SPUNTARE LE UNGHIE AL LEONE - SE C’È UN FILM INTOCCABILE, SALVO PASSARE PER NEMICO DEL CINEMA, QUELLO È ‘’C’ERA UNA VOLTA IN AMERICA’’ DI SERGIO LEONE CHE, A CANNES, ESCE IN EXTENDED VERSION PER COMPLESSIVI 26 MINUTI IN PIÙ: TOTALE 4 ORE E 19 MINUTI - PER ANSELMI IL FILMONE, TROPPO CELEBRATO, MOSTRA L’USURA DEL TEMPO: GONFIO, SENTIMENTALE, DALLA STRUTTURA ELLITTICA, NOSTALGICO, BAROCCO…

Michele Anselmi per "Ilvostro.it"

Se c'è un film intoccabile, nel senso che non si può criticarlo neanche un po', salvo passare per nemico tout court del cinema, quello è C'era una volta in America di Sergio Leone. Presentato in anteprima mondiale a Cannes 1984, il romantico gangster-movie con Robert De Niro e James Woods ascese subito al rango di capolavoro, passando - cito una tra le tante definizioni entusiastiche - per «una delle più strazianti epopee della storia del cinema». Bah!

Il sottoscritto, nel suo piccolo, non la pensa così. Rivisto più volte negli anni, il kolossal leoniano, 3 ore e 49 minuti nel suo primo montaggio, poi ridotte a 2 ore 19 dal produttore americano con comprensibile dolore dell'autore, mostra l'usura del tempo, nonostante l'enorme ambizione che lo anima. Forse ricorderete.

Nel 1978, stanco di girare western e produrre film di colleghi, Leone appese il cinturone al muro e riprese in mano il progetto di C'era una volta in America, e ne fece, tra mille traversie finanziarie, girando qualcosa come 350 mila metri di pellicola in 30 settimane di riprese, la summa estetico-filosofica del proprio cinema. Gonfio, sentimentale, dalla struttura ellittica, nostalgico, barocco, il filmone fu accolto, appunto, come il capolavoro indiscutibile del venerato maestro dell'Eur.

Con rarissime eccezioni, tutti a magnificarne l'impianto drammaturgico, le soluzioni di montaggio, la prova degli attori americani, la ricostruzione d'ambiente, la dimensione allucinata indotta dall'oppio, le battute entrate nell'uso comune («Cos'hai fatto in tutti questi anni?». «Sono andato a letto presto»), gli infiniti squilli del telefono, il rumore del cucchiaino nella tazzina di caffè, l'uso di Yesterday dei Beatles o del classico Amapola, eccetera.

Non sorprende, quindi, che venerdì approdi al Festival di Cannes la cosiddetta extended version, con sei blocchi di scene ritrovate e reinserite esattamente dove furono tagliate da Leone, per complessivi 26 minuti in più, il che significa un totale di 4 ore e 19 minuti. Si vedrà, per dire, il dialogo tra De Niro e Louise Fletcher, la direttrice del cimitero che scomparve dal film pur comparendo nei titoli di coda; oppure la scena in cui Deborah, cioè Elizabeth McGovern, interpreta Cleopatra a teatro; o anche l'amplesso a pagamento tra Noodles e Eve, interpretata da Darlenne Fluegel.

A esser sinceri, non sempre queste operazioni filologico-commerciale funzionano, basti pensare alla versione restaurata e ipertrofica di Apocalypse Now, e tuttavia spira un'aria di notevole eccitazione mediatica attorno al recupero, che porta la firma di Gucci, The Film Foundation di Martin Scorsese, Cineteca di Bologna, L'Immagine Ritrovata, Andrea Leone Film, The Film Foundation e Regency Enterprises. Prima italiana il 22 giugno in Piazza Maggiore, a Bologna, come anteprima della rassegna "Il cinema ritrovato", poi uscirà in dvd.

Di sicuro la vedova del regista scomparso nel 1989, la signora Carla Ranalli, non potrà più dire, come pure disse qualche anno fa sul Corriere della Sera: «Nessuno fa niente per ricordare Sergio, secondo me dipende dal fatto che non era un uomo di sinistra e la sinistra non lo mai perdonato per questo, gli davano dell'uomo di destra, quasi del fascista».

Con tutto il rispetto, se c'è un regista che da quasi subito, cioè già con Per un pugno di dollari del 1964, ha goduto di un plauso generale, oggi si direbbe bipartisan, questo è proprio Leone. Non ci fu neanche bisogno di sapere che dietro lo pseudonimo di Bob Robertson si celasse il regista del Colosso di Rodi, lesto a passare dai declinanti "sandaloni" ai più accattivanti "cappelloni", perché i critici di ogni orientamento riconoscessero le qualità di quello strano Ufo, che poi si scoprì copiato pari pari da Yojimbo. La sfida del samurai di Kurosawa ma non per questo meno originale nella fattura, uscito d'agosto nella più completa sfiducia del produttore e degli esercenti.

L'ho già raccontato. Nel recensirlo su l'Unità, l'esigente Aggeo Savioli ne disse a sorpresa bene, apprezzando il respiro innovativo che si traduceva in rilettura dei canoni western con una robusta iniezione di violenza grafica, e così fecero altri critici, con le eccezioni di Tullio Kezich e Guido Aristarco.

Poi è vero: Savioli ignorava che Robertson fosse il Leone col quale aveva litigato lavorando al copione del Colosso di Rodi, quattro anni prima, tanto da rompere il sodalizio. Leggenda vuole che Leone, stupito dal tenore della recensione dopo quei trascorsi burrascosi, abbia telefonato a Savioli dicendosi "touché", e che l'altro, sorpreso pure lui non avendo ben capito, se la sia legata al dito per tutti gli anni a venire.

In effetti, da allora in poi l'Unità prese a stroncare o maltrattare i film di Leone, e la cosa andò avanti per quattro lustri, un po' per inerzia, fino al fatidico 1984 di C'era una volta in America. Nel frattempo Leone aveva girato Per qualche dollaro in più, Il buono, il brutto, il cattivo, C'era una volta il West, Giù la testa, lanciato Carlo Verdone, prodotto i film di Tonino Valerii e Giuliano Montaldo.

Figurarsi che in Giù la testa, ripreso in mano dopo aver licenziato Peter Bogdanovich, citava addirittura Mao, Borges, Goya, omaggiava i fratelli Cervi, guardando con una punta di simpatia alla bombarola Ira irlandese, ma senza prendersi troppo sul serio, alla sua maniera, rifacendosi al teatro dei Pupi siciliani più che al western para-sessantottino.

Ricordo ancora come fosse oggi, lo sguardo di Leone, quel mix di sospetto e indifferenza, quando gli sottoposi, da giovane ed entusiasta cronista dell'Unità, una decina di domande messe per iscritto. L'accordo era che si sarebbe preso una settimana di tempo per rispondere, sempre per iscritto. Così fu.

L'intervista, dove rispondeva per battute taglienti, alla maniera dei suoi pistoleri, ironizzando anche su Bertolucci, contribuì a riaprire un canale, a scongelare la storica, ventennale, diffidenza. Anzi, mosso da simpatia verso noi giovani critici, cominciò addirittura a inviare gratis a l'Unità articolesse sul cinema, dense e ispirate, a tratti retoriche, ma ben scritte.

Lui che non era mai stato comunista si divertiva a pubblicare sul giornale del Pci. Restando, nel fondo, un democristiano col culto di Griffith e Chaplin. John Ford no, si sentiva distante dal regista di Ombre rosse, Sentieri selvaggi, Soldati a cavallo. «Era un'ottimista, io sono un pessimista. I personaggi di Ford quando aprono una finestra scrutano un orizzonte pieno di speranze; i miei hanno sempre paura di beccarsi una palla in mezzo agli occhi» sentenziava Leone nelle interviste. E mi auguro che fosse per aderire al personaggio. Ma temo di no.

 

1 sergio leoneSergio Leonesergio leone C'era una volta in AmericaJohn Ford C era una volta in America Per qualche dollaro in pi John Ford Per qualche dollaro in pi Deborah_CleopatracimiteroDe_Niro_Milchan

Ultimi Dagoreport

meloni la russa

IL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA E SECONDA CARICA DELLO STATO, IL POCO PALUDATO PRESIDENTE DEL SENATO IGNAZIO LA RUSSA, LEGGE DAGOSPIA E NON SI TROVA PER NULLA D’ACCORDO SU QUANTO SCRIVIAMO SUL SUO RAPPORTO NON IDILLIACO (EUFEMISMO) CON GIORGIA MELONI (DALLE DIMISSIONI DELLA PITONESSA SANTANCHE’ AL CANDIDATO ALLE PROSSIME COMUNALI DI MILANO, CASINI IN SICILIA COMPRESI) E CI SCRIVE UNA ZUCCHEROSA, A RISCHIO DIABETE, LETTERINA: ‘’CARO D'AGOSTINO, POSSIBILE CHE QUANDO (SPESSO) TI OCCUPI DI ME NON NE AZZECCHI UNA? FANTASCIENZA ALLO STATO PURO UN ANCORCHÉ MINIMO DISSENSO CON GIORGIA MELONI CHE PER ME È E RESTERÀ SEMPRE, UNA SORELLA MINORE SUL PIANO AFFETTIVO E UNA LEADER INIMITABILE SUL PIANO POLITICO - SE VUOI SONO SEMPRE PRONTO A DARTI NOTIZIE CHE RIGUARDANO ME, CORRETTE E DI PRIMA MANO. MA FORSE NON TI INTERESSANO” (CIAO CORE...)

meloni la russa manlio messina cannella dell'utri

DAGOREPORT - IL PROBLEMA PIÙ OSTICO PER LA MELONA AZZOPPATA NON È CONTE NÉ SCHLEIN: SI CHIAMA FRATELLI D'ITALIA, A PARTIRE DA LA RUSSA – IL PRESIDENTE DEL SENATO BRIGA, METTE BOCCA, PRETENDE LA SCELTA DEL SINDACO DI MILANO: LA PROVA SI È AVUTA OGGI CON LA NOMINA DEI SICILIANI GIAMPIERO CANNELLA E MASSIMO DELL’UTRI A SOTTOSEGRETARI - ‘GNAZIO VOLEVA UNA “COMPENSAZIONE” PER IL TRASLOCO DEL "SUO" GIANMARCO MAZZI AL TURISMO, PER NON LASCIARE AL SOLO EMANUELE MERLINO (UOMO DI FAZZOLARI) IL COMPITO DI ''BADANTE'' DEL MINISTRO GIULI-VO – IL CAOS IN SICILIA, TRA INCHIESTE SULLA GIUNTA, I SEGRETI “SCOTTANTI” MINACCIATI E MAI RIVELATI DA MANLIO MESSINA E LA DEBOLEZZA DEL TAJANEO SCHIFANI CHE SENTE IL FIATO SUL COLLO DI GIORGIO MULE' (CARO AI BERLUSCONI), CHE PUNTA A PRENDERE IL SUO POSTO E CHIEDE DI COMMISSARIARE FORZA ITALIA IN SICILIA, DOPO IL PESSIMO RISULTATO AL REFERENDUM...

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO, SI FANNO AVANTI LETIZIA MORATTI E MASSIMILIANO SALINI - E IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, CHE FA? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI E ALLA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI, LANCIATA CONTRO LA DEBORA BERGAMINI DI MARINA…

giuseppina di foggia giorgia meloni arianna claudio descalzi terna eni

CHE FIGURA DI TERNA PER GIORGIA! – NELL’APRILE 2023 MELONI SI VANTAVA DELLA NOMINA DI GIUSEPPINA DI FOGGIA ALLA GUIDA DI TERNA: “È LA PRIMA DONNA AD DI UNA GRANADE PARTECIPATA PUBBLICA” – CHISSA COME SI SARÀ PENTITA DI QUELLA SCELTA, SPONSORIZZATA DALLA SORELLA ARIANNA, ORA CHE LA MANAGER HA DECISO DI INCASSARE FINO ALL’ULTIMO EURO DELLA SUA BUONUSCITA DA 7,3 MILIONI, ALLA FACCIA DELLA CRISI ENERGETICA, ED È PRONTA A RINUNCIARE ALLA PRESIDENZA DI ENI CHE LE È STATA OFFERTA COME “PARACADUTE”, PUR DI TENERE IL PUNTO – DI FOGGIA PRETENDEVA DI ESSERE CONFERMATA IN TERNA O DI AVERE COMUNQUE UN RUOLO OPERATIVO IN UN ALTRO COLOSSO STATALE: SA BENE CHE LA POLTRONA DA PRESIDENTE DEL CANE A SEI ZAMPE È DI RAPPRESENTANZA, DAL MOMENTO CHE IN CASA ENI TUTTO PASSA PER L’AD CLAUDIO DESCALZI – IL VERBALE DI TERNA CHE INGUAIA PALAZZO CHIGI

borsa italiana dario scannapieco fabrizio testa cdp cassa depositi e prestiti

DAGOREPORT - PERCHE' ALLA BORSA ITALIANA COMANDANO I FRANCESI? – INFURIA LA BATTAGLIA SULLA CONFERMA DI FABRIZIO TESTA ALLA GUIDA DI BORSA ITALIA, IMPOSTA DALLA FRANCESE EURONEXT E CONTESTATA DA CDP (ENTRAMBI AZIONISTI ALL’’8,08%). SECONDO LA CASSA, NON SAREBBE STATO RISPETTATO IL PATTO PARASOCIALE – EPPURE LA CONSOB, NEL SUO “ACCERTAMENTO” SU BORSA ITALIANA DELLO SCORSO NOVEMBRE, ERA STATA CHIARA: HA RILEVATO UNA “RIPETUTA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DEL GOVERNO SOCIETARIO”, HA ACCERTATO CHE “TESTA NON HA DATO LA NECESSARIA INFORMATIVA AL CDA DI BORSA ITALIANA SUI PROGETTI O LE MODIFICHE ALLA STRUTTURA COMMISSIONALE”, “MORTIFICANDO IL RUOLO DEL CDA” – L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI BORSA ITALIANA È CONVOCATA PER IL 29 APRILE PER RINNOVARE CDA E VERTICI MA LA GUERRA LEGALE POTREBBE ESSERE MOLTO PIU’ LUNGA...

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...