WHAT’S YOUR JOBS? - COSA AVREBBERO DETTO DI STEVE JOBS I SUOI GIOVANI FAN SE AVESSERO SCOPERTO CHE IL LORO GURU, CONTRO LA DECADENZA DELL’ISTRUZIONE, CONSIGLIAVA AD OBAMA DI TENERE LE SCUOLE APERTE FINO ALLE SEI DEL POMERIGGIO? (PROPRIO LUI CHE NEGLI STUDI ERA MEDIOCRE) - NELLA BIOGRAFIA SCRITTA DI WALTER ISAACSON, SI SCOPRE CHE IL MAGO DELLA ‘MELA’ ERA UN VERO SFIGATO IN AMORE: LA STORIA TRONCATA CON JOAN BAEZ…

Massimo Gaggi per il "Corriere della Sera"

Duro con Obama («Sarai il presidente di un solo mandato») e coi sindacati («Finché ci saranno loro di mezzo sarà impossibile riformare la scuola»), insofferente delle regole come un vecchio «padrone delle ferriere» («Troppi vincoli negli Usa, è molto più facile aprire un'azienda in Cina»), lo Steve Jobs che viene fuori dalla biografia scritta da Walter Isaacson è molto diverso dal profeta di una nuova religione - quella della tecnologia - santificato da milioni di «fan» in tutto il mondo.

I ragazzi che hanno trasformato Steve in un'icona culturale, che hanno acceso candele davanti alla sua immagine e decorato migliaia di mele con struggenti dichiarazioni d'amore, resteranno sconcertati nel leggere di un Jobs che, contro la decadenza della qualità dell'istruzione, aveva proposto al presidente Usa una ricetta drastica: scuole aperte 11 mesi l'anno e lezioni fino alle 6 di sera. Lui che a scuola fu sempre un allievo problematico e che mollò l'università al primo anno. Obama l'aveva fatto infuriare facendogli capire che non era una strada praticabile.

La monumentale biografia, l'unica autorizzata, realizzata dall'ex capo della Cnn ed ex direttore del settimanale Time, verrà pubblicata (in Italia da Mondadori) all'inizio della prossima settimana. Già ieri, però, le anticipazioni concesse al New York Times, all'Huffington Post e a qualche altro «media» americano hanno fatto venir fuori i tratti salienti del racconto. Isaacson, che ha incontrato Jobs più di 40 volte nell'arco di diversi anni e che ha intervistato anche i suoi familiari, gli amici e imprenditori concorrenti come Bill Gates, disegna il profilo di un uomo inquieto, un «perfezionista compulsivo» ossessionato dalla volontà di controllo in ogni situazione.

Un genio la cui creatività, il desiderio di andare sempre controcorrente, la filosofia del «meglio pirata che arruolato in Marina», sono stati sicuramente plasmati negli anni giovanili: quelli della fascinazione per l'India, l'adesione al buddismo, le esperienze «hippy», la droga, l'immersione nella controcultura degli anni 70. Sensibilità che, a distanza di molti anni, si ritrovano nel suo raffinatissimo gusto estetico e nella sciagurata scelta di affidarsi alla medicina alternativa anziché al chirurgo una volta scoperto il cancro al pancreas, ma che sono quasi totalmente scomparse dalla sua filosofia imprenditoriale.

L'amore per i suoi prodotti, il desiderio insaziabile di perfezione, lo hanno reso durissimo coi suoi dipendenti ed esigente con tutti. Un capitalista poco tollerante che apostrofa il presidente democratico con gli accenti critici di un conservatore liberista. Anche se poi richiama Obama e si offre di aiutarlo nella campagna elettorale 2012 dandogli consigli per l'immagine. Una consulenza analoga l'aveva proposta anche nel 2008. Una collaborazione finita nel nulla perché David Axelrod, lo stratega dell'elezione di Obama, lo fece arrabbiare col suo atteggiamento «poco deferente».

IL CANCRO
Walter Isaacson ha raccolto quasi con incredulità una confessione di Jobs: quando scoprì di avere una rara forma di tumore al pancreas, nel 2003, per quasi dieci mesi il fondatore della Apple si ostinò a curarsi con diete, agopuntura e farmaci omeopatici. «Non volevo che il mio corpo fosse violato» dal bisturi, si è giustificato col suo intervistatore. La moglie Lauren, che fin dall'inizio cercò di spiegargli che «il corpo esiste per servire lo spirito», lo convinse solo molti mesi dopo. Da allora Jobs ha sperimentato le terapie mediche e chirurgiche più avanzate. Probabilmente troppo tardi.

LE DONNE
Evidentemente segnato dall'abbandono alla nascita da parte dei suoi genitori naturali, Steve Jobs ha sempre avuto rapporti difficili con le donne. In gioventù una storia piena di passione, ma poi da lui brutalmente troncata, con la cantante Joan Baez. Negli anni 80 una relazione importante con la consulente informatica Tina Redse finì, dopo quattro anni, nel 1989, quando Steve le chiese di sposarlo. Lei rifiutò: «Mi avrebbe fatto diventare matta», spiegò agli amici.

Poco tempo dopo, il primo gennaio 1989, Steve la proposta di matrimonio la fece a un'altra donna: Lauren Powell, un'operatrice di finanza che aveva lavorato come trader alla Goldman Sachs. Proposta accettata, ma poi per mesi Jobs non parlò più di matrimonio. A settembre, piantato dall'esasperata Lauren, l'imprenditore corse ai ripari, presentandosi da lei con l'anello e la data delle nozze. Lauren gli ha dato tre figli ed è stata al suo fianco fino all'ultimo minuto.

GOOGLE
«Questo è un furto gigantesco contro il quale mi batterò fino all'ultimo respiro, a costo di dover spendere tutti i 40 miliardi di dollari di liquidità della Apple»: Isaacson racconta di non aver mai visto Jobs tanto infuriato come quando gli parlò di Android: il sistema operativo per la telefonia cellulare sviluppato da Google e rapidamente divenuto, sul mercato, l'alternativa alla piattaforma usata dalla Apple per il suo iPhone. Per molto tempo Apple e Google erano stati alleati in chiave anti Microsoft.

L'amministratore delegato dell'azienda di Mountain View, Eric Schmidt, per anni ha fatto parte del «board» dell'azienda fondata da Jobs. Che evidentemente ha considerato quella collaborazione all'origine del furto. «Spenderò ogni mia energia fino alla morte per distruggere Android perché è un prodotto rubato», ringhiò Jobs a un attonito Isaacson dopo aver denunciato la piattaforma rivale per violazione del brevetto. Ma non spiegò mai al suo biografo perché scelse come bersaglio della sua azione legale Htc e altri produttori di telefonini utilizzatori di Android e non direttamente Google, la società che ha realizzato quella piattaforma.

 

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