CALCIO MARCIO IN SALSA SKYPE - I GIOCATORI E GLI “ZINGARI” CHE COMBINAVANO LE PARTITE EVITAVANO SMS E CELLULARI E PARLAVANO ATTRAVERSO I COMPUTER - SENZA SAPERE CHE I PM INTERCETTAVANO PURE QUELLI, E LI PEDINAVANO COI GPS NASCOSTI NELLE AUTO (TECNOLOGIA CANAGLIA!) - PROPRIO I GPS RIVELANO LE VISITE DEGLI SCOMMETTITORI A FORMELLO (RM), DOVE SI ALLENA IL LAZIALE MAURI, ACCUSATO DI AVER MANIPOLATO LO SPLENDIDO 4 A 2 DEI BIANCOCELESTI CONTRO IL GENOA...

Massimo Martinelli per "Il Messaggero"

C'è la parola di Carlo Gervasoni e non solo quella. A tirare per i capelli almeno un giocatore della Lazio, Stefano Mauri, in questa indagine maleodorante, ci sarebbero anche riscontri tecnici, come li chiamano in gergo. Cioè tracciati Gps registrati dai localizzatori nascosti nelle automobili. Oppure spostamenti ottenuti seguendo le tracce dei telefonini impresse sui ripetitori di segnale.

E ancora le conversazioni su Skype, che alcuni dei protagonisti di questa vicenda di corruzione ritenevano - con un'ingenuità disarmante - al riparo da ogni tipo di intercettazione. E gli stessi riscontri sarebbero stati raccolti nei confronti delle altre persone chiamate in causa da Gervasoni: Cesare Rickler, in forza al Bologna ma tirato in ballo per una Atalanta-Piacenza nel periodo in cui giocava nel Piacenza.

E Nicola Ventola, ormai ex giocatore, indicato da Gervasoni a proposito di Chievo-Novara di Coppa Italia (quando Ventola giocava con i piemontesi), finito tre a zero per il Chievo. A Stefano Mauri, invece, il grande accusatore di Calciopoli attribuisce un ruolo nella fantastica doppietta dei biancocelesti della scorsa primavera, con il quattro a due contro il Genoa all'Olimpico, del 14 maggio, e quella del 22 maggio, sempre per quattro a due, con Lecce fuori casa.

Su quest'ultima partita i magistrati hanno sospettato che potesse avere un ruolo anche Alessandro Zamperini, il giocatore playboy che vantava flirt con Nicole Minetti, Federica Nargi e altre bellezze dello star system, che alla vigilia di Lecce-Lazio era in un grande albergo della città pugliese, in compagnia di Hristian Ilieyski, uno dei capi dell'organizzazione degli Zingari. Zamperini è stato interrogato due giorni fa e ha ammesso di averci anche provato, a comprare quel match.

Ha detto di aver fatto un «discorso preparatorio», come lo ha definito il suo legale Roberto Ruggiero, a un giocatore del Lecce che conosceva da tempo, Stefano Ferrario (che poi non entrò nemmeno in campo). E che Ferrario non lo fece nemmeno concludere. Lo stoppò appena capì il tenore della proposta e disse di non essere disposto. Anche se, osservano gli inquirenti, si guardò bene dal denunciarlo, come invece aveva fatto Simone Farina, il centrocampista del Gubbio al quale Zamperini arrivò a offrire duecentomila euro per truccare una partita. Sono solo questi due gli episodi, quello di Lecce e quello di Farina, che Zamperini ha ammesso davanti al pm Di Martino e al gip Salvini, nell'interrogatorio di due giorni fa.

E il suo avvocato, Roberto Ruggiero, assicura che il suo cliente non ha altro da aggiungere: «Ha chiarito la sua posizione», dice il penalista. E accarezza l'idea di contestare l'incompetenza territoriale della procura di Cremona per portare l'inchiesta a Roma. Perché è a Roma, o meglio a Formello, che sarebbero stati raccolti altri elementi sulle presunte combine nei match della Lazio.

Scrivono i segugi del Servizio Centrale Operativo della Polizia in una relazione appena depositata: «A conferma dell'assunto secondo il quale l'organizzazione criminale invia i propri emissari per parlare direttamente con i giocatori o con i dirigenti coinvolti nella manipolazione delle partite, di particolare valenza investigativa appare essere la circostanza che la cella impegnata da Viktor Kondic (un altro dei capi dell'organizzazione) è quella di Formello (Roma) ove come è noto da alcuni anni è ubicato il centro sportivo della Società sportiva Lazio. Inoltre, via delle Macere, dove si trova la cella, è contigua proprio al centro sportivo in argomento».

E ancora, è lo stesso Zamperini a insospettire gli investigatori per il comportamento sospetto che tiene in occasione di alcuni contatti con uomini stranieri non ancora identificati. Come è avvenuto solo un mese fa, il 21 novembre scorso, quando ha ricevuto una telefonata da una utenza macedone nel corso della quale si parlava in inglese: «Amico mio, ti ho scritto».

E l'altro: «Ok il mio telefono si è spento, niente batteria». E Zamperini: «Ok, non importa, ora io vado ad allenamento. Tu dopo leggi e stasera ne parliamo in Skype». Senza sapere che da anni qualsiasi procura intercetta più questo sistema di messaggistica che le telefonate normali.

 

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