BENVENUTI AL NORD - 50 ANNI FA, LE IMMAGINI DEL DOLORE E DELLA DIGNITÀ DEGLI EMIGRANTI A CACCIA DI LAVORO ALLA FIAT DI TORINO, ACCOLTI DA CARTELLI IMPIETOSI: “NON SI AFFITTA AI MERIDIONALI”

Marco Neirotti per "La Stampa"

C'erano nel loro viaggio il sole e la nebbia, fame e pazienza, resa e sfida, precarietà e speranza. Respiravano due vite insieme gli emigranti che negli Anni ‘50 e ‘60 salivano al Nord (altri muovevano verso Lombardia e Piemonte dal Triveneto) portando miseria e dignità in valigie e grandi pacchi chiusi con le corde. La Torino della Fiat era una delle stazioni più calde di arrivi nell'Italia di un boom economico, il «miracolo», che aveva messo casa soltanto lassù lasciando al Meridione echi di richiamo.

Il «miracolo» cominciò a svanire nel 1963, cinquant'anni fa. E il 1963 è uno dei confini temporali di ricerche, statistiche, analisi su milioni di vite partite dalle campagne scolpite da Rocco Scotellaro, il poeta di Tricarico che leggeva il cuore della società contadina e al quale, come a cementare un legame, fu dedicata una delle vie torinesi dell'edilizia popolare.

Che è stato di ciascuna di quelle esistenze ancorate al passato e tese al domani, colte dai fotografi in un presente che conteneva entrambi, ai binari, ai finestrini dei convogli, nelle roulotte fatte abitazione, nei cortili di ballatoio, all'uscita dalla fabbrica, nei condomini delle periferie e tra le mura fatiscenti di antichi borghi, a caccia di lavoro in metropoli spaventate dall'onda dei «napoli» (tutti i meridionali erano «napoli», che in piemontese si pronuncia «napuli»).

La città dei Santi sociali era percorsa dalla diffidenza e questa tracimava nel razzismo. Negli annunci matrimoniali si cercava «giovane settentrionale». Nella rubrica «Posta NORD/SUD», creata dalla Stampa negli Anni 60, l'operaio di Foggia piangeva l'umiliazione per il rifiuto del suo amore: «Meglio zitella che sposa a un terrone». Quella pagina di giornale cuciva un epistolario pubblico - in luogo della lettera privata - con i parenti rimasti giù: «Si guadagna per il necessario, ma i bambini crescono con mentalità più aperta e disinvolta».

Sui portoni apparivano gli impietosi cartelli «non si affitta a meridionali», colpevoli di entrare in due e poi ospitare parenti e altri parenti ancora, in cerca d'un lavoro nell'industria, nell'indotto, nei cantieri edili dove corregionali mettevano in piedi il racket delle braccia.

Gli immigrati dal Sud erano imprigionati nel racconto beffardo di chi giurava d'aver visto vasche da bagno trasformate in orti di ceramica, terra al posto dei saponi: i «napoli» puzzano, si diceva, perché per ricreare un frammento di radici non hanno dove lavarsi tutti interi.

Verità è che tanti - meno fortunati di chi accedeva alle case popolari create dalla Fiat già negli Anni 50 - nemmeno avevano una vasca e una doccia, stretti, come oggi gli extracomunitari, nelle brande affiancate in soffitte marce da voraci razzisti che guadagnavano e disprezzavano, guadagnavano e umiliavano.

Eppure l'integrazione maturava. La donnetta torinese con stupore ai cronisti diceva dei vicini: «Vengono da giù, ma sono brave persone». In osteria calabresi o siciliani si facevano tradurre i versi di Roberto Balocco: il musicologo e chansonnier cantava l'arrivo dei «marziani», che facevano bip bip e a ogni bip davano al mondo un «cit», un figlio.

Prolifici padri sorridevano orgogliosi di veder musicata con ironia benevola la loro virilità.
L'immigrazione a Milano e Torino era nel cinema - «Rocco e i suoi fratelli» di Luchino Visconti ispirato ai racconti de «Il ponte della Ghisolfa» di Giovanni Testori, più avanti «Trevico-Torino» di Ettore Scola, sceneggiato dal giornalista e futuro sindaco Diego Novelli - e cronisti lungimiranti scrutavano sotto le notizie di giornata, infilavano i taccuini nell'immensità del partire e reinventarsi.

I fotografi rapivano storie e anime da volti, occhi, gesti, fiancate dei vagoni: sopravvivenza, paura, tenacia, crimine, gelosia, coltelli così come riscatto sociale, futuro edificato con pervicacia per i figli, i «cit» dei marziani, che sarebbero andati all'Università e per intanto dai prati guardavano i casermoni, stupefatti e un po' fuori luogo come l'inurbato Marcovaldo raccontato da Italo Calvino nel 1963.

Erano un emblema le stazioni come Porta Nuova, binario 18, dove scendevano il diciottenne che fino a ieri aveva «gridato il ghiaccio» nella calura delle ripide vie di paese o la innamorante «Maria con due labbra di corallo» e «due occhi grandi così» cantata da Bruno Lauzi, al quale rispondeva Sergio Endrigo: «Il treno che viene dal Sud / non porta soltanto Marie/ con le labbra di corallo».

Alle banchine di quello che gioiosamente le Ferrovie avevano battezzato Treno del Sole Endrigo incontrava «sudore e mille valigie / uomini cupi che hanno in tasca la speranza». E sulla bocca un «ciao amore» come quello di Luigi Tenco. Erano i giovani di queste foto, vite in viaggio in pianeti nuovi, dove ricreare la sera i capannelli di paese rimettendo in ordine i pezzi di ieri e costruendo domani, legandoli con un filo indistruttibile e invisibile a tutti, non ai fotografi.

 

 

EMIGRANTI TORINO EMIGRANTI TORINO EMIGRANTI TORINO EMIGRANTI TORINO EMIGRANTI TORINO EMIGRANTI TORINO EMIGRANTI TORINO EMIGRANTI TORINO

Ultimi Dagoreport

bollo auto roberto vannacci giorgia meloni giancarlo giorgetti ursula von der leyen

DAGOREPORT - BOLLO CHE NON BALLA! LA TROVATA ELETTORALE DI SOSPENDERE PER UN ANNO IL BOLLO AUTO, PRESA IN AUTONOMIA DALLA MELONI, SI È RIVELATA UN PASTICCIO (ALTRO CHE "MISURA STRUTTURALE", DURA UN SOLO ANNO!) – DOVE SI PRENDONO I 2,3 MILIARDI DI EURO DI COPERTURE PER COMPENSARE I MANCATI INCASSI DELLE REGIONI? IL TESORO VUOLE USARE I "RISPARMI" DEI FONDI PNRR, BRUXELLES E' SCETTICA E GIORGETTI HA REAGITO IN MODO SCOMPOSTO: “QUELLI ORMAI SONO SOLDI NOSTRI” – LA MOSSA SPERICOLATA CONFERMA COME LA DUCETTA STIA ORMAI RINCORRENDO VANNACCI, CHE NEL PROGRAMMA DI "FUTURO NAZIONALE" AVEVA PREVISTO PROPRIO IL TAGLIO DEL BOLLO. IL GENERALE HA GIOCO FACILE A RINFACCIARE ALLA DUCETTA CHE LA MISURA È TUTT’ALTRO CHE “STRUTTURALE”, DAL MOMENTO CHE È VALIDA SOLO PER IL 2027, CIOE' L’ANNO ELETTORALE. UNA SORTA DI “BOLLO DI SCAMBIO”…

anna wintour e beppe sala - vogue world milano john galliano

DAGOREPORT – IL 22 SETTEMBRE SBARCA IN GALLERIA A MILANO VOGUE WORLD, QUEL BARACCONE A SCOPI SEMI-BENEFICI CHE ANNA WINTOUR ORGANIZZA UN ANNO QUI E UN ANNO LÀ, MA CHE IN REALTÀ MIRA A RIMPINGUARE LE CASSE DI CONDÉ NAST – LA WINTOUR SI PRESENTA MEZZA AZZOPPATA PER L’INCIDENTE DEL MET GALA, CON LA MOSTRA DEDICATA AL SUO AMICO JOHN GALLIANO, POI CANCELLATA PER LE POLEMICHE SULLE USCITE ANTISEMITE DELLO STILISTA – “LADY VOGUE” HA INGOLOSITO BEPPE SALA GARANTENDOGLI DUE MILIONI DI EURO PER RECUPERARE UNA BIBLIOTECA A QUARTO OGGIARO – POI GLI ORGANIZZATORI HANNO MESSO “SOTTO TORCHIO” CHIUNQUE FACCIA MODA PER FARSI DARE VESTITI E ACCESSORI PER LA SFILATA E HANNO FATTO SAPERE CHE L’EVENTO ERA SÌ GRATIS, MA LA PRESENZA ERA GARANTITA CON 25 MILA EURO PER LA PRIMA FILA E 15 MILA PER LA SECONDA. ALLA FINE SI È ARRIVATI ALL'OFFERTA LIBERA…

fabio rampelli giorgia arianna meloni

DAGOREPORT – FERMI TUTTI! DOMANI FABIO RAMPELLI, IL FONDATORE DELLA COMUNITÀ DEI GABBIANI DI COLLE OPPIO, LA BETLEMME DI FRATELLI D'ITALIA, PARLERÀ A FENIX AL LAGHETTO DELL'EUR DAVANTI AI GIOVANI FRATELLINI – IL TITOLO DEL DIBATTITO SARÀ “È RABBIA È AMORE”, CHE FU IL PRIMO MANIFESTO CON CUI SI PRESENTÒ ALLE COMUNALI DEL 1993 – FIBRILLAZIONE GENERALE: UNA PAROLA D'ORDINE QUASI, ANZI UN RICHIAMO ANCENSTRALE ALLA BATTAGLIA. SI CANDIDERÀ COME SINDACO DI ROMA? O MEGLIO, LO CANDIDERANNO LE SORELLE MELONI CHE CON LUI SONO CRESCIUTE?

trump netanyahu bin salman

DAGOREPORT – TRUMP IN CUL DE SAC: A UN MESE E MEZZO DALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IN CUI RISCHIA DI PERDERE OLTRE ALLA CAMERA ANCHE IL SENATO, IL DISTURBATO DELLA CASA BIANCA E' POSSEDUTO DALL'URGENTE BISOGNO DI USCIRE DAL PANTANO IN CUI SI È INFILATO NEL GOLFO - PER RISOLLEVARE I SUOI CONSENSI AGONIZZANTI, HA DAVANTI TRE GLI SCENARI POSSIBILI: PER DIMOSTRARE CHE IL CIUFFO CE L'HA ANCORA DURO, CONTRO IL PARERE DEI SUOI GENERALI, TRUMP ORDINA UN NUOVO MASSICCIO BOMBARDAMENTO DELL’IRAN – SECONDO IPOTESI: IL TYCOON ABBASSA LA CRESTA E RAGGIUNGE UN COMPROMESSO CON IL REGIME DI TEHERAN (PASDARAN E CIA TRATTANO DA TEMPO SOTTOTRACCIA), USCENDONE DI FATTO CON L'IMMAGINE DELLO SCONFITTO – LA TERZA STRADA VEDE I PAESI DEL GOLFO, LE CUI ECONOMIE STANNO PAGANDO UN PREZZO ALTISSIMO PER LA SCELLERATA GUERRA TRUMPIANA, TENTARE UN ACCORDO DIRETTO CON IRAN E HOUTHI PER RIPRENDERE A MACINARE PETRODOLLARI – TRA LO STALLO IRANIANO, IL CONFLITTO CHE CONTINUA IN UCRAINA, NETANYAHU SCARICATO E MELANIA INVEPERITA DI PORTARE LE CORNA, “THE DONALD” E' UN ANIMALE FERITO, QUINDI PERICOLOSO...

urbano cairo enrico mentana

DAGOREPORT - VUOI VEDERE CHE ALLA FINE TRA URBANO CAIRO ED ENRICO MENTANA FINIRÀ A TARALLUCCI E VINO, INTONANDO: CHI HA AVUTO, HA AVUTO, CHI HA DATO, HA DATO, SCURDAMMOCE 'O PASSATO? - SE CHICCO NON HA ANCORA TROVATO UNA ALTERNATIVA AL SINISTRISMO DE LA7 (CHE FINE HANNO FATTO LA ''CNN ITALIANA'' DI KYRIAKOU, IL RITORNO A MEDIASET O LE VOCI SU SKY?), DA PARTE SUA URBANETTO NON HA ANCORA SCOVATO CON CHI SOSTITUIRLO AL TG E LASCIA LA PORTA APERTA AL RINNOVO DEL CONTRATTO IN SCADENZA IL 31 DICEMBRE PROSSIMO: "LA MIA STIMA PER MENTANA E' INTATTA..."

giorgia meloni ignazio la russa antonio tajani fabio rampelli roberto occhiuto marina berlusconi cirielli

DAGOREPORT – IN QUELLA POLVERIERA CHE E' DIVENTATA L'ARMATA BRANCA-MELONI, LA MICCIA E' COLLEGATA A DUE EVENTI: L’ELEZIONE SUPPLETTIVA IN CALABRIA E IL VOTO A SCRUTINIO SEGRETO ALLA CAMERA SULLA LEGGE ELETTORALE (SPUNTERANNO FRANCO-TIRATORI TRA COLORO CHE SANNO DI NON ESSERE RICANDIDATI NEL 2027? CHE DECIDERANNO LE DONNE DI FORZA ITALIA INVEPERITE PER LA MANCATA ALTERNANZA DI GENERE?) – IL CASO CALABRESE, CON IL CANDIDATO DI VANNACCI CHE RUBA VOTI A FORZA ITALIA E RISCHIA DI FAR VINCERE IL PD, PUO’ ESSERE L’OCCASIONE CHE TAJANI ASPETTAVA DA TEMPO: REGOLARE I CONTI CON IL GOVERNATORE OCCHIUTO, SUO NEMICO INTERNO, SU CUI RICADREBBE LA COLPA DELLA SCONFITTA DI FABIO ROSCIOLI, TESORIERE DI LADY BERLUSCONI – SE LA FAIDA TRA GLI AZZURRI È PALESE, IN FDI DEVONO GESTIRE I MALUMORI DEI “RAS” LOCALI. A MILANO LA RUSSA NON DIGERISCE LA PROPOSTA DI CANDIDARE A SINDACO L’AZZURRO PEREGO, NOME NON SGRADITO A VIA DELLA SCROFA - IN CAMPANIA C’È LA ROGNA DEL VISPO CIRIELLI, L'EX COLONNELLO DI GIORGIA CHE INVOCA DI IMBARCARE VANNACCI NELLA COALIZIONE - NEL LAZIO IL MENTORE DELLE SORELLE MELONI, FABIO RAMPELLI, NON SOLO SI E' AUTOCANDIDATO A SINDACO DI ROMA IN BARBA AL PARTITO, MA SCALPITA PER PIAZZARE I SUOI "GABBIANI" NELLE PROSSIME LISTE ELETTORALI - STENDIAMO UN "PELO PIETOSO" SUL'ALTRO ALLEATO, LA LEGA SPROFONDATA AL 4,5% CON SALVINI APPESO A CIO' CHE POTRA' SUCCEDERE DOMENICA PROSSIMA SUL PRATONE DI PONTIDA...