brignano mazzamauro

BRIGNANO CONTRO TUTTI: “L’ACCUSA DI AVER MALMENATO ANNA MAZZAMAURO? SONO STATO MESSO IN CROCE DAL WEB COME MOSTRO E... - LA LITE CON ASIA ARGENTO? SE AVESSE DENUNCIATO WEINSTEIN SUBITO AVREBBE IMPEDITO CHE ALTRE DONNE FINISSERO NELLE SUE GRINFIE - LASCIAI PROIETTI PERCHE’ ALL’OMBRA DI UNA GRANDE QUERCIA NON CRESCE UN’ALTRA GRANDE QUERCIA - RICORDO GLI SPETTACOLI NELL’ENTROTERRA SARDO MI VOLEVANO PAGARE CON UNA…”

Antonello Piroso per “la Verità”

 

brignano

Primo maggio1985. Parco pubblico di Dragona, sobborgo cresciuto alle porte di Roma negli anni del boom e dell' assenza di un piano regolatore. Il Mcl, Movimento cristiano dei lavoratori, ha organizzato uno spettacolo. Sul palco è stato chiamato un giovane intrattenitore locale, tal Enrico Brignano, perché...

 

«Facevo le imitazioni dei politici dell' epoca - Giulio Andreotti, Amintore Fanfani e Sandro Pertini - tra il baretto e Radio Antenna Libera, un' emittente il cui raggio d' azione non arrivava al Grande raccordo anulare. Avevo 18 anni».

brignano

 

Quindi gli anni di carriera sono 32, non 30.

«Vuoi stare a guarda' il capello? Intanto l' importante è esserci arrivati. Toccando ferro, a 52 anni di vita, a 30 di carriera, a un anno e mezzo di paternità (Martina, nata nel febbraio 2017 dall' unione con Flora Canto, ndr)».

 

Vada per il «tu». Insomma, poteva andare peggio.

«Mi è andata di lusso. Però, e lo dico senza enfasi né retorica: nessuno mi ha regalato niente, mi sono guadagnato tutto sul campo. Prova ne sia che Carlo Conti a Verona mi ha premiato con il Biglietto d' Oro per il numero di spettatori, oltre 160.000, che a teatro sono venuti a vedere in questa stagione lo spettacolo Enricomincio da me unplugged (che riporto in tournée da agosto).

ANNA MAZZAMAURO DE SICA BRIGNANO

 

L'anno prossimo poi torno nei palasport, dopo le 14 serate consecutive al Palalottomatica di Roma una decina d' anni fa, all' epoca record europeo per uno show del genere. E in autunno Canale 5 trasmetterà due puntate celebrative in prima serata. Per capirci, non sono venuto giù con la piena. Ho fatto la gavetta, reale, non virtuale, per cui oggi ti consideri una star perché hai 10.000 like a una tua foto, o 500.000 follower sui social».

 

Facile per te dirlo adesso.

DE SICA BRIGNANO

«Facile? Io ho cominciato incassando solo rifiuti: cercai di andare a bottega da Gigi Proietti nel suo Laboratorio, ma fui respinto, come fui rimbalzato all' Accademia nazionale d' arte drammatica. Finii a frequentare a pagamento dei corsi, chiamiamoli così, a Villa Torlonia, dove al secondo anno c'era Flavio Insinna. Poi, però, al secondo tentativo, nel 1988, fui ammesso alla scuola del maestro Proietti. Con cui lavorai, arrivando a fargli da spalla, per 10 anni».

 

Hai avuto la fortuna di incontrare altri grandi, non solo con Proietti.

brignano

«Vero, ma la fortuna un po' ti capita, un po' te la cerchi. Io potevo rassegnarmi, o accontentarmi, di rimanere a Dragona, lavorare nella frutteria di mio padre, diventare capomastro con mio zio per i suoi lavori di edilizia (anche abusivi, ma poi condonati), impieghi degnissimi, sia chiaro, ma volevo provare a fare altro, sapendo di arrivare da una famiglia che mi aveva cresciuto nell'amore, nella dignità, nel rispetto del lavoro, ma che certamente era umile, e non aveva nulla a che fare con il mondo in cui sognavo di entrare».

 

Stai lontana da me la commedia con Enrico Brignano e Ambra Angiolini Trailer h partb

Perché il sodalizio con Proietti s'interruppe?

«Narrano che lo scultore Constantin Brancusi disse a Auguste Rodin: "All'ombra di una grande quercia non cresce un'altra quercia". Ecco, dovevo provare a volare da solo. Comunicai quindi a Gigi che sarei andato in Sardegna a cercare fortuna con lo spettacolo che avevo messo in piedi nel corso degli anni, con le mie riflessioni sui nostri costumi, vizi e virtù, aneddoti e racconti, più che monologhi.

gigi proietti

 

Fu una scommessa e un'avventura. Fino a quando mi esibivo sulla costa, nelle località di mare, ancora ancora intercettavo turisti in vacanza dal continente, da Roma o Milano. Ma nell'entroterra feci più fatica, ricordo ancora certe serate nelle piazze di Barumini, Gergei, Ussaramanna, dove gli organizzatori un po' ti pagavano, un po' ti offrivano compensi in natura».

 

Tipo?

«Una pecora. Talvolta morta».

 

Proietti la prese male?

«Fu comprensivo, anche se non mi sembrò convinto della bontà della scelta di uno che lasciava il certo per l'incerto. Ma siamo sempre rimasti in buonissimi rapporti, tanto che quando decisi di presentarmi al pubblico romano con uno spettacolo, Mezze figure, gli chiesi se voleva esserne il regista.

Enrico Brignano

 

Lui accettò, anzi volle addirittura produrlo e facemmo a lungo il tutto esaurito in un teatro da 400 posti, con un incasso, ancora me lo ricordo, di 8 milioni a sera, al lordo di tasse, imposte, costi e spese, certo, ma pur sempre tanti soldi. Così aiutai mio padre a comprare un furgone, e un appartamento (con il mutuo). Avevo 30 anni, ne erano passati 12 da quel primo maggio a Dragona».

 

Picasso diceva: «I buoni artisti copiano. I grandi artisti rubano». Da chi altro hai imparato, oltre a Proietti?

«A La sai l'ultima?, da Gino Bramieri. Sul set di Un medico in famiglia, da Lino Banfi. In Sogno di una notte di mezza estate da Giorgio Albertazzi. Nel film La Bomba, accanto a Alessandro Gassman, da suo padre Vittorio. Al Sistina, con il musical Evviva (ma poi ci sarei tornato con Rugantino), da Pietro Garinei. Ho un solo, grande rammarico: non aver conosciuto Alberto Sordi. Né Aldo Fabrizi».

ANNA MAZZAMAURO

 

Ti sei impegnato, ci hai creduto, ce l'hai fatta. Oggi però la Rete rende tutto più facile, anche in politica: un po' di click, e diventi Chiara Ferragni. Oppure parlamentare. O ministro. O capo di un partito.

«Oppure messo alla gogna dalla Santa Inquisizione dei social. Approfitto per ringraziare te e La Verità per essermi stati vicini in un momento in cui sono stato messo in croce dal Web come mostro, con tutto il mio spaesamento, perché non potevo credere si ritenesse vera una cosa del genere (Brignano non vuole parlarne, si tratta dell' accusa - presunta, perché mai esplicitata direttamente- rivoltagli per presunte violenze sul set dall' attrice Anna Mazzamauro, che poi ha smentito, ndr). Da quel momento sono ancora più cauto quando qualcuno mi dice: "Hai letto cosa scrivono su Internet?"».

ci vediamo domani BRIGNANO

 

Faccio l'avvocato del diavolo: Asia Argento ti rimprovera di aver usato con lei, per il caso Weinstein, lo stesso metodo che adesso stigmatizzi.

«Per me è una polemica chiusa. Rispondo a te per l'ultima volta, citando un tuo programma a La 7».

 

Prego?

«Non c'è mai stato "niente di personale". Io mi sono limitato a un'osservazione: se la denuncia nei confronti di quel signore (che si è approfittato laidamente del suo ruolo per molestare o violentare, e per cui provo una profonda ripulsa umana) fosse stata più tempestiva, sarebbe risultata ancora più credibile, e soprattutto avrebbe impedito che altre donne finissero nelle sue grinfie».

BRIGNANO E BURT YOUNG IN CI VEDIAMO DOMANI

 

Parlando del cambiamento di governo, o del governo del cambiamento...

«Dopo le elezioni ero piuttosto preoccupato che si potesse tornare a votare di nuovo entro pochi mesi. Dopo di che, forze in partenza diverse hanno trovato i numeri per governare insieme, adesso vediamoli all' opera. La peggior democrazia è sempre preferibile alla migliore delle dittature».

 

Sei fiducioso?

BRIGNANO CI VEDIAMO DOMANI

«C'è da chiedersi quanto sia stato merito loro, ritrovarsi nella stanza dei bottoni, e quanto demerito dei predecessori, penso innanzi tutto al Pd. Senza dimenticare da dove siamo arrivati, da decenni di ruberie e inganni a tutti i livelli, ancora più insopportabili nel momento in cui la gente si è ritrovata alle prese con una crisi che ha impoverito tanti, ceto medio compreso. Ora i nuovi devono mantenere le promesse e non tollerare i furbetti».

 

A chi pensi?

ENRICO BRIGNANO FOTO ANDREA ARRIGA

«A quello che sta in affitto a 7 euro al mese, al velista che dice che lui in Parlamento ci va solo 4 giorni al mese, e che i vertici del partito (il M5s, ndr) lo sapevano. E poi: ma gli F35 il cui acquisto doveva essere bloccato, ce li teniamo o no? La Tav si fa, nonostante siano stati chiesti i voti per non farla, in sintonia con i No Tav? E poi c'è la cosiddetta invasione con i barconi».

 

Perché cosiddetta?

«I numeri dicono che i flussi sono diminuiti, e poi non mi voglio assuefare, abituandomi alle immagini di bambini in mezzo al mare o ricoperti di sangue sotto un bombardamento o morti sul bagnasciuga. Sarà che sono diventato padre, sarà che vengo da una famiglia di emigranti, ma io non riesco a vedere in una persona dal diverso colore della pelle (o che viene da un altro paese) automaticamente un nemico, o un pericolo. Mia madre dall'Abruzzo è venuta a Roma, mio padre è nato a Tunisi da una famiglia siciliana che ha cercato la terra promessa in Nord Africa, ho avuto parenti emigrati tra il Canada e la Germania, come difensore della razza ariana non sarei credibile».

 

In diverse realtà è un problema di sicurezza. O di senso di insicurezza.

FRANCO NERO ENRICO BRIGNANO FOTO ANDREA ARRIGA

«E che, non lo so? Io mica sono buonista. I reati vanno perseguiti in modo inflessibile, e chi li commette va sbattuto in galera, o rispedito nel suo Paese. Ma questo a prescindere da dove sei nato o se sei nero, giallo o verde. Quanto all' integrazione, ci doveva essere una ragionevole politica di accoglienza, stabilire quote equilibrate, trattare con gli altri Paesi europei i ricollocamenti, perché è facile parlare se vivi nei "quartieri bene" e invece in periferia hai lo spacciatore nero sotto casa.

 

Ma siamo onesti: chi li assume come manovali del crimine? Chi impiega i clandestini a un euro l' ora per raccogliere pomodori, sono italiani bianchi, sì o no? E se ci rubano il posto, perché accettano di essere sottopagati, a dargli la paga da fame sono datori di lavoro italiani o stranieri? La questione è complessa, e non credo si possa affrontare solo con la ruspa. Perché poi dall' accettazione all' accetta è un attimo».

Enrico Montesano Marurizio Mattioli e Enrico Brignano

 

Come per i tuoi 30 anni sempre in scena. Che sono volati.

«Ormai in Italia 30 anni non li danno più nessuno, manco al mostro di Firenze. Nei tribunali gli avvocati chiudono le arringhe con "Ci rimettiamo al giudizio della corte". Io a quello del pubblico, che ringrazio sempre con riconoscenza».

 

 

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