CORONA LIBERO! - CHIUSO IN CELLA SENZA POTER FARE NULLA, FABRIZIO MINACCIA IL SUICIDIO – DA DUE SETTIMANE NON ESCE PIÙ DI CELLA, NON DORME, NON VA ALL’ORA D’ARIA E MANGIA A MALAPENA

Chiara Daina per “Il Fatto Quotidiano

 

FABRIZIO CORONA FABRIZIO CORONA

‘’Che cosa mi hanno fatto? Cosa sono riusciti a farmi? Non è giusto, è allucinante, è incredibile, è schifoso. Sono quasi due settimane che non esco più dalla cella, che non dormo più, che non vado più all’aria, che non partecipo più a nessuna attività, che non parlo più con nessuno, a malapena mangio, ho lo sguardo fisso e perso nel vuoto”.

 

Con queste parole Fabrizio Corona inizia la sua lettera scritta dal carcere di Opera, dove è recluso da marzo 2013, dopo aver già scontato un anno in cella a Busto Arsizio (Varese), e letta per intero durante il programma In Onda, ieri sera su La7.

 

Il re dei paparazzi si pente degli errori commessi, di essere scappato in Portogallo dopo la condanna di quasi otto anni accusato di aver chiesto dei soldi a Trezeguet per non pubblicare le foto scattate da un collaboratore della sua agenzia fotografica in cui il calciatore era ritratto in compagnia di una donna che non era sua moglie. Ma poi chiede umanità. “Non sono uno stinco di santo è vero - si legge scorrendo le righe -, mi sono preso le mie responsabilità” e “mi sono fatto la galera ma non sono un criminale”.

   

fabrizio corona in tribunale fabrizio corona in tribunale

Alla luce dell’assoluzione di Silvio Berlusconi nel processo Ruby (il 18 luglio scorso, l’ex premier è stato assolto dal reato di concussione e prostituzione minorile), il primo agosto il condirettore del Fatto quotidiano Marco Travaglio, nel suo editoriale, ha chiesto al Presidente della Repubblica la grazia per Corona. “Che ci fa Fabrizio Corona nel carcere milanese di massima sicurezza di Opera per scontarvi un cumulo di condanne a 13 anni e 8 mesi, poi ridotte con la continuazione a 9 anni? È normale che un quarantenne che non ha mai torto un capello a nessuno marcisca in prigione accanto ai boss mafiosi al 41bis, per giunta col divieto di curarsi e rieducarsi, fino al 50° compleanno?”.

 

FABRIZIO CORONA IN MANETTEFABRIZIO CORONA IN MANETTE

Quindi, continua Travaglio: “Una grazia almeno parziale, che rimuova il macigno dei 5 anni ‘ostativi’, sarebbe il minimo di ‘umanità’ per ridare speranza a un ragazzo che ne ha combinate di tutti i colori, ma senza mai far male a nessuno. Se non a se stesso”. Da quando è dietro le sbarre Corona ha fondato un giornale per i detenuti, “Liberamente” e scritto un libro dal titolo “Mea culpa”, in cui prova a farsi un esame di coscienza. “Soltanto una settimana fa - scrive il fotografo - mi hanno aumentato la pena in appello da 3 anni e 4 mesi a 5 anni, e condannato con un’aggravante che si dà ai criminali pericolosi”.

FABRIZIO CORONA IN MANETTEFABRIZIO CORONA IN MANETTE

 

E chiude la lettera minacciando di togliersi la vita. “La vita è una sola e non si può morire marcire dentro una cella costretto a non fare nulla solo perché sei antipatico o hai pestato i piedi a qualcuno troppo potente. Non mi possono anche vietare di rieducarmi. Non è giusto. E io ora dico basta. Voglio giustizia e sono pronto a sacrificare tutto. Anche la mia vita”.

 

 

2. LETTERA INTEGRALE DI FABRIZIO CORONA INVIATA AL PROGRAMMA “IN ONDA”

Carcere di Opera, 7 Agosto

 

Carcere di OperaCarcere di Opera

Che cosa mi hanno fatto? cosa sono riusciti a farmi? Non è giusto, è allucinante, è incredibile, è schifoso. Sono quasi 2 settimane che non esco più dalla cella, che non dormo più, che non vado più all’aria, che non partecipo più a nessuna attività, che non parlo più con nessuno, a malapena mangio, ho lo sguardo fisso e perso nel vuoto.! Mi muovo dannatamente all’interno del mio piccolo e sporco spazio ristretto con la sentenza in mano.

marco travagliomarco travaglio

 

Continuo a rileggerla, e impreco, sbatto la testa contro il muro, tiro pugni alla finestra.! Ma ora, dopo anche questo, sono disposto a morire per aver riconosciuta la mia giustizia, perché sia raccontata la verità dei fatti. oggi, anzi ieri è toccato a me, ma domani potrebbe toccare a voi. Soltanto una settimana fa, dopo quasi 600 giorni di galera fatta ho scoperto che non solo ero stato condannato per estorsione, ma che l’estorsione è stata fatta, secondo i giudici di Torino, con metodo mafioso.!

 

Mi hanno aumentato la pena in appello da 3 anni e 4 mesi a 5 anni, e condannato con un aggravante che dai dà ai criminali pericolosi, il famoso 628 comma 3 del codice penale, che è rapina: “quando la violenza o minaccia è commessa da più persone riunite o con armi” - reato ostativo - 4 bis - niente sconti per liberazione anticipata (75 giorni a semestre per regolare condotta), niente programma terapeutico rieducativo, almeno 5 anni in cella di sicurezza.!

 

marco travaglio marco travaglio

Ho seguito impeccabilmente le regole durissime e severissime di questo carcere di massima sicurezza e dopo 2 anni ( compreso il presofferto, carcerazione preventiva) di carcere fatto, gli operatori interni, l’8 luglio del 2014 scrivevano alla direzione e al magistrato di sorveglianza così : “ Il servizio scrivente ritiene concluso l’intervento terapeutico in carcere, il soggetto ha bisogno immediatamente di sperimentarsi in un ambiente e in un contesto relazionare dove poter attivare un nuovo progetto di vita”. !

 

I miei avvocati, visti i “miei termini” (mi mancano 5 anni al fine pena), presentano l’istanza per l’affidamento che viene però dichiarata inammissibile.! “Perchè”? chiedo scioccato!!!! “hai un reato ostativo, 4 bis, ci dispiace tantissimo, non puoi avere benefici, devi prima scontarti tutto questo reato, 5 anni!”!

 

Il Tribunale di Torino, dopo che il Gip mi aveva prosciolto e dopo che ben 2 tribunali importanti, Milano e Roma, per casi identici, uguali, gemelli, mi avevano assolto perché il fatto non costituiva reato, mi ha condannato, nel nome del popolo italiano, dichiarando nella sentenza che il fotografo non aveva il diritto, non poteva fotografare David Trezeguet, centroavanti, allora, della Juventus e della nazionale francese (Mondiali 2006), in un luogo pubblico, la strada, senza il suo consenso, e che non era di interesse pubblico.!

 

DAVID E BEATRICE TREZEGUETDAVID E BEATRICE TREZEGUET

Il fotografo è stato condannato a 8 mesi per violazione della privacy solo per aver fatto il suo lavoro, quello che altri milioni di paparazzi fanno in tutto il mondo. Fotografare persone famose in luoghi pubblici. Le foto erano illecite e così si configura l’estorsione, perché così il profitto è ingiusto e il male rappresentato è ingiusto.!

 

Ma la cosa più assurda è che quel giorno, dopo che lui mi aveva contattato, ci incontrammo in un bar, io, lui, 2 suoi amici, a bere e chiacchierare per guardare le foto, anche sorridendo fino a quando fu invitato a sedersi anche il mio autista, che come dichiarò Trezeguet nell’interrogatorio: “rimase tranquillo in silenzio”. ! L’aggravante delle persone riunite (628 comma 3 - bastano 2 persone) è palesemente sussistente. Reato ostativo. lo stesso Stato, che condanna poliziotti colpevoli di omicidio a 3 anni e 6 mesi, la stessa Magistratura che ha chiesto il non luogo a procedere per altri poliziotti che hanno ucciso, picchiandolo, un altro disgraziato.

 

Due pesi, due misure, due giustizie diverse, pene assurde per i poveracci o per chi è solo, come me, pene ridicole per potenti e raccomandati.! la sentenza definitiva? Ma è ingiusta, è contro ogni diritto umano. ma non gli è bastato questo. la mia non è una sentenza di condanna esemplare, è una sentenza che vuole dare un esempio. Una giustizia che cerca di ricostruirsi un immagine a colpi di show giustizialisti.

David TrezeguetDavid Trezeguet

 

E così sono partiti all’attacco e improvvisamente il ritiro del passaporto, dichiarazione da parte della Procura di Milano di “criminale pericoloso” (mi hanno dato la sorveglianza speciale!!!) condanne altissime, il massimo della pena per ogni singolo provvedimento penale, molte volte ridicolo, molte volte dubbio e assurdo. !

 

Ho fatto da incensurato 107 giorni di carcere preventivo in regime di massima sicurezza, in cella con quel Peppe Iannicelli - Boss delle Ndrine che hanno bruciato vivo insieme a quell’angelo di suo nipote, e quella carcerazione mi ha rovinato la vita. mi sono perso e sono diventato quello che voi avete creato. Non sono uno stinco di santo è vero, mi sono presso le mie responsabilità e come si dice qui in gergo: “mi sono fatto la galera”, ma non sono un criminale.

 

E’ giusto e voglio pagare per gli errori che ho fatto. la mia fuga in Portogallo era solo un gesto di protesta per l’assurda e clamorosa sentenza di Torino. !

David Trezeguet
David Trezeguet

Quando sono entrato in carcere mi sono messo il cuore in pace, mi sono rimboccato le maniche ed ho provato a costruire qualcosa anche qui, nel mio nuovo mondo, nella la nuova vita: un giornale per detenuti, un libro ed un progetto nazionale di digitalizzazione informatica delle carceri che ha dato lavoro a 20 detenuti, che ne poteva dare a tanti altri.

 

Ma nonostante questo, dopo 1 mese il GOMM (reparto speciale di polizia penitenziaria che si occupa dei reclusi 41 bis) mi è venuto a prendere e mi ha trasferito nel carcere di massima sicurezza di Opera. Un mese di isolamento, niente attività sportiva, niente corsi, niente rieducazione, niente colloqui con amici; carcere duro. ma soprattutto assolutamente nessun progetto creativo lavorativo.

 

“Le luci” per loro si dovevano spegnere per sempre.!

Il giudice attua la legge per conto dello Stato. ma lo Stato non è una persona. Lo Stato garantisce il rispetto della legge attraverso la magistratura, non ha il dominio sulla morale privata. Le motivazioni delle mie condanne sono per me un” fine pena mai”. Mi hanno bollato in maniera perenne e perentoria denigrandomi ingiustamente. !

 

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La vita è una sola e no si può marcire dentro una cella costretto a non fare nulla solo perché sei antipatico o hai pestato i piedi a qualcuno di troppo potente. Non mi possono anche vietare di “rieducarmi”. Non è giusto. E io ora dico basta. Voglio giustizia e sono pronto a sacrificare tutto. Anche la mia vita.

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