LA RAI CHE VERRÀ (OVVERO IL SOLITO CATORCIO) - LA COMMISSIONE LAVORI PUBBLICI AL SENATO DÀ L’OK AL TESTO DI RIFORMA DI VIALE MAZZINI MA CON NOVITÀ RISPETTO AL TESTO DEL GOVERNO - ECCO TUTTE LE MODIFICHE…

Paolo Festuccia per “la Stampa”

 

maurizio gasparrimaurizio gasparri

Lo scorso 27 marzo il governo Renzi ha varato il disegno di legge per riformare la governance della Rai e più in generale il servizio pubblico radiotelevisivo. Il testo ha cominciato il suo iter al Senato e ieri ha avuto il via libera dalla Commissione Lavori pubblici per approdare la prossima settimana nell’aula di Palazzo Madama.

Il testo uscito dai lavori della Commissione presenta molte novità rispetto a quello presentato dal governo. Alcune addirittura sostanziali.

RAI di viale Mazzini RAI di viale Mazzini

 

Cosa prevedeva il ddl del governo?

Una nuova governance, con 7 consiglieri invece dei nove che ci sono oggi. Nominati non dalla Commissione di Vigilanza ma 4 dal Parlamento, 2 di nomina governativa e un membro designato dall’assemblea dei dipendenti. Inoltre, il ddl del governo indicava (ed era questa la novità principe) e introduceva l’istituzione di un capo azienda con funzioni di amministratore delegato e l’elezione del presidente non più con il voto dei due terzi della Commissione di Vigilanza ma all’interno del consiglio di amministrazione nominato.

 

Quali cambiamenti sono stati apportati?

Una serie di emendamenti presentati da Forza italia (attivissimo in tal senso il senatore Maurizio Gasparri) approvati in Commissione hanno di fatto rivisitato i cardini del ddl presentato dal governo. Tant’è che l’attuale impostazione ribadisce due principi basilari dell’attuale legge vigente e che si voleva cambiare: la funzione di controllo della Rai che resterebbe, nei fatti, in capo al Parlamento e alla Commissione di Vigilanza.

 

anna maria tarantola e roberto fico in commissione di vigilanza raianna maria tarantola e roberto fico in commissione di vigilanza rai

I consiglieri diventano 7 ma il presidente - altra novità - non potrà essere eletto dal cda ma dovrà passare di nuovo per la Commissione di Vigilanza con voto dei due terzi. Non solo, se il ddl del governo prevedeva che l’ad potesse definire «i criteri e le modalità di reclutamento del personale»; in buona sostanza poteva scegliere (promuovere, assumere) direttamente le figure apicali dell’azienda, nominare direttori, capi di rete, sentito il consiglio di amministrazione che non aveva alcun ruolo di veto o di «interdizione», ora con l’emendamento approvato in commissione, l’ad deve «acquisire il parere obbligatorio del cda», e qualora il Cda si esprimesse «con la maggioranza dei due terzi», il parere diventa vincolante.

 

Quali sono le differenze?

Se l’intento del governo era quella di dare maggiori poteri all’ad, con le modifiche introdotte il Cda torna ad essere centrale nell’attività di «controllo» e funzione della Rai. Non solo, ricondurre la nomina e la ratifica del cosiddetto presidente di garanzia all’interno della Vigilanza comporterà che le forze politiche prima di eleggere le due figure più apicali dovranno trovare almeno un minimo accordo sui nomi.

 

RaiRai

E, dunque, se il governo (attraverso il Tesoro) esprimerà e nominerà l’Ad, il presidente (uno dei 7 consiglieri, anch’egli indicato dal Tesoro) dovrà necessariamente e preventivamente trovare il consenso (prima) dei partiti e successivamente il favore dei due terzi della Commissione presieduta dal presidente di M5S, Roberto Fico.

 

Quali ipotesi sul rinnovo dei vertici Rai?

L’attuale consiglio di amministrazione è di fatto scaduto, e si trova nella fase di prorogatio. Ora tutto dipende dai tempi di approvazione della nuova legge di riforma: se si allungano i tempi e le forze politiche non trovano un «compromesso» è probabile che i nuovi vertici Rai saranno nominati con l’attuale legge. Anche perché la legge deve ancora essere approvata al senato e poi dovrà andare in aula a Montecitorio: il suo cammino non sarà breve.

 

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