TOGLIETEMI TUTTO MA NON LA BONEV - IL BISCIONE STA ALLA CANNA DEL GAS, TAGLIA PURE LA CARTA IGIENICA MA TIRA FUORI 4 MILIONI PER UNA FICTION IN DUE PUNTATE DI MICHELLE DRAGOMIRA BONEV - LA MITOLOGICA BUZZICONA BULGARA CARA AL PATONZA FA TUTTO LEI, COME ORSON WELLES: PRODUTTRICE, REGISTA E INTERPRETE - GALAN RICORDA I FASTI DELLA MOSTRA DI VENEZIA…

Malcom Pagani per il "Fatto quotidiano"

Incapace di replicare la massima di Gabriele: "Possedere, non essere posseduto", Valerio D'Annunzio, sceneggiatore di talento cresciuto all'Accademia bolognese di Strada Maggiore, è entrato in un vicolo distante dal piacere. "Prigioniero" per due mesi del Residence Prati in Roma, costretto a quotidiane riunioni con Michelle Bonev nella sede della sua evocativa società, la Romantica Entertainment, D'Annunzio disperava per la propria libertà. Invece, pur in tempi di crisi profonda per Mediaset, è arrivato il via libera alla favola mondana di Michelle Dragomira Bonev e l'omonimo del vate, senza la complicità di Amnesty International, è potuto volare a casa.

In campo rimane Michelle. Produttrice, regista e, per nulla farsi mancare, anche interprete di Donne in gioco. Una miniserie in due puntate, per 200 minuti totali, circa 4 milioni di costi vivi che strisciando sinuosa tra i serpenti in lotta per un bottino sempre più magro, l'attrice bulgara ha ottenuto in coproduzione da un biscione esangue.

Tagli, risparmi, delocalizzazioni, superate di slancio da una donna che Giampiero Mughini, incappato all'epoca di Panorama nello "sconcio" di un suo scritto "trasformato da foglio spiritoso in semiagiografia" dipinse con tratti definitivi: "Sbattendo contro un carro armato hitleriano lo avrebbe ridotto a brandelli". Il cingolato Bonev non conosce ostacoli. A Roma, a iniziare dagli uomini vicini al responsabile di settore Scheri, dubitavano dell'opportunità dell'iniziativa: "Ma come facciamo a finanziare Donne in gioco se i soldi non ci sono?".

La risposta, dalle stanze di Milano, non ha aperto dibattiti: "Non importa, vanno trovati. Li troviamo". La ricerca si è conclusa e l'allegra brigata Bonev si è spostata a Trieste da dove, partenza il 1° ottobre, girerà assecondando il dogma della trinità, per 8 settimane. In Donne in gioco, Michelle, figlia d'arte e di divisa, è una poliziotta. Indaga su una bisca clandestina gestita da un figuro che si rivelerà essere l'assassino di suo padre.

Per un ruolo era in corsa Lando Buzzanca, il merlo maschio di tanto cinema italiano di genere. Aveva dubbi e ha riflettuto a lungo. Se dio vorrà (sul cast rumors che accreditano la bella Martina Colombari e Massimo Ranieri), completate le procedure, la strana coppia potrebbe occupare il sonnolento immaginario della prima serata di Canale 5, stravolgendolo. Se Lando, fresco 77enne, non sarà, avanti un altro. La location, Trieste, è a soli 160 km da dove Dragomira diede già spettacolo.

Al Festival di Venezia, dove con un sogno nel cuore: "Voglio vincere il Leone d'oro", il sentito appoggio dell'ex premier italiano, quello del ministro della cultura bulgaro, Vejdi Rashidov confuso (come in certe canzoni di Paolo conte sulle rimpatriate) in una folta delegazione di 31 connazionali sbarcata da un charter privato e alloggiata al Cipriani per tre notti, diede vita a una consacrazione posticcia, seguita da breve scandalo transnazionale.

Di organizzare la recita, su input di Berlusconi, si occupò l'allora ministro Sandro Bondi. Una finta targa acquistata da un rigattiere romano in agosto, una patacca con motivazione alata con il simbolo del Mibac: "Premio speciale della Biennale assegnato in occasione del 60° anniversario della Convenzione europea per la Salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle Libertà fondamentali", un frammento di purissima commedia all'italiana messa in scena dal capocomico principe.

Nella sala Pasinetti opportunamente derattizzata dai giornalisti, davanti agli sgomenti direttori di Festival e Biennale , al titolare dell'Agricoltura Giancarlo Galan, a Mara Carfagna e a qualche parlamentare europeo trascinato da Deborah Bergamini, andò in scena il giorno perfetto di Michelle Bonev.

Galan, a due anni di distanza, ricorda tutto: "Fu un incubo, dopo mi sentii un mona". E racconta: "Mi telefonò Berlusconi: ‘Ti devo chiedere un grande favore, c'è un film bulgaro al Lido, ci saranno le massime autorità di quel Paese e una premiazione, non possiamo non mandare nessuno dei nostri". Galan, che a Venezia aveva assistito a proiezioni: "di mattoni tremendi, esiziali, esperienze allucinanti" alla dizione "film bulgaro" sentì odore di cineforum fantozziano.

Provò a smarcarsi: "Perché non mandate Brunetta? È anche Veneziano". Berlusconi fu più rapido: "Non può" e Galan, in buona fede, si trovò davanti alla Bonev, di cui nulla sapeva: "Arrivai e vidi la Carfagna. Berlusconi, da grande giocatore, le aveva detto che non ci sarei stato. A me aveva assicurato: ‘Non può neanche Mara'. Capimmo. I fotografi la assalirono e così ne approfittai conquistando il palco. Parlai a braccio, arringando la platea con la prima cosa che mi venne in mente, poi spente le luci, guadagnai l'uscita".

Quando gli ricordi le emozioni della Carfagna: "Mi sono commossa" e le sue stesse parole: "Berlusconi mi ha pregato di portarle personalmente i suoi saluti più calorosi, lo faccio volentieri con tutto l'affetto di cui sono capace", Galan ride ancora di più: "Un bel discorso. Mi venne bene, con la giusta dose di retorica". Dal decreto bulgaro allo show bulgaro, il passo fu breve.

Goodbye Mama trovò anche la via del cinema, distribuito senza entusiasmo dalla Rai. 66.000 euro di incasso, le interrogazioni parlamentari in patria, l'incerta attribuzione dei costi della baraonda lagunare. Dragomira naviga ancora. Partì da Sanremo, imposta nel Dopofestival a Baudo ed è rimasta in rotta. Le adorate valigie di Vuittòn sono piene. Progetti, ricordi, conversazioni. Michelle ha buona memoria. Da donna in gioco a cui bluffare, non dispiace.

 

DRAGOMIRA BONEV Silvio BerlusconiEX MINISTRO GIANCARLO GALAN MARA CARFAGNA RENATO BRUNETTA

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