1. C’E’ VITA DOPO I CINE-PANETTONI? MENTRE LA CONCORRENZA SI BUTTA SU PEGGIORI NATALI, FAMIGLIA PERFETTE SOTTO L’ALBERO E PERFINO SOLITI IDIOTI IN VERSIONE BABBO NATALE, HA RAGIONE DE LAURENTIIS A LASCIARE PER SEMPRE LA FABBRICA DELLE SCORREGGE NATALIZIE E A CERCARE DI METTERE IN PIEDI QUALCOSA DI COMPLETAMENTE DIVERSO? 2. “COLPI DI FULMINE” E’ UN MOVIE-MOVIE A DUE EPISODI, SPESSO ANCHE MOLTO DIVERTENTE, SPECIALMENTE NELL’EPISODIO CON LILLO E GREG E A TRATTI GRAZIE A UN CHRISTIAN DE SICA CHE CERCA DI SALVARSI DALLA “RIVOLUZIONE” CON UNA SERIE DI BATTUTE DA VECCHIO CINEPANETTONE: “STA BAMBINA È NA CLESSIDRA, MAGNA E CAGA!” 3. METTIAMOCI DENTRO UNA ARISA PERPETUA CHE PARLA LUCANO CHE DOVREBBE RIFARE TINA PICA E VAURO NEL RUOLO DI PRETE FINITO ALL’OSPEDALE PER TROPPE TROMBATE

Marco Giusti per Dagospia

Non si sa quale colpo di fulmine abbia colpito Aurelio De Laurentiis e gli abbia indicato la nuova strada della commedia natalizia dove ben ventisette anni (più o meno) di gloriosi cinepanettoni di grande successo. Una strada che lascia grossi portoni aperti alla concorrenza che si butta su peggiori natali, famiglia perfette sotto l'albero e perfino soliti idioti in versione Babbo Natale.

Magari però ha ragione De Laurentiis a lasciare per sempre la fabbrica delle scorregge e delle parolacce natalizie e a cercare di mettere in piedi qualcosa di completamente diverso. In qualsiasi modo lo si guardi, però, "Colpi di fulmine", diretto dal regista di famiglia e grande esperto di commedia Neri Parenti, scritto dallo stesso Parenti con Volfango De Biasi, Domenico Saverni, Alessandro Bencivenni e, non accreditato, il Massimo Gaudioso di "Benvenuti al sud" e "Reality", che ha lavorato solo sul secondo episodio, appartiene a una specie di terra di mezzo tra il vecchio modello e qualcosa che verrà ma non è ancora chiaro.

Una sorta di commedia sperimentale, spesso anche molto divertente, specialmente nell'episodio con Lillo e Greg e a tratti grazie a un Christian De Sica sempre molto generoso, ma che risente della rivoluzione cinepanettonistica in atto e, quasi per insicurezza, spesso finisce per ancorarsi a gag un po' risapute.

L'idea strutturale del film è quella del movie-movie a due episodi, provato proprio a casa De Laurentiis nel lontano 1980 con "Qua la mano" di Pasquale Festa Campanile con Celentano e Montesano, del quale questo film è quasi un remake visto che anche qui l'elemento che unisce i due episodi è la presenza del Papa e tutto gira attorno al mondo della Chiesa e del Vaticano.

Il film a due episodi, in realtà, è poco adatto alla commedia all'italiana, il cui modello principale è il film a tre episodi, di solito diretti da registi diversi (su tre uno buono c'è sempre, mentre su due...) o lo spezzatino, come lo chiamava Dino Risi, cioè la commedia con tanti episodi di durate diverse, come nel capolavoro "I mostri".

Anche nei cinepanettoni gli episodi sono di solito tre, però sempre alternati tra di loro e spesso comunicanti. Il fatto di mischiarli tra loro permette al regista di rafforzare con l'episodio forte quelli più deboli o di inserire le battute pesanti, ma che fanno ridere, a stretto contatto con l'episodio diciamo romantico.

Erano anni, però, che non si vedeva in Italia il movie-movie coi due episodi staccati. Diciamo subito che il secondo episodio di "Colpi di fulmine", quello con Lillo&Greg e la strepitosa Anna Foglietta, è il più riuscito, il più nuovo e il più divertente, e anche quello più elaborato.

Il primo episodio, invece, quello con Christian De Sica, sembra soffrire di un non pieno sviluppo narrativo che lo confina un po' nello sketch con tempi troppo stretti rispetto a quello che dovrebbe essere il suo percorso normale e di un aggregazione di attori di provenienza televisiva che obbligano Neri Parenti, per salvare la commedia, a situazioni un po' ibride.

Si salva, a tratti, grazie alla forza di Christian di farci ridere con una serie di battute da vecchio cinepanettone, "Sta bambina è na clessidra, magna e caga!", e col gioco ultravisto, ma sempre divertente a Natale, di rimodernariato sordiano e desichiano. Così, quando il suo personaggio, il medico Alberto Benni, si ritrova a dover scappare alle ire della Guardia di Finanza e si traveste da prete scappando in quel di Trento per poi finir nel paesino di Fiera di Primerio per dovere di invadente sponsorizzazione del Trentino, già sappiamo che finirà dove si andrà a parare.

Mettiamoci dentro una Arisa perpetua che parla lucano che dovrebbe rifare Caramella, la Tina Pica di Vittorio De Sica in "Pane, amore e fantasia", un sacrestano muto e mimo ripreso dalla tv trash di Paolo Bonolis, Simone Barbato, una Luisa Ranieri marescialla dei Carabinieri che si innamora del finto prete come fosse Brad Pitt, malgrado abbia un fidanzato sindaco moscissimo che se la fa da anni con la giornalaia veneziana Deborah Caprioglio, il vero prete del paese, Luis Molteni, finito all'ospedale senza memoria a causa di un incidente dove è saltato in aria un gatto solo perché dovrebbe far ridere, un altro prete, il santoriano Vauro, finito all'ospedale per troppe trombate.

E, infine, i set del Trentino, bellissimi per carità, ma dai quali ti aspetti sempre di veder uscire da un momento all'altro Terence Hill come nelle fiction di Rai Uno. Un po' troppo, no? Meglio, molto meglio, con Lillo e Greg, che fanno qui il loro esordio di coppia nel cinema comico di serie A. Greg è un serissimo ambasciatore italiano al Vaticano che si sente come in un film di Ernest Lubitsch e sceglie il suo autista, Lillo, solo perché parla le lingue e non è un coatto.

L'altro candidato, l'eterno Stefano Antonucci, è stato cacciato perché ex autista del Califfo. Solo che l'ambasciatore si innamora improvvisamente di Adele, Anna Foglietta, bella pesciarola romana coattissima. E, per conquistarla, capisce che deve travestirsi da coatto. Così, come in un film di Jerry Lewis, chiede all'autista, romano da sette generazioni che fingeva di fare il raffinato, di insegnargli lingua e modi del romano coatto.

Il meccanismo è classico, ma Lillo e Greg c'entrano naturalmente, uno dei loro cavalli di battaglia era proprio quello del dizionario italiano-coatto, e mettono in piedi, con Anna Foglietta e con un gruppo di attori di contorno molto carini provenienti dal loro mondo, come Rosanna Sferrazza, Lallo Circosta, G Max, una serie di gag di grande divertimento.

Direi, anzi, anche se ammetto di essere molto di parte, che è una delle poche vere e riuscite novità della commedia cinematografica natalizia, e quindi di tutta la stagione, aspettando, certo, il secondo film dei Soliti Idioti. Ma non era facile neanche "rinchiudere" in un film la comicità di Lillo e Greg, anzi per molti era impossibile. E invece Neri Parenti è riuscito a trovare, forse perché anche lui molto vicino alla commedia classica di Jerry Lewis ma anche di Luciano Salce, il giusto modo per trasferirli al cinema.

Nuoce un po' all'episodio, ma magari me ne accorgo solo io, la Roma ricostruita a Trento. Ma nasce, come ha detto lo stesso Aurelio De Laurentiis presentando il film all'Auditorium alla presenza del sindaco Alemanno, dal fatto che "caro sindaco, è impossibile girare un film a Roma". Così, con l'aiuto economico del Trentino, ha girato il film là. E un po' si vede. Perché gli attori minori, a tratti, sembrano tifosi della Roma in trasferta.

Non male, infine, la presenza di vecchie glorie della commedia all'italiana, come Martine Brochard, la mamma di Greg e la grande Gina Rovere già moglie di Mastroianni nei "Soliti ignoti", fruttarola. In sala da domani 13 dicembre. Se la vedrà direttamente con l'Hobbit di Peter Jackson, che magari qualche set in Trentino se lo poteva pure permettere (senza Terence Hill).

 

locandina colpi di fulmine di neri parenti jpeglillo e greg in colpi di fulmine christian de sica colpi di fulmine christian de sica e arisa in colpi di fulmine AURELIO DE LAURENTIISNERI PARENTI Christian De SicaLILLO e gregTina PicaVauro

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