franco battiato 1

CUCCURUCUCÙ! DOPO 40 ANNI “LA VOCE DEL PADRONE”, UNO DISCHI ITALIANI PIÙ BELLI DI SEMPRE, TORNA IN UNA NUOVA EDIZIONE - FRANCO BATTIATO RICORDA: "FU UN SUCCESSO INAUDITO. IN UNA DISCOTECA VENNI ASSALITO DA FAN IMPAZZITI CHE MI STRAPPARONO I VESTITI. UNA VOLTA MI SONO SVEGLIATO DI NOTTE, IN UN HOTEL, PERCHÉ AVEVO SENTITO DEI RUMORI: NELLA MIA STANZA C' ERANO DELLE RAGAZZE... - VOLEVO MOLLARE TUTTO. NE USCII FUORI FACENDO L'ALBUM L'ARCA DI NOÈ. LA GENTE PER STRADA MI DICEVA: 'A BATTIA', NON M'È MICA PIACIUTO!' È STATA LA MIA SALVEZZA” - L'IMMERSIONE NEL MISTICISMO - VIDEO

 

Paolo Giordano per “il Giornale”

 

franco battiato 1

Oddio sembra impossibile: La voce del padrone ha quarant' anni. Uno dei dischi più importanti della storia musicale italiana è stato pubblicato nel 1981, eppure sembra appena nato, tanto è vivo e vitale nella costruzione delle canzoni e nei testi. E che testi. L' apoteosi di Franco Battiato, catanese, all' epoca già abbastanza conosciuto, ma da allora conosciutissimo perché un album così capita soltanto una volta ogni tanto. La voce del padrone, già il titolo era un macramè di allusioni e riferimenti che gli anni di piombo rendevano ancora più stringenti e obliqui, dall' omonima etichetta discografica con il cane di fianco al grammofono fino al filosofo mistico Georges Ivanovic Gurdjieff (1872 -1949).

 

Soltanto Franco Battiato avrebbe potuto farlo. Citazionismo e nonsense. Punk e marcette. Una tale sberla innovativa che impiegò quasi un anno ad arrivare in testa, sia quella degli ascoltatori, sia quella delle classifiche. Ma da lì non si è più mosso. Tutti ancora oggi mandano a memoria il ritornello di Cuccurucucù, oppure ammettono di cercare sempre «un centro di gravità permanente» partendo da «una vecchia bretone con un cappello e un ombrello di carta di riso e canna di bambù».

battiato cover

 

Insomma, all' alba degli anni Ottanta si presenta al pubblico nazionalpopolare un artista che oggi (a molti) piace definire trasversale, mal vestito e poco socievole, ma assai sociologo, che in sette brani non si lamenta soltanto del fatto che siamo «sommersi soprattutto da immondizie musicali» (Bandiera bianca), ma risolve anche il problema. Battiato è altro. Riconoscibile, ma inimitabile. Tra i cantautori e le canzonette, da allora c' è lui, che sta tra color che son sospesi, che resiste a metà tra il pop che si può cantare e la musica che ha bisogno di essere capita, studiata, compresa.

 

Non a caso a fine marzo, poco prima che Battiato compisse 76 anni, la Universal ha pubblicato una sciccheria per tutti gli appassionati e, allo stesso tempo, una lezione per chiunque ami la musica: un remix in Dolby Atmos dell' album in versione deluxe più cd a tiratura limitata e altre rarità come la ristampa del 45 giri Bandiera bianca/ Summer on a solitary beach in sole trecento copie. Curato dal «maestro» Pino Pinaxa Pischetola, è una delizia e ha molte «piccole» variazioni, come una versione di Bandiera bianca più veloce perché a Battiato era sempre sembrata un po' troppo lenta. In ogni caso, nella pulizia tridimensionale di questi suoni si capisce una volta di più perché, oltre a citazioni stracolte da Fusinato a Milva, questo disco ha davvero dato inizio a un' epoca nuova della musica leggera.

 

la voce del padrone battiato

Intanto è uscito paradossalmente nel momento giusto. Se il 1980 aveva chiuso gli anni Settanta anche in musica (ad esempio l' ultimo disco di Battisti e Mogol, Una giornata uggiosa), il 1981 inaugurò davvero gli anni Ottanta non soltanto nella musica. Alla Casa Bianca arriva Ronald Reagan, all' Eliseo si presenta Mitterrand, a Palazzo Chigi c' è Spadolini, si scopre il virus dell' Aids e si lancia il primo personal computer.

Persino la tv cambia drasticamente, con l' angosciante diretta reality della tragedia di Alfredino Rampi, caduto in un pozzo artesiano a Vermicino, prologo forse inevitabile, ma di certo inquietante, delle telecamere che invadono anche la privatezza del dolore più devastante.

 

Senza essere un cronista del cambiamento, Battiato ne è un sensore decisivo, perciò La voce del padrone è anche il metronomo di quel cambiamento. Dopotutto Franco Battiato da Riposto, provincia di Catania, ha sempre avuto la forza di dire tutto senza ancorarsi a posizioni politiche, magari in cambio di ospitate o paraventi promozionali.

Quindi è sempre stato libero.

 

FRANCO BATTIATO

Così il verso di Bandiera bianca «in quest' epoca di pazzi ci mancavano gli idioti dell' orrore» è una autorevole mannaia che cala su tante coscienze se non contigue, quantomeno silenziose sul terrorismo che aveva devastato il decennio appena passato e compromesso un plotone di intellettuali compiacenti. Ne inizia un altro, quello del reaganismo, ma anche di Wall Street che esalta i «pronipoti di sua maestà il denaro» e nei «minima immoralia» della musica (neologismo dai Minima Moralia di Adorno) Battiato abbatte le sovrastrutture ideali costruite intorno a Beethoven e Sinatra, ai quali «preferisco l' insalata; a Vivaldi l' uva passa che mi dà più calorie».

PIPPO BAUDO FRANCO BATTIATO

 

Sono ventate che hanno la sua firma tipica, e già avevano sfiorato i tinelli italiani con L' era del cinghiale bianco e poi con Patriots. Ma la contaminazione a tratti irresistibile tra cultura altissima e Nicola Di Bari (Il mondo è grigio, Il mondo è blu citato in Cuccurucucù è il titolo di una sua cover con testo dello straordinario Giorgio Calabrese), tra la dinastia dei Ming al tempo di Padre Matteo Ricci e i «programmi demenziali con tribune elettorali» diventa la nuova chiave per leggere il nazionalpopolare. Lo dissacra.

 

E lo ristruttura. Diventando un fenomeno.

La voce del padrone va per dodici volte al primo posto della classifica, diventando il primo disco italiano a superare il tetto del milione di copie vendute. Cifre allora, come oggi, impensabili.

franco battiato da giovane

 

Nell' anno in cui scompare Rino Gaetano, coniatore di immagini irriverenti ma comunque popolari, esplode coram populo un maestro sofista e sofisticato che fa ballare in discoteca con brani a base di vibrafono, Hammond e sezione archi e con versi che talvolta sono composti esclusivamente da titoli di canzoni famose (in Cuccurucucù ci sono anche Lady Madonna, With a little help from my friends e Like a Rolling Stone di quel Bob Dylan che in Bandiera bianca diventa Mister Tamburino). In poche parole,

 

La voce del padrone è il disco poderoso di un intellettuale smarrito che vaga «over and over again» tra figure all' apparenza casuali o insensate come i «furbi contrabbandieri macedoni» o «i gesuiti euclidei». Uno sperimentatore che vorrebbe andare «lontano a naufragare» (Summer on a solitary beach) ma resta a cercare un Centro di gravità permanente che gli dia sollievo, almeno per un momento, giusto per prendere fiato visto che non sopporta neanche «i cori russi, la musica finto rock, la new wave italiana, il free jazz punk ingleseeee».

 

franco battiato

Secondo Rolling Stone è il secondo dei cento dischi italiani più belli di sempre. Ma se il primo (Bollicine di Vasco Rossi) ha un enorme significato musicale e generazionale, La voce del padrone allarga l' orizzonte e apre finestre culturali a un pubblico sterminato che da allora entra pian piano nel mondo di Battiato, senza peraltro mai riuscire ad abbracciarlo per intero.

 

Troppo complesso. Troppo, a tratti, avvolto dal fumo mistico della solitudine. Ora che lui si è ritirato ed è irraggiungibile, la sua resta la voce di un padrone della cultura musicale che neppure si può imitare. Non è difficile, è semplicemente impossibile.

 

franco battiato da giovane

2 - «IL SUCCESSO MI BUTTÒ GIÙ PENSAI DI RITIRARMI MA DECISI DI SPERIMENTARE» - LO STRALCIO DI UN COLLOQUIO CON IL GRANDE MAESTRO GLI ANNI DEL BOOM IN CLASSIFICA, PREGI E DIFETTI DELLA POPOLARITÀ. E L'IMMERSIONE NEL MISTICISMO

 

Per gentile concessione dell’editore e dell’autore, pubblichiamo alcuni stralci di intervista a Franco Battiato tratti dal film e documentario Temporary Road di Giuseppe Pollicelli e Mario Tani. Il cofanetto uscito per la Nave di Teseo (dvd più libro di pagg. 92,euro 27, 2018) contiene appunto il film documentario di Giuseppe Pollicelli e Mario Tani, presentato al Torino Film Festival, e un libro di Franco Battiato (intervistato da Giuseppe Pollicelli), arricchito da foto del backstage, in cui l’artista rivive la sua carriera e le sue tante, repentine, rivoluzioni.

 

Intervista di Giuseppe Pollicelli pubblicata da “il Giornale”

 

Alla fine degli anni Settanta ha inizio la collaborazione con Giusto Pio, poi rivelatasi decisiva nella tua affermazione come musicista pop.

«Pio è stato il mio insegnante di violino per tre anni e in effetti è con lui che ho posto le basi per il passaggio alla canzone».

franco battiato nel 1972

 

Passaggio che è avvenuto con l' album L' era del cinghiale bianco del 1979. Tra coloro che parteciparono alla registrazione di quel disco, oltre al già citato Giusto Pio, c' è Alberto Radius. In cosa è consistito il suo apporto?

«Il ruolo di Radius è stato importante in quanto fu lui a occuparsi delle chitarre (mentre al basso c' era Julius Farmer, alle percussioni Tullio De Piscopo e alle tastiere Antonio Ballista e Roberto Colombo) e perché fu nel suo studio di registrazione che l' intero disco venne inciso».

 

Per te L' era del cinghiale bianco segna anche l' approdo alla EMI, che resterà la tua etichetta discografica fino al 1995. Chi fu l' artefice di questo passaggio?

«A propormi alla EMI nella mia nuova veste di cantautore fu Angelo Carrara, con cui ho collaborato fino alla fine degli anni Ottanta».

 

franco battiato 2

È vero che La voce del padrone, primo album italiano a superare il milione di copie vendute, era considerato dalla EMI la tua ultima chance dopo il parziale insuccesso dei due LP precedenti?

«No, non è affatto vero. L' album Patriots, uscito l' anno precedente, nel 1980, aveva venduto centomila copie e il singolo Up patriots to arms era andato benone. Io, peraltro, pensavo che la mia dimensione fosse quella, ritenevo di avere già toccato il mio apice di popolarità come musicista. Non avevo idea di cosa fosse la fama. L' ho capito, con gli interessi, dopo il successo inaudito de La voce del padrone».

 

Come hai vissuto quel momento?

«Non bene. Volevo mollare tutto, è stato Giusto Pio a farmi desistere».

franco battiato 3

 

Aneddoti legati a quel periodo?

«In una discoteca sono stato letteralmente assalito, per diversi minuti, da fan impazziti che mi strattonavano di qua e di là. Finii con tutti i vestiti strappati. Dovunque andassi trovavo centinaia di persone ad attendermi. Un incubo. Una volta, addirittura, mi sono svegliato di notte, in un hotel, perché avevo sentito dei rumori: nella mia stanza c' erano delle ragazze che ridacchiavano! Qualche sconsiderato, tra il personale dell' albergo, le aveva fatte entrare. In che modo ne sei venuto fuori? Facendo l' album L' arca di Noè, che andava in tutt' altra direzione rispetto a La voce del padrone e ha quindi disatteso le aspettative del pubblico. Vendette comunque molto, ma lo apprezzarono in pochi. La gente per strada mi diceva: A Battia', non m' è mica piaciuto! Era divertente.

 

Ed è stata la mia salvezza».

 

franco battiato 5

*** Chi sono coloro che, a tuo avviso, hanno raggiunto le vette più alte del misticismo?

«I buddisti tibetani, il loro livello è il più elevato in cui io mi sia mai imbattuto».

Uno dei cardini del buddismo è il superamento della materia.

Questo tema si ritrova spesso nelle tue opere, compresi i tuoi film. Penso all' anziano Beethoven che, in Musikanten, malgrado tutti gli acciacchi fisici e la grave limitazione all' udito, non può fare a meno di comporre e, in tal modo, di tendere verso l' alto.

franco battiato 1

«Liberarsi dalle catene della materia è fondamentale. Anche il nostro corpo è spesso un fattore che ci lega. Ricordo che una volta Michelle Thomasson, la moglie di Henri Thomasson (il quale fu uno dei principali discepoli di Georges Ivanovic Gurdjieff, il grande mistico e filosofo armeno capace di elaborare un sistema che ha reso accessibile a noi occidentali tanta sapienza orientale), essendo stata urtata da qualcuno cominciò a sanguinare copiosamente dal naso.

Be', Michelle seguitò a parlare con la massima indifferenza, limitandosi a togliersi il sangue dal viso con la mano. Un esempio di controllo assoluto di sé, e di distacco dalle cose corporali, che non dimenticherò mai».

 

franco battiato

*** Ritieni di avere fatto qualche errore, nella tua carriera?

«Certamente, com' è inevitabile ho commesso non pochi errori.

Ma sono proprio gli sbagli ad aggiustarti il tiro. La cosa affascinante della nostra presenza su questo pianeta, per quanto illusoria essa sia, è la possibilità di effettuare delle comparazioni. È decisivo imparare a capire se una persona sia per te positiva oppure no: se sotto questo aspetto non sei svezzato, puoi finire in balìa di qualsiasi cialtrone».

 

franco battiato franco battiato nella sua casa di milo villa grazia 2BATTIATO GIUSTO PIOBATTIATOBATTIATO GIUSTO PIOBATTIATO GIUSTO PIOBATTIATOFRANCO BATTIATO CADE DAL PALCOalice battiatofranco battiato milofranco battiato con il fratello michelefranco battiato l'era del cinghiale biancofranco battiato con la royal philharmonic concert orchestra 2Franco Battiatofranco battiatoSGALAMBRObattiato

Ultimi Dagoreport

gualtieri rocca metropolitan zingaretti carocci

DAGOREPORT - QUELLO CHE CAROCCI NON DICE! CI SONO PASSAGGI SOTTACIUTI, OMISSIONI E CLAMOROSI “NON DETTI” NEGLI AFFONDI DI VALERIO CAROCCI SULLA QUESTIONE DELLA RICONVERSIONE DELL’EX CINEMA METROPOLITAN, CHIUSO DAL 2010, CHE DIVENTERÀ UN'ATTIVITÀ COMMERCIALE. QUELLA CHE VIENE DESCRITTA PIGRAMENTE COME “UNA SPECULAZIONE”, PREVEDE IL MANTENIMENTO DI UNA SALA DA 100 POSTI, IL RECUPERO DI DUE CINEMA STORICI COME "L'AIRONE" E "L'APOLLO" E GARANTISCE 60 NUOVI POSTI DI LAVORO - ALLA FACCIA DELL’IDEOLOGIA, QUI SI PARLA DI CREARE LAVORO, RIQUALIFICARE AREE DEL CENTRO STORICO, TEMI CHE IL “PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, ORA CHE SI CANDIDA A UN RUOLO POLITICO SFIDANDO GUALTIERI, DOVREBBE AVERE A CUORE - VA INOLTRE RICORDATO CHE…

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- LA DUCETTA È NEI GUAI. VANNACCI STA RISVEGLIANDO L'ANIMA FASCISTA DI UN PEZZO D'ITALIA, A PARTIRE DAGLI ELETTORI DI FRATELLI D’ITALIA CHE SI SENTONO TRADITI DAL CENTRISMO DELLA MELONI PREMIER - CON LA LEGA AL 5% E FORZA ITALIA AL 7%, NEI PALAZZI ROMANI SONO TANTI CHE DANNO PER CERTO, O QUASI PROBABILE, CHE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE FINIRÀ NEL CESTINO - MELONI NON HA PERÒ ALTRA SCELTA CHE INTESTARDIRSI PER FAR PASSARE LO “STABILICUM”: CON IL SISTEMA ELETTORALE VIGENTE, LA BATOSTA SAREBBE NON PROBABILE MA CERTA - CHE FARE: PORTE APERTE ALLA “VERA DESTRA” DI VANNACCI PER NON PERDERE LA CUCCAGNA DI PALAZZO CHIGI? - INTANTO, UN INGRESSO NELLA MAGGIORANZA DI FUTURO NAZIONALE NON CONVIENE AL GENERALE. MA IL PIÙ GROSSO OSTACOLO PER MELONI SI CHIAMA…

riccardo chiaberge luciano canfora donald trump

AVANTI POPOLO, ALLA RISCOSSA! – RICCARDO CHIABERGE: “HA RAGIONE TRUMP, LO SPETTRO DEL COMUNISMO TORNA AD AGGIRARSI IN TUTTO IL MONDO. È A BARI CHE SI RINTANA IL GRANDE VECCHIO, LA GUIDA SUPREMA DI QUESTA BIECA CONSORTERIA IDEOLOGICA: IL PROFESSOR LUCIANO CANFORA. NEL SUO NUOVO LIBRO, ‘COMUNISMO. UN’ALTRA STORIA’, L’INSIGNE FILOLOGO ASSICURA CHE IL MOVIMENTO FONDATO DA MARX E LENIN È PIÙ VIVO CHE MAI, E STA RINASCENDO SU SCALA MONDIALE COME REAZIONE ALL’IMPERIALISMO. SI CAPISCE L’ALLARME DI DONALD: URGE ORDINANZA RESTRITTIVA CONTRO IL PROFESSORE. UN NUOVO FRONTE CHE TROVA NEL COMPAGNO PUTIN IL SUO LEADER NATURALE….“

giorgia meloni donald trump

DAGOREPORT - CON QUALE FACCIA GIORGIA MELONI SI PRESENTERÀ AL SUMMIT NATO DI ANKARA? CHE FARÀ AL COSPETTO DEL TRUMPONE CHE L’HA SBERTUCCIATA CON UN TERRIBILE “MEME”, CHE È IL LIVELLO PIÙ BASSO DI PERCULAMENTO SOCIAL, COSA MAI SUCCESSA PRIMA CON ALTRI LEADER DI GOVERNO EUROPEI? - UN “MEME” CHE VUOLE DIRE “STAI LONTANO DA ME”, “NON SEI PIÙ UNA MIA FAN”, QUINDI NON CI PROVARE AD AVVICINARTI PER UNA FOTO ACCANTO AL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI - SE NEL BREVE LO SCAZZO CON IL CALIGOLA POTREBBE ANCHE AIUTARLA NEI SONDAGGI, SULL’ALTRO PIATTO DELLA BILANCIA, L’ITALIA BASTONATA DA TRUMP VIENE PERCEPITA IN MANIERA COSÌ IRRILEVANTE CHE CI SI PUÒ ANCHE PERMETTERE QUESTO BULLISMO SOCIAL, CON MELONI TRASFORMATA IN PUNCHING-BALL DA PALESTRA - DAL MOMENTO CHE TRUMP TRADUCE IL RAPPORTO DI AMICIZIA IN “TU FAI QUELLO CHE TI DICO IO”, DA QUI AL VOTO, L'EX "GIORGIA DEI DUE MONDI" PUÒ PERMETTERSI MESI DI INSULTI E POLEMICHE CON IL PRESIDENTE DEGLI USA?

alfredo mantovano

DAGOREPORT - ALLA MALCONCIA MELONI NON BASTAVA L'''EMINENZA NERA'' FAZZOLARI: DIAMO IL BENVENUTO ALL'"EMINENZA BIANCA", ALFREDO MANTOVANO - IL PIO SOTTOSEGRETARIO DI PALAZZO CHIGI È STATO SILENTE PER DUE ANNI E MEZZO, POI IMPROVVISAMENTE HA APERTO LE VALVOLE: SABATO È ARRIVATO PERFINO A MINIMIZZARE IL VIAGGIO DI PAPA LEONE A LAMPEDUSA (MELONI CI E' ANDATA PRIMA!) – L'EX MAGISTRATO HA RITROVATO LA FAVELLA QUANDO E' FINITO SOTTO SCHIAFFO DELL'ARMATA BRANCA-MELONI PER LA DISASTROSA GESTIONE DEL CASO ALMASRI, SEGUITA DALLA PRIMA E PESANTISSIMA BATOSTA SUL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, DI CUI MANTOVANO ERA L’ARCHITETTO – IL SOTTOSEGRETARIO ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO È RIUSCITO A ENTRARE IN ROTTA DI COLLISIONE CON TUTTI: DAL VATICANO AL QUIRINALE, FINO AL  DEEP STATE (CORTE DEI CONTI) - E QUANDO ARRIVA IL MOMENTO DELLA REGIA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, MANTOVANO RIESCE A SCAZZARSI CON CROSETTO, SALVINI, PIANTEDOSI, ABODI, GIULI...

elly schlein giuseppe conte matteo renzi alessandro onorato silvia salis

DAGOREPORT – CON L'ARMATA BRANCA-MELONI TRAVOLTA DAL BOMBASTICO VANNACCI E DA MILLE PROBLEMI IRRISOLTI, CONTINUA L'IRRESPONSABILE TAFAZZISMO DELL'OPPOSIZIONE - LA DISFIDA TRA SCHLEIN E CONTE PER CHI SARÀ IL CANDIDATO PREMIER ALLE POLITICHE 2027: CHE FARE? PRIMARIE ''SECCHE'' O CON BALLOTTAGGIO? - RIPIENA COME UN BIGNÉ DI AMBIZIONE, ELLY SA BENISSIMO CHE SOLO VINCENDO LE PRIMARIE HA LA GARANZIA DI POTER UN DÌ TRASLOCARE A PALAZZO CHIGI. ALTRIMENTI, UNA VOLTA APERTO IL TAVOLO CON I LEADER DEL CAMPOLARGO, FINIREBBE SUBITO MESSA DA PARTE COME PREMIER, A FAVORE DI UNA PERSONALITÀ CON CAPACITÀ DI GOVERNO - RINGALLUZZITA DA FRANCESCO BOCCIA E DAL SUO CIRCOLETTO DEL NAZARENO (I VARI BONAFONI, TARUFFI, BRAGA, FURFARO), ELLY NON SI RENDE CONTO DI POTER VANTARE, COME SUA UNICA ESPERIENZA POLITICA, IL RUOLO DI ‘’ASSESSORE CON DELEGHE AL WELFARE E AL COORDINAMENTO DI UN NUOVO PATTO PER IL CLIMA’’ DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA: UN PO' POCO PER OCCUPARSI DELLA GOVERNANCE DI UN PAESE ALLA FRUTTA - A FAVORE DI ELLY: L'ALLEANZA CON M5S E LA NECESSITA' DI DAR VITA ALLA ''TERZA GAMBA'' CENTRISTA - IL CASO SALIS - RENZI, "IL MALE NECESSARIO" PER MANDARE A CASA I MELONI MARCI...