LIBRO "I VAGABONDI DEL DHARMA", PUBBLICATO NEL 1958, IN CUI JACK KEROUAC RACCONTO' L'AVVICINAMENTO AL BUDDISMO - CI ARRIVO' DOPO UN PERIODO DIFFICILE: NEL '43 ERA STATO RIFORMATO COME "PSICOPATICO COSTITUZIONALE" POI SI ERA SPOSATO E AVEVA DIVORZIATO SEI MESI DOPO ED ERA STATO MALE PER GLI ECCESSI DI MORFINA - GLI ATTEGGIAMENTI DA "ILLUMINATO" PER FUGGIRE DALLE TENTAZIONI DI SESSO E DROGA...

Giuseppe Culicchia per “la Stampa”

JACK KEROUAC

 

C'è stato un tempo, ormai lontano e si suppone - almeno per alcuni - piuttosto felice, in cui si poteva arrivare in India in autostop da Roma o da Milano attraversando Turchia e Siria e Iraq e Persia e Afghanistan e Pakistan senza dover necessariamente incappare in fondamentalismi religiosi, conflitti tribali o bombardamenti più o meno locali. Nello zaino, col Siddharta di Hermann Hesse di cui ricorre il centenario della pubblicazione, trovavano posto almeno un paio di libri di Jack Kerouac.

 

allen ginsberg jack kerouac

Naturalmente Sulla strada, e poi I vagabondi del Dharma: dove lo scrittore di origini franco-canadesi, nato a sua volta nel 1922 in una famiglia cattolica a Lowell, Massachusetts, oltre a trasfigurare nel romanzo se stesso e alcuni sodali della scena beat californiana, tra cui Allen Ginsberg e Neal Cassady, s'inoltrava a modo suo nelle teorie buddhiste e zen proprie di quelle culture asiatiche che all'epoca esercitavano tanto fascino su innumerevoli giovani occidentali, ansiosi di mettersi sulle tracce dei Beatles più che su quelle di Pasolini e di frequentare un corso di meditazione in un ashram, o almeno di imbattersi in un qualche guru alle pendici del Nepal o sulle spiagge di Goa.

 

I VAGABONDI DEL DHARMA JACK KEROUAC

Tutto ciò, complici i disastri di questa nostra epoca miserabile, ha ormai assunto le sembianze di un sogno psichedelico; per rituffarsi nel quale è però possibile intraprendere un altro viaggio, da iniziarsi calandosi tra le pagine di Some of the Dharma, vero e proprio zibaldone kerouachiano scritto nell'attesa non breve che un editore si degnasse di prendere in considerazione il dattiloscritto di quello che sarebbe diventato il fortunatissimo romanzo che sappiamo.

 

È il 1953. Dopo avere esordito tre anni prima con La città e la metropoli, Kerouac ha già scritto e riscritto Sulla strada, senza però trovare la via per la pubblicazione. La seconda grande carneficina del Novecento si è conclusa da meno di un decennio, la Guerra Fredda oggi protagonista di un grande revival è da poco cominciata e alla presidenza degli Usa c'è l'appena eletto Dwight D. Eisenhower, che abbastanza paradossalmente, da ex generale a quattro stelle, sarà il primo a denunciare il pericolo per la democrazia costituito dal cosiddetto complesso militare-industriale, anticipando di un soffio Stanley Kubrick e il Dottor Stranamore.

 

JACK KEROUAC

In Kerouac, che nel 1943 è stato riformato in quanto «psicopatico costituzionale» e ha evitato Iwo Jima o la Normandia imbarcandosi nella marina mercantile, alberga una natura pacifista.

 

E dopo il triennio turbolento in cui, tra New York, Los Angeles, San Francisco, Città del Messico, Rocky Mount, San José, di nuovo San Francisco e ancora New York si è sposato per poi divorziare nel giro di sei mesi, ha cercato nuovamente di imbarcarsi, è stato assunto come frenatore presso le ferrovie, le ha lasciate per fare visita a William Burroughs, è stato male per la morfina, è tornato da sua madre, ha rivisto Neal Cassady con cui si è scontrato e riappacificato, ecco che davanti ai suoi occhi si spalanca un territorio nuovo: quello del buddhismo.

JACK KEROUAC

 

Così, per altri tre anni, Kerouac decide di esplorarlo, e scrive una sorta di diario con l'intenzione di farne dono a Ginsberg. Nel frattempo, ha messo a punto il suo metodo di scrittura spontanea ispirato ai ritmi del jazz, e le pagine che finiscono col dare forma a Some of the Dharma sono un continuo alternarsi di storie, poesie, note, preghiere, lettere, conversazioni: battute a macchina in modo assai accurato da un punto di vista grafico, tanto da richiamare alla mente certe sperimentazioni futuriste; materiale che di fatto diventa il serbatoio da cui attingere per scrivere il successivo I vagabondi del Dharma.

 

JACK KEROUAC

Riprodotti fedelmente nella prima traduzione italiana a cura di Sara Barbera ed Emanuele Basile, i testi che compongono quest' opera fuori dal comune si susseguono a volte obliquamente, altre dando vita a forme circolari, altre ancora in veste di elenchi, in capitoli dove accanto a veri e propri haiku o ad annotazioni brevissime ("Tutte le cose SONO la natura-di-Buddha", oppure "Sono un membro della GENERAZIONE BEATIFICA") troviamo brani assai più lunghi, o appunti che mescolano religione, filosofia, politica: "Il Buddhismo è un sistema di controllo della mente / il Tao è una filosofia senza regole disciplinari / Ma per questo il Tao può diventare Mao (Tse Tung".

 

Pubblicato in patria a quarant' anni di distanza dall'enorme successo di Sulla strada anche a causa della sua incoercibilità rispetto ai canoni dell'industria editoriale, nel corso del tempo Some of the Dharma ha saputo avvicinare alle filosofie orientali nuove generazioni di lettori, affascinate dai temi che percorrono tutta la produzione di Kerouac.

 

JACK KEROUAC

A cominciare da quell'amore per la libertà che per l'autore si tradusse in un nomadismo bohémien dal sapore dionisiaco ma non privo di risvolti tragici, rivolta ante litteram contro la società dei consumi fondata sul debito e sul lavoro salariato dalle nove alle cinque: una rivolta per certi versi parallela a quella condotta qui da noi da un altro grande irregolare di cui ricorre il centenario, Luciano Bianciardi. Certo, agli occhi dei puristi l'approccio può sembrare quello di un neofita a tratti anche un filo borioso.

 

JACK KEROUAC

Nel giro di un anno Kerouac - uomo non privo di contraddizioni, a cominciare dal conflitto tra bisogno di calore umano e desiderio di solitudine - in certe occasioni si atteggiava a illuminato, e c'è chi ha ipotizzato che il buddhismo rappresentasse per lui innanzitutto una facile via d'uscita dal dolore e dal disordine della vita che conduceva, col Nirvana eletto ad ancora di salvezza rispetto alle tentazioni della triade sex & drugs & alcohol.

 

"Libero dalla nascita è libero dalla morte - Libero dall'oceano è libero dall'annegamento - Libero dalla morte è libero dalla rinascita". O ancora: "Non avevo niente da fare prima di essere nato - Non devo fare niente adesso - Non avrò niente da fare dopo che sarò morto". Quasi un testamento spirituale, lasciatoci da colui che per l'amico Ginsberg era "il nuovo Buddha della prosa americana".

fernanda pivano con jack kerouack JACK KEROUAC Burroughs KerouacKEROUAC SULLA STRADAkerouac cover2kerouaccassadyneal cassady jack kerouacKEROUAC BEAT GENERATIONJACK KEROUAC - SULLA STRADAKEROUACKEROUACjack kerouacJACK KEROUAC

Ultimi Dagoreport

marco bucci gianluigi aponte michele brambilla andrea malaguti il secolo

FLASH! - ALL'INDOMANI DEL VIOLENTO SCAZZO CON QUERELA TRA IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA MARCO BUCCI, CHE HA UN'IDEA DELLA LIBERTA' DI STAMPA PARI A QUELLA DI TRUMP, E IL DIRETTORE DEL "SECOLO XIX", MICHELE BRAMBILLA, ANCHE IL RAPPORTO DELL'EDITORE DEL QUOTIDIANO GENOVESE, L'ARMATORE DEI 7 MARI GIANLUIGI APONTE CON IL GOVERNATORE HA COMINCIATO A DECLINARE - PER RISOLVERE LA SITUAZIONE, APONTE HA INCARICATO IL GENERO PIERFRANCESCO VAGO, PRESIDENTE DI MSC CROCIERE, DI PROPORRE LA DIREZIONE ALL'EX DIRETTORE DE "LA STAMPA", ANDREA MALUGUTI (CORTEGGIATO ANCHE DA LEONARDINO DEL VECCHIO PER IL POLO EDITORIALE QN)....

lirio abbate mario orfeo la repubblica

FLASH! – LIRIO ABBATE LASCIA “REPUBBLICA”! - CON LA DIREZIONE DI MARIO ORFEO, NON CI SAREBBERO PIÙ LE “CONDIZIONI PROFESSIONALI” PER CONTINUARE IL LAVORO NEL GRUPPO: “UNA DECISIONE DOLOROSA, MA CHE CONSIDERO INEVITABILE” – NELLA LETTERA DI DIMISSIONI, L'AUTORE DI BOMBASTICHE INCHIESTE ANTI-MAFIA, GIA' DIRETTORE DE “L’ESPRESSO”, FA CAPIRE CHE NON C’È PIÙ SPAZIO PER UN PROGETTO PROFESSIONALE COERENTE CON IL SUO LAVORO - NON C’ENTRA IL CAMBIO DI EDITORE (AL GRECO INTERESSA SOLO LA TV), MA LA DIREZIONE DI ORFEO CHE HA  AZZERATO LO SPAZIO PER INCHIESTE, APPROFONDIMENTI E LAVORI PIÙ STRUTTURATI…

gualtieri rocca metropolitan zingaretti carocci

DAGOREPORT - QUELLO CHE CAROCCI NON DICE! CI SONO PASSAGGI SOTTACIUTI, OMISSIONI E CLAMOROSI “NON DETTI” NEGLI AFFONDI DI VALERIO CAROCCI SULLA QUESTIONE DELLA RICONVERSIONE DELL’EX CINEMA METROPOLITAN, CHIUSO DAL 2010, CHE DIVENTERÀ UN'ATTIVITÀ COMMERCIALE. QUELLA CHE VIENE DESCRITTA PIGRAMENTE COME “UNA SPECULAZIONE”, PREVEDE IL MANTENIMENTO DI UNA SALA DA 100 POSTI, IL RECUPERO DI DUE CINEMA STORICI COME "L'AIRONE" E "L'APOLLO" E GARANTISCE 60 NUOVI POSTI DI LAVORO - ALLA FACCIA DELL’IDEOLOGIA, QUI SI PARLA DI CREARE LAVORO, RIQUALIFICARE AREE DEL CENTRO STORICO, TEMI CHE IL “PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, ORA CHE SI CANDIDA A UN RUOLO POLITICO SFIDANDO GUALTIERI, DOVREBBE AVERE A CUORE - VA INOLTRE RICORDATO CHE…

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- LA DUCETTA È NEI GUAI. VANNACCI STA RISVEGLIANDO L'ANIMA FASCISTA DI UN PEZZO D'ITALIA, A PARTIRE DAGLI ELETTORI DI FRATELLI D’ITALIA CHE SI SENTONO TRADITI DAL CENTRISMO DELLA MELONI PREMIER - CON LA LEGA AL 5% E FORZA ITALIA AL 7%, NEI PALAZZI ROMANI SONO TANTI CHE DANNO PER CERTO, O QUASI PROBABILE, CHE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE FINIRÀ NEL CESTINO - MELONI NON HA PERÒ ALTRA SCELTA CHE INTESTARDIRSI PER FAR PASSARE LO “STABILICUM”: CON IL SISTEMA ELETTORALE VIGENTE, LA BATOSTA SAREBBE NON PROBABILE MA CERTA - CHE FARE: PORTE APERTE ALLA “VERA DESTRA” DI VANNACCI PER NON PERDERE LA CUCCAGNA DI PALAZZO CHIGI? - INTANTO, UN INGRESSO NELLA MAGGIORANZA DI FUTURO NAZIONALE NON CONVIENE AL GENERALE. MA IL PIÙ GROSSO OSTACOLO PER MELONI SI CHIAMA…

riccardo chiaberge luciano canfora donald trump

AVANTI POPOLO, ALLA RISCOSSA! – RICCARDO CHIABERGE: “HA RAGIONE TRUMP, LO SPETTRO DEL COMUNISMO TORNA AD AGGIRARSI IN TUTTO IL MONDO. È A BARI CHE SI RINTANA IL GRANDE VECCHIO, LA GUIDA SUPREMA DI QUESTA BIECA CONSORTERIA IDEOLOGICA: IL PROFESSOR LUCIANO CANFORA. NEL SUO NUOVO LIBRO, ‘COMUNISMO. UN’ALTRA STORIA’, L’INSIGNE FILOLOGO ASSICURA CHE IL MOVIMENTO FONDATO DA MARX E LENIN È PIÙ VIVO CHE MAI, E STA RINASCENDO SU SCALA MONDIALE COME REAZIONE ALL’IMPERIALISMO. SI CAPISCE L’ALLARME DI DONALD: URGE ORDINANZA RESTRITTIVA CONTRO IL PROFESSORE. UN NUOVO FRONTE CHE TROVA NEL COMPAGNO PUTIN IL SUO LEADER NATURALE….“

giorgia meloni donald trump

DAGOREPORT - CON QUALE FACCIA GIORGIA MELONI SI PRESENTERÀ AL SUMMIT NATO DI ANKARA? CHE FARÀ AL COSPETTO DEL TRUMPONE CHE L’HA SBERTUCCIATA CON UN TERRIBILE “MEME”, CHE È IL LIVELLO PIÙ BASSO DI PERCULAMENTO SOCIAL, COSA MAI SUCCESSA PRIMA CON ALTRI LEADER DI GOVERNO EUROPEI? - UN “MEME” CHE VUOLE DIRE “STAI LONTANO DA ME”, “NON SEI PIÙ UNA MIA FAN”, QUINDI NON CI PROVARE AD AVVICINARTI PER UNA FOTO ACCANTO AL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI - SE NEL BREVE LO SCAZZO CON IL CALIGOLA POTREBBE ANCHE AIUTARLA NEI SONDAGGI, SULL’ALTRO PIATTO DELLA BILANCIA, L’ITALIA BASTONATA DA TRUMP VIENE PERCEPITA IN MANIERA COSÌ IRRILEVANTE CHE CI SI PUÒ ANCHE PERMETTERE QUESTO BULLISMO SOCIAL, CON MELONI TRASFORMATA IN PUNCHING-BALL DA PALESTRA - DAL MOMENTO CHE TRUMP TRADUCE IL RAPPORTO DI AMICIZIA IN “TU FAI QUELLO CHE TI DICO IO”, DA QUI AL VOTO, L'EX "GIORGIA DEI DUE MONDI" PUÒ PERMETTERSI MESI DI INSULTI E POLEMICHE CON IL PRESIDENTE DEGLI USA?